LOURDES | Le Apparizioni e il Messaggio come non ti sono stati mai spiegati

LE APPRIZIONI DI LOURDES: “MISTERO, APPARIZIONI E MESSAGGIO”

Parte I

LE APPARIZIONI: FATTI E AVVENIMENTI

Introduzione: il contesto e gli antefatti

Nel 1844 viene redatta la seconda edizione de “Il mondo come volontà e rappresentazione” massima espressione filosofica del pensiero anticristiano di Arthur Schopenhauer. Nello stesso anno, il 24 maggio, viene realizzata la prima linea del telegrafo fra Washington e Baltimora e in codice Morse il primo messaggio esclama con il biblico libro dei Numeri: “Cosa ha fatto Dio!”.  Due segnalibri fra le pagine della modernità, pur con matrici diverse e distinte.

Ma lontano dalla grandezza della sterminata frontiera americana e dall’arrovellarsi dei filosofi mitteleuropei, a Lourdes, un paesino sperduto sui Pirenei francesi succede qualcosa che per ora passa inosservato, non ancora registrato negli annali e nei libri di scuola.

Ma facciamo un passo indietro nel tempo a pochi anni prima e seguiamo il mugnaio François Soubirous, che nonostante i suoi 34 anni, una buona posizione e la testa ben piantata sulle spalle è ancora senza moglie. La famiglia Casterot vorrebbe dargli in sposa la maggiore Bernarde ma lui si innamora di Louise, molto più piccola di lui, dagli occhi azzurri e i capelli biondi che ricambia teneramente l’amore. Ben presto si sposano, sarà un matrimonio santo e innamorato, e nonostante lotte e fatiche quotidiane la famiglia Soubirous-Casterot conserverà sempre la gioia nel cuore.

Ed ecco, torniamo alla cittadina. Lourdes. Era un centro minore ma non un villaggio, con i suoi 4 mila abitanti, ben 6 mulini, un tribunale con le attività degli avvocati, la stazione di polizia e la prigione, e poi l’albergo della posta e i ristoranti per i viaggiatori che attraversavano quel luogo di passaggio verso la Spagna. Fra i mulini ve n’era uno detto “di Boly”, che François prese in affitto e qui passò i primi anni della sua nuova vita coniugale.

Il 7 o 9 gennaio 1844, allora, all’inizio di quell’anno segnato da più o meno grandi opere dell’ingegno umano, nasce Bernadette – prima di 9 figli. La famiglia gode di una stabile e discreta situazione economica che non ne fa dei ricchi ma certo permette un sereno agio. Nonna Clare Casteròt tiene i conti e aiuta a farli quadrare, data la generosità a volte persino eccessiva di Louise e François verso i poveri e la loro non eccelsa abilità in economia.

A novembre del ‘44 dopo un incidente casalingo che provoca una scottatura al petto della mamma rendendole impossibile l’allattamento, Bernadette va da Marie Lagues, cliente del mulino e amica di famiglia, nella vicina Bartrès. Lagues aveva poco prima perso il primogenito e così provvidenzialmente fece da nutrice alla piccola Bernadette che rimase dieci mesi in paese, fino quasi ai due anni. Poi tornò in famiglia.

Passa il tempo e a 6 anni si manifesta l’asma che perseguiterà la futura santa tutta la vita, ma Bernadette aiuta in casa senza risparmiarsi e bada a Toinette, la sorella minore, di due anni e mezzo più piccola. Passa ancora il tempo e arrivano i primi problemi economici: viste le basse rendite il proprietario Abadie-Boly vende il mulino e i Soubirous sono costretti ad affittarne un altro anche per andare a viverci: è il mulino Laborde-Lousi. Ma qui gli affari non vanno bene, anche perché nonna Clare, l’economa di casa non abita più con loro. Peraltro Bernadette si ammala di colera a 11 anni, anche se per fortuna guarisce. Analfabeta, perché tutta dedita a servire la casa, conosce però il Pater, l’Ave, e il Gloria e porta sempre con sé la corona del Rosario. Questo il dipinto che potremmo fare di lei a quell’età. La sua famiglia è aperta alla vita e la vita è ricchezza di grazia, e con lo scorrere degli anni vengono altri figli, come benedizioni del Signore che allieteranno i giorni che si approssimano. Giorni oscurati da stenti e umiliazioni.

Infatti quando il calendario segna il 1855, morta la nonna e con lei la sua eredità François decide di spostarsi presso un nuovo mulino, ad  Arcizaz-es-Angles, 5 km da Lourdes, preso anch’esso in affitto. Ma anche qui gli affari non vanno bene. Così solo un anno dopo, nel 1856, tornano tutti a Lourdes, a Via del Bourg, per lavorare come giornalieri, senza certezza del domani, sotto padrone: il papà come trasportatore di farina o grano dal panettiere Bertrand Maisongrosse, oppure nella cura dei cavalli e la mamma al lavoro nei campi o alla raccolta di legna nella foresta. Una vita a questo punto che si fa grama e piena di imprevisti. Tanto che non riescono più a pagare l’affitto e così vanno a vivere nel “cachot”, l’ex-prigione del paesino, uno stanzino tetro con un letamaio proprio a fianco. Venti metri quadri, tre letti, uno per i coniugi, uno per le femminucce e uno per i fratellini maschi Justin e JeanMarie, una sola finestra con le sbarre. I Soubirous abituati alla vita nel mulino soffrono molto la nuova condizione. E Bernadette soffre perché non riesce a imparare a leggere e scrivere – ha già tredici anni mentre sua sorella Toinette di undici ne è capace – e questo peraltro potrebbe ritardare la Prima Comunione. Ma nonostante tutto, questi giorni magri non perdono l’armonia familiare e mai cessa la preghiera del Rosario davanti al focolare alla sera.

La discesa però non cessa. Come un fulmine a ciel sereno, per un’accusa ingiusta, il 27 marzo 1857 papà François viene arrestato. Povero ma onorabile, ora sembra perdere il suo ultimo tesoro: il buon nome. La notte prima erano infatti spariti due sacchi di grano dalla panetteria Maisongrosse dove lavorava. E lui finisce in gattabuia. Le cose però subito dopo si chiariscono, lui non può essere stato e così il 4 aprile torna libero. Sua moglie non ha una singola parola di biasimo come mai ha avuto dubbi su di lui e lo accoglie con dolcezza. Fervide preghiere alla sera di quel giorno si elevano davanti al focolare.

Torniamo a Bernadette. Vedremo in futuro che le verrà promessa la felicità eterna, ma non quella terrena. E in questo disegno provvidenziale anche tutte queste difficoltà hanno un loro senso. E fra le tante battaglie c’è quella dei suoi problemi di respirazione connaturati che di tanto in tanto le danno patimenti da soffrire. Data la situazione familiare e l’insalubre abitazione, la piccola torna da Marie Lagues, nell’abitazione presso il ruscello all’entrata di Bartres, in un ambiente più sano per il suo fisico. Qui apprende i rudimenti del catechismo e le basi scolastiche e viene ospitata senza salario facendo in cambio da domestica. Marie Lagues la presenta al parroco Don Ader per il catechismo e questi – senza alcun dono di preveggenza – la vede simile a come immagina i veggenti di La Salette per umiltà di condizione e devozione. I Lagues possedevano un numeroso gregge di pecore, alcune mucche, e terreni. Bernadette dava una mano anche a pascolare le pecore e lo faceva pregando il Rosario, arrivando a fabbricare presso un pascolo un piccolo altare con delle pietre per ospitare un’immagine della Vergine.

Ma la nostalgia di casa si fa sentire e rende difficile questo piccolo esilio. E’ il 28 gennaio 1858, poche settimane prima dei grandi eventi che narreremo. Lasciando l’atmosfera salubre di Bartres, Bernadette torna al povero cachot, all’aria malsana e ai travicelli neri, pur di stare con la sua famiglia. Quanto dovevano amarsi! Sarà l’occasione anche per studiare e imparare il catechismo e infine, a Dio piacendo, fare la prima Comunione nella sua parrocchia. La futura santa ha ora quattordici anni ma ne dimostra dieci o undici per stazza e corporatura, ma la sua voce forte e i suoi occhi dolcissimi fra il bruno carico e il grigio dalle sfumature di celeste parlano di una piccola donna forte e salda nella virtù.

Ed eccoci arrivati all’anno fatidico in cui i giorni segnati dalle opere umane si fanno irrilevanti perché ora è Dio che parla. Nel 1858 Schopenhauer è anziano e prossimo alla morte e consuma il tempo passeggiando con un barboncino dal nome indù Brahma su cui riversa i suoi affetti. Il suolo dell’avanzata frontiera americana, invece, è bagnato dal sangue dei suoi figli durante il Massacro di Marais des Cygnes in Kansas, undici innocenti civili rapiti e fucilati da una banda pro-schiavitù del vicino Missouri, triste preludio della guerra civile che di lì a poco scoppierà. Ma, nel 1858, a febbraio, a Lourdes, l’undicesimo giorno è giorno di vacanza per gli scolari. E’ un giovedì e Bernadette, sua sorella Toinette e l’amica Jeanne Abadie detta “Baloum” vanno a far legna nelle campagne fuori dal paese. Pensano così di respirare un po’ di aria buona, fare una passeggiata e ricavare qualcosa per la famiglia dalla vendita di sterpi e rami secchi raccolti.

Così camminando e raccogliendo seguono un ruscello e il ruscello porta al promontorio chiamato Massabielle. Qui, alla sua base, c’è una grotta dove forse si può trovar qualcosa per la raccolta. Le acque basse permettono anche di accedervi, ma bisogna attraversare il canale e dei banchi di sabbia, bagnandosi i piedi fino almeno alla ginocchia nell’acqua gelida. Toniette e la possente Baloum attraversano, pur piangendo per i brividi, ma Bernadette non ce la fa né viene aiutata a farlo. Così le due si avanzano e allontanandosi la lasciano sola per almeno un quarto d’ora… 

Il racconto delle apparizioni

Continuiamo la presentazione con il racconto delle apparizioni della Vergine Immacolata a Massabielle. Avendo a disposizione gli studi del più grande esperto vivente di Lourdes, Renè Laurentin, seguiamo quasi per filo e per segno il suo resoconto preciso e avvincente, interrompendolo di tanto in tanto per fare qualche utile riflessione.

La prima apparizione

Proseguiamo organicamente il racconto da dove lo avevamo interrotto la volta precedente. Rimasta ormai sola presso la riva del Gave, Bernardette «chiede a Jeanne e a Toinette di gettare in acqua delle pietre, cosi da permetterle di attraversare senza bagnarsi troppo. Ma le rispondono: “Passa come abbiamo fatto noi!”. Bernadette ci pensa ancora un attimo e poiché non ha altra soluzione, inizia a togliersi le calze. Mentre si sta sfilando la prima, avverte un rumore, come un colpo di vento. Dice proprio cosi, usando, senza rendersene conto, la stessa espressione che troviamo negli Atti degli Apostoli quando è descritto l’inizio della Pentecoste (…). Dunque Bernadette si volta a guardare indietro: “Che cos è?”. Perché non c’è vento. E aggiunse: “Vidi che i pioppi non si muovevano, allora ho continuato a scalzarmi”. Aveva avvertito il colpo e il vento, ma non c’era vento in quel momento. Ma ora, mentre sta finendo di togliersi le calze, una luce appare nella nicchia della grotta e poi, all’interno di questo alone luminoso, la Vergine Maria» [1].

Le apparizioni alla grotta, dunque, cominciano nel segno della “biblicità”: sono, in tal modo, come innestate nel filone della storia della salvezza che Dio vuole portare a compimento, come sappiamo, per mezzo dell’intervento della Vergine Maria nel mondo: «In molte manifestazioni la Madonna esprime la sua spiccata predilezione per i segni biblici, come a indicarci una continuità nella storia della salvezza, che non è soltanto un avvenimento del passato, ma si ripete costantemente in una perenne novità» [2].

C’è come un rincorrersi di segni biblici in questa prima apparizione che offrono un chiaro indizio che si tratta di un avvenimento divino, soprannaturale: l’acqua del Gave che scorre, l’attraversamento del fiume, la grotta che ricorda tanti motivi dell’Antico e del Nuovo Testamento, poi il fruscio di un cespuglio e una folata di vento che indirizza lo sguardo di Bernadette verso l’interno della grotta.

Il tema del vento, ad esempio, è presente nella Sacra Scrittura a più riprese e generalmente precede o realizza una teofania. Oltre al giorno di Pentecoste in cui “venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo (At 2,2), si ricorderà certamente l’episodio del profeta Elia sul monte Oreb. In quel caso, come nell’apparizione della Madonna dell’11 febbraio, Dio non era nel terremoto, nel fuoco, nel forte vento ma nel “mormorio di una brezza leggera” (1Re 19,12). Dio si manifestò al profeta per indicargli una nuova missione preceduta dall’esperienza della sua pacificante presenza: ungere il re di Aram e quello di Israele ed Eliseo come profeta al suo posto. La Vergine Maria apparve a santa Bernardette per affidare anche a lei una missione: quella di essere sua testimone e referente del suo messaggio.

Anche il tema dell’attraversamento del fiume è caratteristico. Fa pensare all’attraversamento del Giordano da parte del popolo di Israele guidato da Giosuè, figura del Battesimo di Cristo e di quello del popolo della Nuova alleanza, come anche della morte e risurrezione del Signore a cui è misticamente associato ogni battezzato.

Ritorniamo alle apparizioni. La Bella Signora vista da Bernardette aveva un abito ed un velo bianchi, con una fascia blu che Le cingeva i fianchi ed una rosa gialla su ciascuno dei piedi. Si trattava certamente di qualcosa di reale, di esterno a Bernardette, non una suggestione e questo viene messo in evidenza dal nome con cui la pastorella  chiama l’apparizione: Aquerò che, tradotto, significa quella  cosa là. Non si tratta di una forma di disprezzo ma di una incapacità da parte della ragazza di definire con chiarezza l’identità della Signora che le stava davanti e, al contempo, la constatazione che non stava immaginando o sognando ma davvero “qualcosa” – o meglio “Qualcuno” – era dinanzi a lei.

Il racconto di Bernardette continua: «“Misi la mano in tasca, senza riflettere, e vi trovai il mio rosario”. Cerca per due volte di farsi il segno della croce, ma il braccio rimane come bloccato a mezz’aria. Soltanto quando l’apparizione fa il segno della croce, anche lei può imitarla. Bernardette comincia dunque a recitare il Rosario in presenza dell’apparizione. La ragazza non ha  l’impulso di fuggire ma di pregare» [3].

La Madonna, durante questa prima apparizione non dice nulla: «Bernardette comincia a recitare il Rosario e si rende conto che l’apparizione recita con lei il Padre Nostro e il Gloria, ma sta in silenzio al momento dell’Ave Maria. Questa è già un’indicazione dell’identità di Aquerò. Bernadette è assorta, guarda fisso di fronte a sé in direzione della grotta. Recita tutto il Rosario. Poi l’apparizione svanisce» [4].

Le ragazze che l’hanno vista, incuriosite, le fanno domande e Bernardette racconta loro qualcosina. Quel poco è sufficiente perché il mistero venga svelato. Toinette racconta alla mamma quel che Bernardette aveva  visto. Marie Loiuse, alla conferma della ragazza, rifiuta di crede, la punisce e le vieta di ritornare alla grotta. Evidentemente la donna temeva che la  voce, spargendosi per il paese, creasse ulteriori problemi alla famiglia a cui certo non ne mancavano.

In questa prima apparizione, come abbiamo raccontato, la Madonna è rimasta in silenzio. Ma la sua presenza e il suo agire sono pregni di significato. Riflettiamo, in particolare, sul primo atto compiuto dalla Signora: il segno di Croce. La Madonna si segnò e solo dopo che l’ebbe fatto Lei Bernardette poté fare altrettanto perché quel segno di croce, a dire della veggente, era inimitabile, tracciato in maniera calma, solenne, maestosa.

La croce riporta alla redenzione operata da Gesù, culmine e sintesi dell’intera economia della salvezza. È il distintivo del cristiano, la sua unica gloria. Nella croce si trovano grazia e salvezza. Segnarsi col segno di croce significa rivelare e testimoniare la propria identità cristiana e consacrare alla Santissima Trinità tutta la propria vita, tutto il proprio essere. Maria visita la terra per una missione che Dio le ha affidato e il suo obiettivo è quello di rendere attuali i frutti della salvezza che scaturiscono dalla croce di Cristo. Era ben giusto allora che a Lourdes il segno della croce fosse presente proprio all’inizio come la “porta” che introduce all’interno delle apparizioni e ne illumina il significato più profondo.

