Lo scorso 13 maggio il Papa Francesco si è recato pellegrino a Fatima e, in tale occasione, ha canonizzato i beati Francisco e Giacinta Marto, due dei pastorelli di Fatima. L’attuale Papa è il 4° Pontefice a rendere omaggio alla Vergine del Rosario con la sua personale visita. Prima di lui vi erano stati Paolo VI nel 1967, in occasione del 50° anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima e del 25° anniversario della Consacrazione al Cuore Immacolato del genere umano fatta da papa Pio XII nel 1942; Giovanni Paolo II ben tre volte: nel 1982, un anno dopo l’attentato subito in Piazza san Pietro; nel 1991 e nel 2000, in occasione della Beatificazione dei due fratellini Marto, che con Lucia dos Santos sono stati i beneficiari delle visite e dei messaggi della Vergine del Rosario. Nel 2010 anche papa Benedetto XVI è andato a Fatima e ha offerto, alla Vergine di Fatima, per la seconda volta la Rosa d’Oro (1).

Nonostante il bell’atto di omaggio dell’attuale Pontefice, a cui va la gratitudine per la canonizzazione di Giacinta e Francesco, vero “segno profetico” per la Chiesa dei nostri tempi che è spronata così a tenere gli occhi fissi su questi due prodigi di santità cristiana per riprodurne gli esempi e le virtù immortali, tuttavia « a leggere i commenti di certa stampa, la celebrazione del Centenario delle apparizioni di Fatima sembrerebbe avere “ridimensionato” la portata straordinaria del messaggio che la Madonna diede ai pastorelli (…). Si è riusciti a contenere la portata soprannaturale dell’evento delle Apparizioni, dei messaggi che Maria diede al mondo, della richiesta accorata che la Madonna fece di conversione e di riparazione. Queste ultime parole proprio sembrano essere scomparse dal lessico ecclesiale corrente » (2).

In effetti, leggendo gli interventi del Papa in occasione del recente pellegrinaggio, sembra di aver assistito ad una “rilettura personale del messaggio di Fatima”. Soprattutto considerando il discorso pronunciato venerdì sera (12 Maggio) prima della benedizione delle candele nella cappella delle apparizioni, ci si accorge immediatamente che « non c’è traccia di invito alla conversione, di penitenza, di sacrificio per la riparazione dei peccati, della visione dell’inferno, di conseguenze storiche del peccato (eh sì che le guerre continuano e il comunismo non smette di propagare le sue nefaste conseguenze, anche all’interno della Chiesa) » (3).

Eppure, i tre predecessori di papa Francesco che sono stati pellegrini a Fatima, in occasione di quel pellegrinaggio, avevano ribadito e prontamente attualizzato quel duro messaggio consegnato al mondo dalla Madonna cento anni fa alla Cova da Iria.

Concentro qui l’attenzione solo su quanto disse Paolo VI in occasione di quel pellegrinaggio che lo vide primo Papa della storia a recarsi alla Cova da Iria omaggiando solennemente la Vergine di Fatima.

Nell’omelia tenuta il 13 maggio 1967 nella Basilica di Fatima, la sua attenzione andava da una parte al ricordo delle conseguenze storiche di quel male che la Madonna era venuta ad impedire se La si fosse ascoltata: “gli erorri della Russia comunista:” « il Nostro ricordo a quei paesi nei quali la libertà religiosa è praticamente oppressa, e dove la negazione di Dio è promossa quasi essa rappresenti la verità dei tempi nuovi e la liberazione dei popoli, mentre così non è. Noi preghiamo per tali paesi; Noi preghiamo per i fratelli credenti di quelle nazioni, affinché l’intima forza di Dio li sostenga e la vera e civile libertà sia loro concessa » (4); dall’altra al contenuto fondamentale del messaggio di Fatima, che richiama senza possibilità di facili accomodamenti, sterili “ammortizzazioni” e anomale alterazioni al dovere della preghiera e della penitenza poiché, ricordava il Pontefice, « il quadro del mondo e dei suoi destini qui si presenta immenso e drammatico. È il quadro che la Madonna ci apre davanti, il quadro che contempliamo con occhi esterrefatti, ma sempre fidenti; il quadro al quale ci appresseremo sempre – e ne facciamo promessa – seguendo il monito che la Madonna stessa ci ha dato: quello della preghiera e della penitenza ».

