Con questo ultimo articolo sulla Santa Casa di Nazareth, concludiamo il ciclo di informazione e riflessione su questo meraviglioso « tempio mariano », ricettacolo di prodigi e misteri che lingua umana non saprebbe narrare. La teologia e la spiritualità della Santa Casa offre ancora elementi preziosi su cui fermare l’attenzione.

 

San Giovanni Paolo Il nella Lettera per il VII Centenario lauretano indirizzata all’arcivescovo di Loreto, il 15 agosto 1993, ricordava che « la Santa Casa di Loreto non è solo una reliquia, ma anche una preziosa icona concreta » (n. 2). E’ reliquia perché è “resto”, cioè parte superstite della dimora nazaretana di Maria. E’ icona perché si fa specchio che riflette ineffabili verità di fede e rifrange luce su alti valori di vita cristiana.

In effetti, questa prodigiosa Casetta, si presenta come una sorta di « Tabernacolo della divina Presenza », « Culla della stessa Vergine Maria » e « punto di fuga di tutta la Fede e spiritualità cattolica ». nel post precedente sottolineavo il carattere ecclesiocentrico e mariocentrico della sacra Dimora di Loreto.

Vorrei ora, invece, individuare altri due aspetti caratterizzanti la sua dimensione misterica.

Innanzitutto non si può passare sotto silenzio l’aspetto « teocentrico » della Casa di Loreto. Ivi, la SS. Trinità si è manifestata palesando, insieme alla sua beata Presenza, il piano di Salvezza, la Sua condiscendenza e benevolenza, piegandosi sull’umanità perduta attraverso la provvidenziale “interferenza” di « una vergine, il cui nome era Maria » (cf Lc 1, 27).

All’Annunciazione, Dio Padre era presente con il suo Volere efficace, manifestato dall’Arcangelo, di mandare il Suo Unigenito per la salvezza del mondo; lo Spirito Santo compiva il miracolo dell’Incarnazione nel grembo di Maria Immacolata « scendendo su di Lei e stendendo la Sua ombra » (cf Lc 1, 35); il Figlio prendeva dimora nella Nuova Arca Santa, il « Paradiso di Dio e il suo mondo ineffabile, dove è entrato per operarvi meraviglie, per custodirlo, per compiacervisi » (1).

Per ogni pellegrino, così, quello spazio irrisorio (per le sue dimensioni) racchiuso tra tre mura della casa di Nazareth diventa luogo privilegiato dove fare una profonda esperienza di Dio, incontrarlo, sperimentarlo, per « gustare e vedere quanto è buono il Signore » (Sal 33, 9). Diventa il luogo in cui la SS. Trinità, inabitante nell’anima in grazia, le fa sentire la sua voce e, come una volta alla Vergine Maria, le chiede la sua disponibilità a contribuire alla sua e altrui salvezza, alla salvezza di tutto il mondo con un « fiat » che sia il prolungamento di quello pronunciato un giorno, in quello stesso luogo, dell’Ancella del Signore: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1, 38).

Neppure si può passare sotto silenzio l’aspetto cristocentrico di questa felice “Dimora degli Angeli”. Se essa è, da una parte, il luogo sacro dove, nella pienezza dei tempi « il Verbo si fece carne » (Gv 1, 14)  è pure la casa dove il Signore ha trascorso i suoi trent’ani di vita domestica, nel nascondimento e « sottomesso » ai suoi genitori terreni mentre « cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini » (Lc 2, 52).

La Santa Casa è il santuario dell’Incarnazione. E’ questo il mistero di cui essa fa quotidiana e orante memoria. E’ questo il mistero che teologicamente la caratterizza e la qualifica.

Scriveva il papa Giovanni Paolo II nella Lettera per il VII Centenario: « La S. Casa di Loreto è “icona” non di astratte verità, ma di un evento e di un mistero: l’Incarnazione del Verbo. E’ sempre con profonda commozione che, entrando nel venerato sacello, si leggono le parole poste sopra l’altare: “Hic Verbum caro factum est”: Qui il Verbo si è fatto carne. L’Incarnazione, che si scopre dentro codeste sacre mura, riacquista di colpo il suo genuino significato biblico », perché prolunga i suoi effetti in tutti i pellegrini che con devozione ai accostano a sì grandioso e arcano mistero.

La Casa di Loreto è, però, anche la dimora della vita nascosta di Gesù. Nel magistero del beato Giovanni Paolo II questo motivo trova un suggestivo riferimento nell’omelia pronunciata a Loreto il 10 settembre 1995: « Gesù prese dimora in Lei (Maria) come in un tempio spirituale preparato dal Padre per opera dello Spirito Santo. E’ grazie a Maria che la casa di Nazaret è diventata un simbolo così straordinario, essendo lo spazio in cui si è sviluppata l’umana vicenda del Verbo Incarnato; il luogo in cui Cristo cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52) ». È stata, quella modesta Casetta, la fucina delle virtù incomparabili che Gesù ha insegnato a tutti gli uomini, dall’umile cattedra di quelle povere mura, dimora della “trinità terrena” (Gesù, Giuseppe e Maria) e di quella “celeste” (la SS. Trinità che mai l’abbandonava e la riempiva della Sua grazia e della Sua virtù).

A conclusione di questa riflessione, faccio mio il bel pensiero di papa Giovanni Paolo II:

« La Casa di Nazareth si inquadra nel mistero della Incarnazione. Si potrebbe dire che in essa è stato annunciato il vangelo dell’infanzia e della giovinezza del Figlio dell’uomo, e questo ci parla in modo particolarmente efficace, evidenziando che la nostra fede e il nostro cristianesimo rimandano a una casa concreta, nella quale si è compiuto il mistero dell’Incarnazione » (2).

Note

1) San Luigi M. Grignion de Montfort, Il Segreto di Maria, 19.

2) San Giovanni Paolo Il, Lettera per il VII Centenario lauretano indirizzata all’arcivescovo di Loreto, 15.8.1993.

 

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