Arrivati a questo punto, non si può prescindere da una rapida rassegna dei fondamenti biblici che stanno alla base del discorso circa il regno di Cristo per mezzo di Maria.

 

Si tratta, innanzitutto, di tutti quei passi e brani dell’Antico quanto del Nuovo Testamento che fondano la verità della Regalità sociale di Cristo, perché non può comprendersi il discorso sul futuro regno del Salvatore, prefigurativo di quello eterno, se non sulla base del diritto che Egli ha di regnare non solo nella sua Chiesa ma anche al di fuori di essa, nella società civile mondiale.

La Sacra Scrittura proclama tutto questo senza possibilità di fraintendimento:

« Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra » (Mt 28,18);

Gesù Cristo è « il principe dei re della terra » (Ap 1,5) e il « Re dei re e Signore dei signori » (Ap 19,16);

« Bisogna che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi » (1Cor 15,25);

« Si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli. Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni » (Sal 22,28-29);

« Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli » (Is 2,4);

Al Figlio dell’uomo il vegliardo « diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto » (Dan 7,14);

« Ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra » (Sal 2,8);

« A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni » (Sal 72,11);

« Per mezzo mio regnano i re e i magistrati emettono giusti decreti; per mezzo mio i capi comandano e i grandi governano con giustizia » (Prv 8,15-16).

Vi è, però, un fondamento scritturale ancora più diretto ed efficace. Più in particolare, sono proprio gli eventi evangelici legati alla vita, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo a offrire un’interessante indicazione circa l’opportunità di un futuro trionfo della Chiesa prima della Parusia finale. Questo trionfo ha, per la fattispecie, la sua radice evangelica e la sua prefigurazione nel grandioso evento della Domenica delle Palme, quando a Gerusalemme, sia pure per pochi giorni, la folla ebraica e perfino alcuni pagani celebrarono Cristo riconoscendolo Messia, cioè Salvatore, Pontefice e Re (cf Mc 11,8-10), tanto che per un certo tempo parve che il mondo intero lo seguiva (Mt 21,19).

La dottrina cristiana insegna che la vita terrena di Gesù è dotata di una tale esemplarità da riassumere e prefigurare in sé l’intera storia della salvezza. A proposito spiegava il card. J. Ratzinger:

« La passione di Gesù viene trasferita dal Capo al Corpo; come nella sofferenza di Gesù vi fu dapprima la luce, poi le tenebre e infine di nuovo la luce, allo stesso modo anche nel cammino del dolore del Corpo mistico si deve prevedere […] un’analoga alternanza » (1).

Fatte queste premesse, possiamo riflettere così:

« Siccome il trionfo della Domenica delle Palme avvenne prima dell’apostasia del Venerdì Santo e della Resurrezione, possiamo prevedere che la Chiesa militante vivrà almeno un’epoca di trionfo prima dell’apostasia finale e della definitiva apoteosi escatologica. Prima della fine dei tempi, dunque, si realizzerà una nuova Domenica delle Palme che, a differenza di quella vecchia, esalterà non tanto il Cristo quanto quel suo Corpo mistico che è la Chiesa, anche allo scopo di consolare i fedeli, umiliare gli infedeli e spingere gli indecisi a schierarsi prima dello scontro e del giudizio finali. La Domenica delle Palme costituisce quindi una prefigurazione non solo della finale Parusia del Redentore, ma anche di almeno un precedente trionfo storico della Chiesa » (2).

Questa futura èra trionfale non è una costruzione intellettuale né un sogno utopistico. È stata preannunciata da molti illustri santi, profeti, teologi e Dottori della Chiesa, che l’hanno indicata col termine di “penultima età della Chiesa” e l’hanno solitamente numerata come sesta della serie temporale:

« Difatti, come nel sesto giorno della creazione Dio compì la sua opera stabilendo il regno del primo uomo sul creato, così, nella sesta èra della storia, Egli compirà la propria opera redentrice stabilendo sull’umanità il Regno dell’Uomo-Dio, ossia della Chiesa come Corpo mistico di Cristo. Questa sesta età precederà la settima e ultima, che corrisponderà al settimo giorno della creazione, ossia all’eterno riposo sabbatico della Chiesa trionfante in Cielo » (3).

Note:

1) J. Ratzinger, San Bonaventura. La teologia della storia, Nardini, Firenze 1991, p. 71.

2) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, Fede & Cultura, Verona 2013, p. 85.

3) Ivi, p. 88. Cf anche H. Féret, L’Apocalypse de saint Jean. Vision chrétienne de l’histoire, Corrêa, Paris 1943, p. 304; N. Cavedini, Teologia della restaurazione, in Civitas Christiana (settembre 1999) 3-17; A. Luneau, L’histoire du Salut chez le Pères de l’Église. La doctrine des âges du monde, Beauchesne, Paris 1964 (Théologie historique. Études publiées par les Professeurs de Théologie à l’Institut Catholique de Paris, 2).

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