Cosa ci attende nel prossimo futuro? Secondo la promessa di Maria, il Trionfo del suo Cuore Immacolato che si imporrà nel mondo dopo tutta la purificazione che la Giustizia divina attuerà per mezzo di castighi esemplari che l’umanità empia sta attirando inesorabilmente su di sé. Ma cosa stiamo aspettando veramente? Se come dice san Pietro il credente deve essere « pronto sempre a rispondere a chiunque (…) domandi ragione della speranza » (1 Pt 3, 15) che è in lui, il discorso vale anche per quella nella realizzazione della promessa relativa al Trionfo del Cuore Immacolato. Dobbiamo essere in grado di determinare la natura di questa realtà che nutre le aspettazioni dei giusti. Di cosa si tratta?

 

Una prima luce in proposito si scopre a partire dalla relazione che intercorre tra il Cuore di Maria e il Trionfo.

Si può dire che esso sia l’estensione nel mondo della dimensione più intima che interessa il Cuore di Maria: la vittoria definitiva, perfetta e completa sul regno del male, del peccato, il trionfo del bene, la perfetta e piena conformità alla volontà del Signore, Re del Cielo e della terra.

Trionfo, così, significa innanzitutto vittoria sul peccato e, di conseguenza, trionfo del bene e della grazia. Nel Cuore di Maria il bene ha già trionfato completamente. In Lei non c’è peccato. Lei in Cielo è già glorificata, assolutamente scevra dalla contaminazione del male. In Lei, nel suo Cuore Immacolato, tutto ciò si è realizzato perfettamente con la sua Immacolata Concezione e con la corrispondenza senza difetto alla grazia di Dio (obbedienza fino all’immolazione totale di se stessa). La vittoria sul male e il trionfo del bene, il trionfo della carità divina hanno raggiunto il loro culmine nel suo Cuore Immacolato: « In Maria, quale grande trionfo di Dio! Egli, attraverso Cristo, la preservò e ornò al di sopra di ogni altra creatura. Un trionfo senza incrinatura. Un trionfo integrale […]. Nella sua anima, Ella è libera. Libera dalla macchia del peccato d’origine; libera dalle abitudini degli istinti verso il male. Libera, sempre, da ogni peccato. Un’anima di puro cristallo » (1).

Ma il compiersi del trionfo del suo Cuore, tuttavia, ha un significato ben più grande del suo trionfo personale. La profezia si riferisce al suo trionfo che avviene dentro di noi”, nel momento in cui il peccato viene eliminato attraverso una sincera e progressiva conversione e l’amore e la grazia regnano al posto dell’odio, dell’indifferenza, dell’empietà, dell’irreligiosità:

« La regalità della Madonna, ancorché abbia un’efficacia sovrana su tutta la vita della Chiesa e della società temporale, si realizza in primo luogo nell’interno delle anime. Da lì, dal santuario interiore di ogni anima, si riflette sulla vita religiosa e civile dei popoli considerati come un tutto » (2).

Ma si riferisce anche al suo trionfo che avviene fuori di noi perché, a partire dal rinnovamento dei cuori, si realizzeranno una società ecclesiale e politica conformi alle esigenze del regno di Cristo, in cui trionferanno l’ordine, il bene e la pace in ogni ambito della vita umana. Quello che dovrà instaurarsi nella “città mondiale” è quella “civitas christana” che è stata prefigurata e compiuta in certa misura nel Medioevo e che attende la sua più piena espressione nell’era del trionfo. Questa “civiltà cristiana”, oltre ad essere il desiderato compimento delle attese e delle speranze di tutti gli uomini retti, è già di per sé missione della Chiesa, una missione anche sociale che « consiste nella sacralizzazione del temporale, la quale si realizza storicamente nell’edificazione della Cristianità, ossia la famiglia dei popoli convertiti alla fede che onorano e servono il Redentore nelle loro usanze, leggi, istituzioni e autorità, ossia si organizzano istituzionalmente applicando i Dieci Comandamenti, i principi del Vangelo e i precetti ecclesiali » (3)

Certo, si vedrà presente nel mondo quell’ordine ideale di cose, cioè « un governo positivamente ispirato ai principi cristiani e cattolici e che, quanto allo Stato […], sostanzialmente cristiano nel senso della moralità e della facilitazione ai cittadini della pratica dei dieci Comandamenti, nessuno escluso, e persino della collaborazione con la Chiesa per agevolarla nella sua missione di educatrice dell’uomo e di predicatrice della fede » (4).

I trionfali programmi dei Sommi Pontefici san Pio X (il cui motto era: “Instaurare omnia in Christo”), Pio XI (il cui motto era: “Pax Christi in regno Christi”) e del venerabile Pio XII (il cui motto era: “Opus iustitiæ pax”), che fecero dell’instaurazione del regno di Cristo nella Chiesa, nel mondo e nella società il programma fondamentale dei loro pontificati ma che per tante ragioni storiche non videro mai attuarsi, nonostante gli sforzi titanici che misero in atto per la realizzazione di questo nuovo ordine sociale e mondiale, diverranno finalmente realtà. E lo diverranno anche al di sopra di ogni speranza e attesa umana, perché sarà la stessa mano dell’Onnipotente, per mezzo del Cuore di Maria, ad instaurare questo nuovo ordine di cose.

