Non c’è dubbio che il segreto di Fatima, nelle sue tre parti, rappresenta e ha sempre rappresentato un motivo di profondo interesse per i suoi contenuti dottrinali e profetici ed è uno degli elementi di maggior rilievo per comprendere la grandezza delle apparizioni di Fatima.

 

Certo, essendo il “cuore profetico” di tutta la mariofania portoghese, esso rivela chiaramente che l’evento-messaggio di Fatima non è ancora “chiuso”, come spiegò papa Benedetto XVI a Fatima, nel 2010:

« Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi ». E prosegue: « L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo […]. Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideo­­logia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo » (1).

Due giorni prima, in partenza per Fatima, ancora più chiaramente aveva detto ai giornalisti che nel segreto di Fatima « sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man ma­­no si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si an­­nunciano » (2).

Una breve ed essenziale presentazione del contenuto del Segreto mi sembra opportuna. Vediamone il simbolismo spicciolo e il significato generale.

Nella prima parte del segreto « c’è la spaventosa visione dell’Inferno, cioè il destino di coloro che rifiutano l’amore misericordioso di Dio. La Chiesa insegna che questa angosciosa realtà, che da parte di alcuni – anche tra i cattolici – si vorrebbe rimuovere, consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato mortale. La pena principale dell’Inferno sta nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25,41)» (3).

La seconda parte, invece, « mostra l’azione demoniaca che s’incarna nelle guerre e nei sistemi atei. Si profetizzano la fine della Prima guerra mondiale, lo scoppio della Seconda e la parabola del comunismo in Russia. Quanto alla “notte illuminata da una luce sconosciuta”, Lucia ritenne che il segno di Dio per l’inizio della guerra fosse l’eccezionale aurora boreale della notte del 25 Gennaio 1938 (era papa Pio XI), anche se il conflitto scoppia il 1° Settembre 1939, regnante Pio XII, con l’invasione della Polonia. In realtà, Hitler aveva deciso l’annessione dell’Austria, episodio che anticipa le future decisioni tedesche, proprio nel Gennaio 1938.

Quanto alla salvezza dei peccatori, si intende che si può pregare per loro per evitare che vadano all’Inferno ma, una volta destinati alla dannazione eterna, non è più possibile farlo. In altri termini, sostenere che Maria chiede ai pastorelli di pregare per le anime dell’Inferno è teologicamente impossibile: per i dannati nulla possono la preghiera e le penitenze » (4).

Prima di entrare nel contenuto della terza parte del Segreto pubblicata dalla Santa Sede nel 2000, vanno fatte delle considerazioni preliminari. In questo senso mi associo con due autori che sottolineano la “dimensione biblica” del Terzo segreto, cosa che gli conferisce una dinamica e un significato particolarmente rilevanti:

« Quando si parla del terzo segreto di Fatima […] si deve tener presente quello che aveva detto nel 2000 Giovanni Paolo II, quando fu svelato il terzo segreto […]. In quell’occasione, per l’omelia […] scelse di commentare il brano dell’Apocalisse che descrive la lotta fra la Donna vestita di sole e il Dragone infernale (Ap 12) […]. San Giovanni […] ha svelato il senso degli avvenimenti del suo tempo – cioè la grande persecuzione che si stava abbattendo contro la Chiesa da parte dell’Impero Romano – inserendoli nel quadro del grande combattimento escatologico fra le forze del Bene (cioè Cristo vincitore del male e della morte, e Maria al suo fianco in quanto Corredentrice e Regina) e l’impero delle Tenebre. Come ha fatto San Giovanni, occorre inserire in questa prospettiva escatologica i contenuti dei segreti di Fatima, altrimenti se ne perde il vero significato […]. In questa prospettiva, Maria, Profetessa degli ultimi tempi, ci svela il combattimento che è in atto, affinché ne siamo coscienti e attivi protagonisti » (5).

« Quando suor Lucia e Benedetto XVI rinviano all’Apocalisse per la comprensione del Terzo Segreto di Fatima, al di là del ricco bagaglio di interpretazioni che il testo, nel suo registro simbolico, offre, perveniamo, condotti dallo spirito di profezia, alla chiarificazione dell’ultimo atto dei “Tempi di Maria”. La stessa Vergine Maria, nelle sue apparizioni, ha potuto più volte far luce sul rapporto tra i “Tempi di Maria” e qualcosa come uno “scontro finale”, preceduto dall’apostasia della fede, dall’impostura anticristica e, finalmente, al Trionfo del suo Cuore Immacolato » (6).

Quanto al contenuto del segreto, invece, nella sua forma di visione possiede certamente profondi insegnamenti teologici e importanti vaticini profetici con proiezione verso il futuro, in cui « si descrive l’azione di Satana contro la Chiesa, in particolare con la persecuzione e il martirio dei cristiani. Nel suo commento Ratzinger nota che oggi “comprendere i segni del tempo significa comprendere l’urgenza della penitenza […]. Questa è la risposta giusta al momento storico, caratterizzato da grandi pericoli”.

