Il sabato in albis 12 aprile 1947 Bruno decise di trascorrere un pomeriggio al mare con la sua famiglia, scegliendo quale meta la spiaggia romana di Ostia, facilmente raggiungibile col trenino che partiva dalla stazione della Piramide. La moglie lolanda non potette partecipare alla gita perché febbricitante. Partì ugualmente con i suoi tre figli ma giunsero alla stazione quando il treno era appena partito e per il successivo avrebbero dovuto attendere un’altra ora. Erano circa le quattordici e trenta. Cornacchiola decise allora di cambiare itinerario, scegliendo come meta le Tre Fontane, ritenendo che il bosco di eucaliptus nei pressi dell’antica abbazia potesse comunque soddisfare desiderio dei suoi bambini di giocare all’aria aperta.

I quattro presero dunque l’autobus numero 23 fino alla Basilica di san Paolo e quindi il 223 che li condusse al luogo prefissato. Qui i bambini cominciarono a giocare a palla in una radura costeggiata da una piccola grotta, mentre Bruno si sedette sotto un albero per preparare un discorso sulla falsità dei privilegi mariani che avrebbe dovuto presentare l’indomani in piazza della Croce Rossa. I tre figli intanto smarrirono la palla, che cadde giù per un dirupo della collina ove si trova il boschetto di eucaliptus.

Il tranviere allora decise di mandare Carlo ed Isola a cercare la palla, tenendo il piccolo Gianfranco vicino a sé. Le ricerche però risultarono infruttuose, cosa che lo indusse a farsene carico personalmente. Portò con sé Carlo, ordinando a Isola di guardare il fratellino più piccolo. Ma la palla non si trovava. Bruno lanciava di tanto in tanto una voce verso Gianfranco per assicurarsi che non si allontanasse. Quando però si accorse che il figlioletto non rispondeva più ai suoi richiami, interruppe preoccupato la ricerca e tornò su verso il piazzale per vedere cosa fosse accaduto. Vide allora che Gianfranco era in ginocchio davanti all’entrata di una grotta, a circa due metri da essa. Si avvicinò e udì che diceva « Bella Signora, Bella Signora! ». Aveva lo sguardo fisso dentro lo speco. Il tranviere si rivolse allora ad Isola e, pensando che si trattasse di un gioco, le chiese: « Isola, stai giocando col pupo alla bella signora? ».

Quella avvicinatasi a Gianfranco negò. Subito dopo però le caddero i fiori dalle mani, si pose in ginocchio e si mise a ripetere anch’ella: « Bella Signora, Bella Signora! ». A quel punto Bruno Cornacchiola, alquanto indispettito, si rivolse a Carlo dicendo: « Ora inginocchiati anche tu! ».

Quello alzò dapprima le spalle, ma poi dopo aver fissato lo sguardo dentro la grotta e con le mani giunte, caduto in ginocchio si unì al coro dei fratelli: « Bella Signora, Bella Signora! ». I tre bambini avevano il viso pallidissimo e nessuno dei tentativi del padre per scuoterli ebbe successo. Bruno, che si sentiva smarrito e impaurito, alla fine gridò a gran voce: « Mio Dio, salvaci Tu! ». In quel momento ebbe la sensazione che una persona fosse dietro di lui e gli passasse le mani davanti al viso e con quelle gli togliesse dagli occhi come delle croste. Un fitto velo si dileguava e si trovò davanti ad una grande luce.

In mezzo a questa luce, a circa quattro metri da lui si trovava la figura di una giovane donna, in piedi sopra un masso di tufo. Aveva un manto verde che le scendeva dal capo fino ai piedi, mostrando i capelli neri. Il colorito del viso era bruno chiaro, l’età di circa 20­25 anni. La sua veste era bianca, cinta da una fascia rosa con due lembi che le scendevano a destra fino all’altezza del ginocchio. Nella mano destra teneva un libretto color cenere, mentre l’indice della mano sinistra indicava vicino ai suoi piedi un drappo nero, con a lato una croce spezzata in quattro parti. Cambiò poi posizione, portando la mano destra con il libretto sul petto e la sinistra lievemente poggiata sulla destra; a questo punto cominciò a parlare:

« Sono Colei che Sono nella Trinità Divina. Sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi
perseguiti, ora basta! Entra nell’Ovile Santo, Corte Celeste in terra. Il giuramento di un Dio è e rimane eterno ed immutabile. I nove venerdì del Sacro Cuore di Gesù che tu facesti prima di entrare nella via della menzogna, ti hanno salvato … Il mio Corpo non marcì, né poteva marcire, Mio Figlio e gli Angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso… Si preghi assai e si reciti il rosario quotidiano per la conversione dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei cristiani. Le Ave Maria del Rosario sono frecce d’oro che raggiungono il cuore di Gesù… Con questa terra di peccato opererò potenti miracoli per la conversione degli increduli… Sono la Calamita della Trinità Amore… ».

