L'ora del Trionfo: quando trionferà il Cuore Immacolato

01_Quando trionferà il Cuore Immacolato? L'imminenza del Trionfo…

Quando trionferà il Cuore Immacolato di Maria? Questa, non vi è dubbio, è la questione più interrogativa e “spinosa” di tutte le altre a cui è molto difficile rispondere con certezza, anche se la soluzione a questo quesito è quella che, forse, più ci piacerebbe avere…

Bisogna subito dire che se non è impossibile, riflettendo alla luce dei “segni dei tempi”, raggiungere una certa approssimazione plausibilità circa un determinato momento, tuttavia resta impossibile determinare con certezza inoppugnabile il giorno e l’ora in cui Dio interverrà per compiere le sue promesse e stabilire il regno di pace in terra.

È necessario, assolutamente necessario conservarsi in questa prudenza; è chiaro che un margine di incertezza non sarà mai possibile ridurlo del tutto, perché il principio della incertezza riguardo al tempo e l’ora della parusia e, in senso largo, anche del tempo del Trionfo, è un principio affermato dalla Scrittura stessa e ribadito dalla Tradizione perenne della Chiesa. In questo senso, il cristiano deve sempre attenersi al saggio ammonimento paolino:

« Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente » (2Ts 2,1-2).

È sempre valido il perentorio divieto stabilito nel 1516 dal Concilio Lateranense V:

« A tutti coloro che esercitano l’ufficio della predicazione o che l’eserciteranno in futuro, comandiamo che, nelle loro prediche o affermazioni, non presumano di fissare un tempo determinato per i mali futuri, sia per la venuta dell’Anticristo sia per il Giudizio finale […]. Quando alcuni hanno osato asserire tali cose, è accaduto che, per colpa loro, un gran danno è stato arrecato all’autorità di color che predicano saggiamente » (1).

Questo perché Dio, nella sua Sapienza, ha scelto di non rivelare in modo definito e definitivo i tempi che Lui ha stabilito per l’attuazione dei suoi piani di giustizia e misericordia per l’umanità. Questi vanno attesi nella fede, nella speranza e nella operosa carità.

Se ciò è vero, è anche vero però che Dio ha sempre voluto e sempre vorrà lasciare segni chiari che conducano gli uomini a cogliere l’approssimarsi degli ultimi tempi. Si tratta di segni, però, che per essere compresi devono essere “letti tra le righe”, per così dire, perché possono facilmente sfuggire a chi non è attento o essere travisati da chi è inesperto e non si trova nelle disposizioni adatte. È quanto insegna il Nostro Salvatore quando ci avverte:

« Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi? » (Mt 16,2-3).

Urge, quindi, saper interpretare i segni dei tempi, cioè quell’azione che lo Spirito Santo sempre nuovamente svolge in ogni stagione della storia, per indicare la presenza del Risorto nella vita della Chiesa e per la salvezza degli uomini. I segni dei tempi sono il linguaggio dello Spirito Santo. Lui interviene in modo sorprendente e inaspettato, scardinando ogni volta le tranquille e sclerotiche certezze degli uomini.

Dio concede sempre agli uomini segni dei tempi in modo che a nessuno « quel giorno […] piombi addosso improvviso » (Lc 21,34) e il cui avvento possa essere scrupolosamente preparato da quelle anime buone che credono, adorano, sperano e amano Dio (2), così da essere pronte per quel momento, con le disposizioni che convengono per ricevere i frutti di grazia di cui quel giorno è portatore e per sopportare con pazienza e fortezza, fede e sottomissione al volere di Dio le grandi prove che dovranno precederlo.

Questa “attesa escatologica”, che porta con sé queste disposizioni ideali in vista della venuta del Signore, lungi dal confondersi col fanatismo, con l’“apocalitticismo”, è un atteggiamento cristiano genuino che i credenti di ogni epoca storica dovrebbero tenere vivo; esso è profondamente pedagogico, dal momento che « presuppone che il cristiano abbia un “sensus fidei” e un senso della trascendenza capaci di sollevargli l’animo dalla soffocante trama delle contingenze storiche e dei meccanismi sociali, in modo tale da capire che questo mondo terreno, e tanto più questa società moderna, per quanto possano sembrare solidi e stabili, in realtà sono fragili e precari, sono come uno “spettacolo” che può concludersi inaspettatamente e rapidamente: “È passeggero lo scenario di questo mondo!” (1Cor 7,31)» (3).

