Non c’è dubbio che Fatima ci pone dinanzi un evento di contenuto biblico di alto livello. E’ prorpio alla luce di questa constatazione che è possibile individuare, nella Regina del Rosario di Fatima, il compimento di numerose figure bibliche antiche. Tre risplendono in modo particolare: Ester, Elia e Giuditta…

La Madonna a Fatima richiama con convinzione la verità della sua costante e premurosa Mediazione materna. Questo richiamo non è fatto mediante un singolo messaggio, una singola parola, un singolo avvenimento, un singolo segno.

Può dirsi che siano tutto l’evento e il messaggio di Fatima a mostrare con chiarezza inequivocabile l’azione mediatrice di Maria Santissima nella sua funzione di Madre Mediatrice e Corredentrice del genere umano. La sua Mediazione, come ricordava il papa san Giovanni Paolo II, si distingue da tutte le altre mediazioni che gli uomini possono svolgere tra Dio e le anime: «Per tale pienezza di grazia e di vita soprannaturale [la Vergine Maria] era particolarmente predisposta alla cooperazione con Cristo, unico mediatore dell’umana salvezza. E tale cooperazione è appunto questa mediazione subordinata alla mediazione di Cristo. Nel caso di Maria si tratta di una mediazione speciale ed eccezionale, fondata sulla sua “pienezza di grazia”, che si traduceva nella piena disponibilità della “serva del Signore” […]. Dopo la dipartita del Figlio, la sua maternità permane nella Chiesa come mediazione materna: intercedendo per tutti i suoi figli, la Madre coopera all’azione salvifica del Figlio-Redentore del mondo» (1).

La Vergine Madre, come insegna il Vaticano II, « cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale nelle anime. Per questo fu per noi Madre nell’ordine della grazia » (2).

La sua è una Mediazione intesa in senso forte che la pone su un piano distinto da quello di tutti gli altri uomini e inserisce la sua Mediazione nell’ambito della Corredenzione oggettiva, perché solo Lei partecipò, col Figlio, al compiersi stesso della Redenzione acquistando, con Lui e in subordine a Lui, quale nuova Eva accanto al nuovo Adamo, i tesori della Redenzione, la gratia salutis. La sua è Mediazione corredentiva in senso forte e unico. Solo Lei ebbe questo privilegio e questa missione specialissima. Per cui, come insegna la Tradizione della Chiesa in modo unanime, dalla sua « comunione di dolori e di volontà con Cristo […], Ella meritò di diventare in modo degnissimo la Riparatrice del mondo perduto» (3); la Vergine Santissima «patì e quasi morì col Figlio paziente e morente […], immolò il Figlio suo per placare la divina giustizia, dimodoché a ragione si può dire che Ella ha redento il genere umano assieme a Gesù Cristo » (4).

Per capire il ruolo e l’opera della Madonna a Fatima bisogna ricordare la figura biblica della regina Ester. Giustamente è stato scritto che « la finalità che mosse la Madonna [ad apparire a Fa­­tima] si individua anche nella scelta della data: il giorno 13 è quello in cui il popolo di Israele doveva essere cancellato, in seguito all’ordine del re Assuero che “si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i giudei, giovani e vecchi in un medesimo giorno, il tredici del decimosecondo mese, cioè il mese di Adàr, e si saccheggiassero i loro beni”. Per la salvezza degli Ebrei intervenne la regina Ester, considerata dai Padri della Chiesa una figura anticipatrice di Maria. Dunque la scelta del giorno 13 sta ad indicare un “evento salvifico”: la Vergine di Fatima è la nuova Ester che viene a salvare il suo popolo » (5).

Nella scelta di quella data, allora, si nasconde un significato profondo. Faccio notare che la scelta è stata ribadita da Maria stessa, a partire dalla prima apparizione, quella del 13 maggio, quando chiedeva a Lucia di ritornare per sei mesi consecutivi, fino a ottobre, sempre in quella stessa data, il « giorno 13 ». La Madonna a Fatima, dunque, compie le profezie antiche e viene come nuova Ester, quale potente Corredentrice e Mediatrice del genere umano: viene per salvare il nuovo popolo di Israele – la Chiesa – dalla condanna di distruzione e stermino pianificata da Satana.

