La devozione verso la Santa Casa di Loreto assume nella nostra epoca di crisi un profondo significato teologico e spirituale che, brevemente, vorrei cogliere.

« Innanzitutto la “Domus Mariae” per molte ragioni è intimamente legata alla nascita della Chiesa Cattolica. Infatti:

1) Essa fu il tempio dell’Incarnazione. Tra queste sacre mura fu concepito e crebbe Gesù Cristo, fondatore e capo della Chiesa.

2) Essa fu la Casa di Maria, cioè della creatura che, secondo i teologi, è l’esemplare che realizza in sé nel modo più perfetto la Chiesa e alla quale perciò la Chiesa stessa è configurata.

3) Essa fu la culla della Chiesa nascente, perché Maria, dopo avervi custodito nel suo seno lo stesso Verbo e averne conservato gelosamente nel Cuore tutti i detti e i fatti, in questo luogo, dopo la Resurrezione, trasmise agli Apostoli la dottrina del Divin Maestro, sostenendo e confermando la loro fede. Tra queste mura, infine, secondo la tradizione, fu celebrato per la prima volta il Divino Sacrificio. Ancor oggi è conservato, nella Santa Casa, l’Altare degli Apostoli, miracolosamente traslato con essa; nel luogo stesso in cui la SS. Vergine aveva fatto scendere per la prima volta sulla terra Gesù Cristo, san Pietro vi pronunciò le parole della Consacrazione, che ancora oggi si ripetono in ogni Messa » (1).

Un primo rilievo da fare, quindi, è questo: la spiritualità della santa Casa è “ecclesiologica”. Questo sacro edificio, presentandosi come primizia e modello di perfezione di quella Chiesa che Cristo avrebbe fondato per la salvezza soprannaturale degli uomini e per raccogliere i dispersi in un solo popolo redento dal suo sangue, propone ed estende a tutti i credenti un modello di vita cristiana non aleatoria e disincarnata, vagamente sensibile a ciò che ha “sapore” di cristianesimo.

Si tratta, invece, di una spiritualità inserita nella storia della salvezza.

Nel progetto salvifico di Dio la Chiesa è lo “Strumento universale di salvezza”. Va quindi accolta come dono di Dio. In essa bisogna vivere ricevendo i mezzi di salvezza santificazione che Gesù ci offre attraverso la mediazione del suo Corpo mistico.

La Casetta di Loreto, così, mette in guardia quella categoria dei presunti “cristiani adulti” – oggi molto numerosa… – ricordando loro che solo nell’umile accoglienza del progetto di Dio e della via da Lui tracciata sta la vera maturità della fede, la vera sapienza cristiana, non in progettualità umane, sterili reinterpretazioni e personalizzazioni.

Poi, con ogni evidenza, la spiritualità della santa Casa è “mariologica”. Cosa voglio dire?

Tra quelle mura si è compiuto l’evento più importante della storia dell’umanità: l’Incarnazione del Verbo. In questo senso la Vergine Santissima è la mistica aurora della redenzione. Grazie a Lei si è potuta compiere la salvezza. Ella ha detto SI (“fiat”) al volere di Dio, benché ciò comportasse la totale rinuncia a sé stessa, ai suoi progetti. Il suo “fiat” fu fin dall’inizio un “fiat sacrificale” perché l’Immacolata Madre sapeva bene chi era Colui che doveva nascere da Lei e per quale missione sarebbe venuto nel mondo.

Atteggiamento eroico, gravido di significati e esempi profondi per tutti noi. Chi entra nel “grembo” della Casa di Nazareth senza disporsi ad accogliere gli stessi atteggiamenti e sentimenti di cui Maria fu ricolma non coglie il vero senso del suo pellegrinaggio.

La Vergine Maria è Colei che incarna il principio della totale disponibilità a Dio. È l’Ancella del Signore, Colei che gli ha obbedito sempre e senza mai revocare la sua donazione, la donazione di sé stessa a Lui.

Così Nostra Signora di Loreto insegna a tutti « la docilità al messaggio di Dio che (Ella) ha accettato senza discutere ed in umiltà, definendosi la serva del Signore » (Stefano de Fiores).

La Santa Casa diventa per tutti i pellegrini “icona della fede obbediente”, la fede obbediente di Maria, di Colei che è « la creatura che in modo unico ha spalancato la porta al suo Creatore, si è messa nelle sue mani, senza limiti. Ella vive interamente della e nella relazione con il Signore; è in atteggiamento di ascolto, attenta a cogliere i segni di Dio nel cammino del suo popolo; è inserita in una storia di fede e di speranza nelle promesse di Dio, che costituisce il tessuto della sua esistenza. E si sottomette liberamente alla parola ricevuta, alla volontà divina nell’obbedienza della fede » (2).

Questa obbedienza “sine conditione” di Maria, questa fede viva ed incrollabile è maturata in una intensa ed intima relazione di dialogo, di amore con Dio. È solo nella preghiera intesa come contatto e dialogo con Dio che possono maturare gli atteggiamenti più eroici che la vita del cristiano deve saper riproporre con convinzione, oggi come sempre.

La Vergine Lauretana è Maestra, per noi, di tutto questo. Chiediamole di parteciparci quella sua fede obbediente, di iniettare in noi la spiritualità che contraddistingue la Santa casa di Nazareth perché contraddistinse la sua persona.

Virgo Lauretana, ora pro nobis!

Note:

1) R. de Mattei, La Santa Casa di Loreto. Un dono della Provvidenza all’Italia traslato dagli Angeli. Radici Cristiane (9/2005).

2) Benedetto XVI, Udienza generale, 19 Dicembre 2012.

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