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Don Dolindo Ruotolo: la “misericordia della purificazione” e altre profezie straordinarie

Una mia trasmissione andata in onda giovedì 25 febbraio 2020 su Radio Buon Consiglio sulla figura e le profezie di don Dolindo Ruotolo.

* * *

Il 19 novembre scorso si è celebrato il 50° anniversario della morte di don Dolindo Ruotolo (1882-1970), sacerdote e mistico napoletano, contemporaneo e amico di Padre Pio che lo chiamò il «Santo apostolo di Napoli».

Le sue eminenti virtù sacerdotali ne certificano la santità la quale fu accompagnata da carismi eccezionali che accreditano la sua missione soprannaturale col sigillo divino. Le bilocazioni erano frequenti. Scrutava i cuori e in confessionale dispensava il Sangue di Cristo che pure più volte – su richiesta del proprio fedele ministro – confessò al posto suo, assumendone le sembianze. Del resto, già nel 1910 il sacerdote si era sentito dire in una locuzione interiore: «Sono io Gesù, Dolore, e tu sei Dolindo Gesù (…). Perché io sono in te e tu in me. Perché tu vivi, ma non vivi e sono io che vivo in te. Perché tu non scrivi e sono io che scrivo per te». La sua volontà riposava nella Volontà di Dio.

Molte furono anche le profezie.

In Così ho visto l’Immacolata si legge un brano in cui la Vergine pare scattare una fotografia dei nostri tempi, in cui il modernismo tanto combattuto da don Dolindo sembra aver preso il sopravvento. In questo denso testo il santo sacerdote napoletano parla di una misteriosa «misericordia della purificazione», un’espressione emblematica che parrebbe incomprensibile e addirittura erronea ma che, invece, è assolutamente corretta e ha un profondo significato.

Quando il disordine morale e spirituale raggiunge livelli parossistici quali quelli cui oggi vediamo diffuso ovunque lo stesso castigo di Dio, la stessa purificazione diventano una misericordia, perché impediscono al demonio di portare sempre più anime all’Inferno, pongono un limite al suo potere nel mondo e – attraverso un intervento certo doloroso ma restauratore – ripristinano un ordine che ormai è scomparso.

Un grande uomo di Dio quale fu don Dolindo Ruotolo conferma che giustizia e castigo divini non solo trovano piena accoglienza all’interno del depositum fidei ma persino – quando occorrono – possono e devono essere considerati “misericordia” di Dio.

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