Addentriamoci nel cuore dei messaggi di Akita per scoprirne i tesori e le ricchezze. Un primo tema che si evidenzia all’interno del breve ma denso messaggio di Nostra Signora di Akita e la necessità e l’urgenza della riparazione e la nobilità della sofferenza vicaria.

Con sofferenza vicaria la Dottrina cattolica intende l’atto compiuto da anime generose (che si modellano sull’esempio di Cristo immolato per la salvezza del mondo) per il quale esse si “sostituiscono” in modo vicario ai peccatori nel soddisfare alla divina giustizia.

Di questa riparazione e di questa “vicaria spirituale c’è estremamente bisogno oggi perché, come Nostra Signora spiegò alla veggente, « il Padre Celeste è fortemente adirato e si prepara ad infliggere su tutta l’umanità un terribile castigo ».

Per placare la collera del Padre e per la salvezza dell’umanità, Maria e Gesù cercano anime che si offrano a Dio per riparare, con la loro sofferenza e povertà, i peccati degli uomini ingrati.

A queste “anime vittime” la Madonna chiede preghiera, penitenza e sacrifici coraggiosi affinché la Giustizia Divina venga mitigata.

E’ lo stesso messaggio di riparazione che ancora una volta si ripete, come nella maggior parte delle apparizioni mariane, soprattutto in quelle più recenti. Si nota, in effetti, con il passare degli anni, un crescendo di drammaticità innegabile della corruzione morale e spirituale del mondo che trova eco negli appelli della Madonna che sempre con più energia domanda corrispondenza alle sue richieste di preghiera e sacrificio. Ad Akita troviamo un esempio eloquente di tutto questo.

L’esempio della veggente, in fatto di sacrificio espiatorio, è di una forza straordinaria; la capacità di immolazione profusa da suor Sasagawa è commovente. La sua risposta alla Vergine SS. è stata davvero plenaria, senza riserve. Pare abbia davvero preso alla lettera quanto le chiedeva Nostra Signora in una delle sue visite: « Sii paziente. Sacrificati ed espia per i peccati del mondo ».

Suor Agnes da sempre è stata un’anima vittima. Già prima di convertirsi e consacrarsi al Signore « era malata dalla più tenera età. All’età di 19 anni era stata operata di appendicite ma durante l’anestesia un’iniezione praticata impropriamente le aveva provocato la paralisi. Inoltre il Marzo 1963 – nel periodo in cui, convertitasi, lavorava da catechista presso la parrocchia di Myoko Kogen – in occasione di una telefonata, si accorse di aver perso completamente l’udito (…). Questa infermità mette fine ai suoi compiti di catechista » (1).

La sera prima dell’apparizione dell’Angelo custode e poi di quella della Vergine nella cappella del convento, poi, cominciando a pregare « sente all’improvviso nel palmo della sua mano sinistra una ferita larga due centimetri e lunga tre, a forma di croce: all’apparenza sembra un graffio ma la sensazione è quella di una puntura profonda, come se avesse un ago nella mano che le impedisce di dormire (2).

L’esempio di pazienza di suor Agnes è luminoso. Nostra Signora, nel corso della seconda apparizione, insiste sul tema della necessità della riparazione: « Con Mio Figlio sono intervenuta tante volte per placare l’ira del Padre. Ho impedito l’arrivo di calamità offrendogli le sofferenze del Figlio sulla Croce, il Suo prezioso sangue e le anime dilette che Lo consolano formando una schiera di anime vittime () ».

Maria SS., quale Avvocata della causa della nostra salvezza, si interpone tra la giustizia di Dio e l’umanità meritevole di castigo per i suoi innumerevoli peccati, come si è visto anche nell’apparizione di La Salette allorché la Vergine Benedetta disse: « Da quanto tempo soffro per voi! Poiché ho ricevuto la missione di pregare continuamente Mio Figlio, voglio che non vi abbandoni, ma voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, mai potrete compensare la pena che Mi sono presa per voi ».

Nonostante la veggente non abbia fatto difetto in fatto di generosità, l’Angelo che la introdusse al cospetto della Vergine ci tenne a farle comprendere che: « la ferita della mano della Santissima Vergine Maria è molto più profonda della tua ». E, in effetti, la Fede ci insegna che le sofferenze della Madonna furono uniche, indefinite: l’intensità della sua compassione materna, dei suoi dolori non può essere comparata con quella di nessun santo, neanche con quella di tutti martiri messi insieme. È a ragione, infatti, che Ella è invocata dalla Chiesa quale Regina Martirum, Regina dei Martiri (3).

Così si esprime san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano: « Al di sopra di san Lorenzo, arso vivo sulla graticola, di Stefano lapidato, di Bartolomeo scorticato, di Cassiano seviziato a morte dai suoi stessi studenti, di Pietro inchiodato sulla croce e di Andrea che vi fu legato, al di sopra di tutti i generi di supplizio dei martiri vi è la spada crudelissima che trapassò l’anima di Maria mentre contemplava con i propri occhi la morte di Cristo suo figlio. Le membra atrocemente tormentate del suo amatissimo figlio le causavano un dolore molto più intenso che se fosse stata tormentata lei stessa (Sermone sulla Natività, 1583) » (4).

Note:

1) R. Laurentin, Akita, in R. Laurentin-P. Sbalchiero, Dizionario delle Apparizioni della Vergine Maria, Art., pp. 823—824.

2) Ivi, p. 824.

3) Spiega opportunamente Papa Giovanni Paolo II: « In Lei (nella Vergine Maria) le numerose e intense sofferenze si assommarono in una tale connessione e concatenazione, che se furono prova della sua fede incrollabile, furono altresi un contributo alla redenzione di tutti. In realtà, fin dall’arcano colloquio avuto con l’angelo, Ella intravide nella sua missione di madre la “destinazione” a condividere in maniera unica e irripetibile la missione stessa del Figlio”: Lettera apostolica Salvifici Doloris, § 25.

4) Citato da padre A. Apollonio, Le Litanie Lauretane: preghiera mariana, preghiera della Chiesa, Casa Mariana Editrice, Frigento 2013, p. 212.

 

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