La centralità della croce è un messaggio importantissimo per la Chiesa, oggi in modo particolare. La tentazione di trasformare la sequela evangelica in una via larga e spaziosa, di cambiare la pietra in pane, di eliminare la croce dall’orizzonte della vita cristiana diventa sempre più suadente. Ma questo falso cristianesimo non converte nessuno perché la conversione è frutto della grazia e la grazia sgorga dalla Croce. Come San Paolo dovremo ritornare a credere e annunciare solo Cristo e questi crocifisso: “Noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1,23-24).

Seconda, terza e quarta apparizione

Ritorniamo al racconto apparizioni della Vergine a Massabielle. Arriviamo così al 14 febbraio, giorno della seconda apparizione di Maria. Cosa accade?

Bernardette si sente spinta da una forza irrefrenabile a fare ritorno alla grotta. Le amiche, spinte da Toinette, chiedono il permesso a Marie Louise, la madre di Bernardette che però lo rifiuta. Allora provano con François che, alla fine, spinto dal suo datore di lavoro, accorda alle ragazze il permesso: «Bernadette corre prima delle altre e si mette in ginocchio a recitare il Rosario: “Ecco il chiarore. Eccola. Il Rosario infilato nel braccio destro. Vi guarda”.

Le altre bambine sgranano gli occhi, non vedono nulla. Solo lei, solo Bernardette vede. Racconterà: “Mi misi a gettarle dell’acqua benedetta dicendole se veniva da parte di Dio di restare, se no, di andarsene, e mi sbrigavo a gettargliene. Lei si mise a sorridere, a inclinare la testa, e più spruzzavo più sorrideva e inclinava la testa, e più la vedevo fare quei gesti… e allora, presa da spavento, mi affrettai ancora ad aspergerla, e lo feci finché la bottiglia fu vuota”» [5].

Anche durante questa seconda apparizione la Vergine non proferisce parola. La prima volta che Bernardette può ascoltare la dolce voce della Signora è durante la terza apparizione, quella di giovedì 18 febbraio. La veggente aveva portato con sé un foglio bianco con una penna perché era decisa a far scrivere ad Aquerò il suo nome per riferirlo a chi le faceva domande sulla di Lei identità: «Arriva l’apparizione. Questa volta è vicinissima a Bernadette. La ragazza si alza sulla punta dei piedi e tende carta e penna: “Volete avere la bontà di mettere il vostro nome per iscritto?”. Maria ride. “Non e necessario…”. È la prima volta che Bernadette ascolta la sua voce, fine e dolce. La Madonna continua: “Volete avere la cortesia di venire qui per quindici giorni?”.La piccola Soubirous rimane interdetta da tanta riverenza e cortesia nei suoi confronti. Lascia parlare il cuore che è già stato completamente conquistato dell’apparizione. Risponde con un si incondizionato, senza pensare alle conseguenze. La Madonna riprende: “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo ma nell’altro”»[6].

Il giorno dopo Bernardette ritorna alla grotta e vi ha luogo la quarta apparizione, breve e silenziosa. In quell’occasione la veggente portò con sé una candela: da lì la tradizione dei pellegrini di portare candele ed accenderle davanti alla grotta.

All’interno delle 18 apparizioni dell’Immacolata a Massabielle, la terza occupa un posto importante. In essa la Madonna, oltre a far sentire per la prima volta la sua voce, rivela anche la missione specifica di Bernardette, con poche ma significative parole che saranno come il faro costante che illuminerà alla piccola Soubirous la strada da battere fino al momento della sua morte: la strada della sofferenza.

Le parole della Vergine sono rivelatrici anche per tutti noi di quel Vangelo della sofferenza che è per ogni cristiano norma assoluta di vita. Anche a noi Maria non promette la prosperità e la felicità su questa terra. Del resto neanche Lei e il suo Figlio e Signore l’hanno avuta. Il pellegrinaggio su questa terra serve ad accumulare tesori e meriti per l’altra, in cui la felicità sarà duratura, per sempre. Questa vita, invece, deve essere spesa tutta nell’amore che si esplicita e si realizza nel dolore, come ci ha insegnato il Maestro divino. La croce e la gloria, l’una prepara l’altra e quanto più consistente sarà la prima, tanto più beata sarà la seconda.

Le apparizioni del 20/21 febbraio. L’interrogatorio

Dopo la quinta e sesta apparizione (20/21 febbraio), anch’esse silenziose e brevi, il 21 febbraio una dolorosa prova attende la piccola veggente: «All’uscita dei Vespri, nel pomeriggio, la ragazza viene raggiunta da una guardia e portata al cospetto del Commissario Jacomet, lo stesso che aveva messo in prigione papà François con l’accusa di aver rubato la farina. Lei, tuttavia, appare tranquilla: “Se mi mettono in carcere, dovranno pur tirarmene fuori. Il Commissario la fa entrare in una stanza e inizia l’interrogatorio. Jacomet non si presenta burbero e inquisitore, ma gentile ed amichevole» [7].

Tuttavia alla fine dell’interrogatorio cambia tono e impone a Bernadette di non tornare più alla grotta. Vedendo che la ragazza nella sua franchezza e semplicità risponde tranquillamente a tutte le sue domande e allo stesso tempo si mostra inamovibile dalla volontà di continuare ad andare a Massabielle, perde la pazienza, comincia a copiare su un foglio le parole dell’interrogatorio deformando le risposte della veggente che lo corregge in continuazione.

«Jacques Jacomet esce dalla stanza e si ritrova davanti a François Soubirous. Il Commissario ne approfitta, prende il foglio e legge: “Ecco che cosa mi ha detto piangendo: Papà e mamma sono dall’altra parte, bisogna che vietate loro di forzarmi ad andare alla grotta, ne sono stanca, non voglio più andarci”. Poi ordina che la ragazza non torni più alla grotta. Il padre di Bernadette replica: “Non chiedo di meglio che obbedirvi perché è vero che siamo stanchi di ricevere rimproveri su nostra foglia e di vedere la nostra casa invasa. Il vostro ordine mi aiuta”» [8].

Ecco dunque la verità sulla famosa “presunta ritrattazione” di Bernardette. Jacomet se l’era completamente inventata! E Laurentin ha ritrovato gli atti di quell’interrogatorio e ha dimostrato la falsità di questa ritrattazione: «Studiando le minute del verbale, mi sono reso conto con tutta evidenza che la ritrattazione non faceva in alcun modo parte dell’interrogatorio e che non aveva riscontro nelle parole della veggente» [9].

Non è più possibile continuare a sostenere simili menzogne per screditare Lourdes e Bernardette. Questa parentesi sulla falsa ritrattazione mi sembra necessaria e, in effetti, fa molto riflettere.

Il Commissario Jacomet e santa Bernardette si rivelano, a partire da questo interrogatorio, personalità diverse. Potremmo definirle un “campione antitetico dell’umanità” . Il Commissario di polizia risponde a tutti coloro che, per svariati motivi, piegano la realtà alla propria volontà, mettendo davanti a tutto le leggi della convenienza e dell’interesse. La verità anziché essere rispettata è violata, deve piegarsi alla loro “volontà di potenza”. La piccola Soubirous rappresenta, al contrario, tutti coloro che hanno promesso fedeltà incondizionata alla verità e sono disposti a passare attraverso lunghe e dolorose sofferenze pur di non tradirla mai.

La semplicità e schiettezza di Bernardette è quella di tutti coloro che credono, come dice san Paolo, che “la verità non è incatenata” (cfr. 2Tim 2, 9), è libera e rende liberi coloro che la seguono. La causa di tutte le malefiche ideologie da cui siamo invasi è da ricercarsi proprio in questa perversa volontà di cambiare la realtà per farla servire ai propri scopi ed interessi. Voglia invece santa Bernardette insegnare a tutti il primato della verità nella vita dell’uomo che è la radice della vera giustizia e della vera pace.

Le apparizioni del 23 e del 24 febbraio

Alla ragazza fu tassativamente vietato di fare ritorno alla grotta. Questo sembrava un ostacolo insormontabile per lei dal momento che doveva contravvenire alle proibizioni dei genitori e delle autorità per poter mantenere la promessa fatta ad Aquerò di ritornare alla grotta per 15 giorni.

Però lo sappiamo, Dio non chiede mai qualcosa che possa superare le nostre forze e la missione che ci affida la porta avanti innanzitutto Lui, domandando sì alle sue creature una fedele collaborazione ma non di più. Di questo dobbiamo essere assolutamente convinti. Quando difficoltà anche gravi sopravvengono e impediscono di proseguire sul cammino dell’obbedienza a Dio, bisogna sempre conservare nel cuore la certezza che Dio saprà trovare i modi per realizzare i suoi piani. Se l’opera è sua nessuna difficoltà potrà mai impedirne la realizzazione. Bisogna solo avere la pazienza di lasciare a Dio i tempi e le modalità con cui intende sbloccare le situazioni, trovare le soluzioni, aprire nuove e inattese vie.

Questo schema generale si applica al caso di Lourdes perché François e le autorità del paese decisero di ritirare la proibizione in modo che Bernardette poté ritornare a Massabielle la mattina del 23 febbraio. È in questa occasione che la Vergine affida alla veggente un segreto personale, che lei non rivelerà mai a nessuno. Non sappiamo di cosa si tratti perché Bernardette conservò sempre gran silenzio, nonostante più di una volta fosse stata importunata. Tuttavia, in conclusione di questa ampia presentazione sulle apparizioni di Lourdes, proveremo a fare qualche suggestiva ipotesi.

Diverso è invece il messaggio dell’apparizione del giorno seguente: «Aquerò ha pronunciato una parola nuova: “Penitenza!”  Ha detto: “Pregate Dio per la conversione dei peccatori”. Poi l’ha pregata di voler “avanzare in ginocchio e baciare la terra in penitenza per i peccatori”. L’apparizione aveva un viso triste. Bernadette ha risposto di sì, anche lei triste. Maria chiede se questo la infastidiva. “Oh, no!”, risponde di cuore la ragazza. Giungiamo così al 25 febbraio, la data che rappresenta una svolta» [10].

La prima svolta: l’apparizione del 25 febbraio. L’interrogatorio del Procuratore

Quella del 25 febbraio, secondo Laurentin, segna una SVOLTA nelle apparizioni di Lourdes per la chiarificazione del messaggio di penitenza dato dalla Vergine a Bernardette. Questo era stato bandito con il triplice grido: “Penitenza, penitenza, penitenza!” durante l’apparizione del giorno precedente. Ma con quella del giorno 25, il messaggio di penitenza viene esplicitato dagli atti che la Signora chiede a Bernardette di compiere. Inoltre, con questa ulteriore visita celeste, assistiamo ad una progressiva chiarificazione della volontà della Madonna, dei motivi per i quali è venuta a Lourdes e della sua stessa identità.

Quel 25 febbraio c’è gente ed entusiasmo alla grotta di Massabielle: «Bernardette si mette in ginocchio di fronte all’apparizione. Ma questa volta si mette a salire il pendio che conduce all’interno della grotta, dove si trovano i detriti. Bernardette avanzava, in ginocchio, baciando la terra mano a mano che saliva. Poi i presenti, quelli che erano più vicini a lei, la videro arrivare sul fondo della gratta, che era umidissima e la videro scavare con le sue mani, portando in superficie una poltiglia rossastra, una melma liquida. Per due volte aveva invano tentato di bere quella fanghiglia. Poi, finalmente la terza volta, ci riesce. Ha il volto sfigurato, rossastro, tutto sporco. Ma non è ancora finita. Attorno al buco che Bernardetta ha scavato sulla terra ci sono delle erbe selvatiche. Si tratta di erba dorina. La ragazza ne mangia qualcuna, poi ritorna al posto che occupava all’inizio dell’apparizione» [11].

Mentre la ragazza fa ritorno a casa, viene rimproverata per il suo gesto. Deve spiegare: «“Aquerò mi disse di andare a bere e di lavarmi alla fonte. Non vedendone, andai a bere al Gave. Ma lei fece segno col dito di andare sotto la roccia. Ci andai e trovai un po’ d’acqua come fango, così poca che a fatica potei prenderne nel cavo della mano. Tre volte la gettai, talmente era sporca. Alla quarta, potei bere”. La Madonna non ha aggiunto altro. Lei ha soltanto detto andate a bere alla fonte e a lavarvi. Poi ha detto: “Andate a mangiare di quell’erba là”.Quel gesto le era stato chiesto per i peccatori» [12].

Ecco la svolta. Queste parole della Vergine sono il principio del grande messaggio di penitenza di cui Ella, qui a Lourdes, si fa annunciatrice, rivolgendo agli uomini il pressante appello a cambiare vita per poter accogliere la grazia e la salvezza di Gesù Cristo.

Intanto, a Massabielle succede una cosa nuova: «Nel pomeriggio di quel giorno, alcune persone giunte alla grotta si resero conto che il fango, poche ore prima così brutto, si era un po’ schiarito, e la fonte cominciava a scorrere bene. Quel giorno vennero riempite le prime bottiglie dell’acqua scaturita dalla grotta, un gesto che compiranno milioni di pellegrini e che continua ad essere compiuto» [13].

Questo fatto è stato variamente interpretato. In ogni caso è evidente la relazione tra penitenza e grazia, che risalta ancora di più dall’obbedienza e dall’umiltà di santa Bernardette che esegue alla lettera tutte le richieste della Signora, la quale vuol veicolare il suo messaggio e i suoi voleri per mezzo di segni e simboli, in modo che le realtà invisibili siano rese più intelligibili da esperienze concrete.

Il pomeriggio di quel 25 febbraio riserva un’altra sorpresa poco piacevole alla piccola veggente. Viene trascinata davanti al Procuratore della città e subirà un nuovo stressante interrogatorio.

«La folla alla grotta di Massabielle cresceva ogni giorno. Jacomet era andato allora a bussare alla porta del Procuratore imperiale Dutour, il quale decide di ascoltare il racconto di Bernadette, ma per sottolineare il carattere ufficioso del suo intervento non la convoca in tribunale, bensì al suo domicilio, e fuori dall’orario di servizio. Quella sera, un agente si presenta al cachot. C’è da immaginare lo spavento dei genitori, ancora una volta la polizia in casa! È la mamma Louise ad accompagnarla in casa del signor Dutour. Il Procuratore vuole verificare la sincerità di Bernadette» [14].

 Il procuratore si mostra gentile, cortese. Fa alla ragazza diverse domande. Ma, come per l’interrogatorio con Jacomet, anche Dutour, mettendo per iscritto le risposte della veggente, le deforma: «“Signore, io non vi ho detto così!”. Dutour corregge, poi riscrive commettendo nuovi errori.

“Ho le carte del commissario. A lui non hai detto la stessa cosa. Tu mi hai detto questo, e hai detto quest’altro al commissario”.

“No, signore”.

“Ma il commissario l’ha scritto”.

“Se il signor commissario si è sbagliato, tanto peggio per lui”» [15].

Ancora una volta risplende la semplicità, la schiettezza e la forza della verità in santa Bernardette. Il Procuratore pensava di poterla cogliere in fallo ed invece riceve da lei una lezione di saggezza, di limpidezza, di forza e di coraggio. Bernardette, durante questi due primi interrogatori, ha fatto realmente esperienza della parola evangelica: “Quando vi trascineranno davanti ai tribunali, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento” (Mt 10, 19).

«Dutour non ha armi legali da mettere in campo. Allora pronuncia con durezza questa frase: “Fate dire al commissario di venire a prendere questa ragazzina per farla dormire in prigione”. Mamma Louise si sente male. Intanto da fuori sì sentono delle urla: “Fatele uscire!. C’è un gruppo di uomini che usciti dal caffè, si sono radunati sotto le finestre dell’abitazione del Procuratore. Quella notte però il Commissario non ha tempo per questa faccenda e l’arresto è rimandato» [16].

Bernardette continua ad essere vittima dell’ingiustizia. E questa volta le viene minacciata addirittura la prigione. La via dell’obbedienza alle parole di Aquerò diventa sempre più difficile e si tinge di eroismo. Tuttavia, nonostante il divieto assoluto ricevuto da Dutour e dalla madre la veggente, spinta dalla zia, il giorno seguente ritorna alla grotta ma questa volta la Madonna non appare. Forse la Vergine non voleva approvare la disobbedienza della ragazza anche in una cosa buona e santa come quella di andare alla grotta. Oppure potrebbe essersi trattato di una prova spirituale a cui la Madonna voleva sottoporre Bernardette come anche la gente che in quel giorno era accorsa a Massabielle. Resta certamente il mistero. Tanto che la ragazza, perplessa, si  chiedeva: “Ma che cosa Le ho fatto?”.