È il Magistero della Chiesa che ce lo insegna, ricordandoci che « il tempo presente […] inaugura i combattimenti degli ultimi tempi [cf 1Gv 2,18; 4,3; 1Tm 4,1]. È un tempo di attesa e di vigilanza [cf Mt 25,1-13; Mc 13,33-37]. […] Questa venuta escatologica [di Cristo] può compiersi in qualsiasi momento [cf Mt 24,44; 1Ts 5,2] […]. La venuta del Messia glorioso pende su ogni momento della storia [cf Rm 11,31] » (4).

In questo senso e per queste ragioni, la vigilanza nella speranza del compimento della venuta del Signore – sia essa la sua venuta finale o quella intermedia nella grazia attraverso una gloriosa manifestazione del suo Regno sulla terra –, deve trovare spazio nei cristiani di oggi (soprattutto di oggi!), perché la situazione presente può effettivamente preludere ad una manifestazione di Cristo, a compimento delle sue promesse, come Giudice prima che come Restauratore. E a questo bisogna costantemente tenersi pronti, preparati.

Vivendo in tempi critici, il fedele deve essere una sentinella che scruta l’orizzonte del futuro e star sempre pronto ad ogni possibile eventualità. Sant’Agostino ammonisce tutti sulla necessità di questa vigilanza dello spirito collegando la duplice preparazione al Giudizio universale con quella al Giudizio particolare. È la stessa prontezza che si richiede per entrambe:

« Ogni cristiano deve vegliare affinché il ritorno del Signore non lo trovi impreparato, e impreparato sarà trovato dal Signore chiunque sarà impreparato per l’ultimo giorno della propria vita ».

L’atteggiamento contrario, invece, si presenta come estremamente dannoso e pericoloso e va scongiurato ad ogni costo, perché « la sonnolenza dei discepoli rimane nel corso dei secoli l’occasione favorevole per il potere del male. Questa sonnolenza è un intorpidimento dell’anima che non si lascia scuotere dal potere del male nel mondo […], è una insensibilità che […] si tranquillizza col pensiero che tutto, in fondo, non è poi tanto grave, per poter così continuare nell’autocompiacimento della propria esistenza soddisfatta. Ma questa insensibilità delle anime, questa mancanza di vigilanza […] conferisce al Maligno un potere nel mondo » (5).

Il principio dell’incertezza della data e dell’ora – come anche quello dei segni dei tempi che possono indicarne la prossima manifestazione – riguarda, così, in senso diretto-proprio la venuta dell’Anticristo e la conseguente Parusia finale di Cristo Giudice ma anche, in senso indiretto-improprio, il Regno di pace universale con ciò che lo precederà poiché « esso ne costituisce una prefigurazione (6). L’odierna crisi della Chiesa prefigura la finale apostasia generale; l’odierna persecuzione anticristiana prefigura quella che colpirà i fedeli degli ultimi tempi; i recenti precursori dell’Anticristo lo prefigurano come possibilità futura; i castighi minacciati dalla Madonna a Fatima prefigurano quelli che provocheranno la fine del mondo. Ma proprio la somiglianza tra il nostro tempo e quello apocalittico ci conferma l’imminenza di un’epoca storica che vedrà un trionfo della Chiesa tale da prefigurare (sia pure debolissimamente) il finale e definitivo trionfo della “Gerusalemme Celeste” nella beata eternità » (7).

Questi sono certamente “segni dei tempi” assolutamente validi per presagire un’imminenza del compimento delle profezie dei santi e dei mistici di ogni tempo circa il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Note:

1) Concilio Lateranense V, Bolla Supremæ maiestatis, 19 dicembre 1516, sessione XI.

2) Memorie di Suor Lucia, p. 77 (prima preghiera che l’Angelo del Portogallo insegnò ai veggenti di Fatima).

3) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, Fede & Cultura, Verona 2013, p. 25.

4) Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 672-674.

5) Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, LEV, Città del Vaticano 2011, pp. 172-173.

6) Il fenomeno per cui molti fatti e personaggi della storia sacra prefigurano quelli futuri è studiato da quel ramo della Teologia che si chiama Tipologia:cfJ. Danielou, Sacramentum futuri, Desclée de Brouwer, Paris 1974.

7) Ivi, p. 56.

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