Queste sono solo alcune delle parole che la Madonna rivolse a Bruno durante questa
apparizione. Tra le altre cose, la Vergine consegnò al veggente anche un messaggio segreto per il Papa. I tre figli avevano visto la bella Signora muovere le labbra, ma non avevano potuto ascoltare ciò che diceva. Cornacchiola trascrisse il messaggio la sera stessa in casa sua, sul medesimo quaderno che doveva servire per redigere il testo da pronunziare contro i dogmi mariani.

Quando la Vergine della Rivelazione cessò di mostrarsi, sparendo attraverso una parete
posteriore della grotta, i quattro protagonisti cominciarono ad interrogarsi per ricevere reciproca conferma di quanto era accaduto. Bruno, sebbene fosse turbato, aveva la netta sensazione che quello appena avvenuto fosse veramente un evento sacro. Insieme ai bambini ripulì la grotta, che per quanto conteneva doveva essere stata fino ad allora sede di meretricio, poi scrisse una frase all’entrata in alto che riassumeva brevemente l’accaduto. La famigliola non fece subito ritorno a casa, ma sostò in preghiera presso la vicina abbazia delle Tre Fontane, ripetendo con Isola le parole dell’Ave Maria.

La bambina le aveva apprese a scuola, sebbene il padre le avesse ordinato di farsi esonerare dal corso di religione. Si avviarono dunque verso casa dove parteciparono la signora Iolanda di tutto quanto accaduto.

Bruno trascrisse poi il discorso della Vergine sul quaderno, cosa che riuscì a fare con esattezza poiché ­ secondo quanto disse lui stesso ­ le parole correvano ordinatamente nella sua mente come incise su un nastro. Bruno, i seguito all’apparizione, cambiò decisamente. Lui che fino ad allora era stato assai brusco e violento con la moglie, si pentì di questo suo comportamento e ne chiese perdono.

La Vergine della Rivelazione, nel corso dell’apparizione, gli aveva anche mostrato in che modo sarebbe tornato nella Chiesa Cattolica. Gli disse che avrebbe incontrato un sacerdote dal quale sarebbe stato salutato con le parole: « Ave Maria, figliolo » e che lo avrebbe condotto da un altro presbitero che doveva fargli compiere l’abiura. Bruno, nei giorni successivi a quel 12 aprile, interpellò numerosi sacerdoti ma nessuno di questi gli rispondeva con quelle parole, tanto che credette di essersi ingannato e piombò in una profonda crisi spirituale. Questo durò fino al 28 aprile quando, nella chiesa d’Ognissanti, afferrò un sacerdote per la manica della cotta dal quale si sentì dire: « Ave Maria, figliolo, cosa vuoi? ».

Cornacchiola cominciò allora a spiegargli che era stato protestante e che per un fatto soprannaturale desiderava rientrare nella Chiesa Cattolica. Quel sacerdote si chiamava Albino Frosi; questi condusse Bruno da un suo confratello orionino, don Gilberto Carniel, che da quel giorno lo introdusse alla Fede cattolica. Il tranviere mostrava l’entusiasmo del neofita e in breve si sentì pronto alla nuova professione di fede, che sarebbe avvenuta il 7 maggio. Il 18 maggio, sempre nella chiesa d’Ognissanti, Gianfranco ricevette il Battesimo ed Isola la Confermazione.

La Vergine della Rivelazione si mostrò altre volte al tranviere romano, tra cui il giorno prima dell’abiura, poi il 23 maggio quando era salito alla grotta col sacerdote orionino don Mario Sfoggia, che era divenuto per lui un padre spirituale; dunque il 30 maggio alle 10 di sera, sempre nella grotta. Dopo qualche tempo cominciarono per Cornacchiola gli interrogatori di rito da parte delle autorità ecclesiastiche, il contenuto dei quali rimane segreto. Sappiamo però che ricevette alquanto credito presso il pontefice Pio XII e che ad occuparsi del suo caso vi fu, tra gli altri, padre Virginio Rotondi, che era il cappellano dei tranvieri romani e figura assai prossima al papa.

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