In ogni modo, l’indomani e il giorno seguente, 27 e 28 febbraio, senza che fosse caduto il divieto di tornare a Massabielle, Bernardette ci và e la Madonna le riappare. Si tratta di due apparizioni silenziose in cui la piccola veggente, alla contemplazione della Tota Pulchra, unisce la recita del Rosario e la replica degli esercizi penitenziali che la Madonna le aveva chiesto di compiere il giorno 26.

Il  28 febbraio Bernardette è sottoposta ad un nuovo interrogatorio del Giudice di Lourdes.  È la terza volta che le autorità civili provano a bloccarla. C’è come un accanimento che supera il piano naturale: si vede chiaramente lo zampino del diavolo, anche se il misterioso timore delle grandi cose che stavano accadendo e che dovevano accadere alla grotta veniva celato dietro la motivazione – da parte delle autorità di Lourdes e dei genitori di Bernardette – di voler evitare problemi e grattacapi che tutta quella faccenda avrebbe creato e già stava creando. Ma in ogni caso questa motivazione prudenziale non può giustificare la repressione della verità e la mancanza di accoglienza del dono di Dio.

1° marzo. Apparizione e primo miracolo

Il giorno dopo, l’1 marzo, alla grotta è presente per la prima volta un sacerdote, l’abbé Desirat che non sapeva che il parroco di Lourdes, l’abbé Peyramale, aveva vietato al clero di andare alla grotta. Questo sacerdote, colpito fortemente dalla scena dell’apparizione a cui assistette in quel giorno, lasciò una testimonianza che risulta una delle più belle descrizioni di santa Bernardette in estasi durante l’apparizione: «“Bernadette, sgranando il suo rosario, muoveva appena le labbra, ma dal suo atteggiamento, dai tratti del suo viso, si vedeva che la sua anima era rapita… Il sorriso superava ogni espressione. L’artista più abile, l’attore più consumato non potrebbero mai riprodurne il fascino e la grazia… Impossibile a immaginarsi! Quel che mi colpì fu la gioia e la tristezza che le si dipingevano sul viso. Quando uno di questi fenomeni succedeva all’altro, ciò avveniva con la rapidità del lampo. Nondimeno, in questo passaggio non c’era nulla di brusco: una transizione ammirevole. Avevo osservato la ragazzina mentre si recava alla grotta, l’avevo osservata con cura scrupolosa. Quale differenza tra come era allora e come la vidi al momento dell’apparizione. La stessa differenza che c’è tra la materia e lo spirito… Solo Bernadette vedeva l’apparizione, ma tutti avevano come la sensazione della sua presenza. Rispetto, silenzio, raccoglimento regnavano dappertutto. Oh, come si stava bene là! Credevo di essere nell’anticamera del Paradiso”» [17].

Inoltre in questo giorno, a Lourdes, si verifica il primo miracolo. Si tratta di una guarigione fisica, che sarà anche una delle sette riconosciute autentiche dall’inchiesta del vescovo: «Tra quelli che vanno alla grotta il 1° marzo c’è Catherine Latapie, detta Chouat, di Loubajac, una rude e povera paesana, per niente devota. Due anni prima, cadendo da una quercia, si era slogata il braccio: due dita erano rimaste piegate e paralizzate; l’arto – purtroppo il destro – non si era più ristabilito e la donna non poteva più filare né lavorare a maglia. Catherine aveva sentito parlare di quella fonte che a Lourdes confortava i malati. Arriva rimorchiando due dei suoi figli, mentre un terzo è già pesante e vivace nel suo grembo. Alla grotta prega e poi si avvicina alla fonte, immerge la mano e le dita paralizzate e contorte si sciolgono e riacquistano la loro mobilità: riesce per la prima volta a congiungere le mani in preghiera» [18].

Lourdes, come san Giovanni Rotondo e molti altri luoghi, sono certamente casi eclatanti e paradigmatici in cui il soprannaturale fa irruzione, si impone davanti all’intelligenza dell’uomo. Questo è uno dei motivi per cui i miracoli di Lourdes sono tanto citati in chiave apologetica, per dimostrare cioè la verità ed unicità della religione e della Chiesa cattolica. Dinanzi  ad essi, ben dimostrati e documentati, la scienza deve arrendersi e accettare che esiste una sfera del reale che le sfugge ma che c’è davvero e che proclama che Dio esiste.

Non un dio senza nome ma il vero Dio che si rivela in Gesù e si lascia incontrare nella Chiesa da Lui istituita. Il fatto che appaia la Madonna e che confermi la sua presenza con segni e prodigi significa che, all’interno della foresta delle religioni, possiamo essere sicuri di non perderci se crediamo che Cristo è il nostro unico Salvatore e la fede cattolica l’unica verità che ci salva dalla menzogna.

L’apparizione del 2 marzo. Bernardette dall’abbé Peyramale.

«Il giorno dopo, 2 marzo, la folla aumenta sempre di più. Ci sono 1650 persone davanti all’antro di Massabielle. L’apparizione questa volta chiede a Bernadette: “Dite ai sacerdoti che si venga qui in processione e che si costruisca una cappella”. È un messaggio per i sacerdoti. Questa volta Bernadette deve andare dal curato di Lourdes, l’abbé Peyramale» [19].

La richiesta di Aquerò si pone sulla scia di numerosissime apparizioni del passato e del presente, caratterizzate tutte dalla stessa volontà di Maria: far costruire una cappella nel luogo delle apparizioni perché vi possa fiorire la pratica della fede, possano essere frequentati i Sacramenti e siano dispensate con abbondanza le grazie dalla Madre di Misericordia. È tutto molto chiaro. Lei è inviata dal Cielo per ravvicinate l’umanità lontana alla sorgente della grazia, Cristo che la offre principalmente nei suoi sacramenti. Maria è tutta relativa a Cristo, all’unione con il quale desidera condurre ogni cuore. Vuole, con piccoli o grandi luoghi di culto, creare delle piccole “oasi” in cui le anime possano essere rigenerate, l’azione del nemico contrastata e le sue arti maligne disinnescate.

Bernardette, dunque, doveva presentarsi dal parroco e rivolgergli la richiesta da parte della Madonna: «È la prima volta che Bernadette Soubirous va a vedere il parroco Peyramale, un uomo robusto, forte, che incuteva timore. Aveva una grande autorità, un temperamento forte e una grande ricchezza di cuore. Donava tutto quello che poteva, più di quanto poteva, ai poveri e per questo aveva ricevuto questo rimprovero: “mancanza di equilibrio nella sua generosità per i poveri”. Un parroco meraviglioso!

Ma per quanto riguarda le apparizioni, sapeva che non erano viste bene nella Chiesa, che si trattava di qualcosa che era difficile da costatare. Sapeva che gli avrebbero creato problemi con il Vescovo. Allora, quando Bernadette si infila per la porta del giardino della sua casa, che esiste ancora, lasciata lì in memoria di quell’evento, la sua reazione non è certo positiva. Anche se quel burbero prete aveva potuto constatare in quei giorni il soffio del vento dello Spirito. Aveva conosciuto in confessionale l’esperienza del cuore di tanta gente che riscopriva o ravvivava la propria fede grazie a quel fenomeno che accadeva a Massabielle» [20].

Il parroco, al vedere la ragazzina, esordì:

«“Sei tu quella che va alla grotta?”.

“Sì, signor curato”.

“E tu dici di vedere la Santa Vergine?”.

Non ho detto la Santa Vergine”.

“Allora che cos’è questa signora?”.

“Non lo so”.

“Ah, tu non lo sai, bugiarda! E tuttavia il giornale lo scrive, e tutti quelli che fai correre dietro di te dicono che si tratta della Santa Vergine. Allora che cosa vedi?”.

“Qualcosa… che assomiglia a una signora”.

“Qualcosa” ripete il curato in tono di derisione. Bernadette teme che se attende ancora, dimenticherà le parole dì Aquerò. Quindi dice al parroco:

“Signor curato. Aquerò chiede che si venga alla grotta in processione”.

“Bugiarda! Come vuoi che io ordini una processione! È monsignore che decide le processioni. Se la tua visione fosse qualcosa di buono, non ti direbbe simili sciocchezze…”.

Peyramale continua a deridere Bernadette. E ordina di non farla più andare alla grotta. Quella sera però la ragazza vuole incontrare di nuovo il parroco, per dire ciò che per paura si era dimenticala di riferire la mattina, cioè per parlare della richiesta di costruire una cappella. Calato il buio, alle sette, Bernadette è di nuovo davanti a Peyramale.

“Una cappella… al più presto, anche se fosse molto piccola”.

Il curato rimane ancora una volta sconcertato. È allora che domanda alla veggente di chiedere il nome di Aquerò la prossima apparizione. Il giorno dopo una nuova apparizione e una terza visita di Bernardette a Peyramale.

“Signor curato, la Signora vuole sempre la cappella”.

“Le hai chiesto il suo nome?”.

“Si, ma non fa che sorridere”.

“Si prende graziosamente gioco di te”.

Ma poi aggiunge:

“Ebbene, se vuole la cappella, dica il suo nome e faccia fiorire il roseto della grotta!… Se dice il suo nome e farà fiorire il roseto, le faremo costruire una cappella, e non sarà molto piccola, sta sicura! Sara grandissima”» [21].

Probabilmente il buon parroco deve essersi ricordato del miracolo avvenuto circa tre secoli prima sul Tepeyac, in Messico, quando in pieno inverno San Juan Diego portò al vescovo Juan de Zumarraga una rosa di Castiglia che la Vergine aveva fatto fiorire su quella collina come segno dell’autenticità delle sue apparizioni. Così la richiesta di Peyramale non deve essere scambiata con la volontà oltraggiosa di tentare Dio: era una richiesta che rivolgeva a Aquerò attraverso la sua piccola intermediaria per saggiare la verità delle parole che gli erano state dette. Maria certamente conosceva la bontà delle intenzioni del suo ministro. Vediamo, allora, come andarono le cose.

L’apparizione del 4 marzo: la delusione

Si arriva al giovedì 4 marzo, giorno attesissimo non solo da Bernardette ma anche dalle numerosissime persone che accorrono alla grotta e che si aspettano qualcosa di speciale da parte di Aquerò, qualche prodigio o guarigione straordinaria in quella che sarebbe dovuta essere l’ultima sua visita apparizione. È innegabile lo stato di attesa anche da parte di Peyramale che ha ormai il chiaro sentore che quella signora di cui le parla la piccola veggente sia davvero la Vergine Maria. Ma Aquerò resta silenziosa. Vuole mette a dura prova la fede e la pazienza di  Bernardette, come anche di tutti gli altri.  Fa parte della sua pedagogia materna. Bernardette non si recherà più alla grotta per lo spazio di 20 giorni.

Sono 20 giorni di silenzio del cielo ma anche di profonda maturazione interiore per la veggente. A partire da questo particolare si può gettare qualche luce in più sulla grandezza e lo spessore delle apparizioni di Lourdes. La Madre Immacolata non tocca il suolo di Massabielle per soddisfare la vana curiosità della gente né tanto meno per gratificare una sua figlia con le sue soavi visite. No. Viene principalmente per guidare tutti sulla via della santità, una via esigente ma che è necessario percorrere per raggiungere la salvezza. Lei si fa Maestra, guida e compagna dei suoi figli che vuole condurre alla più alta perfezione. E noi tutti dovremmo ascoltarla con gioia e riconoscenza.

Il 25 marzo: la seconda svolta.“Que soy era Immaculada Councepciou”.

«Si arriva così al 25 marzo, un altro giovedì. Tutto si svolge inquadrato da molti giovedì (…). Tutto è cominciato giovedì 11 febbraio; la fonte è stata scoperta giovedì 25 febbraio. Anche il 4 marzo era un giovedì, come il 25 marzo, giorno in cui sì celebra l’Annunciazione. E su diciotto apparizioni, cinque sono avvenute di giovedì. (Il 25 marzo) è davvero  l’A n n u n c i a z i o n e  di  L o u r d e s, la sedicesima apparizione, che avviene proprio nel giorno della festa dell’annuncio a Maria.

Bernadette si sveglia nel cuore della notte con il desiderio di tornare alla grotta. Quel desiderio che per venti giorni non aveva più avvertito. Ci sono – sorpresa – alcune persone ad attenderla a Massabielle. “Signorina, volete avere la bontà di dirmi chi siete, per piacere?”. Aquerò sorride, anche perché Bernadette è incespicata sulle parole. Ma la ragazzina è testarda e ripete per tre volte la domanda. Alla quarta volta, l’apparizione non ride più. Passa il suo rosario nel braccio destro. Le sue mani giunte si aprono, si estendono verso terra. Dal quel gesto così semplice si irradia una maestà: la sua figura di fanciulla assume come un peso d’eternità. Con lo stesso movimento, unisce adesso le mani all’altezza del petto, alza gli occhi al cielo e dice: “Que soy era Immaculada Councepciou”. Io sono l’I m m a c o l a t a C o n c e z i o n e.

Il roseto non è fiorito come chiedeva il curato Peyramale ma la domanda sull’identità della bella Signora ha finalmente una risposta. Solo che Bernadette non ha proprio idea di cosa possano significare quelle parole. Comincia a ripeterle meccanicamente, per non dimenticarle, per ritenerle nella sua mente e poterle ripetere al parroco» [22].

Molto significativo ed edificante questo fatto: santa Bernardette vuole essere fedele al messaggio ricevuto integralmente, senza metterci nulla di suo. Ecco il perché di quella sua preoccupazione, il ripetere meccanicamente per non dimenticare… Questo atteggiamento la contraddistingue, non è legato solo al momento cruciale della rivelazione del nome della Signora. È proprio questa sua limpidezza, questa sua trasparenza uno dei segni più validi della veridicità della sua testimonianza.

Anche quando non capisce, riferisce così come ha appreso, senza cambiare una virgola di ciò che Aquerò le ha detto, neanche quando certi eventi poco felici la costringerebbero quasi a personalizzare il messaggio. Questa fedeltà alla lettera, sia nel reportage dei fatti e delle parole di Aquerò che nell’obbedienza senza riserve, è uno dei segreti del successo di Bernardette, probabilmente uno dei motivi che ha spinto la Vergine a scegliere proprio lei, così insignificante. È sicuramente uno degli ammaestramenti più belli da raccogliere per la nostra vita cristiana.

Torniamo ai fatti, che a questo punto giungono al loro apice. La veggente, mentre ripete tra sé la fatidica rivelazione corre alla canonica del parroco per portargli la buona notizia. Aquerò, finalmente, ha rivelato il suo nome! «“Una signora non può portare quel nome!”, risponde Peyramale. Il curato rimane spiazzato. Prima crede che quella affermazione sia riferita da Bernardette a se stessa. La ragazza, infatti, nella fretta di riferire le parole per lei incomprensibili, ha omesso inizialmente di precisare “Aquerò mi ha detto…”. Poi si chiarisce ma non del tutto.

Al curato tornano alla mente gli studi di teologia, gli articoli  letti quattro anni prima, nel 1854, quando il Papa Pio IX aveva solennemente proclamato come dogma di fede I’Immacolata concezione di Maria. La sua concezione è immacolata, ma come fa l’apparizione a dire che lei stessa è la sua concezione?

“Tu mi inganni! Sai  che cosa vuol dire questo?”, dice il curato.

Bernadette fa cenno di no con la testa.

“Allora come puoi dirlo, se non hai capito?”.

“Ho ripetuto per tutta la strada”.

Peyramale sente salire singhiozzi dal profondo del suo essere. È travolto da quella rivelazione.

“Vuole sempre la cappella”, sussurra Bernadette, la testarda e concretissima Bernadette, la veggente dei “fatti”.

Il curato è imbarazzato e commosso, trova solo la forza di dire:

“Va a casa, ti vedrò un’altra volta”» [23].

