Dopo aver visto come il Cuore Immacolato stia davvero al centro di Fatima, del suo messaggio, delle sue richieste e delle sue promesse, mi sembrano opportune alcune considerazioni per chiarire come la richiesta della “Devozione al Cuore Immacolato” non significhi qualcosa di diverso di “Consacrazione” al Cuore Immacolato. Sono, in realtà, come due sinonimi ma con delle sfumature da cogliere. La devozione al Cuore Immacolato possiede una “triplice dimensione”, che diventa, sul piano pratico, un triplice impegno di amore nei confronti di Maria: “venerazione”, “riparazione”, “consacrazione”.

La dimensione riparatrice è chiarissima e la conosciamo dalla stesse parole e dalla stessa volontà della Madonna, che così disse ai tre piccoli veggenti:

« Per impedirla (la Seconda Guerra Mondiale), verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese » (1).

A proposito della venerazione e della consacrazione, invece, suor Lucia insegna che « Dio vuole stabilire, nel mondo, la devozione al Cuore Immacolato per portare le persone ad una piena consacrazione di conversione e donazione, una intima stima, venerazione e amore. È dunque in questo spirito di consacrazione e conversione che Dio vuol stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria » (2).

Quindi « se è vero che la devozione al Cuore Immacolato di Maria può operare beni così grandi come quello della salvezza eterna dall’Inferno, è anche vero però che esige di per sé una vera conversione della vita » (3).

Comprendere questo è essenziale per riuscire ad afferrare la portata grandiosa dell’appello alla Devozione al Cuore Immacolato, dando ad esso il significato più autentico e genuino. Non si tratta di un impegno di poca cosa, quasi fosse una pia pratica da eseguire (come per es. una preghiera da recitare, un oggetto da portare indosso, ecc.), una forma di “devozionalismo” esteriore. No. Niente di tutto questo.

Si tratta piuttosto di un comportamento interiore, di un atteggiamento dell’anima, capace di rinnovare il cuore del devoto di Maria modellandolo ad immagine e somiglianza del Suo, purissimo e soavissimo. Si tratta di entrare in una “comunione di vita e di opere” con la Vergine stessa. Per capire l’intima connessione tra Devozione/consacrazione al Cuore Immacolato sono chiarificatrici le parole di suor Lucia, allorché spiega luminosamente che « la devozione al Cuore Immacolato di Maria si deve stabilire nel mondo attraverso una vera consacrazione di conversione e donazione. Come nella consacrazione il pane ed il vino si convertono nel corpo e sangue di Cristo, (così con la consacrazione mariana, ndr) siamo assorbiti con l’essere vitale nel cuore di Maria » (4).

Sembra di sentire l’eco dell’arditissima espressione di san Massimiliano M. Kolbe che parla, a proposito della Consacrazione mariana, di transustanziazionenell’Immacolata. Se suor Lucia ha potuto dire queste parole è perché il Cielo le aveva rivelato non esistere forma di devozione mariana più completa e perfetta della Consacrazione.

Faccio notare che « è’ stata proprio sul Lucia a spiegare che stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria significa portare le persone alla consacrazione, la quale deve concretizzarsi in una vera e profonda conversione, nella donazione di sé a Dio, nella venerazione e nell’amore a Maria. Proprio in questo spirito di consacrazione e conversione, Dio desidera stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di sua Madre. Pertanto la consacrazione a Maria è il più alto tributo di ossequio e di pietà che Le si possa rendere. Non si potrebbe andare più oltre nel onorare Maria. Essa è il vertice del suo culto, poiché riunisce in una mirabile sintesi tutti gli atti di iperdulia a Lei dovuti, dalla venerazione all’imitazione. Ecco perché la devozione al Cuore Immacolato chiesta a Fatima, in ultima analisi, non può non trovare il suo vertice nella Consacrazione, che è la modalità più espressiva ed impegnativa della devozione, che crea un vincolo di appartenenza a Maria Santissima » (5).

Per comprendere questo discorso, è necessario conoscere il significato di “devozione,” cioè un atto interno della virtù della religione che si definisce come “moto riverenziale ed affettuoso dell’anima che, conoscendo l’amabilità di Dio, si dona volontariamente al suo servizio” (6).

