Maria Valtorta narra una visione mistica in cui Gesù rivela il beato transito di San Giuseppe. Questa scena, sul piano spirituale, illustra l’abbandono, la fede e la pace che possono essere trovati in Dio anche nei momenti più dolorosi. La morte di San Giuseppe come rivelata da Maria Valtorta, pertanto, è un insegnamento profondo: la fede, l’abbandono in Dio e la pace in mezzo alla sofferenza. La morte, se avviene nella piena fiducia in Gesù, diventa soave e redentiva.
Dice Gesù (*):
«A tutte le mogli che un dolore tortura, insegno ad imitare Maria nella sua vedovanza: unirsi a Gesù. Quelli che pensano che Maria non abbia sofferto per le pene del cuore, sono in errore. Mia Madre ha sofferto. Sappiatelo. Santamente, perché tutto in Lei era santo ma acutamente.
Coloro che pensano che Maria amasse di un amore tiepido lo sposo, poiché le era sposo di spirito e non di carne, sono parimenti in errore. Maria amava intensamente il suo Giuseppe, al quale aveva dedicato sei lustri di vita fedele. Giuseppe le era stato padre, sposo, fratello, amico, protettore. Ora Ella si sentiva sola come tralcio di vite al quale viene segato l’albero a cui si reggeva.
La sua casa era come colpita dal fulmine. Si divideva. Prima era una unità in cui i membri si sostenevano a vicenda. Ora veniva a mancare il muro maestro, primo dei colpi inferti a quella Famiglia, segnacolo del prossimo abbandono del suo amato Gesù.
La volontà dell’Eterno, che l’aveva voluta sposa e Madre, ora le imponeva vedovanza e abbandono della sua Creatura. Maria dice fra le lacrime uno dei suoi sublimi “sì”. “Sì, Signore, si faccia di me secondo la tua parola”. E, per aver forza in quell’ora, si stringe a Me.
Sempre si è stretta a Dio, Maria, nelle ore più gravi della sua vita. Nel Tempio chiamata alle nozze, a Nazaret chiamata alla Maternità, ancora a Nazaret fra le lacrime della vedovanza, a Nazaret nel supplizio del distacco dal Figlio, sul Calvario nella tortura del vedermi morire.
Imparate, voi che piangete. E imparate voi che morite. Imparate voi, che vivete per morire. Cercate di meritare le parole che dissi a Giuseppe. Saranno la vostra pace nella lotta della morte. Imparate, voi che morite, a meritare d’aver Gesù vicino, a vostro conforto. E, se anche non l’avete meritato, osate ugualmente di chiamarmi vicino. Io verrò. Le mani piene di grazie e di conforti, il cuore pieno di perdono e d’amore, le labbra piene di parole di assoluzione e di incoraggiamento.
La morte perde ogni asprezza se avviene fra le mie braccia. Credetelo. Non posso abolire la morte ma la rendo soave a chi muore fidando in Me.
Il Cristo l’ha detto per tutti voi, sulla sua Croce: “Signore, confido a Te lo spirito mio”. L’ha detto pensando, nella sua, alle vostre agonie, ai vostri terrori, ai vostri errori, ai vostri timori, ai vostri desideri di perdono. L’ha detto col cuore spaccato di strazio, prima che per la lanciata, e strazio spirituale più che fisico, perché le agonie di coloro che muoiono pensando a Lui fossero addolcite dal Signore e lo spirito passasse dalla morte alla Vita, dal dolore al gaudio, in eterno […]».
(Maria Valtorta, “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, vol. I, cap. 42, §§ 8-10).
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(*) Queste parole sono insegnamenti relativi alla scena in cui la mistica ha avuto il privilegio di vedere la morte santa di san Giuseppe, confortato da Gesù e Maria. L’edificante e commovente visione del 5 febbraio 1944 è possibile leggerla al seguente link: https://www.valtortamaria.com/operamaggiore/volume/1/xlii-la-morte-di-giuseppe-gesu-e-la-pace-di-chi-soffre-e-di-chi-muore
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