Come dicevamo, qui siamo all’apice delle apparizioni. Aquerò è l’Immacolata e con questo nome continueremo a chiamarla nel prosieguo del racconto. Ha studiato tutto con cura, ha diretto in maniera sapiente ogni cosa. Il 25 marzo ha stabilito che il tempo era giunto per rivelare il suo nome. C’è chi sostiene con convinzione che quella di Lourdes sia una vera e propria auto-rivelazione una solenne auto-definizione, perché meglio di ogni altra coglie la radice stessa della singolarità della persona di Maria. Mentre il titolo e la funzione della Maternità divina dicono maggiormente l’operazione, la missione di Maria in funzione della storia della salvezza, il privilegio dell’Immacolata concezione si colloca più all’essere della sua persona. Lei è senza macchia di peccato e piena di grazia, di Spirito Santo. Difatti, è così la salutò l’Arcangelo Gabriele: “Ave, Piena di grazia!”.

Le ultime due apparizioni. Il fenomeno della pseudo-veggenza

Dal 26 marzo al 6 aprile le apparizioni si interrompono. Ma, d’altra parte, il fenomeno  conosce uno sviluppo importante. Il 5 aprile, due giorni prima dell’apparizione, alla grotta ci sono ben 5.445 visitatori di cui 3.443 forestieri: «Il 7 aprile Bernadette è nuovamente attirata alla grotta. Durante l’apparizione, la veggente tiene la lampada accesa e copre la fiamma con le mani, lungamente, per tutto il tempo dell’estasi. Alla grotta c’è un medico, il dottor Douzous, che constata subito l’evento: la mano che la ragazza ha tenuto a contatto con il fuoco durante tutto il tempo dell’apparizione non ha alcun segno di scottatura» [24].

A partire da una allucinazione ottica di alcune ragazze della parrocchia – che scambiando i riflessi di una stalattite all’interno della grotta, si convinsero di aver visto la Madonna – prese il via il famoso fenomeno degli “pseudo-veggenti di Lourdes” che crebbe  in grado esponenziale fino a luglio, mese dell’ultima apparizione. Purtroppo questo fermento portò ad una specie di impazzimento generale: tanti si cedettero visionari, convinti di  condividere con Bernardette il privilegio di vedere la Madonna.

Così il fenomeno prese a degradarsi e le autorità cominciarono a intervenire con misure disciplinari: «Davanti a tutto questo la pubblica autorità interviene. Le scene ridicole che si svolgono davanti alla grotta di Massabielle offrono argomenti decisivi: l’ordine pubblico è minacciato. Così Jacomet comincia lo sgombero, impone il divieto di abbeverarsi alla fonte e chiude la grotta. Le barriere sono installate il 15 giugno, poi demolite il 17 giugno – da quegli stessi che le avevano installate – ricostruite il giorno successivo, demolite nella notte del giugno, ricostruite il 28, smantellate di nuovo nella notte del 1o luglio, ricostruite il 10 luglio.

Anche l’atteggiamento dei falsi visionari è diventato imbarazzante: si trasforma in gesti superstiziosi, smorfie e riti imbarazzanti. Finalmente scoppia il bubbone: il curato di Lourdes (8 luglio) e il Vescovo di Tarbes (12 luglio) intervengono per porre fine agli abusi, che cessano di colpo. Finalmente, alla metà di luglio, la grotta è liberata. Ritorna il clima di vera preghiera» [25].

Giungiamo così all’ultima apparizione dell’Immacolata, quella del 16 luglio: «A questa data l’ingresso alla grotta è ancora vietato dalle autorità. È l’unica apparizione che avviene di sera. Bernadette quel giorno si sente nuovamente attirata in modo irresistibile verso la grotta. È una visita inaspettata e improvvisa. La zia Lucile Casterot, la più giovane delle sorelle del mulino di Boly, la camuffa sotto una entità, per non farla riconoscere. Siccome la grotta era vietata, la veggente si reca dall’altra parte del Gave, nel prato della Ribère.

C’è una piccola folla in preghiera davanti a Massabielle. Quasi nessuno la riconosce. L’ultima apparizione è silenziosa. Bernadette racconta di aver visto Aquerò come se fosse vicina, come le altre volte, come se non ci fosse la barriera di tavole che ostruiva l’ingresso della grotta: “Io non vedevo né le tavole né il Gave. Mi sembrava di essere alla grotta, senza maggior distanza delle altre volte. Non vedevo che la Santa Vergine”. È l’ultima volta su questa terra che la veggente si trova di fronte a Maria» [26].

Si, ma santa Bernardette era ben consapevole che gli incontri con la Vergine Immacolata non erano stati soltanto né principalmente una dolce parentesi della sua giovane vita. Si trattava dell’evento originante che le preparava ed illuminava il futuro. D’ora in avanti si sarebbe cominciata ad avverare gradualmente quella parola profetica che un giorno le disse Aquerò: “Non ti prometto di farti felici su questa terra”. La vita di Bernardette dimostra che si era preparata a dovere a questa profezia, portando a compimento la sua missione. È soprattutto grazie a lei che Lourdes è diventata, nell’immaginario comune, la “cittadella della santificazione della sofferenza”: è stata lei il modello e l’esempio perfetto di come si soffre con amore e di come si ama nella sofferenza.

A conclusione di questa sezione sui fatti di Lourdes, vorrei fare una riflessione sulla data dell’ultima apparizione. Pura casualità se il ciclo di visite mariane si concluse il 16 luglio? Il caso si oppone all’ordine e la divina Provvidenza è sempre ordinata, anche nella scelta delle date. In questo giorno, infatti, la Chiesa celebra la festa della Madonna del Carmelo, una ricorrenza mariana di grande importanza: «Anche nell’ultima apparizione di Fatima i pastorelli videro, al posto del miracolo del sole, dapprima la Madonna Addolorata e quindi la Madonna del Carmelo. Questa “coda” delle apparizioni di Lourdes e di Fatima, con riferimento al Carmelo (…) è un richiamo alla spiritualità di preghiera e di penitenza simboleggiata dal noto scapolare. Si tratta di una devozione in cui la Madonna non è considerata soltanto come oggetto di culto, ma anche come esempio e via per giungere all’intimità più profonda con Dio. Il richiamo che ne sgorga oggi è dunque l’invito a   r i v e s t i r c i di Maria come una veste da sposa per andare incontro a Cristo sposo» [27].

Questo rivestirsi di Maria è, in effetti, l’essenza della consacrazione mariana il cui scopo principale è quello di fare del consacrato un’altra Maria affinché Lei ne faccia un altro Cristo. L’Immacolata non poteva allora, a conclusione della serie di apparizioni a Massabielle, offrire un messaggio più bello e significativo, che contiene l’invito più prezioso da seguire per la nostra salvezza e santificazione.

L’approvazione ecclesiastica

Lourdes, come ben sappiamo, è una delle apparizioni riconosciute ufficialmente dalla Chiesa. È, tra l’altro, uno dei casi più esemplari di procedura ecclesiastica nel discernimento sia per rapidità che per metodo. Ci auguriamo davvero che tutti i vescovi abbiano la saggezza e la competenza di mons. Laurance, a cui spettò l’onore di porre il sigillo della Chiesa sulle apparizioni dell’Immacolata a Massabielle.

Ripercorriamo brevemente gli avvenimenti che portarono al riconoscimento. Quando il Vescovo di Tarbes, a metà luglio, intervenne personalmente per arginare gli abusi che avvenivano alla grotta, istituì al contempo un’Inchiesta di studio per valutare il caso in maniera approfondita e discernere la verità degli accadimenti. L’intento di questa commissione era quello di squalificare le false visioni e accertare l’autenticità di quelle ricevute da Bernardette: «Il 7 dicembre 1860 Bernadette compare davanti al Vescovo Laurence per la sua ultima testimonianza ufficiale sulle apparizioni.

Quella del prelato è inizialmente una maschera glabra e impassibile. È circondato da dodici membri della commissione che confrontano le parole della ragazza con le precedenti testimonianze rese. Tutto si accorda perfettamente ancora una volta. Bernadette “mima” il gesto dell’Immacolata, non cade nei tranelli che i commissari gli tendono, non si contraddice mai. Il18 gennaio 1862 il Vescovo firma la lettera pastorale nella quale dichiara: “Noi affermiamo che l’Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernardette”» [28].

Parte II

IL GRANDE MESSAGGIO DI LOURDES, TRA “ESPLICITO” ED “IMPLICITO”

Abbiamo raccontato in lungo ed in largo gli avvenimenti straordinari legati alle apparizioni dell’Immacolata a Lourdes e gli splendidi esempi di virtù che Bernardette ci ha offerto. Adesso proviamo a scoprire ciò che è racchiuso nel messaggio di Lourdes, anche al di là delle poche parole pronunciate da Maria. Come si è visto, le parole della Madonna durante le 18 apparizioni a Massabielle sono “dosate con il contagocce” ma ciascuna di esse racchiude un significato profondo. Ancora di più, ognuna rimanda ad altre parole implicite che costituiscono come la “trama nascosta” del messaggio, il messaggio implicito appunto.

Cosi Laurentin: «Direi che il messaggio va oltre le stesse parole della Madonna e si compone di un insieme di elementi: l’apparizione, lo sguardo della Vergine, i suoi gesti, gli atteggiamenti che Bernadette mimava in modo cosi suggestivo nel corso degli interrogatori, ma anche l’impatto del messaggio nella sua stessa vita e nell’ambiente che la circondava. Ogni messaggio profetico va sempre al di la delle parole. E’ come il lievito nella pasta. Le parole chiave del messaggio non sono solo quelle dette esplicitamente. vale a dire “Preghiera”, “Penitenza” e “conversione”, “Immacolata Concezione”. C’è anche, innanzitutto, la parola povertà (…). La prima parola del messaggio, anche se non detta esplicitamente dall’apparizione, è la parola povertà» [29].

Implicito non significa fantasioso ma semplicemente non manifesto, nascosto all’interno delle parole di Maria. Così si può dire che il messaggio totale di Lourdes risulta composito e variegato, costituito da una parte esplicita ed una implicita. Si sbaglierebbe chi pensasse di ridurre gli insegnamenti e gli appelli di Lourdes alle poche frasi pronunciate dall’Immacolata nel corso delle apparizioni, mentre la ricchezza del messaggio è di una portata ben maggiore.

Il messaggio implicito si compone di parole (implicite) ed elementi (espliciti) quali “l’apparizione, lo sguardo della Vergine, i suoi gesti, gli atteggiamenti che Bernadette mimava, ecc.” Per Laurentin, il messaggio esplicito non è quello più importante. La parola povertà, sebbene implicita, fa da sfondo a tutte le apparizioni, alla vita e alla vocazione personale di Bernardette e costituisce l’aspetto più genuinamente profetico di tutto il messaggio.

Anche papa Benedetto gli fa eco esprimendo lo stesso pensiero, nell’omelia tenuta a Lourdes il 12 Settembre 2008, in occasione del 150 anniversario della apparizioni. Così, allora, si espresse il Pontefice: «Seguendo il percorso giubilare sulle orme di Bernardetta, l’essenzialedel messaggio di Lourdes ci è ricordato. Bernardetta è la maggiore di una famiglia molto povera, che non possiede né sapere né potere, è debole di salute. Maria la sceglieper trasmettere il suo messaggio di conversione, di preghiera e di penitenza, in piena sintonia con la parola di Gesù: “Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25)» [30].

Per papa Benedetto, la povertà è come il canale che la Madonna ha scelto per trasmette al mondo il suo messaggio di conversione, preghiera e penitenza. È l’essenziale del messaggio di Lourdes, secondo le parole dello stesso Pontefice. Se L’Immacolata ha scelto Bernardette è proprio perché in lei risplendeva quella povertà ed semplicità di cuore che attirano lo sguardo di Dio: “Ha guardato l’umiltà della sua serva”(Lc 1, 48); Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia (Gc 4, 6b).

Ritorniamo alle parole di Laurentin. Se le sue considerazioni aprono le porte ad un’analisi del messaggio di Lourdes più approfondita e meno superficiale, mi sembra, però, che si possano completare. E’ bene sottolineare il carattere determinante della povertà che aiuta a comprendere anche perché la Madonna abbia scelto proprio Bernardette come sua referente privilegiata. Meditando però sul messaggio di Lourdes, mi sembra di trovare altre parole implicite che ne arricchiscono il contenuto.

Lo schema, potrebbe essere il seguente:

Parole esplicite del messaggio → conversione, preghiera, penitenza, Immacolata.

Parole implicite del messaggio → povertà, sofferenza, vita di grazia, consacrazione mariana.

Ancora di più, mi sembra di poter dire che, se è vero che tutte queste parole si richiamano a vicenda, ci sono però dei binomi (1 parola esplicita + 1 parola implicita) che presentano una connessione più stretta e luminosa.

Eccoli: preghiera/povertà, penitenza/vita di grazia, Immacolata/consacrazione, conversione/sofferenza.

Gli accostamenti suggeriscono subito alcune riflessioni.

Conversione/sofferenza: La vita dell’uomo è una continua conversione, fino alla fine della vita non potrà mai dire di essere perfettamente convertito. E’ il cuore che deve convertirsi,  attraverso dei comportamenti ed uno stile di vita coerente con il messaggio evangelico e questo significa decidersi una volta per tutte ad abbandonare il peccato per vivere nella grazia di Cristo Risorto. La determinazione avviene una volta per tutte, ma la realizzazione di questo proposito dura tutta la vita e richiede eroismo nella pratica costante delle virtù, tanta fortezza, costanza e pazienza. E certamente tutto questo comporta sofferenza, pene a volte intime e lancinanti che si prolungano lungo tutto l’arco della vita. Tutto questo per poter essere “felici non in questa vita ma nell’altra”, come disse la Madonna a santa Bernardette.

Preghiera/povertà: La preghiera è la vita, l’anima dell’esistenza cristiana. Senza preghiera non c’è grazia e senza grazia siamo, per dirla con sant’Agostino, “massa perditionis”, massa votata alla perdizione perché l’uomo senza la grazia di Dio è destinato a rimanere schiavo del peccato, della sua dittatura e della morte, prima temporale e poi eterna. Ma la preghiera può arricchire l’uomo solo se egli è vuoto, spoglio, libero dall’amor proprio e dagli altri vizi. Quanto più povero interiormente, tanto meglio disposto a ricevere la grazia di Dio. Si potrebbe anche dire, d’altra parte, che la preghiera sincera aiuta l’uomo a raggiungere questa condizione di povertà interiore. Le cose sono concatenate: quanto più e quanto meglio si prega tanto più poveri si diventa e quanto più poveri si diventa tanto più si riceve grazia e benedizione.

Penitenza /vita di grazia. Anche se si sente spesso dire che penitenza e conversione sono sinonimi e che l’unica vera ed autentica penitenza è la conversione del cuore, bisogna rifiutare questa riduttività che toglie agli atti e alle opere di penitenza ogni valore. Verrebbe da chiedersi, allora: senza le opere di penitenza, come si fa a raggiungere quella purezza del cuore che è lo scopo della conversione? Ogni vera conversione suppone una dura lotta, un “agone” contro se stessi, contro il mondo e contro il diavolo. È del tutto inutile e controproducente parlare un altro linguaggio, che sminuisca la necessità della penitenza “fattiva” delle opere perché la nostra natura è segnata dal peccato, come afferma l’Apostolo: «Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo (…); infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?» (Rm 7,19-20. 24).

D’altra parte, non ci si può illudere di trovare nel mondo un alleato, ma piuttosto un nemico del cristiano perché questo, secondo le parole del Maestro, è dominio del nemico: «La drammatica condizione del mondo che “giace” tutto “sotto il potere del maligno” (1 Gv5,19) fa della vita dell’uomo una lotta (…). L’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio» [31].

Da parte sua, il diavolo sa anche intervenire direttamente, con seduzioni, tentazioni e vessazioni, contro gli amici di Dio per dissuaderli dal cammino di perfezione intrapreso. Colui che la Sacra Scrittura chiama «il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo» (Ap 12, 9) non dorme ma «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5, 8).

Veniamo alla connessione tra penitenza e vita di grazia. È abbastanza chiaro che la penitenza prepara il nostro cuore, lo dispone a ricevere la grazia. È lo strumento per eccellenza  a nostra disposizione per far morire l’uomo vecchio che ancora dimora in noi, opera che poi la grazia di Dio, libera ormai di agire, completerà “rimodellando”«l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4,24). Penitenza, allora, concreta e generosa, non per spirito masochista ma per vincere i nostri temibili e terribili nemici spirituali ed entrare, pieni di meriti, al cospetto del Giudice divino che ci introdurrà, finalmente, nel su Regno di luce.

