Non è raro ascoltare, anche dalla labbra di chi dovrebbe essere guida nella fede, accenti scettici se non la negazione totale della possibilità stessa che Dio si possa essere servito di un miracolo per trasportare la Santa Casa dalla Terrasanta a Loreto.

I negatori del miracolo attribuirebbero la traslazione ad agenti umani, avvenuta durante il periodo delle Crociate, che al ritorno della Terrasanta, come atto di devozione, avrebbero riportato la casetta della Madonna in Italia.

E, dunque, di traslazione si ma non di traslazione miracolosa si dovrebbe paralare…

Il fatto è che si parte, purtroppo, da presupposti del tutto falsi e diametralmente in contrasto con la fede cattolica (razionalismo) per cui si fa fatica da parte di certuni, anche in “casa cattolica”, ad accettare la categoria del miracolo come un fatto pacifico.

Dio può fare miracoli e di fatto ne ha compiuti numerosissimi nel corso della storia, ne continua e sempre ne continuerà a compiere, a partire dagli eventi dell’Incarnazione, Morte e Risurrezione di Nostro Signore, il più grande miracolo nella storia dell’umanità.

E tali miracoli hanno diverse finalità, di cui le più importanti sono:

  • confermare nella fede i cristiani;
  • mostrare che la vera fede è quella professata ed insegnata dalla Chiesa cattolica (“scopo apologetico”);
  • mostrare la presenza amorosa di Dio nella storia a sostegno dei figli che invocano il suo paterno aiuto e il materno sostegno di Maria (“scopo pastorale”);
  • dispiegare l’Onnipotenza divina perché sia riconosciuta dalle genti la sovranità divinità del vero Dio nel mondo (“scopo missionario” – si pensi a Guadalupe con i suoi 8 milioni di indigeni convertiti a seguito delle apparizioni).

Negare un simile operato di Dio (compierei miracoli e portenti) significa negare non solo la Fede ma anche la ragione. Significa non solo abdicare alla razionalità ma anche rifiutare la testimonianza dell’evidenza che dimostra come un dato di fatto tantissimi miracoli operati da Dio nel mondo su cui ancora oggi la scienza si interroga e che, con onestà, deve riconoscere inspiegabili secondo categorie umane e scientifiche lasciando aperta, come unica possibilità, l’origine trascendente e soprannaturale.

Noi tutti, persone di buon senso, affermiamo con convinzione e certezza che Dio, diversi secoli fa, volle e potè compiere quello splendido miracolo per cui la Casetta di Nazareth fu traslata a Loreto e lì, da 6 secoli e più, riposa, attirando devoti e pellegrini da ogni parte del mondo.

 

La ragione ci viene in aiuto!

Questo ce lo dice anzitutto la ragione:

  • poiché è testimoniato storicamente che la casetta ebbe diverse locazioni nell’arco di un arco di tempo mosto ristretto, come sarebbe potuta essere trasportata da mano d’uomo arrivando, alla fine, a Loreto in uno stato così integro, senza del resto che nessun testimone mai potè vedere questa “mano umana” a cui si dovrebbe la traslazione delle mura fino a Loreto? Nessuno la vide perché, semplicemente, mai vi fu!;
  • Non si comprende davvero come i misteriosi “traslatori” abbiano potuto riedificare la Santa Casa in contrasto con tutte le norme costruttive e con le stesse leggi fisiche. È noto infatti che la Santa Casa è priva di fondamenta, letteralmente “posata” sul terreno. La perfetta costruzione delle mura a strati orizzontali congiunti da malta di ottima qualità, esigerebbe una fondazione che ne assicuri il solido appoggio. Al contrario mancano non solo le fondamenta ma anche una qualsiasi preparazione del terreno sottostante che si presenta invece come disciolto e polveroso;
  • le mura posano sopra lo strato superficiale del suolo e in parte sopra un fondo stradale. In alcune parti, addirittura, la Santa Casa non tocca terra. Com’è possibile che un edificio si possa mantenere nella sua integrità per sette secoli senza fondamenta e senza sostegni? Gli architetti che hanno lavorato a Loreto affermano che, tra i tanti, questo è il miracolo più impressionante.
  • A ciò si aggiunga che le dimensioni della Santa Casa coincidono perfettamente con quelle delle fondamenta rimaste a Nazareth e che l’analisi chimica delle pietre ha dimostrato che i muri sono formati con pietre della Palestina, cementate con un impasto di calce unita a cenere, paglia e bitume, secondo l’antichissimo uso ebraico;
  • La ripulitura delle pareti della Santa Casa ha permesso inoltre di scorgere su di esse una cinquantina di graffiti che raffigurano simboli religiosi giudeo-cristiani del II e del III secolo analoghi a quelli che si leggono sulle pareti rocciose della Grotta dell’Annunciazione a Nazareth. Tali graffiti non possono essere giunti a Loreto dispersi dentro del pietrame sciolto, ma solo su delle pareti integre e compatte.

 

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