Il Papa ricordava ancora, come già fece la Madonna a Fatima, che “il mondo andava male” – e tutt’ora va eccezionalmente peggio! – per cui le speranze e le ansie di rinnovamento e pace dovevano e devono sempre scontrarsi duramente con la realtà dei fatti, che il Pontefice non nascondeva. Alla fine di una rapida analisi concludeva: « Noi diciamo, il mondo è in pericolo. Perciò Noi siamo venuti ai piedi della Regina della pace a domandarle come dono, che solo Dio può dare, la pace ».

Si tratta di espressioni che riecheggiano fedelmente le preoccupazioni e le tristezze della Madre Universale che a Fatima non ha consegnato un messaggio di gioia – come di recente è stato detto, quasi le parole bastino a cambiare la realtà dei fatti… – ma di urgente appello alla conversione, alla penitenza, al sacrificio vicario perchè altrimenti il mondo, come ricordava suor Lucia, “non avrebbe avuto alcun motivo per gioire”: « Nessuno potrà provare alcuna gioia se il mondo non prega e non fa penitenza » (5).

Ancora, lanciava un monito accorato e metteva in guardia su quanto stava accadendo nella Chiesa e che sarebbe diventato il “mitico Postconcilio”: il pericolo ed il danno di una interpretazione “arbitraria e non autorizzata”.Interessante il fatto che lanciava proprio da Fatima l’appello perché la Chiesa non si appiattisse sulle ideologie della modernità:

« Quale danno sarebbe se un’interpretazione arbitraria e non autorizzata dal Magistero della Chiesa facesse di questo risveglio un’inquietudine dissolvitrice della sua tradizionale e costituzionale compagine, sostituisse alla teologia dei veri e grandi maestri ideologie nuove e particolari, intese a togliere dalla norma della fede quanto il pensiero moderno, privo spesso di luce razionale, non comprende o non gradisce, e mutasse l’ansia apostolica della carità redentrice nell’acquiescenza alle forme negative della mentalità profana e del costume mondano! Quale delusione sarebbe il nostro sforzo di avvicinamento universale se non offrisse ai Fratelli cristiani, tuttora da noi divisi, e all’umanità priva della nostra fede nella sua schietta autenticità e nella sua originale bellezza il patrimonio di verità e di carità, di cui la Chiesa è depositaria e dispensatrice! » .

Quello stesso 13 maggio Paolo VI pubblicò, proprio in occasione del 50° anniversario delle Apparizioni di Maria a Fatima, una Esortazione apostolica “sulla necessità di venerare e imitare la Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa ed esempio di tutte le virtù”, la “Signum magnum”. Il titolo del Documento è già un programma dal momento che, come ricordava il Papa, « il portento grande che l’Apostolo san Giovanni vide nel cielo, una Donna vestita di sole , non senza fondamento la sacra Liturgia interpreta come riferentesi alla beatissima Vergine Maria, Madre di tutti gli uomini per la grazia di Cristo redentore » (6). Il Pontefice, pubblicando l’Esortazione proprio quel 13 maggio 1967, implicitamente ci ricorda che la Vergine del Rosario Fatima è proprio la incarnazione storica del “Grande Segno” visto dal “veggente di Patmos” e descritto nell’Apocalisse, insieme a quell’altro segno “antitetico”, il Drago “rosso-fuoco”, che sintetizza simbolicamente tutta la furia satanica che il nemico di Dio avrebbe scagliato contro la Chiesa ed il mondo lungo il corso dei secoli.