Il parallelismo con la regina Ester è davvero esemplificativo ed efficace. Come la coraggiosa e bella regina, con la sua intercessione, salvò il popolo di Israele dalla condanna pianificata dal corrotto ministro Aman e fatta approvare dal re Assuero, così la Vergine di Fatima, come nuova Ester, si manifesta quale Mediatrice potente e intercede presso Dio affinché risparmi l’umanità in generale e la Chiesa in particolare da quel decreto di condanna e distruzione pianificato dal nemico del genere umano, Satana, il serpente antico, il drago infernale…

È stato anche ravvisato dal teologo D. A. Foley un altro parallelismo chiarificatore circa la missione della Vergine con le sue apparizioni a Fatima, quella con Elia, “re” e “rappresentante” dei profeti antichi dell’AT. La Regina del Rosario di Fatima, così, si presenterebbe a Fatima quale nuovo Elia, l’Elia del XX secolo. Anche questo accostamento, questo parallelo biblico è di grande interesse. Del resto, la Chiesa ha sempre insegnato con sicurezza che le figure bibliche si riferiscono, in modo eminente, soprattutto alla persona e all’opera di Cristo e di sua Madre, gli strumenti eletti per la salvezza del mondo. Non deve quindi sorprendere tutta questa ricchezza “tipologica” (6) che non è un’esagerazione ma una sana a cattolica valutazione della grandezza di Maria Santissima, del suo posto unico nella storia della Salvezza, che soprattutto in tempi recenti si concretizza e si esplica attraverso le sue epifanie nel mondo.

Ebbene, sembrano esserci almeno due macroparallelismi tra Elia e la Vergine di Fatima.  Elia fu il difensore dell’onore di Dio e lo strumento eletto per manifestare la sua esistenza e la sua onnipotenza. Il profeta convocò il popolo sul monte Oreb perché fosse riconosciuto il vero Dio e gli fosse resa giustizia davanti agli idoli di Baal che imperversavano in Israele: « A Fatima, attraverso i bambini, Maria invitò il popolo proprio come aveva fatto Elia sul monte Carmelo e con lo straordinario miracolo del sole dimostrò che le apparizioni venivano realmente da Dio. Elia aveva preparato la vittima sacrificale: l’aveva deposta sulla legna impregnandola d’acqua, per evitare qualsiasi inganno riguardo all’accensione del fuoco; allo stesso modo anche Maria ebbe cura di apparire sulla “legna” del piccolo leccio, dopo che sia quest’alberello sia tutto il paesaggio circostante erano stati impregnati d’acqua per via del violento temporale notturno che aveva imperversato sulla zona. Elia invocò Dio affinché si manifestaste al popolo mediante il miracolo del fuoco del cielo […]. Dio d’altro canto diede prova della propria esistenza a quanti erano presenti a Fatima, e anche a noi, attraverso il miracolo del sole nella Cova da Iria […]. Così come l’acqua del canaletto che si era prosciugata per via del fuoco celeste, similmente il popolo e la terra sul luogo delle apparizioni si asciugarono nel giro di pochi minuti grazie al calore del sole che roteava e precipitava » (7).

Va poi ricordato che Maria a Fatima si mostrò, durante l’ap­­parizione di ottobre, anche come Madonna del monte Carmelo. La Tradizione cristiana ha visto, nell’episodio di Elia che copre col suo manto Eliseo trasmettendogli l’ufficio e il carisma profetico, una figura di Maria che copre i suoi devoti con il suo « abitino », lo scapolare del Carmine. Nella Chiesa esiste una lunga tradizione secondo cui la Vergine Santa “copre” i suoi devoti con il proprio mantello per proteggerli. Lo scapolare è considerato, appunto, come il manto di Maria a cui ci si offre ed è da sempre, nella tradizione carmelitana, il segno di una vita di donazione-consacrazione a Lei nello sforzo di imitare le sue virtù che permettono di rivestirsi di Lei.

La tipologia biblica presenta ancora un’altra figura che fa risaltare ulteriori aspetti interconnessi alla Persona e alla missione della Madonna di Fatima.

Il 12 maggio scorso, vigilia del Centenario di Fatima, il cardinal di Stato Pietro Parolin teneva una ottima omelia durante la celebrazione della Messa da lui presieduta sulla spianata del Santuario in cui, insieme ad una opportuna e precisa riattualizzazione del messaggio di Fatima, offriva una riflessione di sapore biblico sulla Vergine Maria. La Liturgia di quella Celebrazione presentava, nella prima Lettura, la figura e la missione dell’eroina Giuditta, una delle figure mariane più belle in relazione al mistero della Corredenzione della Vergine Maria, il card. Parolin ricordava che Maria incarna, in senso pieno, la personalità e la missione della pia e coraggiosa ebrea: « Nella prima Lettura, abbiamo sentito il popolo esclamare: “Ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio” (Gdt 13,20). Sono parole di lode e gratitudine della città di Betùlia a Giuditta, sua eroina, che “il Signore Dio, che ha creato i cieli e la terra, […] ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici” (Gdt 13,18). Tuttavia queste parole acquistano il loro pieno significato nell’Immacolata Vergine Maria, che, grazie alla sua discendenza – Cristo Signore – ha potuto “schiacciare la testa” (cfr Gen 3, 15) del “serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, il quale […] si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù” (Ap 12, 9.17) » (8).

