Bruno Cornacchiola, il “veggente delle Tre Fontane” (noto nel mondo cattolico soprattutto con questo nome) è nato a Roma il 9 maggio 1913, in una famiglia di modeste condizioni.

Cresciuto tra mille difficoltà e sprovvisto di una adeguata formazione umana e culturale, si sposò il 7 marzo 1936 con Iolanda Lo Gatto.

Ecco un suo racconto che chiarisce la sua inquietudine esistenziale in quell’epoca: « Dopo il matrimonio andammo a dormire da mio padre, che abitava in una baracca alla località “Tombe Latine” a Porta Furba. Ci avevano preparato il letto in un piccolo vano ricavato dall’intercapedine di due baracche accostate, quella di mio padre e di mio fratello Mario. Dopo alcune settimane, però mio padre ci scacciò. Lei (sua moglie ndr) tornò da suo padre e io andai a dormire nella sala d’aspetto della Stazione Termini. Al mio ritorno dal servizio militare, mi iscrissi al Partito d’Azione di Ferruccio Parri; e ripresi a partecipare alle riunioni politiche clandestine del Partito Comunista Italiano, 6° zona (Appio), tenute dal capocellula Antonio P. Noi del partito d’Azione lavoravamo insieme ai comunisti perché avevamo gli stessi ideali antifascisti. (…) I capi decisero che dovevo arruolarmi volontario nelle truppe fasciste, apparentemente per combattere a fianco dei falangisti del Generalissimo Francisco Franco contro i bolscevichi, ma in realtà come compagno sabotatore, clandestino. E così feci dal 1936 al 1939, anche come informatore, rischiando molte volte la vita ».

Nelle trincee polverose della terra iberica Bruno fa amicizia con un protestante tedesco, tal Otto, che nutriva un odio viscerale verso la Chiesa Cattolica. Bruno in quel momento continuava a ritenersi cattolico ma, sotto questa influenza, si iniziò a incamminare sulla strada tortuosa del protestantesimo. In realtà ad attrarlo, più che la presunta libertà attribuita all’individuo nella sua vita di fede da queste dottrine, sembra essere lo spirito di contrapposizione, il ribellismo contro l’autorità pontificia tanto che Cornacchiola racconta d’aver acquistato a Toledo un pugnale con il quale si era ripromesso di uccidere il papa Pio XI al ritorno dalla guerra. Sul manico di questo vi aveva scritto: “morte al papa”.

Nel 1939 ritornò a Roma, alla sua modestissima abitazione: un angusto scantinato al quartiere Appio, in via Modica 2. Lavorava come pulitore presso l’azienda tranviaria comunale. Nel 1940 cominciò a frequentare una sala della chiesa Battista in via Urbana. La signora Iolanda era contraria alla scelta del marito ma era assai difficile opporsi ad un uomo che spesso la picchiava. Allora decise di fargli la promessa di seguirlo, chiedendogli in cambio di fare con lei la pratica dei nove venerdì del Sacro Cuore, sperando la grazia della conversione del marito.

Cornacchiola completò i Nove Venerdì ma continuo a restare nella “chiesa Battista”. Qui ricevette il Battesimo la Pasqua del 1943 insieme alla moglie e alla sorella Elena. Presso la stessa sala di via Urbana si riuniva anche un gruppo di avventisti con i quali il Cornacchiola passò nel 1945 dopo un rito di ingresso, una sorta di giuramento, fatto l’8 settembre 1945.

Dopo il passaggio Bruno fu nominato quale Direttore della Gioventù Missionaria Avventista per la sua energica personalità e buona volontà. Nel frattempo erano nati altri due figli, Carlo il 20 agosto 1940 e Gianfranco il 27 gennaio 1943 che si unirono alla primogenita, Isola nata il 30 dicembre 1936. Questo, in breve, l’uomo e i tre bambini che in un pomeriggio della primavera del 1947 furono scelti dal cielo come testimoni di un evento straordinario…

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