Paolo VI, in quella Esortazione, ricordava con maggiore ampiezza le tematiche portanti del messaggio di Fatima spiegando che « un messaggio (…) di somma utilità sembra oggi (da Fatima, ndr.) giungere ai fedeli da colei che è l’Immacolata, la tutta santa, la cooperatrice del Figlio nell’opera di restaurazione della vita soprannaturale nelle anime. Contemplando, infatti, devotamente Maria, essi traggono da Lei incitamento alla preghiera fiduciosa, sprone alla pratica della penitenza, stimolo al timor santo di Dio. Ed è parimente in questa elevazione mariana che essi odono più di sovente risuonare le parole con le quali Gesù Cristo, annunziando l’avvento del Regno dei cieli, diceva: “Fate penitenza e credete al Vangelo”; ed il suo severo ammonimento: “Se non farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo”. Spinti, perciò, dall’amore e dal proposito di placare Dio per le offese recate alla sua santità e alla sua giustizia, ed insieme animati dalla fiducia nella sua infinita misericordia, dobbiamo sopportare le sofferenze dello spirito e del corpo, affinché espiamo i peccati nostri e del prossimo e così evitiamo la duplice pena: del danno e del senso, cioè la perdita di Dio, sommo Bene, e il fuoco eterno ». Parole di una chiarezza inequivocabile.

Al termine dell’Esortazione, faceva un passo ulteriore, coronamento e sigillo alle sue parole, individuando e ribadendo quell’appello che è il “cuore del messaggio di Fatima”: la Consacrazione al Cuore Immacolato, che il Papa dipinge con pennellate d’autore chiamandolo “nobilissimo atto di culto” e ricordando che il suo scopo è quello di rendere il consacrato sempre più “conforme alla Volontà di Dio” attraverso la “mediazione delle virtù di Maria” « Esortiamo tutti i figli della Chiesa a rinnovare personalmente la propria consacrazione al Cuore Immacolato della Madre della Chiesa, ed a vivere questo nobilissimo atto di culto con una vita sempre più conforme alla divina volontà, in uno spirito di filale servizio e di devota imitazione della loro celeste Regina ».

Note:

1) La prima era stata consegnata da Paolo VI nel 1967 mentre la terza, appena qualche giorno fa, da Papa Francesco. La “Rosa d’Oro” è una rosa con fiori, gemme e foglie (fatti del materiale prezioso) collocata in un vaso d’argento e in un astuccio con lo scudo papale. La rosa viene unta con il Santo Crisma e incensata. Nel corso dei secoli, la Rosa d’Oro è stata conferita a grandi personalità e principi cattolici. Negli ultimi anni è stata conferita solo a luoghi di pellegrinaggio e santuari mariani: Aparecida, Luján, Guadalupe, Loreto, Czestochowa, Roio, Nostra Signora de la Cabeza (Spagna), Nostra Signora del Socorro de Valencia (Venezuela), Nostra Signora de la Caridad del Cobre (Cuba), Nostra Signora di Guadalupe (Messico).

2) P. Gulisano, Riscoprire Paolo VI su Fatima, 15.05.2017, su http://www.lanuovabq.it.

3) R. Cascioli, Quale Madonna di Fatima, 14.05.2017, su http://www.lanuovabq.it.

4) Papa Paolo VI, Omelia per la santa Messa nella Basilica di Fatima, 13 maggio 1967: w2.vatican.va/…/hf_p-vi_hom_196…

5) Riportata da Frére Michel de la Sainte Trinité, The whole Truth about Fatima, Vol. III: “The Third Secret”, Immaculate Heart Publications, Buffalo, New York 1990, pp. 336-338.

6) Papa Paolo VI, Esortazione apostolica Signum Magnum, 13 maggio 1967: w2.vatican.va/…/hf_p-vi_exh_196…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...