Immacolata/consacrazione: la connessione potrebbe apparire gratuita e artificiosa. Invece è genuina. Sono in tanti quelli che hanno riflettuto su come il privilegio della Madonna interpelli ogi credente a seguire quella stessa “via di immacolatezza” che, se per la Vergine fu un privilegio, per la Chiesa è frutto di una preziosa conquista. Questa immacolatezza è il fine della vita cristiana che, in questo modo, potrà sperimentare la verità della beatitudine evangelica: “Beati i puri (…) perché vedranno Dio”. E questo vedere Dio, questa visione beatifica è il culmine della vita dell’uomo e si compirà pienamente nel Regno dei Cieli: «Questa sarà la tua gloriae la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio» [32].

Come attuare questo programma? Semplice: si potrebbe dire che il fine deve diventare anche il mezzo, e cioè: il Cuore Immacolato di Maria, che guardiamo come fine a cui tendere, deve diventare anche “la via che ci conduce a Dio”, come disse Maria stessa a suor Lucia, veggente di Fatima. Diventerà via se ci consacreremo all’Immacolata, perché per la via dell’offerta incondizionata a Lei diventiamo in qualche modo “Ella stessa vivente e operante in questo mondo”, secondo la luminosa espressione di san Massimiliano Kolbe.

Ma adesso, dopo queste riflessioni di carattere generale, veniamo a trattare, in maniera più approfondita, alcune parole significative del messaggio di Lourdes.

L’Immacolata Concezione di Maria

Primo messaggio: la portata teologica dell’autodefinizione

Innanzitutto, nell’atto di accostarci al sublime mistero dell’Immacolata Concezione di Maria, occorre fare nostre le parole della Chiesa per credere e professare, con Lei e come Lei, le verità di fede sulle quali fondiamo la nostra vita cristiana. Per la fattispecie, parlando del mistero di Maria Immacolata, bisogna far riferimento alla Bolla Ineffabilis Deus, del beato Pio IX, in cui è contenuta la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione: «E’ stata rivelata da Dio e perciò da tutti i fedeli deve essere fermamente e inviolabilmente creduta la dottrina la quale afferma che la beatissima Vergine Maria è stata preservata immune da ogni macchia di peccatooriginale sin dal primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore dell’umanità»[33].

Ma anche il Magistero più recente, post-concliare, offre un contributo solido e sicuro che si riallaccia, senza soluzione di continuità, alla Tradizione mariologica di sempre e che trovò il suo compimento nella definitio solemnis. Ecco, a proposito, quanto esprime il papa Giovanni Paolo II nella “Redemptoris Mater”: «Secondo la dottrina, formulata in solenni documenti della Chiesa, questa «gloria della grazia» (che rifulge in Maria) si è manifestata nella Madre di Dio per il fatto che Ella è stata “redenta in modo più sublime”. In virtù della ricchezza della grazia del Figlio diletto, a motivo dei meriti redentivi di colui che doveva diventare suo Figlio, Maria è stata preservata dal retaggio del peccato originale». (Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, n. 10)

Effettivamente, ad una lettura attenta delle parole con cui Maria ha rivelato il suo nome a Lourdes, si coglie qualcosa di singolare: «E’ un’affermazione simile a certe parole bibliche, che sono volutamente superlative per manifestare la grandezza di Dio, e definiscono qualcosa di concreto o una persona con una parola astratta. È una sorta di superlativo. Per esempio, Simeone nel Vangelo dice, parlando di Cristo, “i miei occhi hanno visto la Tua Salvezza”. Vuol dire che i suoi occhi hanno visto Gesù Cristo, ma per usare un’espressione più forte invece di dire “il Salvatore”, dice “la Tua Salvezza”.

Nel linguaggio comune si dice nello stesso modo di una persona molto graziosa: “è la grazia stessa”, è “la bellezza stessa”, “è la bontà stessa”, è un astratto che diventa superlativo. E questo superlativo vuol dire “non sono altro che il frutto della grazia di Dio, sono la grazia più perfetta che un essere umano abbia ricevuto e che abbia ricevuto al momento stesso della sua creazione”. La grazia premurosa di Dio è la prima delle grazie del Nuovo Testamento, è la grazia la più profonda, poiché ha preceduto il peccato, Maria è scevra del peccato perché l’Amore di Dio ha prevenuto in lei, come dice il Papa, ogni macchia di peccato» [34].

Ma perché l’Immacolata Concezione? La domanda sul fine è fondamentale per comprendere qualcosa in modo più completo.

La sentenza comune segue, all’incirca, questa direzione: «Questo privilegio iniziale della Vergine (la preservazione dal peccato originale) si inserisce anch’esso vitalmente, nella storia della salvezza. Il Concilio Vaticano II, infatti, ha rilevato con estrema chiarezza l’appartenenza di Maria alla stirpe adamitica, bisognosa di salvezza. (Anche Ella)  fu redenta – si noti bene! – con redenzione preservativa,proprio perché fosse in grado di cooperare alla redenzione liberativa di tutti gli altri, e perciò in funzione di salvezza.L’Immacolata Concezione perciò, più che un ornamento personale della Vergine, va considerata come una preparazione immediata della medesima alla missione salvifica ch’Ella doveva esercitare nella storia della salvezza» [35].

Se questo è vero, bisogna affermare però, come afferma la teologia francescana, che il privilegio dell’Immacolata concezione può essere in funzione della redenzione liberativa solo “post factum”, dopo cioè il peccato originale senza il quale non sarebbe stata necessaria. Allora, ci domandiamo: se non ci fosse stato il peccato non ci sarebbe stata l’Immacolata?

Con la tradizione teologica francescana, che insegna “il primato assoluto di Cristo e di Maria” – tesi che riscuote ormai sempre più apprezzamento nel mondo cattolico -, diciamo che l’incarnazione di Cristo e l’Immacolata Concezione sono i c a p o l a v o r i dell’opera creativa di Dio e per questo non è possibile pensare che la loro esistenza sia causata e occasionata da un male (e quale male!), il peccato dei progenitori. Dovremmo direbbe piuttosto che Incarnazione del Verbo e Concezione Immacolata di Maria furono decretati dall’eternità da Dio “con un unico e identico decreto” (“uno eodemque decreto”, Ineffabilis Deus) i n d i p e n d e n t e m e n t e dal peccato di Adamo ed Eva. In questo caso l’incarnazione non sarebbe stata redentiva e la concezione immacolata di Maria non sarebbe stata in funzione della redenzione liberativa ma vi sarebbero state ugualmente, per la più grande gloria di Dio.

Questo primato assoluto di Maria, accanto a Cristo suo Figlio, è insinuato anche dal papa san Giovanni Paolo II nella sua Enciclica mariana: «Nel mistero di Cristo ella è presente già “prima della creazione del mondo”, come colei che il Padre “ha scelto” come Madre del suo Figlio nell’incarnazione ed insieme al Padre l’ha scelta il Figlio, affidandola eternamente allo Spirito di santità»[36].

Approfondimenti sul significato dell’autorivelazione

Però ci si potrebbe chiedere ancora perché, tra tanti nomi, la Madonna abbia voluto scegliere proprio quello di “Immacolata Concezione”. Le risposte abbozzate fino a questo momento, offrono già, in sostanza, la soluzione della questione. Ma cerchiamo di penetrare più in profondità nel mistero, per quanto ci è concesso.

San Massimiliano Kolbe, ardente apostolo della consacrazione illimitata all’Immacolata, è geniale anche sul piano speculativo in rapporto al mistero dell’Immacolata e delle sue relazioni con la SS. Trinità in generale e con lo Spirito Santo in particolare, di cui Ella Sposa. Ma il mistero dell’Immacolata in sé formava, al di sopra di tutti gli altri, l’oggetto delle sue riflessioni, meditazioni e contemplazioni: «Chi sei, o Signora? Chi sei, o Immacolata? (…). Chi sei, o Divina»[37] è la domanda che il santo rivolge direttamente alla Vergine, per implorare da Lei stessa quella risposta che oltrepassa ogni sforzo umano di comprensione.

È proprio a partire da questa sete ardete di conoscenza del mistero di Maria, sperimentale oltre che nozionale, che si comprende quel suo interrogarsi sull’autorivelazione di Lourdes. Egli è convinto che nelle poche parole del 25 marzo 1958, Ella abbia manifestato ciò che di più intimo appartiene al suo essere, la caratteristica più unica e peculiare, la sorgente di ogni altro privilegio:«L’Immacolata a Lourdes, nella sua apparizione, non dice: “Io sono stata concepita immacolatamente” ma: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Con ciò Ella determina non solo il fatto dell’Immacolata Concezione, ma anche il modo con il quale questo privilegio Le appartiene. Perciò, non è qualcosa di accidentale, ma fa parte della Sua stessa natura. Ella stessa è la Concezione Immacolata.  Di conseguenza, Ella è tale anche in noi e ci trasforma in Se stessa come immacolati…» [38].

Un altro gigante della devozione mariana, il “Pontefice del Totus Tuus”, san Giovanni Paolo II, nella sua Enciclica Redemptoris Mater, miniera di dottrina e spiritualità mariane, ci fa riflettere così: «Il messaggero (l’Arcangelo Gabriele)saluta Maria come “piena di grazia”: la chiama così, come se fosse questo il suo vero nome. Non chiama la sua interlocutrice col nome che le è proprio all’anagrafe terrena: Miryam (= Maria), ma con questo n o m e   n u o v o: “piena di grazia”» [39].

È splendida questa intuizione. Si può dire che la pienezza di grazia è come il risvolto positivo del dogma dell’Immacolata Concezione. Maria non è preservata dal peccato per essere vuota, ma per essere disposta a ricevere quella pienezza della grazia per la quale è “detta Beata da tutte le generazioni” (cf. Lc 1, 48). Ecco il nome nuovo, nuovo non nel senso di qualcosa che prima non si conosceva ma nel senso di “nome rinnovatore”, origine e radice delle cose nuove e meravigliose che Ella avrebbe compiuto da quel momento in poi, fino alla consumazione dei secoli. Quella semplice parola, che il greco rende con il participio perfetto “kekaritomène” (piena di grazia, appunto) è, secondo il Pontefice,  i l   n o m e   p r o p r i o  di Maria, quello che ne svela l’identità meglio di ogni altro.

Dal momento però che le parole Immacolata Concezione si riferiscono più direttamente al privilegio della preservazione dalla macchia originale, primissimo dono di Dio alla Vergine e sorgente di tutti gli altri, possiamo dire, con la Madonna stessa, che il suo nome proprio meglio si esprime con il titolo: Immacolata Concezione, che del resto illumina con più precisione la verità della sua vittoria, grandiosa e definitiva, sul demonio e su tutti i suoi satelliti, verità consolantissima che era stata già preannunciata agli inizi della storia della salvezza e che si trova contenuta, a caratteri d’oro, nel terzo capitolo del Genesi: “Lei ti schiaccerà il capo e tu le insidierai il calcagno” (v.15).

E allora, in sintesi finale, mi sembra giusto e vero, alla luce di Lourdes e dell’intera Rivelazione, che «Maria è soprattutto la “Donna im­macolata”,o più in breve ancora è l’I m m a c o l a t a. Il termine Immacolata sembra esprimere (…) il contenuto più pregnante del mistero di Maria, sia quale predestinata alla Maternità divina e spirituale nei ri­guardi della “stirpe” (Gen 3,15) e della “discendenza” (Ap 12,17), “uno eodemque decreto”con il Verbo Incarnato (Bolla Ineffabilis Deus); sia quale pre-redenta, senza macchia, opposta al peccato, nemica vittoriosa sul “serpente” (Gen 3,15) e sul “drago” (Ap 12,3); sia quale “piena di grazia” (Lc 1,28) e “vestita di sole” (Ap 12,1), ripiena, cioè, dentro, e rivestita, fuori, di tutta la grazia dello Spirito Santo» [40].

Secondo messaggio: la consacrazione illimitata

Il secondo messaggio, questa volta pratico, che scaturisce dalla rivelazione del nome di Maria è, in effetti, una considerazione semplicissima: se Maria è Immacolata e la Chiesa ha ricevuto da Dio l’altissima missione di diventare senza ruga e senza macchia (cfr Ef 1,4; 5,27) ad immagine della “Vergine fatta Chiesa”, della “Madre della Chiesa”, non ci resta che donarci a Lei, consacrarci a Lei perché ci faccia come Lei, ci plasmi “a sua immagine e somiglianza”. In termini più teologici, nel suo riassunto sul messaggio di Lourdes nelle 4 parole: povertà, preghiera, penitenza e origine Immacolata di Maria [41]. Laurentin spiega in cosa consista questa valenza apaticadella verità dell’Immacolata Concezione di Maria: «La Vergine Maria, Madre del Cristo e dei cristiani, preservata da ogni peccato, attraverso la sola grazia per diventare con l’impegno eroico e irreversibile della libertà, la Madre del Figlio di Dio trascendete, è il prototipoe l’inizio stesso della Chiesa, copro mistico del Cristo di cui ha formato il copro umano, dalla sua gestazione alla sua educazione, alla separazione della vita pubblica fono alla Croce, cammino che si impone come una smentita apparente delle promesse dell’Annunciazione» [42].

San Massimiliano Kolbe, il devotissimo dell’Immacolata, ci ha preceduto in questa riflessione,  collegando tra loro la lotta per la proclamazione del dogma dell’Immacolata (in  cui i francescani si sono particolarmente distinti nel corso della storia) e l’azione apostolica diretta a farla entrare in tutti i cuori. Si tratta di un’unica missione che vive di due fasi, distinte ma non separate: «Per sette secoli abbiamo lottato per il riconoscimento della verità dell’Immacolata Concezione e questa lotta è stata coronata dalla proclamazione del dogma e dall’apparizione dell’Immacolata a Lourdes. Ora si passa alla seconda parte della storia: seminare questa verità nelle anime, curarne la crescita e far sì che essa produca frutti di santità. E questo in tutte le anime che sono e saranno sino alla fine del mondo. La prima parte, questi sette secoli sono stati soltanto una preparazione, l’elaborazione del piano, della parola d’ordine; ora si passa soltanto all’esecuzione, cioè incorporare questa verità, rivelare l’Immacolata alle anime, introdurla nelle anime con tutti i suoi benefici effetti» [43], in una parola: c o n s a c r a z i o n e all’Immacolata.

Ecco allora come speculazione e prassi, contemplazione e azione, dottrina e devozione, tutto si assembla, si riunisce “sotto il segno dell’Immacolata”. Il nostro impegno, ancora in fase di attuazione, è quello di credere nella necessità di questa consacrazione mariana e viverla a fondo per essere da Maria “immacolatizzati”, da Lei ricreati nell’Immagine del Figlio suo.

La povertà, cuore del messaggio di Lourdes

La povertà come è stato accennato nelle pagine precedenti, è davvero il cuore del messaggio di Lourdes, ne costituisce il requisito più fondamentale. Con un’immagine, si può dire che la povertà è stata come il terreno in cui la Vergine Benedetta ha deposto, con abbondanza e varietà, il seme di tutti gli altri aspetti, appelli e prodigi  per cui Lourdes è famosa in tutto il mondo.

La questione che prima di tutte si pone, è  sul valore della povertà in relazione al messaggio di Lourdes. Come mai la Madonna ha  voluto scegliere una ragazza così povera, proveniente da una famiglia la tra le più miserabili e sventurate del paese, in una condizione così umiliata e umiliante? «La Madonna ha scelto qui la famiglia più povera e disprezzata, che tra l’altro era caduta sempre più in miseria proprio con l’avvicinarsi del tempo delle apparizioni (…). In tutto ciò emerge con limpidezza il segno biblico della p r e d i l e z i o n e di Dio per gli umili ed i poveri» [44].

Nulla appartiene al caso ma fa parte del disegno provvidenziale di Dio che voleva consegnare all’umanità un messaggio e soprattutto un “segreto”, come avremo modo di capire meglio alla fine di questa presentazione sulle apparizioni di Lourdes.

Tra l’altro santa Bernardette era consapevole di questa volontà della Madonna di porre in risalto, quasi di “premiare” la povertà, scegliendola come il pilastro su cui edificare il prodigio-Lourdes. Così, infatti, nel processo canonico sugli eventi di Lourdes, rispose all’interrogativo che le veniva posto sul motivo per cui la Madonna si era rivolta proprio a lei: «Se la santa Vergine ha scelto me, è perché ero la più ignorante. Se ne avesse trovata un’altra più ignorante avrebbe scelto lei”. È lo stesso amore preferenziale già manifestato a La Salette e che troverà sempre conferma» [45].