Riguardo alle immagini della visione profetica, l’angelo con la spada di fuoco “ricorda analoghe immagini dell’Apocalisse”. Infatti “rappresenta la minaccia del giudizio, che incombe sul mondo”. La visione mostra poi la forza che si contrappone al potere della distruzione: è “lo splendore della Madre di Dio. Proveniente in un certo modo da questo, l’appello alla penitenza” […].

Il senso della visione è “mobilitare le forze del cambiamento in bene”. La scena della visione è descritta con tre simboli: una montagna ripida, un’alta croce di tronchi grezzi, una grande città mezza in rovina. Commenta Ratzinger: “Montagna e città simboleggiano il luogo della storia umana: la storia come faticosa ascesa verso l’alto, la storia come luogo dell’umana creatività e convivenza, ma allo stesso tempo come luogo delle distruzioni, nelle quali l’uomo annienta l’opera del suo proprio lavoro”. E in cima alla montagna sta la croce, “meta e punto di orientamento della storia. Nella croce la distruzione è trasformata in salvezza”. Appaiono poi alcune persone. Il Papa precede gli altri, tremando e soffrendo per tutti gli orrori che lo circondano. Per Ratzinger “la via della Chiesa viene così descritta come una Via Crucis […] in un tempo di violenza, di distruzioni e di persecuzioni”. Nella scena evocata si può riconoscere la storia di un intero secolo. “La figura del Papa ha un ruolo speciale. Nel suo faticoso salire sulla montagna possiamo senza dubbio trovare richiamati insieme diversi Papi” i quali, a partire da Pio X, hanno condiviso le sofferenze del XX secolo “e si sono sforzati di procedere in mezzo a esse”. Infine, gli angeli raccolgono sotto i bracci della croce il sangue dei martiri e irrigano così le anime che si avvicinano a Dio. È “un’immagine di speranza”: significa che “nessuna sofferenza è vana” » (7).

Le tre parti del segreto di Fatima hanno una struttura parallela. Secondo l’opinione di padre J. Alonso (8), il massimo conoscitore di Fatima, sono impostati nella stessa maniera, seguono uno schema somigliante: un castigo condizionato a un peccato.

Per quanto riguarda la prima parte il castigo è l’inferno. Il peccato che lo condiziona è soprattutto il peccato della carne, il peccato impuro, come ha rivelato la Madonna ai veggenti, soprattutto a Giacinta. « A me la Madonna me lo dice sempre: molti, molti si dannano », diceva suor Lucia a un monsignore che faceva fatica a credere che fossero tante le anime a perdersi.

Per quanto riguarda il castigo relativo alla seconda parte, esso è doppio: guerra e Comunismo, con in più le persecuzioni che questo avrebbe scatenato nel mondo. In sintesi la Madonna diceva: “Se riformate la vita cristiana secondo quello che vi dico, bene, altrimenti ci sarà la seconda Guerra mondiale e il Comunismo farà disastri nel mondo”. E così è successo, difatti, perché non si è fatto quanto Ella ha chiesto. La Madonna chiedeva la conversione, la penitenza, il Rosario, la consacrazione al suo Cuore Immacolato. Se si fosse fatto secondo queste richieste, si sarebbero sfuggiti i mali da Lei indicati. Una sola nazione ascoltò le richieste della Madonna: il Portogallo. E fu preservato sia dal Comunismo che dalla seconda Guerra mondiale.

E la terza parte? Qual è il peccato? Il testo del Segreto fu letto e studiato, dopo il 1960, da diverse Commissioni di esperti. Uno di questi fu il card. Palazzini, il quale riferì una volta a don Attilio Negrisolo:

« Quando l’abbiamo aperto e l’abbiamo letto [era dopo il 1960] abbiamo detto: no, non è possibile che avvenga quanto sta scritto», e non lo si è creduto. E il Cardinale proseguì: « Il Segreto riguarda la confusione nella Chiesa ».

Qual è dunque il peccato relativo al terzo segreto? Al peccato del primo e del secondo segreto si è dunque aggiunto « il peccato dei preti, dei frati e delle suore: il popolo sconvolto dai consacrati – testimonia don Attilio –, il multiforme peccato dei sacerdoti e dei consacrati » (9).

Ecco di cosa tratta il Terzo segreto. Il card. Palazzini rivelò proprio la convergenza tra quello che avveniva nella Chiesa, la crisi della Fede e della Morale e il Segreto: « Il Terzo segreto parla della confusione tremenda all’interno della Chiesa Cattolica », conclude don Attilio.

Note:

1) Benedetto XVI, Omelia, 13 maggio 2010, spianata del santuario di Fatima.

2) Idem, Intervista concessa ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo, 11 maggio 2010.