Accadrà quanto Pio XI, nell’Enciclica Quas primas (11 dicembre 1925), con la quale istitutiva la solennità di Cristo Re e delineava con solidità la dottrina della Regalità di Cristo, annunciava e sperava di portare a compimento. Sulla scia del suo predecessore, Leone XIII, che già affermava:

« L’impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni ce li allontanino o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo » (5), il papa Pio XI faceva riferimento a quel regno di Cristo accolto da tutte le genti e rifletteva così:

« Oh, di quale felicità potremmo godere se gli individui, le famiglie e la società si lasciassero governare da Cristo! “Allora veramente […] si potrebbero risanare tante ferite, allora ogni diritto riacquisterebbe l’antica forza, tornerebbero i beni della pace, cadrebbero dalle mani le spade, quando tutti volentieri accettassero” » (6).

Tutto questo e molto, molto di più si compirà nel regno di pace del Cuore Immacolato, perché allora come mai nella storia dell’umanità sarà necessario – perché così la Santissima Trinità avrà decretato – che Gesù Cristo con la sua Santissima Madre « regni nella mente dell’uomo, la quale con perfetta sottomissione, deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate e alla dottrina di Cristo; che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d’ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come strumenti, o al dire dell’Apostolo Paolo, come “armi di giustizia” (Rm 6,13) offerte a Dio devono servire all’interna santità delle anime, di modo che non solo i sudditi del Signore, ma pure quanti sono fuori del suo regno, bramino ed accolgano il soave giogo di Cristo » (7).

Ritorniamo alle riflessioni iniziali. La Vergine Immacolata vuole, quindi, estendere in tutto il mondo, in ogni singola anima quella intima realtà che la riguarda, che abita nel suo Cuore Immacolato: “nel Trionfo i nostri cuori diventeranno come il suo”. Il Trionfo, in realtà, è già in qualche modo iniziato, poiché nel corso degli anni molte persone, in tutto il mondo, hanno già preso in considerazione gli appelli della Madonna e stanno vivendo in accordo a ciò che Lei ha chiesto. Il Trionfo del Cuore Immacolato si realizza quando un cuore si rivolge a Dio con la fede e la sottomissione di Maria. Quando un’anima dice “sì” a Dio, dichiarando il proprio “Fiat” come fece Lei, allora ha inizio in lei e attraverso di lei il Trionfo:

« Il suo regno [di Cristo e per estensione di Maria] non è un aldilà immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il suo regno è presente là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge » (8).

Ma quello che avverrà in futuro e che fa la differenza con la situazione del nostro presente, quello che in pratica ancora non c’è e che attendiamo è:

  • la dimensione “qualitativa di questa vittoria che la Madonna partecipa alle singole anime e che si riverserà, di conseguenza, su tutta la terra; vale a dire in maniera di gran lunga più perfetta e piena, rispetto allo stadio imperfetto e parziale in cui opera al presente e in cui operò in passato;
  • la dimensione “quantitativa”, cioè nella maggior parte degli uomini e delle donne che saranno nel mondo, mentre adesso solo un piccolo numero di anime è toccato da questa trasformazione interiore per mezzo di Maria. La dimensione quantitativa concerne anche « la dovuta estensione temporale e spaziale, cioè storica e geografica » (9) di questa vittoria della grazia che coinvolga l’umanità in generale, cosa che né oggi né ieri si verificò mai radicalmente.

Inoltre, lo ripeto, l’estensione di tale realtà coinvolgerà le strutture sociali, la cultura, l’arte, la scienza, ogni settore della vita umana; ogni ambito della vita e dell’esperienza umana sarà anzitutto e soprattutto a servizio del Re divino e della celeste Regina, poiché sarà chiaro che in Dio solo ogni cosa ha consistenza (cf Col 1,16-17) e in Lui solo ogni attività dell’uomo ha la sua origine e il suo compimento ultimo e definitivo.

Note:

1) Card. M.-M. Dubois, Les triomphes de Dieu en Marie, par Marie, avec Marie, in Maria et Ecclesia, Acta Congressus Mariologici-Mariani in civitate Lourdes anno 1958 celebrati, PAMI, Romæ 1960, vol. XVI: Instauratio Regni Christi per Regnum Mariæ, pp. 126-127 (traduzione nostra).

2) P. Corrêa de Oliveira, La devozione mariana e l’apostolato contro-rivoluzionario (reperibile su http://www.atfp.it/biblioteca/saggi-di-plinio-correa-de-oliveira/82-la-devozione-mariana-e-lapostolato-contro-rivoluzionario.html).

3) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, Fede & Cultura, Verona 2013, p. 76. È quanto insegnava, in sostanza, papa Giovani Paolo II quando ammoniva: «Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta» (Giovanni Paolo II, Discorso, 16.01.1982, pronunciato ai partecipanti al Congresso nazionale del MEIC).

4) R. Spiazzi, Scientia Salutis, p. 414.

5) Papa Leone XIII, Lettera Enciclica Annum Sacrum, 25 maggio 1899, n. 25, in 31 (1899) 647 [646-652].

6) Papa Pio XI, Lettera Enciclica Quas primas, 11 dicembre 1925, in ASS 17 (1925) 602-603 [593-610].

7) Ivi, pp. 609-610.

8) Benedetto XVI, Lettera Enciclica Spe Salvi, 30 novembre 2007, n. 31, in AAS 99 (2007) 1010 [985-1027].

9) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, p. 61. L’Autore intende questa duplice dimensione (quantitativa/qualitativa) della vittoria della grazia nel mondo nel senso di un vero e proprio periodo temporale, di una «epoca in cui l’umanità sia globalmente e pienamente cristiana»: ivi, p. 60. Il concetto si capirà meglio proseguendo la trattazione.

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