È, del resto, la stessa dinamica dell’Incarnazione del Verbo che si è compiuta nel totale annientamento, nel più eclatante abbassamento. Da quando il Figlio di Dio ha scelto questa via per venire a noi, vedere scolpite in un’opera umana, in una persona le stessa modalità con cui si compirono l’Incarnazione e la Redenzione – la “kenosi” (estrema umiliazione) di Cristo  – sarà per sempre la garanzia, il sigillo che tutto è autentico, che tutto proviene da Dio ed è destinato a produrre frutti di vita eterna. Senza questa “garanzia” bisogna diffidare delle apparenze anche maestose, magari portentose. Ecco perché Lourdes è grande: è grande perché è piccola, perché partecipa al paradosso di Colui che, essendo il più Grande di tutti, si è fatto il più Piccolo.

Le apparizioni dell’Immacolata a Massabielle restano come un “unicum” nella storia della Chiesa per significato, frutti di grazia e santità, guarigioni e conversioni. La radice del successo va cercata proprio in questo: Lourdes  è come una particella, un frammento dell’Incarnazione e partecipa della stessa sua fecondità soprannaturale: «Dio opera per ciò che all’occhio umano appare più spregevole; si direbbe che la sua onnipotenza, avendo creato tutto dal nulla, cerchi quello che più si avvicina al nulla, per manifestarsi più splendidamente» [46].

Riflettendo ancora su questo connotato originale di Lourdes, è interessantetrovare espresso, nel simbolo della grotta, un luogo non solo geografico, ma teologico/esistenziale. È un luogo teologico perché richiama tutta la simbologia vetero-testamentaria in cui, la grotta, è “spazio epifanico”, luogo di manifestazione della divinità. Come potrebbe sfuggirci? È proprio in una grotta che, nella pienezza dei tempi, ha voluto nascere ed “apparire” il Verbo incarnato: “(Maria) diede alla luce il suo figlio primogenito… e lo depose in una mangiatoia)(Lc 2,7).

San Paolo, parlando della manifestazione di Dio, stabile definitiva in mezzo agli uomini, annuncia l’epifania di Cristo con queste parole: E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo” (Tt 2, 11-13).

La grotta, destinata a rifugio di porci, rappresenta bene lo “status” della condizione umana nella sua realtà ontologica più profonda, quella cioè di miseria, povertà corruzione. Il contrasto tra santità-onnipotenza di Dio e peccato-debolezza dell’uomo è sottolineato dalla rivelazione di Maria, nella grotta stessa, come Immacolata Concezione.

E così in questo luogo, simbolo eloquente della povertà dell’uomo, Dio incontra la sua creatura per salvarla dall’abisso di tenebra nella quale si trova: «Al tempo di Bernadette, la grotta era un luogo sporco, oscuro, umido e freddo. Veniva chiamata “grotta dei maiali”, perché era il luogo dove si conducevano i maiali. È in questo luogo che Maria, tutto biancore, tutta purezza, segno dell’amore di Dio, cioè segno di ciò che Dio vuole fare in ciascuno di noi, ha voluto apparire. C’è un contrasto immenso tra questa Grotta oscura, umida e la presenza di Maria Vergine, “l’Immacolata Concezione”. Questo ci ricorda il Vangelo: l’incontro tra la ricchezza di Dio e la povertà dell’uomo. Il Cristo è venuto a cercare ciò che era perduto. A Lourdes il fatto che Maria sia apparsa in una Grotta sporca ed oscura, in questo luogo che si chiama Massabielle, la vecchia roccia, ci dice che Dio viene a raggiungerci ovunque siamo, nel pieno delle nostre miserie, di tutte le nostre cause perse» [47].

“Penitenza, penitenza, penitenza”, disse la Madonna a Bernardette

Un’altra parola forte del messaggio di Lourdes, questa esplicita, è quella della penitenza. Ricordiamo come sia stata la Vergine stessa a richiamarla durante l’apparizione del 24 febbraio, facendo tuonare per tre volte le parole “penitenza” con una serietà che lascia pensosi.

Sono belle le riflessioni di papa Pio XII sulla necessità della penitenza nella vita cristiana, nella sua Enciclica su Lourdes. Per il Pontefice, giustamente, l’appello dell’Immacolata non solo non è limitato al momento in cui avvennero le apparizioni ma, col passar del tempo, accresce la sua urgenza ed impellenza: «In materna comprensione, ella (la Beata Vergine Maria) volge uno sguardo su questo mondo riscattato dal sangue del Figlio suo, dove, purtroppo, il peccato ogni giorno accumula tante stragi, ed ella, per tre volte, lancia il suo vibrante richiamo: “Penitenza, penitenza, penitenza!”. Chiede inoltre atti significativi: “Andate a baciare la terra in penitenza per i peccatori”. E agli atti occorre aggiungere la preghiera: “Pregherete Dio per i peccatori”. Come al tempo di Giovanni Battista, come all’inizio del ministero di Gesù, lo stesso invito, forte e perentorio, indica agli uomini la via del ritorno a Dio: “Pentitevi” (Mt 3, 2; 4,17). Chi oserebbe dire che questo appello alla conversione del cuore abbia perduto nei giorni nostri qualche cosa della sua efficacia?» [48].

I gesti penitenziali, poi, che santa Bernardette compì il giorno seguente per ordine della Madonna ne esplicitano maggiormente il contenuto.

Seppur con un linguaggio simbolico, il messaggio della penitenza è spiegato con chiarezza. Si tratta di un vero e proprio “itinerario penitenziale” che l’Immacolata trasmette al tutti tramite la piccola Bernardette. Richiamiamo, con brevi cenni, la ricca e preziosa simbologia racchiusa in questi gesti.

Si ricorderà che «tra l’ottava e la dodicesima apparizione (…) il viso di Bernardetta diventa teso, triste, preoccupato e soprattutto compie gesti incomprensibili (…): camminare sulle ginocchia fino in fondo alla Grotta; baciare la terra di questa Grotta, ancora tutta sporca e ributtante; mangiare delle erbe amare; raspare il suolo e, per tre volte, provare a bere acqua fangosa, sorbirne un pò, poi sputarla; prendere del fango tra le mani e sfregarselo sulla faccia. E quando Bernadette osserva la folla allargando le braccia,  tutti dicono: “è pazza“» [49].

Gli atti penitenziali compiuti dalla piccola veggente sono portatori di significati profondi: «I gesti che Bernadette compie sono gesti di liberazione. La Grotta è liberata dalle sue erbe, dal suo fango. Ma perché bisogna liberare questa Grotta? Perché nasconde un tesoro immenso che occorre assolutamente aggiornare. Così, alla nona Apparizione, “la Signora” chiederà a Bernadette di andare a raschiare il suolo, in fondo a questa “Spelonca per i maiali”, dicendole: “andate alla fonte, bevete e lavatevi”. Ed ecco che un po’ d’acqua fangosa inizia a sgorgare, sufficientemente perché Bernadette possa berne. Ed ecco che quest’acqua diventa, poco a poco, trasparente, pura, limpida» [50].

Effettivamente è proprio questo il ruolo della penitenza cristiana: “restaurare” nell’uomo l’immagine e somiglianza con Dio, liberandolo da tutte le incrostazioni di peccato perché il suo cuore ed il suo corpo, tutta la sua persona diventino come l’acqua della sorgente miracolosa che scaturì a Lourdes: trasparenti, puri, limpidi. La Santissima Trinità abita potenzialmente nel cuore dell’uomo, attualmente solo in quello dell’uomo in stato di grazia. E’ fatto per Dio ma non lo possiede fino a quando non si sarà liberato decisamente del peccato. L’urgenza della penitenza non verrà mai meno perché l’uomo resta sempre macchiato, sfregiato dalla colpa, dal male. Tutto questo impasto di corruzione va rigettato, con forza e coraggio. Ecco il senso della penitenza cristiana.

Ma cerchiamo di approfondire ancora di più. Negli atti penitenziali compiuti da Bernardette, possiamo scoprire, insieme al significato ecclesiologico più evidente (il richiamo alla penitenza che la Chiesa militante è sempre chiamata a fare, “poenitentiam agere”) un significato cristologico molto profondo: «I gesti che “la Signora” ha chiesto a Bernadette di compiere sono gesti biblici: attraverso essi, Bernadette esprimerà l’Incarnazione, la Passione e la Morte del Cristo.

Andare in ginocchiofino in fondo alla Grotta: è il gesto dell’Incarnazione, dell’abbassamento di Dio che si fa uomo. Bernadette bacia la terra per spiegare che quest’abbassamento è giustamente il gesto dell’amore di Dio per gli uomini. Mangiare le erbe amare ricorda la tradizione ebraica che ritroviamo nel Vecchio Testamento. Quando gli ebrei volevano manifestare che Dio aveva preso su di sè tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo, uccidevano un agnello, lo svuotavano, lo riempivano di erbe amare e pronunciavano su di esso la preghiera: “ecco l’Agnello di Dio che prende su di sé tutte le disgrazie, che toglie tutte le amarezze, tutti i peccati del mondo”. Questa preghiera è ripetuta nella Messa. Imbrattarsi il viso: il profeta Isaia presenta il Messia, il Cristo, con le caratteristiche del servo sofferente. “Poiché portava su di sé tutti i peccati degli uomini, il suo viso non aveva più figura umana”, dice Isaia, e continua dicendo: “era come una pecora condotta al macello e, sul suo passaggio, la gente rideva di lui”. Ecco, alla Grotta (troviamo) Bernadette sfigurata dal fango e la folla che grida: “è diventata pazza”» [51].

Anche nell’altro gesto di Bernadette, quello di lavarsi alla fonte, insieme al significato ecclesiologico, se ne scoprono anche uno cristologico e antropologico. Con quel gesto, infatti, «ci è rivelato il mistero stesso del cuore del Cristo: “un soldato, con la sua lancia, trapassa il cuore e, immediatamente, scaturisce sangue e acqua”. Ma ci rivela anche le profondità del mistero del cuore dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio: “l’acqua che ti darò, diventerà in te sorgente di vita eterna”. Il cuore dell’uomo, ferito dal peccato, è espresso dalle erbe e dal fango. Ma in fondo a questo cuore c’è la vita stessa di Dio, manifestata dalla fonte» [52].

Aggiungiamo ancora qualche riflessione. La fanghiglia che Bernardette aveva bevuto qualche ora prima si andò gradualmente schiarendo per scorrere sempre più pulita. L’acqua produce già effetti taumaturgici perché coloro che ne bevono si sentono subito meglio. Come bisogna leggere questi fatti? La risposta più ovvia e semplice è legata al mistico potere della penitenza. Obbedendo alla Madonna Bernardette si era imposta una mortificazione, aveva compiuto un sacrificio che aveva prodotto una grazia di guarigione in coloro che bevvero dell’acqua. Il fango e l’acqua simboleggiano bene la condizione dell’uomo, povero e corrotto (il fango) ma che la penitenza  cristiana, unta nella grazia del Signore, ha il potere di purificare, di guarire, di trasformare (l’acqua limpida).

La grazia è certamente l’autrice della trasformazione dell’uomo, della sua elevazione alla condizione divina. Ma, non dimentichiamolo, essa opera sempre per mezzo della collaborazione dell’uomo che si attua nella penitenza, nella preghiera, nell’esercizio delle virtù e nelle opere di carità.

Sempre in riferimento ai segni di penitenza, è come se Bernardette avesse, con quelle pratiche umilianti, partecipato al destino dell’umanità, nel dramma della sua condizione di debolezza e peccato e bisognosa di redenzione e salvezza. L’eroica veggente si mostra disponibile a “contribuire alla salvezza di tutti”, specialmente di coloro che sono più bisognosi della divina misericordia (la Vergine a Fatima): «Le penitenze  di Bernadette non si manifestano dunque come un personale ascetismo, ma si dilatano  all’espressione  della carità e dell’amore verso i fratelli che si trovano nel peccato e alla partecipazione alla croce di Cristo per essere corredentori, per aiutare Gesù e Maria a salvare le anime. Questo ci insegna che ogni tipo di penitenza e di sofferenza non serve unicamente alla purificazione personale, ma esprime la comunione dei santi, ossia la cooperazione all’opera della salvezza» [53].

Nei gesti penitenziali che la Madonna chiese a Bernardette di compiere, abbiamo rinvenuto un senso immediato di chiamata alla penitenza (senso ecclesiologico), un altro cristologico in relazione all’Incarnazione e alla Redenzione di Cristo, ed uno antropologico, riferito alla condizione dell’uomo in questa vita. Vi troviamo, in ultimo, anche un richiamo alla vita sacramentale, riflettendo che è possibile «vedere nei gesti del lavarsi il viso e del bere i due grandi sacramenti della vita cristiana: la Confessione e la Comunione. È mediante essi che tutti noi siamo invitati ad attingere l’acqua zampillante per la vita eterna che Cristo redentore ci dona» [54].

La sofferenza, “missione e vocazione del cristiano

La sofferenza, come abbiamo visto, non è presente in maniera esplicita nelle parole della Vergine. Però si può considerare “semi esplicita” perché risulta in maniera abbastanza chiara da quella frase della Madonna a Bernardette, durante la 3° apparizione: “Non ti prometto la felicità su questa terra ma nell’altra”. C’è, anzitutto, un richiamo personale alla vita della veggente che, accogliendo la parola profetica di Maria: “Non ti prometto la felicità su questa terra ma nell’altra” manifesta, allo stesso tempo, la vocazione, la missione di ogni battezzato.

Si tratta proprio di accogliere la sofferenza nella propria vita come un dono, perché è Cristo stesso che ha scelto l’albero della croce come lo strumento che, in modo antitetico (cioè sulla falsa riga del peccato originale, come dicono i Padri), doveva “neutralizzare” il veleno del frutto di quell’albero che portò al genere umano la rovina. E a Lourdes, in effetti, il valore della sofferenza è ben evidenziato e collocato al suo posto di rilievo nell’economia della salvezza, grazie soprattutto a quella prima apparizione in cui la Madonna volle segnarsi col segno della santa Croce, prima di ogni altra sua parola e di ogni suo altro gesto.

Belle e opportune, a proposito, sono le parole di papa Benedetto a Lourdes in occasione del 150° anniversario delle apparizioni: «È significativo che, al momento della prima apparizione a Bernardetta, Maria introduca il suo incontro col segno della Croce. Più che un semplice segno, è un’iniziazione ai misteri della fede che Bernardetta riceve da Maria. Il segno della Croce è in qualche modo la sintesi della nostra fede, perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci dice che, nel mondo, c’è un amore più forte della morte, più forte delle nostre debolezze e dei nostri peccati. La potenza dell’amore è più forte del male che ci minaccia. E’ questo mistero dell’universalità dell’amore di Dio per gli uomini che Maria è venuta a rivelare qui, a Lourdes» [55].

Amare nel dolore e soffrire con amore e per amore. È l’esempio che, luminoso, riceviamo da Bernardette e che è rivolto a tutti noi, cirenei di Cristo, sulla via del Calvario. Infatti «alla Grotta di Massabielle la Vergine Maria ci ha insegnato che la vera felicità si troverà unicamente al cielo. “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo ma nell’altro”, ha detto a Bernadette. E la vita di Bernadette ce l’ha illustrato molto chiaramente: lei che aveva avuto il privilegio singolare di vedere la Madonna, è stata segnata profondamente dalla croce di Gesù, fu consumata interamente dalla tubercolosi, ed è morta giovane, all’età di 35 anni» [56].

Santa Bernardette mostra a tutti gli “spettatori” di Lourdes che non si tratta di assistere a qualcosa di curioso, ad uno spettacolo alla fine del quale applaudire per il gradimento o tergersi le lacrime per la commozione. A Lourdes, soprattutto grazie a Bernardette, impariamo le reali esigenze della sequela evangelica e vediamo scolpita in pieno la massima del nostro Maestro e Signore: Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà”.

Il messaggio della sofferenza, infine, rimanda e fa unità con quello della sofferenza vicaria delle anime vittime, che fanno della sofferenza, vissuta ed incarnata nella quotidianità, la loro missione specifica, per salvare tanti fratelli che vagano disperati “nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79): «Dobbiamo imparare che con le nostre piccole o grandi sofferenze possiamo completare nella nostra carne i patimenti di Cristo, la sua opera redentiva, ciò che manca alle sue sofferenze, come dice san Paolo. Questa è una delle parole che Lourdes incarna ogni giorno e che spiega il fenomeno che si chiama con una parola certamente non moderna, certamente non popolare oggi, quello delle anime vittime, coloro che accettano di continuare la croce di Cristo …che ci ha redento dalla sofferenza e la redenzione continua attraverso la sofferenza dei malati e delle vittime volontarie che accettano di prendere sulle loro spalle, dopo Cristo, tutte le sofferenze del mondo» [57].