3)  V. Sansonetti, Ma Fatima non appartiene al passato, in Il Timone XIX (159/2017) 11-15. Faccio mie le riflessioni attualizzanti di D. Manetti sulla verità dell’inferno drammaticamente indicata dalla Madonna a Fatima, che mi pare aiutino a comprendere bene il senso del richiamo di Nostra Signora: «“Molte anime vanno all’Inferno, perché non c’è nessuno che prega per loro”: Maria ci dice che proprio questo oscuramento della verità sull’Inferno allarga la via delle anime che vanno all’Inferno, perché non ci si prepara più al combattimento spirituale, non si prega più perché la gente non vada all’Inferno. Questo severo ammonimento sulla realtà dell’Inferno contraddistingue le moderne apparizioni mariane poiché questo è in particolare il tempo in cui le anime vanno all’Inferno […]. Il mondo d’oggi rischia il peccato dell’impenitenza finale, perché dicendo che non c’è Dio, oscurandosi la Fede, dicendo che non c’è il peccato, dicendo che l’Uomo è padrone del mondo, uno muore impenitente, muore senza chiedere il perdono dei peccati. Questo non succedeva nel Medioevo, quando c’era la fede, quando c’erano grandi peccatori, ma anche grandi penitenti, perché comunque il peccato era rischiarato dalla fede, c’era la malvagità ma comunque sotto il cielo della fede che portava alla Penitenza. Oggi invece c’è la malvagità sotto il cielo dell’incredulità che porta all’impenitenza e quindi al pericolo dell’Inferno: ecco perché la Madonna sottolinea così fortemente la presenza dell’Inferno, ripetendo all’uomo che un mondo senza Dio significa che non c’è né felicità, né salvezza eterna, ma anzi porta con sé l’Inferno già su questa terra […]. La Madonna a Fatima evidenzia dunque quella che è la sua più grande preoccupazione, cioè che noi viviamo il tempo dello scatenamento Satanico, in cui molte anime rischiano la Perdizione Eterna. Il drammatico paradosso è che siamo in tempi in cui l’Inferno rischia di riempirsi, mentre mai come in questo tempo si è detto che l’Inferno, se c’è, è vuoto» (D. Manetti, Fatima, l’urgenza della conversione).

4) V. Sansonetti, Ma Fatima non appartiene al passato, pp. 11-15.

5) D. Manetti, Fatima, l’urgenza della conversione.

6) A. Minutella, I tempi di Maria. Una lettura profetica delle apparizioni mariane, Fede & Cultura, Verona 2017, p. 104.

7) V. Sansonetti, Ma Fatima non appartiene al passato, pp. 11-15. Le parti virgolettate all’interno della citazione sono le parole diel commento teologico al Terzo Segreto pubblicato da Ratzinger nel 2000.

8) Le righe che seguono sono la sintesi di una parte di un’ottima catechesi del sacerdote don Attilio Negrisolo, sacerdote padovano e figlio spirituale di san Pio da Pietrelcina, autorevole per santità di vita e dottrina, dal titolo: Fatima oggi, che si può ascoltare all’indirizzo web: http://www.parrocchiasanmichele.eu/download/category/124-d-attilio-negrisolo-i-10 comandamenti.html.

9) Che il Segreto di Fatima parli anche di questa epocale crisi interna della Chiesa lo testimonia anche un fatto storico molto interessante e sconosciuto ai più, riferito ancora dal sacerdote don Attilio Negrisolo, in una sua lezione sui Dieci Comandamenti. Il 10 Luglio 1977, l’allora patriarca di Venezia Albino Luciani andò a Coimbra, fatto chiamare da suor Lucia. La santa veggente gli consegnò un messaggio per l’allora pontefice Paolo VI, messaggio che lei aveva ricevuto da Gesù in persona e Questi voleva che arrivasse al Papa. In questo messaggio si sottolineavano due punti. Nel primo Gesù parlava della necessità di una riforma morale della Chiesa. Il secondo punto era di una certa drammaticità: il Signore diceva alla veggente che non sarebbe finita la sofferenza del mondo se non fosse cessato il peccato dei sacerdoti e dei consacrati. Il popolo di Dio ed il mondo intero, infatti, è sconvolto, tuttora, dalla confusione, dallo scandalo e dal peccato perpetrato da sacerdoti, vescovi e religiosi. La conferenza è reperibile qui: http://www.parrocchiasanmichele.eu/download/category/124­d­attilio­negrisoloi­10­comandamenti.html.

Suor Lucia, come rivelò lo stesso patriarca, fece su di lui una forte impressione. Don Diego Lorenzi, segretario di Luciani, testimoniò: « Il volto del Patriarca all’uscita del colloquio con suor Lucia era pallido, bianco come un lenzuolo ». Il patriarca, in seguito a quell’incontro, confidò: « La suora è piccolina, è vispa e abbastanza chiacchierona… parlando, rivela grande sensibilità per tutto quel che riguarda la Chiesa d’oggi con i suoi problemi acuti…; la piccola monaca insisteva con me sulla necessità di avere oggi cristiani e specialmente seminaristi, novizi e novizie, decisi sul serio ad essere di Dio senza riserve. Con tanta energia e convinzione m’ha parlato di suore, preti e cristiani dalla testa ferma. Radicale come i santi: “ou todo ou nada”: o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio »: (testimonianza del card. Albino Luciani su Gente veneta del 23 Luglio 1977, in M. Tosatti, Il Segreto non svelato, Piemme, Casale Monferrato 2002, pp. 75-78.

 

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