Trovo affascinante ed edificante la spiegazione proposta più di un autore sul perché la traslatio miraculosa è avvenuta attraverso diverse stazioni.

È chiaro che i santi angeli non avrebbero avuto alcuna difficoltà a trasportarla direttamente, senza tappe intermedie, nel luogo scelto dalla divina Provvidenza come sito della sua ubicazione definitiva.

Se così non è stato non è privo di fondamento voler cercare, nei diversi stazionamenti, un messaggio spirituale teso a farci comprendere da una parte la dignità e la sacralità del luogo e della persona stessa della Vergine Maria, dall’altra la necessità di una degna ricezione e accoglienza dei doni e dei favori di Dio, di qualsiasi specie essi siano. Ma ancora di più la necessità di trattare con la massima venerazione la Vergine Benedetta e tutto quello che con Lei abbia una significativa relazione.

In accordo a tale lettura, le singole località da dove la Casetta è stata portata via, rappresentano degli ambienti esterni e degli atteggiamenti interni indegni di ricevere la grazia della permanenza del grande dono della presenza della santa casa di Maria.

 Nelle tappe del tragitto percorso dalla casa di Maria, così, la Vergine esprime la sua volontà di escludere l’empietà (Nazareth minacciata dagli oltraggi dei musulmani), l’indifferenza (Tersatto in Croazia, insensibile alla devozione), il brigantaggio (la foresta di Loreto rendeva facile ai banditi derubare i pellegrini) e le dispute (la discordia nata dalla cupidigia dei due fratelli proprietari della collina). Per queste ragioni, Maria affida la propria casa non a dei privati, ma alla comunità, posandola sulla pubblica via.

Il tutto sembra una didascalia molto opportuna e chiara dalla parola di Gesù:

« Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi » (Mt 7, 6).

Il perché poi la Casetta si sia fermata definitivamente proprio a Loreto, se volgiamo proseguire sulla scia di questa lettura, dovrebbe cercarsi nel fatto che lì, presumibilemente, la Vergine Immacolata ha trovato un ambiente disponibile, adatto a custodire il tesoro prezioso della sua dimora terrena e disposto ad esibire un culto alla Regina del Cielo quanto meno migliore di quello che non era stata in grado di ricevere dalle categorie di persone delle precedenti località dove la Casetta è stata o per cui è passata.

Dunque la Madonna ha trovato e trova ancora in questo mondo (e questo è di conforto non solo per Lei ma anche per noi), anime che non le chiudono il cuore, che la accolgono « in sua », tra le loro cose più preziose (cf Gv 19, 27).

Ed ecco, alla fine di queste riflessioni, il messaggio che ci arriva e che dobbiamo raccogliere per la nostra vita spirituale: essere anche noi di quelli che, fuggendo con orrore il peccato o quanto meno l’indegnità di coloro che vivono nell’empietà, nell’indifferenza religiosa, nello spirito di rivalsa e di contesa  e che guardano  ai loro interessi più che all’onore di Dio; evitando l’errore di quelli che manifestano si una qualche devozione ma falsa e affettata, catalogabile in una delle sette deformazioni del culto a Maria di cui parla san Luigi M. Grignion nel suo Trattato della vera devozione a Maria (cf Trattato, nn. 90-104) entriamo invece a far parte di quella ben diversa categoria dei veri devoti di Maria che le offrono un culto vero e sincero: interiore, tenero, santo, costante, disinteressato (cf Trattato, nn 105-114) per trovare il beneplacito di Dio, per  piacere alla santissima Trinità e per sentirsi un giorno dire dal Signore alla fine della vita: « bene, servo buono e fedele…, entra nella gioia del tuo Signore » (Mt 25, 21).

 

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