Nel contesto di quella crisi di fede epocale di cui tutti siamo ben a conoscenza, è bene riflettere sul ruolo imprescindibile che svolgono i santuari mariani nella nostra epoca. Un ruolo che si inscrive nell’opera salvifica che la nostra Madre Celeste sta portando avanti con le sue epifanie che costellano l’intero globo terrestre.

 

Dicendoli “oasi di preghiera” e “luoghi di pace” si esprime qualcosa di vero ma parziale rispetto al valore più radicale che questi luoghi di grazia hanno in rapporto alla nostra fede, in funzione anti e contro-rivoluzionaria e soprattutto in funzione di supplenza all’assenza imbarazzante delle cellule della Chiesa locale che sono le comunità parrocchiali nelle quali il più delle volte anziché trovare luoghi di fede e preghiera le persone non trovano altro che centri di aggregazione sociale (quando va bene…) o semplicemente luoghi deserti dove non mette più piede anima viva.

Si penserà forse che, in una situazione tale, il buon Dio non si sarebbe “rimboccato le maniche” per offrire un rimedio a questa situazione di sfacelo generalizzata?

Non è forse vero che i santuari mariani, specialmente quelli legati alle apparizioni della Vergine SS., sono una vera e propria “scuola” dove si può reimparare a vivere la propria fede e ad essere solidi cristiani? Non sono forse questi santuari luoghi di abbondantissima profusione di grazia per l’azione materna di Colei che ne è la Mediatrice Universale?

E questa non potrebbe forse definirsi come un’opera strategica tesa a disinnescare l’azione omicida del nemico infernale che vuole assassinare le anime togliendo loro quella grazia divina che è l’unica e vera ragione della loro esistenza, come la linfa vitale di ciascun uomo e ciascuna donna creati ad immagine e somiglianza di Dio e che, in questi luoghi, viene meravigliosamente recuperata o potenziata e accresciuta  a saconda dei casi attraverso la preghiera e i Sacramenti, specialmente quelli della Confessione e dell’Eucaristia?

Va infatti tenuto presente un fenomeno curioso. All’abbandono della frequenza domenicale alla S. Messa corrisponde un rinvigorirsi della frequentazione di Santuari Mariani, peraltro non solo alla ricerca di miracoli o “vantaggi” personali ma come luoghi in cui ritemprare lo spirito. Si pensi, per esempio, agli eventi prodigiosi avvenuti nel Santuario di Campocavallo, Osimo, qualche anno fa, che hanno richiamato nel tempio marchigiano centinaia e centinaia di fedeli spinti non solo dalla curiosità ma anche da un sincero fervore (1).

Si pensi soprattutto alla massiccia presenza di pellegrini alla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe in Messico, a Lourdes, alla Basilica Nazionale dell’Immacolata a Washington DC (USA), a Fatima, a Częstochowa in Polonia, al Divino Amore a Roma. E’ plausibile che molti fra quelli che affollano questi luoghi vadano a Messa una volta al mese oppure quando capita o anche quasi mai.

Eppure, in luoghi dove è apparsa e ha parlato Nostra Signora, o comunque dove concede grazie per mezzo delle immagini e dei titoli con cui è venerata, ebbene, in quei luoghi le statistiche e l’esperienza registrano dinamiche opposte a quelle delle parrocchie.

Insomma il “trend” costante di interventi mariani nel corso degli ultimi decenni delinea una sorta di attività catechetica della Beata Vergine che ribadisce, ricorda, sottolinea insegnamenti, dottrina e morale cattoliche laddove questi corrono il rischio di essere messi da parte.

Per così dire, se alcuni settori ecclesiali sembrano voler condurre il gregge verso un dirupo, risulta altrettanto evidente che Nostro Signore invia Maria Immacolata non solo a fermare questo gregge impazzito ma anche a offrirgli pascoli erbosi e acque limpide cui abbeverarsi.

Note:

1) Nel corso del 2013 l’immagine della Santa Vergine Addolorata di Campocavallo, presente nell’omonimo santuario in provincia di Ancona, è stata vista da almeno tre testimoni affidabili e in momenti diversi muovere gli occhi verso alcuni fedeli, come riporta il bollettino parrocchiale “L’Eco” (I/2014).

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