Maria è stata considerata dalla Tradizione della Chiesa l’antitipo di Giuditta, per la sua missione di Corredentrice vittoriosa su satana: « Un popolo, ormai vicino alla resa disperata, contro l’aggressore violento e potente, viene salvato prodigiosamente dall’audace stratagemma di Giuditta che si fa ardita e virile nella lotta contro il nemico Oloferne e finisce col trionfare su di lui troncandogli coraggiosamente la testa. Giuditta, perciò, è figura di Maria Santissima che schiaccia la testa al serpente infernale, salvando, con il Figlio il genere umano, quale Corredentrice accanto al Redentore, a richiamo diretto della celebre profezia contenuta nel libro della Genesi: “Ella ti schiaccerà la testa” (Gen 3,15 )» (9).

Il cardinal Parolin, ricordando questa tipologia a Fatima in occasione della Messa della vigilia del Centenario, trasmetteva una verità dall’eccezionale rilievo profetico: a Fatima, davvero la Vergine è venuta come Nuova Giuditta con la missione di sconfiggere clamorosamente il nemico di Dio, servendosi di quella “abilità pianificatrice” che la rende la più eccezionale Stratega delle schiere di Dio. Se solo Le obbedissimo! Vedremmo la vittoria di Dio su tutte le forze avverse e nemiche!

Il Porporato poi, puntualmente e opportunamente, collegava e leggeva insieme tre versetti biblici che, come in un mosaico, si completano l’un l’altro svelando più in profondità ciò per cui Maria è venuta a Fatima:

  • « Ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio » (Gdt 13,20);
  • « Ella ti schiaccerà il capo e tu Le insidierai il calcagno » (Gen 3, 15);
  • « Il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù » (Ap 12, 17).

La Vergine del Rosario di Fatima, allora, è scesa dal Cielo per « opporsi alla nostra rovina » e per compiere ciò che è stato detto di Lei nella nota profezia biblica: « Ella ti schiaccerà il capo », quello dell’orgoglioso lucifero che è stato e sempre sarà sconfitto per mezzo della più umile tra tutte le creature e, perciò, la più antitetica a lui, che al contrario fu e sarà sempre il più superbo tra tutte le creature.

Una bella lettura mariologica in chiave tutta “massimalista”, dunque, ben radicata nel terreno irrigato della tradizionale ed autentica esegesi cattolica, cosa di certo non scontata in tempi di « epoca glaciale mariana », di « minimismo mariano » a tutto spiano in cui ciò che conta sembra essere solo abbassare il più possibile la dignità di Colei che la Liturgia dice essere « super sidera » (al di sopra degli astri e delle stelle ) e canta quale Regina di tutti gli esseri creati, inanimati ed animati.

Fatima, in questo senso, conferma la vertiginosa sublimità della Persona e della missione di Maria Immacolata Corredentrice venuta sulla terra per “compiere ciò che di Lei è scritto”.

Note:

1) San Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris Mater, 25 marzo 1987, nn. 39-40.

2) Concilio Vaticano II, LG 60.

3) San Pio X, Lettera Enciclica Ad diem illum, 2 febbraio 1904, in ASS 36 (1903-4) 453 [449-462].

4) Benedetto XV, Lettera Apostolica Inter sodalicia, 22 marzo 1918, in AAS 10 (1918) 182 [181-185].

5) L. Fanzaga – S. Gaeta, La firma di Maria, Sugarco, Milano 2007, p. 14.

6) La “tipologia”, o “senso allegorico”, è uno dei sensi della Bibbia, quello per cui le realtà e gli avvenimenti di cui parla la Scrittura, in virtù dell’unità del disegno divino, possono essere dei segni di altre realtà. Questo vale soprattutto per la relazione tra Vecchio e Nuovo Testamento. Così, tante realtà, figure, eventi dell’AT si compiono nel Nuovo e stanno ad esso come l’immagine o l’ombra sta alla sua realtà. Per esempio si dice che l’attraversamento del Giordano da parte del popolo di Israele guidato da Giosuè è tipo del Battesimo cristiano. E così via, si potrebbero moltiplicare gli esempi.

7) D. A. Foley, Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia degli uomini, Gribaudi, Milano 2004,  pp. 374-375.

8) Card. P. Parolin, Omelia per la santa Messa della Vigilia, 12 maggio 2017: http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/parolin/2017/documents/rc_seg-st_20170512_parolin-fatima_it.html

9) Padre S. Manelli, Mariologia Biblica, Casa Mariana Editrice, Frigento 2005, pp. 71-72.

 

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