Preghiera e vita di grazia

L’appello alla vita di grazia, come abbiamo già notato, non si trova in maniera esplicita nelle parole dell’Immacolata ma si impone con eguale chiarezza, tenendo presente anche la ricca simbologia di matrice biblica proposta dalla Madonna (l’acqua, la brezza, ecc.). Infatti il linguaggio dei simboli è molto ricco ed importante e non bisogna sorprendersi se la Madonna se ne è servita: «Lungi dal significare dispersione di contenuti o debolezza di significati, il linguaggio del simbolo biblico ha una sua consistenza di valori e una propria incisività di espressioni che non possono non illuminare la mente, animare i sentimenti e arricchire l’anima della comprensione più concreta delle cose nei loro multipli sensi e significati: ogni simbolo, in realtà, è una parola pregnante di intelligenza e di emozione delle cose» [58].

Del resto, non può passare inosservato, la Madonna a Lourdes è venuta soprattutto per pregare. È tanto il tempo che ha dedicato alla preghiera, insieme con la piccola Bernardette,  sgranando di continuo la corona del s.Rosario. Solitamente la veggente si preparava all’apparizione di Maria pregando il Rosario. Silenzio e preghiera sono due realtà che l’Immacolata, per meglio inculcare, ha preferito trasmettere con il suo stesso esempio piuttosto che con le parole. L’eloquenza di questo fatto è profonda: Lei, come ce la presentano gli Atti degli Apostoli, è la Vergine orante, che prega ed insegna a pregare e se di san Francesco si è potuto dire che era diventato lui stesso preghiera, quasi “preghiera vivente”, quanto più si potrà dire la stessa cosa di Colei che è tutta ripiena della grazia divina? Preghiera/grazia sono relative, la prima è sempre al servizio della seconda. La preghiera è mezzo efficace, “collaudato” per ottenere grazia e benedizioni da Dio.

Proseguendo nella riflessione, possiamo dire che la vita di grazia sta in stretto legame con due parole esplicite di Maria a Lourdes: p r e g h i e r a   e   I m m a c o l a t a. Quanto alla  connessione con la prima, non è difficile riflettere che la preghiera è generatrice di grazia. Se la Madonna ci ha chiesto preghiera, è sicuramente in relazione alla salvezza delle anime, per la conversione dei peccatori, secondo quanto disse alla piccola Soubirous: «Pregherete Dio per i peccatori». Ma la preghiera, prima di essere atto di carità verso il prossimo, è opera di amore verso se stessi. Mira anzitutto a restaurare chi prega, convertirlo e santificarlo.

In relazione all’Immacolata, è ragionevole constatare che se la rivelazione del nome di Maria mette in luce la sua identità, come immune da ogni macchia e ricolma di ogni sovrabbondanza di grazia, d’altra parte diventa anche un messaggio per gli uomini affinché siano anche loro ripieni di grazia a somiglianza di Maria Immacolata: «Il messaggio della Madonna Immacolata è importantissimo perché Dio – all’umanità che da tempo sembra essersi in camminata sulla strada del l’emancipazione dal cristianesimo che la conduce inesorabilmente verso la deriva dell’immoralità – offre in dono lo splendore di grazia di Maria come stimolo per la santificazione  (…). Quando la Madonna appare nel suo splendore immacolato, ella si manifesta proprio in quella santità alla quale noi tutti siamo chiamati» [59].

La vita di grazia, o il “primato della grazia”, come preferisce Laurentin [60] è richiamato a Lourdes anche dalla simbologia dell’acqua, un segno biblico terapeutico, di guarigione del copro e soprattutto dell’anima. Ancor meglio e ancor di più, «è un segno evocativo della grazia divina che sgorga dal cuore trafitto di Cristo, un simbolo eloquente della grazia pasquale. Ma l’esperienza di Bernadette ci insegna qui che tale dono è preceduto sempre dall’umiliazione, dalla sofferenza, dal sacrificio. Maria ci ripropone l’invito di Gesù a rinnegare sé stessi, a prendere la propria croce e a seguirlo. Questa è la pedagogia divina: la grazia proviene dalla rinuncia, l’esaltazione giunge dopo l’annichilimento» [61].

Santa Bernardette, splendida “icona” del messaggio di Lourdes

Bernardette è uno specchio tersissimo in cui si vede riflesso il messaggio di Lourdes nella sua attuazione compiuta, così come la Madonna vorrebbe che fosse vissuto. È come un canale attraverso cui comprendere meglio sia le parole esplicite dell’Immacolata che quelle implicite. Grazie alla mediazione di santa Bernardette è possibile, per esempio, capire l’appello alla povertà nel suo senso più pieno, con tutte le sfumature di umiltà, bassa considerazione di sé, obbedienza, docilità verso le umiliazioni. Tutte perfezioni della vita cristiana che, in qualche modo, sono legate alla povertà spirituale.

Per comprendere perché la santa veggente è cosi importante nell’economia di Lourdes e del suo messaggio, mi sembrano illuminanti le parole di Laurentin: «Questo si radica, più profondamente nel fatto che la Vergine ha scelto Bernadette come una perfetta immagine. Come un’  i c o n a, direi. Era lei stessa, Bernadette, l’immagine della Vergine, per tutta la sua vita, per la sua umiltà, per la sua povertà e per la sua limpidezza (…). Bernadette è una delle più belle immagini della Vergine tra i santi. In lei c’era un’identificazione e lei stessa fu formata da Maria. C’e una similitudine straordinaria. Aggiungerei che è la Vergine stessa, che si e manifestata sotto l’icona vivente di Bernadette» [62].

Bernardette è immagine di Maria, icona di Maria, come già si poté dire di santa Chiara, chiamata dal suo biografo “impronta della Madre di Dio” [63].

La qual cosa è particolarmente significativa nel discorso generale su Lourdes. Se come detto precedentemente, l’autorivelazione di Maria ha anche una finalità pratica per la Chiesa (l’immacolatezza della vita da raggiungere), santa Bernardette, allora è ciò a cui tutti dobbiamo arrivare. La sequela perfetta del messaggio di Maria l’ha resa sua icona. Per la stessa via anche noi possiamo e dobbiamo diventare “icone della Vergine Immacolata”. A quel punto avremo raggiunto la perfezione.

Le apparizioni mariane sono vere indipendentemente dalla santità o meno del veggente, questo è certo. Però quando questi è un fedele testimone delle rivelazioni di cui viene favorito, la sua testimonianza, limpida e luminosa, diventa uno degli argomenti attraverso cui il messaggio è meglio compreso e raggiunge in modo più immediato i destinatari. Santa Bernardette è stata, in questo senso, un’autentica “mediatrice”, ad immagine della Vergine. La presentazione che ne abbiamo fatto nelle pagine precedenti, sarebbe già sufficiente a mostrare la verità di queste affermazioni. Poi c’è tutto il capitolo della sua vita da religiosa (che qui è troppo lungo riportare e a cui andrebbe dedicato uno spazio speciale), in cui ha portato a perfezione la sua “iconizzazione” nell’Immacolata. Dei suoi anni ei vita religiosa a Nevers, ci accontentiamo qui della rapida ma densa sintesi di Laurentin che coglie il noccio della santità di Bernardette: «Dopo la fase pubblica della sua testimonianza, entra nella fase nascosta e dolorosa, perché lei avrebbe preferito servire i poveri, secondo la vocazione del suo ordine; ma c’era il timore di esporla in pubblico. Lei sarà comunque – senza diploma e malata di tubercolosi all’insaputa degli altri – infermiera delle suore della casa madre.

Ma la malattia atroce la mette a terra progressivamente. Altre al suo asma, la carie alle ossa… Nonostante l’orrore delle sue sofferenze, dice: “E’ doloroso, ma sono ancora più penose… le pene interiori”. Il ricordo delle apparizioni non era per lei che una sofferenza, il ricordo luminoso si era eclissato. Nella sua notte, era il vuoto che ispirava l’angoscia. Arriva a rispondere, paradossalmente, a mons. Bourret che è venuto ad interrogarla: “E’ successo tanto tempo fa, non amo parlarne, perché alle volte penso: e se mi fossi sbagliata?”(prova classica per i veggenti). Lei è stata consapevolmente “il seme di grano nella terra” che germina fruttuosamente. Dalla sua lice, dalla sua testimonianza e dalla sua sofferenza» [64].

La corrispondenza tra il messaggio di Maria e la vita di Bernardette è, del resto, un’ulteriore prova apologetica della verità di Lourdes. Se la piccola fanciulla ha potuto essere trasformata in modo così meraviglioso, se ha potuto sostenere tutte le prove e le difficoltà, se ha potuto essere così limpida e serena nella sua testimonianza, questo si può comprendere solo a patire dalla realtà, dalla verità e dalla potenza delle parole, dei gesti, della presenza di Maria a Massabielle. “È tutto vero!” è il grido che Bernardette, con la sua vita, rivolge a tutti noi affinché “non siamo più increduli ma credenti” (cf Gv 20, 27).

Il miracolo-Lourdes e i miracoli.

Lourdes è innanzitutto “miracolo in sé” perché la Madonna è apparsa, per il modo in cui è apparsa e per colei a cui è apparsa. La veggente, la piccola Bernardette, è mistico profumo di santità e questo è opera della grazia divina. Senza dubbio, un miracolo. Si pensi poi alla diffusione del messaggio, alla trasformazione del piccolo borgo in una cittadina che può competere con le più grandi ed importanti metropoli mondiali. Per questo è tanto altro Lourdes certamente è un grande miracolo.

«Ma perché proprio lì, nel dipartimento degli Alti Pirenei? Perché lì, e non altrove, doveva puntarsi il digitus Dei? Pur nel totale rispetto del Mistero, piazzate sulla carta un compasso e, facendolo ruotare, vi accorgerete della sorprendente centralità di Lourdes rispetto all’Europa sud – occidentale, che è poi quella “cattolica”: in linea d’aria è quasi esattamente equidistante da Roma, da Cadice, da Lisbona, da Bruxelles, da Monaco di Baviera, da Palermo, da Venezia… Forse colei che ha raccomandato di “venire in processione” intendeva quasi assicurare – nella stessa distanza da percorrere per il pellegrinaggio – una sorta di equità, eguali tempo e fatica e spesa tra le genti cui l’invito era rivolto? Solo un’ipotesi, ovviamente, ma emozionante [65].

Riflessioni suggestive e forse non solo mere ipotesi.

Ma oltre ad essere miracolo in sé, Lourdes è anche “luogo di miracoli” e lo è in modo così strepitoso che ormai si è perso il conto dei prodigi, sia di ordine fisico che spirituale, che vi avvennero fin dal principio delle apparizioni e che continuano tutt’ora ad avvenire. Il rapporto malattia – guarigione (fisico-spirituale) è l’aspetto, come si evince dalla documentazione che oggi si possiede, che fin dalle origini ha contrassegnato Lourdes e che lo ha consegnato alla storia. Basti pensare che la Chiesa celebra la giornata del malato proprio l’undici febbraio, giorno della prima apparizione di Lourdes, e memoria liturgica facoltativa che ricorda tale avvenimento.

«Per venire a quei miracoli “fisici” che non sono che segni sporadici e in fondo minori del prodigio spirituale – che è quello massimo e quotidiano – non si creda di cavarsela con la banalità saccente, ancora oggi diffusa, per cui qui non ci sarebbero che guarigioni “nervose”, attribuibili a qualche forza “psichica” naturale, anche se ancora sconosciuta. Come ha costatato Auguste Vallet, un medico studioso del problema, “la medicina non conosce alcuna malattia che a Lourdes non abbia, almeno una volta, trovata una guarigione istantanea e verificata dalle indagini scientifiche del Bureau Mèdical”» [66].

Ma l’attenzione, a mio parere, va posta maggiormente sulle conversioni. Lourdes può enumerare i miracoli di conversione trai più originali ed eclatanti della storia del cristianesimo.

Qui, come esempio significativo, vorrei presentare brevemente una straordinaria conversione, avvenuta proprio a Lourdes. Si tratta di un massone convertito, la cui storia è confluita in un libro-autobiografia dello stesso protagonista: “Ero Massone: dalle tenebre della loggia alla luce di Cristo”. Parliamo del chirurgo francese Maurice Caillet.

«Maurice Caillet è stato massone. Anzi, massonissimo. Per la precisione, è stato Maestro Venerabile di una delle più antiche e importanti logge del Grande Oriente di Francia. Di più: iniziato alla libera muratoria nel 1970 nel Tempio di Rennes, nei suoi quindici anni di fedele appartenenza il dottor Caillet, medico specializzato in chirurgia ginecologica e urologia, ateo razionalista quasi fin dentro il dna, è stato una specie di “enfant prodige” della massoneria, guadagnandosi il privilegio di accedere agli Alti Gradi del Rito Scozzese Antico Accettato (dei quali molti “fratelli” ignorano perfino l’esistenza), fino a raggiungere il diciottesimo, quello di Cavaliere Rosacroce. Da membro storico dell’Organizzazione per la Pianificazione Familiare, praticava la contraccezione artificiale e la sterilizzazione prima ancora che fossero legalizzate, e dal 1975, dopo aver visto andare in porto il piano massonico per l’introduzione in Francia di una legge sull’aborto, divenne il primo medico a esercitare le interruzioni di gravidanza in Bretagna.

Nel frattempo, nel 1973, era anche diventato rappresentante locale del Partito socialista di François Mitterrand, perciò quando, nel 1981, quest’ultimo fu eletto presidente della Repubblica e nominò dodici ministri massoni, Caillet ebbe modo di valutare da vicino il conseguente boom di domande di iniziazione, molte delle quali provenivano naturalmente da politici in cerca di utili amicizie. Lo stesso Caillet, che pure era entrato nella massoneria immaginandola come “un luogo dove scambiarsi le idee all’insegna della laicità”, in seguito non disdegnò di scambiarsi appoggi di carriera e favori giudiziari coi fratelli» [67].

Il racconto della sua straordinaria conversione la riceviamo dalle sue stesse parole. Così racconta nel suo libro:«Ero razionalista, massone e ateo – scrive nel libro. Non ero neanche battezzato, ma mia moglie Claude era malata e decidemmo di andare a Lourdes. Mentre lei era nelle piscine, il freddo mi costrinse a rifugiarmi nella Cripta, dove assistetti con interesse alla prima Messa della mia vita. Quando il sacerdote, leggendo il Vangelo, disse: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”, ebbi uno shock tremendo perché avevo sentito questa frase il giorno della mia iniziazione al grado di Apprendista ed ero solito ripeterla quando, già Venerabile, iniziavo i profani (…). Nel silenzio successivo sentii chiaramente una voce che mi diceva: “Bene, chiedi la guarigione di Claude, ma cosa offri?”. Istantaneamente, e sicuro di essere stato interpellato da Dio stesso, pensai che avevo solo me stesso da offrire. Al termine della Messa, andai in sacrestia e chiesi immediatamente il Battesimo al sacerdote. Questi, stupefatto quando gli confessai la mia appartenenza massonica e le mie pratiche occultiste, mi disse di andare dall’Arcivescovo di Rennes. Quello fu l’inizio del mio itinerario spirituale».

Da allora Maurice Caillet ha lasciato la Massoneria ed ha compiuto un itinerario di conversione e purificazione. L’entusiasmo per la fede trovata gli ha dato la forza di affrontare e superare le tante difficoltà e minacce che il mondo materialista e la Massoneria gli hanno posto di fronte. E’ stato minacciato di morte, lo hanno licenziato per motivi inesistenti, hanno cercato di impedirgli di continuare la sua attività di medico, gli hanno messo contro parenti e figlie. A causa delle minacce vive ora sotto protezione in Spagna, ma la sua storia e testimonianza sta sollevando dalle paure tante vittime della Massoneria e sta generando altre conversioni. A Dio la gratitudine per tanta grazia e misericordia.

