Oltre che rivelazioni private, le apparizioni mariane possono con frutto essere considerate espressioni autentiche del carisma profetico sempre all’opera nella Chiesa per rivitalizzarne la fede e le opere e per far risuonare la voce di Dio che parla al suo Popolo in tutti i tempi e in tutti i luoghi.

 

Proverei, a questo punto, a dare una collocazione alternativa alle mariofanie, sempre nell’orizzonte della sana Teologia cattolica e preceduto, mi preme sottolinearlo, dalla riflessione di diversi importanti studiosi delle apparizioni mariane con cui mi allineo.

Il problema della svalutazione delle apparizioni mariane da parte di numerosi membri della gerarchia ecclesiastica e dei circoli teologici maggioritari della nostra epoca, viene anche dal fatto che si insiste nel volerle collocare nello spazio ermeneutico dello “statuto teologico” delle rivelazioni private. Ma poiché, teologicamente parlando, le rivelazioni private hanno uno statuto pressoché irrilevante, con un falso sillogismo si conclude: “le rivelazioni private non fondano la Fede, non dicono nulla di nuovo, l’assenso ad esse non è obbligante, dunque le apparizioni mariane sono irrilevanti”. Errore madornale!

Nulla di più metodologicamente scorretto. Innanzitutto perché le rivelazioni private – prime fra tutte le mariofanie – veicolano a volte contenuti del tutto rilevanti, sia quanto allo spessore dottrinale che quanto all’applicazione vitale di tali contenuti nell’oggi della Chiesa. Questa “attualizzazione” della Fede è uno degli aspetti salienti della dimensione profetica delle apparizioni di Maria di cui già ho brevemente trattato (qui).

In secondo luogo, il fraintendimento sta, a mio avviso, nel non comprendere che il “locus theologicus” di rivelazione privata di cui la Madonna si serve per parlare agli uomini è interamente funzionale all’esecuzione del compito che la Provvidenza Le ha affidato. In entrambi i casi, quello che conta non è il mezzo di cui Dio e la Vergine si servono ma il fine a cui le apparizioni tendono, lo scopo ultimo che si propongono: la restuarazione della Fede e la salvezza delle anime.

Per cui, nello sforzo di comprendere più in profondità le apparizioni mariane mi pare (a me e anche ad altri) più corretto fissare l’attenzione sul carisma profetico che esse incarnano (mi riferisco in particolare a quelle degli ultimi due secoli) piuttosto che sul loro “statuto teologico”:

« L’essenza teologica di una rivelazione privata post-cristiana nella Chiesa non consiste in una rivelazione, la quale si aggiunge accidentalmente alla rivelazione pubblica e definitiva avvenuta nell’evento-Cristo. Questa prospettiva sfocia nella svalorizzazione delle apparizioni […]. Occorre trovare un contesto positivo dove collocarle. Tale contesto è la teologia dei carismi, alquanto trascurati perché ritenuti come un privilegio ormai passato della Chiesa primitiva, mentre invece bisogna ritenere che non solo il ministero ma anche la vocazione […] del profeta dovranno esserci sempre nella Chiesa » (1).

Non si fraintenda: è solo una questione di accentuazione perché le apparizioni sono sempre sia rivelazione che carisma, o meglio: la rivelazione di cui un percipiente usufruisce è un carisma. Ma l’« essenza teologica », come fa notare opportunamente il padre De Fiores – o l’ “inquadramento fondamentale”, se vogliamo –, andrebbe cercato e trovato più nella seconda che nella prima accezione per dare un contesto più positivo alle apparizioni, quelle mariane degli ultimi due secoli in particolare.

Si tratta di una prospettiva molto importante perché così si potrà, con frutto, inserire il fenomeno delle mariofanie nel filone della profezia sempre presente nella Chiesa e di cui Ella ha sempre bisogno e ne ha bisogno soprattutto in questi nostri travagliati tempi.

Si tratta di leggere questi eventi mariani sullo sfondo dei “tempi di Maria” di cui parla il Montfort, una categoria biblicamente e anche teologicamente rilevante che non può essere sminuita senza cadere in un grosso errore, pena l’incapacità di leggere gli ultimi secoli di storia del mondo alla luce della Fede (quella che comunemente si dice “Teologia della storia”); si tratta di porli nel quadro ampio degli interventi salvifici di Dio per il suo popolo, un intervento che avviene attraverso Maria, e che forse costituiscono l’intervento post-biblico più straordinario nella storia del mondo:

« Un conto è lo statuto delle rivelazioni private della Vergine, un altro il tema dei “Tempi di Maria” che, soprattutto con Fatima, sono qualcosa di più di una semplice apparizione. Hanno una portata salvifica per la Chiesa, un appello da ascoltare. Pena l’accecamento » (2).

Questa lettura, questa collocazione è necessaria per scongiurare l’errore di relegare le apparizioni della Vergine Santissima nell’ambito del “devozionale” che, mai come in questi nostri tempi, è diventato sinonimo di qualcosa di banale, inutile a una Fede davvero matura, anzi pericoloso e dannoso all’ortodossia e all’ortoprassi della vita cristiana.

E così la Madonna, nelle sue apparizioni, incarna in maniera eccellente il carisma profetico nella Chiesa e a servizio della Chiesa, che si inserisce nel quadro più ampio della sua universale Mediazione della grazia:

« La sinergia manifestata nell’azione congiunta dello Spirito e della Vergine di Nazareth per il concepimento del Figlio secondo la natura umana (cf Lc 1,26-38) continua nell’esercizio della maternità spirituale di Maria lungo la storia, compreso il ministero profetico delle apparizioni » (3).

« La profezia è sempre una lettura della storia alla luce della fede. La Madonna è certamente la Profetessa degli ultimi tempi, cioè quelli che vanno dall’Ascensione di Cristo alla sua seconda venuta. Quando Lei viene fra noi, ci aiuta a leggere gli eventi dal punto di vista soprannaturale. Quindi la profezia, prima ancora di essere una rivelazione del futuro, è una luce fornita dal Cielo per illuminare ciò che ci troviamo a vivere » (4).

Note:

1) S. De Fiores, Perché Dio ci parla mediante Maria. Significato delle apparizioni mariane del nostro tempo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011, p. 44.

2) A. Minutella, I tempi di Maria. Una lettura profetica delle apparizioni mariane, Fede & Cultura, Verona 2017, pp. 107-108.

3) S. De Fiores, Perché Dio ci parla mediante Maria. Significato delle apparizioni mariane del nostro tempo, pp. 48-49.

4) L. Fanzaga – S. Gaeta, La firma di Maria, Sugarco Edizioni, Milano 2007, p. 153.

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