Un valido teologo spiega più in dettaglio che « con questo movimento di devozione la volontà si libera da tutto ciò che impedisce il culto di Dio: intenzioni, affezioni, occupazioni terrene (…). Non si occupa più di nulla se non del culto. E poiché la religione come virtù infusa è una riproduzione in noi della vita religiosa di Cristo, la devozione in noi non è altro che la consapevole conformazione della nostra volontà alle intenzioni di Cristo che dà culto a Dio in cielo e continua in noi, sue membra, il culto da lui iniziato in terra, nella sua vita storica (…). Suo carattere specifico è la prontezza contro ogni pigrizia, fiacchezza, frivolezza (…). Sua radice ultima è la carità, che spinge l’uomo a darsi alle opere del culto divino, e si traduce in zelo dell’onore di Dio » (7).

L’atto di devozione può rivolgersi a Dio stesso ma anche a persone che hanno con Lui una speciale relazione: i Santi e soprattutto la Madonna (si dice perciò che una persona è “devota all’Assunta”, “devota a sant’Antonio”, ecc.). A partire da questo concetto di devozione, si coglie meglio anche quello di consacrazione la quale, facendo donare se stessi a Maria come suoi “servi e schiavi”, sua “res et proprietas” (cose e proprietà); liberando la volontà del consacrato da tutto quello che impedisce la totale dedizione di sé a Lei e alla sua missione; conformando le intenzioni del consacrato a quelle di Maria e, in Lei, a quelle di Cristo; rendendolo pronto contro ogni pigrizia, fiacchezza, frivolezza; accendendo in lui lo zelo per l’onore di Maria e la gloria di Dio, è realmente la  forma più autentica ed eccellente di devozione alla Madonna e anche quella più efficace per mezzo di cui un’anima può operare come Sua apostola nel mondo.

Le “vette” a cui vuol portare la Consacrazione al Cuore Immacolato si raggiungono grazie al dono di una devozione autenticamente vissuta che, attraverso tutte le disposizioni e atteggiamenti elencati, conduce proprio alla trasformazione in Maria, rendendo il consacrato a Lei quasi «un’altra Maria vivente ed operante in questo mondo» (8), come si esprimeva san Massimiliano Kolbe, il “folle dell’Immacolata”.

In poche parole, ecco chiarito lo spessore dell’appello alla Devozione al Cuore Immacolato proposto dalla Madonna a Fatima. Con tale richiesta, Dio voleva stabilire e rinvigorire ciò che nella Chiesa è da sempre esistito, la devozione al suo Immacolato Cuore ma con una comprensione più estesa, un potenziale di grazia molto più alto ed una urgenza tale da essere presentato dal Cielo come il  “l’ultimo rimedio” conto i mali della Chiesa e della società di oggi. Non vi è dubbio che « questa scelta di un nuovo mezzo di salvezza da parte di Dio è specifica e singolare, e questo significa che alla devozione al Cuore Immacolato di Maria è stato da Dio conferito un valore eccezionale di grazia che prima non era mai stato messo in risalto » (9), mezzo che benché la maggior parte degli uomini ha ignorato, vogliamo da parte nostra afferrare per poter aggrapparci con confidenza a questo nuovo “mezzo universale di salvezza” che Dio ha voluto offrire all’umanità in tempi drammatici e terribili quali sono i nostri.

Note:

1) Memorie di Suor Lucia, Secretariado dos Pastorinhos, Fatima 20058, p. 173.

2) Suor Lucia, Gli appelli del messaggio di Fatima, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001, p. 126.

3) Padre S. M. Manelli, FI, Fatima tra passato, presente e futuro, in Maria Corredentrice. Storia e Teologia, Casa Mariana Editrice, Frigento 2007 (Bibliotheca Corredemptionis Beatæ Virginis Mariæ. Studi e ricerche, 10), vol. X, p. 201.

4) Suor Lucia, Gli appelli del messaggio di Fatima, p. 127.

5) Suor M. G. Palma, FI, La consacrazione alla Vergine Maria nel messaggio di Fatima, in Immaculata Mediatrix XV (3/2015) 308 [307-333].

6) San Tommaso la definisce « offerta della volontà a Dio, in ordine alla pronta esecuzione di ciò che riguarda il culto divino »: Summa Theologiæ, II-II, q. 82, a. 1.

7) Padre R. Spiazzi, Scientia Salutis, Edz. Romane Mame, Vicenza 1960, p. 240.

8) Scritti di Massimiliano Kolbe, ENMI, Roma 1997, n. 486.

9) Padre S. M. Manelli, FI, Fatima tra passato, presente e futuro, p. 195.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...