I segreti ed il segreto della santa povertà

Siamo, ormai, alla sezione conclusiva. Una delle caratteristiche delle apparizioni mariane è la presenza di segreti che la Vergine, tramite i veggenti, consegna al mondo. Si tratta molto spesso di rivelazioni che interessano la storia della Chiesa e dell’umanità. Ne abbiamo già parlato altrove. Nella maggior parte dei casi si tratta di avvenimenti condizionati alla risposta affermativa o negativa degli uomini. Le conseguenze possono avere una portata grandiosa, sia in positivo che in negativo (si pensi ai segreti di Fatima, di La Salette, ecc.).

Lourdes, invece è originale. Non vi troviamo segreti di questo tipo. Tuttavia anche a Bernardette la Vergine Maria ha consegnato dei segreti, ma molto diversi da quelli a cui abbiamo accennato. Di cosa si tratta? E soprattutto, dicono qualcosa anche a noi, alla Chiesa, all’umanità? Laurentin spiega il caso di Lourdes. Leggiamo nel suo libro-intervista “Inchiesta sul mistero”:

«Bisogna  ricordare  che il caso di Bernadette Soubirous è molto diverso da quello di Fatima  o, ad  esempio,  per citare  un’apparizione  che  non  è stata  ancora  riconosciuta  dalla  Chiesa  ma  della  quale  si parla  molto, di  Medjugorje (…). Nel caso di  Lourdes i segreti sono rivelazioni personali  per la  vita  di  Bernadette. Possiamo ipotizzare indicazioni  per la  sua  vocazione  religiosa, oppure regole morali  o  spirituali. L’unico dato di  fatto  è che si  trattava  di segreti soltanto per lei, rivelati a lei e riguardanti lei. Indicazioni personali, individuali, dedicate solo e soltanto alla veggente  Per questo non sono  mai stati rivelati: essi non  fanno parte del  messaggio di  Lourdes» [68].

Durante i tartassanti interrogatori che Bernardette dovette sostenere, anche se poco, si può ricavare almeno qualche ipotesi: «Durante  l’interrogatorio (…) avvenuto venerdì  12 agosto  1858, mentre la ragazza era a letto con l’asma, padre Dominique Mariote e il  seminarista  Paul  de  Lajudie  stesero  un  doppio  verbale e domandarono alla  veggente anche  dei segreti:

“Non  vi ha  confidato dei segreti?”.

“Me  ne ha detti tre” (…).

“Si dice  che  questi  segreti riguardino voi sola. Li direte un giorno?”.

“Se la Santa  Vergine  lo  vuole”.

“E come saprete se la Santa Vergine lo vuole?”.

“Saprà  bene come farmelo sapere; me lo dirà”.

“Allora  non  è  sicuro  che li direte?”.

“No,  signor abbé”.

“Questi segreti riguardano voi… o anche altri?”

“No,  me”.

“Ma  riguardano anche altre persone?”.

“No,  me sola”.

“Voi sola?”.

“E vi ha detto qual è il mezzo più  sicuro perché possiate andare  in  cielo?”

“Sì!  È  un  segreto;  se  lo dicessi, non sarebbe più un segreto”» [69].

Ancora Laurentin: «Tra  le  varie  ipotesi  che  sono  state fatte, ce  ne è  una  che  mi  colpisce  particolarmente (…). Bernadette  non accettava  mai  denaro  e offerte, anche  quando  le  porgevano piccoli  regali, come della frutta, li  rifiutava. Quando qualche persona  le  metteva  monete  d oro  nella  sua  tasca, “il  Napoleone d’oro”, lei  lo  sentiva  e  lo  gettava  via  dicendo: “Mi brucia!”.Non  sapeva  di  parlare  come  l’apostolo  Giacomo  che dice: “E ora a voi,  ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le  vostre  ricchezze sono imputridite, le vostre  vesti sono state divorate dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco”. Ora, è possibile che Aquerò  abbia  avvertito  Bernadette: “Rimani nella povertà, non prendere niente per te”. Dentro di sé la veggente  aveva  sentito la  missione  di  rappresentare  i  poveri  secondo il Vangelo e  di  rimanere  un  segno  molto puro,  senza  alcun  compromesso.  Questo  ritengo  sia  ciò  che  di  essenziale  si  può  dire dei  segreti» [70].

Se è vero che sulla questione dei segreti si possono abbozzare solo delle risposte-ipotesi perché Bernardette ha mantenuto il silenzio, secondo quanto le aveva comandato la Vergine, mi sembra tuttavia che, ad una riflessione attenta sulle parole e sugli avvenimenti, si possa arrivare a delle conclusioni abbastanza valide e fondate.

Innanzitutto trai segreti ve ne era uno, secondo le parole dalla stessa veggente, che riguardava “il mezzo più sicuro per andare in cielo”. Un mezzo che potrebbe essere riferito alla sua sola esperienza ma che potrebbe valere anche per altri, una via oggettivamente santificante, tanto da essere detto “mezzo più sicuro” per andare in cielo.

Alla luce delle riflessioni di Laurentin e della scelta vocazione della piccola veggente, si può concludere che questo segreto doveva essere o la vita religiosa, o la santa povertà nel senso radicale, o entrambe le cose.

Se così fosse, certamente il segreto non è destinato a tutti, perché non tutti sono chiamati a farsi religiosi né tantomeno a osservare una povertà così rigorosa, come fu ispirata a fare santa Bernardette.

Fermiamoci però a riflettere un attimo su questo segreto della povertà, che sembra essere davvero, all’interno delle apparizioni mariane, un elemento unico, originale di Lourdes, del suo messaggio e della sua piccola protagonista.

Una povertà intesa in senso così assoluto e rigoroso fa pensare subito al “Poverello d’Assisi”, san Francesco, a cui l’Altissimo rivelò lo stesso segreto, quello dell’Altissima povertà. Con un’allegoria, ripresa anche nella Divina Commedia da Dante Alighieri per presentare la figura di san Francesco, la povertà è vista dai suoi biografi come la splendida e castissima sposa che il Poverello si è eletto tra tutte le altre “donne” e a cui ha promesso amore fedele ed indissolubile, per sempre: «Poiché (il servo di Dio Francesco) osservava che la povertà, mentre era stata intima del Figlio di Dio, veniva pressoché rifiutata da tutto il mondo, bramò di sposarla con amore eterno. Perciò innamorato della sua bellezza, per aderire più fortemente alla sposa ed essere due in un solo spirito, non solo lasciò padre e madre, ma si distaccò da tutto. Da allora la strinse in casti amplessi e neppure per un istante accettò di non esserle sposo» [71].

San Francesco volle che l’Altissima povertà stesse a fondamento del suo Ordine e che il privilegio della sua osservanza non fosse solo per lui ma per tutti i suoi figli. Leggiamo nella Regola Bollata, al cap. VI: «I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia. Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi  in  questo  mondo. Questa è la sublimità dell’altissima povertà quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli, vi ha fatto poveri di cose e ricchi di virtù.Questa sia la vostra  parte di eredità, quella che conduce fino alla terra dei viventi. E, aderendo totalmente a questa povertà, fratelli carissimi, non vogliate possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo» [72].

Lourdes è dunque francescana, o è il francescanesimo ad essere mariano? Cedo che si possano dire entrambe le cose. Certamente, Lourdes tra tutte le apparizioni è quella con i connotati più francescani e con un messaggio che delinea una spiritualità molto vicina alla forma di vita dei Frati minori.

Tuttavia il carisma francescano Dio lo ha pensato non solo per la vitalità dell’Ordine di san Francesco, ma anche e soprattutto per il bene e la salute spirituale di tutta la Chiesa, e quindi il segreto dell’Altissima povertà, in un certo senso, deve essere accolto da ogni cristiano. Come e in che senso?

E qui dobbiamo chiedere ancora aiuto a san Francesco. Egli amò a tal punto la povertà perché era stata da Cristo scelta quale sigillo di tutta la sua vita e di tutta la sua opera.

Se san Francesco volle prendere in sposa la “Signora Povertà”, è perché era stata innanzitutto la Sposa del Signore. Il matrimonio fu ratificato al momento dell’Incarnazione, quando la sua Persona divina si rivesti della natura umana in tutta la sua debolezza e miseria, conseguenze del peccato originale: “Conoscete (…) la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9).

È questa la convinzione di san Francesco: farsi poveri significa diventare ricchi, poveri di cose ma ricchi di Dio e quando si è ricchi di Dio, nulla manca, tutto si possiede: “Mio Dio e mio tutto!” (san Francesco); “solo Dio basta” (santa Teresa d’Avila).

Al mondo sazio di cose ma affamato di Dio, e perciò disperato, radicalmente povero, perché privo della grazia di Dio, la Madonna, tramiate santa Bernardette, lascia un segreto, lo stesso segreto che ha consegnato alla veggente. Possiamo dire che se per lei valeva in maniera particolare, per tutti noi, per la Chiesa, per il mondo, vale in modo generale. Ma la sostanza è la stessa.

Si tratta della povertà, della povertà non solo e non principalmente di cose materiali, ma di sé stessi, povertà di spirito, umiltà radicale che fa riconoscere la propria nullità e spinge alla confidenza in Dio, al ritenerlo l’unico vero e solo bene della propria vita, e a desiderarlo e cercarlo sopra ogni altra cosa. Solo Dio è il rimedio a tutti i nostri mali, solo Lui è la nostra beatitudine, solo Lui è la nostra felicità, solo Lui è il nostro tutto: «Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità. Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore» [73].

Ritornando con la riflessione su Lourdes, fa impressione e commuove pensare che «il villaggio dei Pirenei ha superato per visitatori le più illustri e orgogliose metropoli del mondo, grazie alla più insignificante e misera delle sue figlie. A ben pensarci, non è che la logica del Magnificat che Maria continua ad applicare ai suoi beniamini. Lourdes? Miracolo “nascosto”, certo: ma così è il Vangelo, il cui Protagonista spezza la storia in due, eppure non lascia quasi traccia negli annali storici del tempo. Lourdes mostra la sua conformità al Vangelo anche in questo suo essere realtà imponente e insieme nascosta (…).

Bernardette, come testimoniò una sua consorella, “aveva un debole per tutto ciò che era piccolo”. Vangelo puro, anche qui. Ma il Vangelo è un paradosso: come, ad esempio, colui che più volle farsi povero finì per arricchire la sua città, Assisi, dell’arte più preziosa e del prestigio più universale, così colei che amava “tutto ciò che era piccolo” ha trasformato l’oscura borgata nel gigantesco terminal per oltre cinque milioni di pellegrini l’anno» [74].

Assisi e Lourdes, san Francesco e santa Bernardette, è lo stesso segreto ad accomunarli. Sono avvolti dalla grandezza, dalla maestà di Dio perché hanno saputo spogliarsi di tutto per seguire ed amare fino in fondo “Cristo povero e Crocifisso” [75] condividendo il mistero dell’annientamento di Gesù e di Maria. All’abbassamento segue l’esaltazione, all’impoverimento per amore di Cristo l’arricchimento, all’umiliazione la glorificazione.

Maria, nel Magnificat, canta la sua beatitudine, perché lo sguardo dell’Onnipotente si è posato, benevolo, verso la sua “umile condizione” (in greco: “tapeinosis”). Eccoci, finalmente!

A Lourdes l’Immacolata non affida un segreto ma il suo segreto che è il segreto per eccellenza, segreto di tutti i segreti.

L’umiltà di Maria sta a significare «il riconoscimento della propria condizione creaturale ra­dicalmente dipendente dal Creatore nel quale tutti “vi­viamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28). È la situazione metafisica della creatura umana  – possiamo dire –  che viene colta qui, nella tapeinosis, intesa come finitezza umana, indigenza radicale, piccolezza e bassezza da “serva” e “schiava” di fronte al Si­gnore» [76].

E l’umiltà/povertà intesa in questo senso è appunto il segreto che consegna a tutti noi. A noi il compito di avere quelle sue stesse disposizioni di spirito che hanno attirato su di Lei lo sguardo trasformatore di Dio, che ha cambiato la sua tapeinosis in infinita beatitudine, maestà, grandezza, potenza, ricchezza di grazia. Beati coloro che possono capire. Beati noi se, come Maria, sapremo vivere il suo segreto.


[1] René Laurentin, Andrea Tornielli, Lourdes, inchiesta sul mistero a 150 anni dalle apparizioni, Edz. Art, Roma 2008, pp. 37-39.

[2] Livio Fanzaga, Saverio Gaeta, La firma di Maria, Sugarco, Milano 2007, p. 51.

[3] Inchiesta sul mistero, pp. 39-40.

[4] ivi, p. 40.

[5] ivi, pp. 42-43.

[6] ivi, pp. 44-45.

[7] ivi, p. 45.

[8] ivi, pp. 49-50.

[9] ibidem.

[10] ivi p. 56.

[11] ivi, pp. 56-57.

[12] ibidem.

[13] ivi, pp. 57-58.

[14] ibidem.

[15] ivi, p. 59.

[16] ivi, p. 60.

[17] ivi, pp. 60-61.

[18] ibidem.

[19] ivi, p. 62

[20] ibidem.

[21] ivi, pp. 63-64.

[22] ivi, pp. 65-66.

[23] ivi, pp. 66-67.

[24] ivi, p. 68.

[25] ivi, pp. 70-71.

[26] ibidem.

[27] La firma di Maria, p. 60.

[28] Inchiesta sul mistero, p. 72.

[29] ivi, pp. 139-140.

[30] Benedetto XVI. Omelia in occasione del 150° anniversario giubilare delle apparizioni di Lourdes, 14 settembre 2008.

[31] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 409.  

[32] San Cipriano di Cartagine, Epistula 58, 10.

[33] Beato Pio IX, Bolla di definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione della B.V.M.

[34] Inchiesta sul mistero, p. 67.

[35] Gabriele Roschini, Maria Santissima nella storia della salvezza (vol. III), Isola del Liri, Pisani 1969, p. 9.

[36] Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris Mater, n. 10.

[37] Scritti di Massimiliano Kolbe, ENMI, Roma 1997, n. 1305 (abbreviazione SK).

[38] SK 486.

[39] Redemptoris Mater , n. 8.

[40] Stefano Manelli, Mariologia biblica, Casa mariana editrice, Frigento 2005, p. 461.

[41] cf René Laurentin-Patrick Sbalchiero, Dizionario delle apparizioni della Vergine Maria, Edizioni Art, p. 466.

[42]  ibidem.

[43] SK 485.

[44] La firma di Maria, p.47.

[45] ivi, p. 48.

[46] Dolindo Ruotolo, Il Vangelo secondo Luca, Apostolato Stampa,  Napoli 1979, p. 1016.

[47] http://it.lourdes-france.org/approfondire/il-messaggio-di-lourdes.

[48] Pio XII, Le Pelerinage de Lourdes, lettera Enciclica nel centenario delle apparizioni della Vergine Maria a Lourdes.

[49] Pagina web cit.

[50] Pagina web cit.

[51] Pagina web cit.

[52] Pagina web cit.

[53] La  firma di Maria, p. 53.

[54] ibidem.

[55] Benedetto XVI, omelia cit.

[56] Card. Ivan Dias, Omelia di apertura dell’anno giubilare in occasione del 150 anniversario delle apparizioni, Lourdes 2008.

[57] Inchiesta sul mistero, p. 143.

[58] Mariologia biblica, pp. 84-85.

[59] La Firma di Maria, p. 48. 

[60] cf Dizionario delle apparizioni della Vergine Maria, p. 466.

[61] La Firma di Maria, p. 54.

[62] Inchiesta sul mistero, pp. 143-144.

[63] Tommaso da Celano, Leggenda di santa Chiara Vergine, n. 5.

[64] Dizionario delle apparizioni della Vergine Maria, pp. 464-465.

[65] http://www.riflessioni.it/forum/spiritualita/1381-affascinante-mistero.html.

[66] Pagina web cit.

[67] http://www.tempi.it/ero-massone-storia-di-maurice-caillet-l-ex-venerabile-convertito-al-cattolicesimo-grazie-a-lourdes#.VKbNQ2d5MRM.

[68] Inchiesta sul misero, p. 128.

[69] ivi, p. 129.

[70] ivi, p. 131.

[71] Tommaso da Celano, Vita seconda di san Francesco d’Assisi, n. 55.

[72] San Francesco d’Assisi, Regola Bollata, cap. VI.

[73] Idem, Lodi di Dio Altissimo di san Francesco d’Assisi.

[74] http://www.riflessioni.it, pagina web cit.

[75] Tommaso da Celano, Vita seconda di san Francesco d’Assisi, n. 105.

[76] Mariologia biblica, p. 226.

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