Il papa san Giovanni Paolo II († 2005), nel secolo scorso, è stato davvero, per eccellenza, uno di coloro che hanno scoperto il “segreto di Maria” – di cui parla il Montfort – annunciandolo, in veste di Pastore della Chiesa universale, all’orbe cattolico con l’esempio prima che con la parola.

E qui sta l’importanza della figura e del ruolo di san Giovanni Paolo II: non l’approfondimento ma la diffusione, tanto che si può dire che la consacrazione a Maria, intesa come affidamento, abbandono fiducioso nelle mani della Madre celeste e docile obbedienza alla sua volontà, è stata senza dubbio la “chiave pastorale” da lui usata per raggiungere l’obiettivo da lui annunciato all’alba del terzo Millennio: la santità come vocazione e impegno di ogni cristiano, di tutta la Chiesa.

Così in lui, senza dubbio, si può riscontrare una buona dose di genialità, perché ha compreso, nel suo ruolo di guida spirituale dell’umanità, la carica salvifica e santificatrice della donazione sincera a Maria e ha cercato di far comprendere agli uomini quel ruolo determinante che Lei, Mediatrice di ogni grazia, ha in vista del fine ultimo, la santificazione e la salvezza di tutti.

È proprio vero, così, che « se gli ultimi papi hanno parlato in termini positivi della consacrazione mariana, Giovanni Paolo II ne ha fatto uno dei punti programmatici qualificanti del suo pontificato. Sia con gesti che con discorsi, egli ha realizzato il motto del suo stemma episcopale “Totus Tuus (1). […]. In papa Wojtyła convergono molti apporti dei secoli precedenti, soprattutto di Montfort e di padre Kolbe, che egli utilizza liberamente secondo l’opportunità pastorale, senza legarsi ad una presentazione stereotipa. Ciò spiega la varietà di linguaggio cui ricorre per spiegare o esprimere i contenuti del rapporto di totale appartenenza e disponibilità a Maria: affidare, consacrare, offrire, dedicare, raccomandare, mettere nelle mani, impegnarsi, servire, affidare-affidamento (oltre il 30%), seguito da consacrare-consacrazione (oltre il 20%) (2) » (3).

Per papa Giovanni Paolo II consacrarsi a Maria comporta l’accostarsi alla grazia salvifica perché è da Lei che viene amministrato e offerto al mondo il tesoro dei meriti redentivi di Gesù e anche suoi.

Questo concetto esprimeva per esempio a Fatima nel 1982:

« Consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria significa avvicinarci, tramite l’intercessione della Madre, alla stessa Sorgente della Vita, scaturita sul Golgota. Questa Sorgente zampilla ininterrottamente con la redenzione e con la grazia » (4).

Tra gli splendidi discorsi di san Giovanni Paolo II sulla consacrazione-affidamento, ecco un esempio tra tanti:

« Desidero che tutto il popolo, con voce unanime, possa dire alla Vergine Maria, come le dico io: Totus tuus(5): Tutto tuo sono, o Maria! (6). La Vergine di Nazaret, la piena di grazia che si consacrò interamente alla volontà del Padre, ci esorta a vivere in unione con Lei e a iniettare le sue virtù e la sua fedeltà a Cristo in piena sintonia con il Vangelo, seguendo i suoi passi e meditando le sue parole, per renderle carne e vita nel mondo di oggi. In tal modo Dio continuerà a penetrare profondamente nella storia degli uomini come fece mediante l’Incarnazione del Verbo, per opera dello Spirito Santo, con la cooperazione di Maria » (7).

Note:

1) Il motto “Totus tuus”, che si trova nella forma “tuus totus” nel Trattato della vera devozione a Maria (n. 216) del Montfort, ripetutamente letto da Karol Wojtyła giovane, è attinto da san Bonaventura. La formula, ancora prima, si trova nella tradizione francescana a partire da san Francesco che lo usa nell’esperienza delle stimmate a La Verna. Il Santo di Assisi si rivolge a Dio dicendo: « Signor mio, io sono tutto tuo, tu sai bene che io non ho altro che la tonica e la corda e li panni di gamba, e anche queste tre cose sono tue » [I fioretti di San Francesco, in E. Caroli (a cura di), Fonti Francescane, Edizioni Messaggero-Movimento francescano, Padova-Assisi 19964, n.1916.

È il concetto di povertà totale che si esprime nella totale appartenenza a Dio e che si svilupperà nella duplice via indicata da san Francesco: la sequela di “Cristo e Maria”. San Bonaventura poi, nel Psalterium Beatæ Mariæ Virginis, majus, precisa questa espressione nei confronti della Vergine: « Tuus totus ego sum, Domina, salvum me fac» (Salmo 118); «Tuus totus ego sum: et omnia mea tua sunt, Virgo super omnia benedicta » (Cantico, 8): cf S. M. Cecchin, Totus tuus: la consacrazione a Maria nella Scuola francescana, in La Consacrazione alla Vergine Maria nel 50° della Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, p. 245, nt. 1 [245-267].

2) Anche nella sua Enciclica mariana, Redemptoris Mater (25 marzo 1987),si trova, incastonata come un gioiello dall’immenso valore teologico e pietistico, l’espressione tutta montfortana «consacrarsi a Cristo per le mani di Maria come mezzo efficace per vivere fedelmente gli impegni battesimali» (n. 48).

3) S. De Fiores, Consacrazione, in Maria. Nuovissimo Dizionario, EDB, Bologna 2006, vol. 1, p. 377.

4) San Giovanni Paolo II, Omelia, 13 maggio 1982, n. 2, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. V/2 (1982) 1582 [1578-1585].

5) Come dice lo stesso Papa nel suo libro Varcare la soglia della speranza la formula del “Totus tuus” « non ha soltanto un carattere pietistico, non è una semplice espressione di devozione: è qualcosa di più […]. Grazie a san Luigi Grignion de Montfort compresi che la devozione alla Madre di Dio è […] cristocentrica, anzi è profondissimamente radicata nel mistero trinitario di Dio. E nei misteri dell’Incarnazione e della Redenzione »: Giovanni Paolo II – V. Messori, Varcare le soglie della speranza, Mondadori, Milano 1995, p. 23.

6) Il 15 e il 16 ottobre, durante il secondo conclave del 1978, Ida Peerdeman, veggente di Amsterdam ebbe una visione relativa a questo grande Papa mariano che ha guidato saldamente la Chiesa trai marosi degli ultimi decenni del XX secolo. La veggente, infatti, « sentì una voce interiore ripeterle: “colui che viene da lontano sarà il successore di Pietro”. Con l’elezione, nel pomeriggio del 16 ottobre, del polacco Karol Wojtyla, che prese il nome di Giovanni Paolo II, le divennero più chiare anche diverse immagini che aveva visto in precedenza, collegate con lo stemma del nuovo Pontefice. Sin dal 8 dicembre 1977 la donna aveva infatti visto una splendente lettera M che irradiava da ogni parte. Un evidente riferimento alla grande M, iniziale di Maria, nello stemma di Papa Wojtyla »: S. Gaeta, I Segreti di Maria. Messaggi, profezie e misteri delle apparizioni mariane, San Paolo, Cinisello Balsamo 2017, p. 142.

7) San Giovanni Paolo II, Saluto e benedizione alla città di Conception (Cile), 4 aprile 1987, n. 1, in https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1987/april/documents/hf_jp-ii_spe_19870404_arrivo-concepcion.html.

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