«Maria è l’unica sorgente che ha fatto sgorgare padre Pio e Fatima. Sua è la mano che descrive le meraviglie di Fatima come le meraviglie di padre Pio: due momenti di un’unica azione soprannaturale gestita da Maria, che ha il fine di stabilire il Trionfo del suo Cuore Immacolato, perché si realizzi il Regno di Cristo. E’ il fine per cui lavorò padre Pio, gloria vivente di Maria, in riparazione degli eventi futuri»[1]. Si potrebbe dire, in modo programmatico e aforistico, che «Fatima e Padre Pio insieme sono la grande risposta del cielo all’origine del secolo del male»[2].

Del resto mi sembra particolarmente significativo – e sinceramente la riflessione mi sembra quasi che fluisca ovvia e facile – che se AD 2017 è stato l’anno di Fatima con l’Anniversario centenario delle apparizioni della Bianca Signora alla Cova da Iria, AD 2018 è l’anno di Padre Pio la cui memoria è ripresentata da ben due anniversari: il centesimo dell’impressione delle stimmate e il cinquantesimo della morte. Considerando come Dio si serva volentieri dei “giochi di date” per offrire segni e trasmettere messaggi agli uomini, i tre anniversari concatenati (uno dopo l’altro) incentrati sull’evento-Fatima e l’evento-Padre Pio mi sembra siano l’occasione di cui Dio si serva per ricordare a tutti la grandissima attualità di questi due “segni” nel quadro dei problemi del mondo e della Chiesa odierni; d’altra parte si tratta di un’attualità congiunta e non disgiunta, nel senso che da Fatima e da Padre Pio parte un messaggio unico e consimile. Quale? E’ proprio di questo che vorrei parlare e su cu vorrei invitare a riflettere nelle pagine che seguono.

Il sacerdote padovano don Attilio Negrisolo, intimo figlio spirituale di san Pio da Pietrelcina, in una sua catechesi sul Santo del Gargano, sosteneva che i secoli peggiori della storia dell’umanità sono tre: il II, il XV ed il XIX. Ma oltre questi tre ve ne è stato uno ancora peggiore: il XX. “Oggigiorno – affermava – in modo particolare, vi è davvero una ‘corrente satanica’ che sconvolge tutto!”. Una lettura teologica della parabola storica dell’umanità, tuttavia, permette di notare come il declino del mondo prenda le mosse da un momento ben preciso. In un memorabile discorso risalente al 1952, il Venerabile Papa Pio XII  presentava in poche battute, in modo penetrante ed efficace, il piano diabolico steso a tavolino e portato avanti dalle forze nemiche di Dio e della Chiesa:

«Oh, non chiedeteci qual è il “nemico” né quali vesti indossi. Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. È un “nemico” divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio : Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio. Il “nemico” si è adoperato e si adopera perchè Cristo sia un estraneo nelle Università, nella scuola, nella famiglia, nell’amministrazione della giustizia, nell’attività legislativa, nel consesso delle nazioni, là ove si determina la pace o la guerra. Esso sta corrompendo il mondo con una stampa e con spettacoli, che uccidono il pudore nei giovani e nelle fanciulle e distruggono l’amore fra gli sposi; inculca un nazionalismo che conduce alla guerra»[3].

In queste poche battute, il grande Pontefice coglieva l’essenza velenosa del processo rivoluzionario che dura ormai da secoli. Quell’attacco coordinato di forze avverse alla Fede cristiana e alla Chiesa cattolica a cui fa riferimento Papa Pio XII ha, infatti, i suoi prodromi già nel XV-XVI sec. nel fenomeno dell’Umanesimo-Rinascimento che preparò in il terreno a Lutero (1° Rivoluzione), lavorò a piene mani nel XIX sec. dopo la tragica esperienza della Rivoluzione anticristiana in Francia (2° Rivoluzione) per poi inalberarsi, violento, durante il XX secolo con il Comunismo prima (3° Rivoluzione) e poi, finalmente, con il Sessantotto, l’ esito volgare di tutto il processo (4° Rivoluzione) che porta alle estreme conseguenze i principi velenosi e autodistruttivi che la Rivoluzione ha sviluppato nell’arco di sei secoli. Noi ci troviamo, attualmente, nel post-Sessantotto, che comporta tutto quello sfacelo e distruzione radicale che non risparmia alcun valore.

Una formula sintetica che possa spiegare questo processo fino al nostro presente (in termini quasi sinonimici rispetto a quelli usati dal Pontefice) potrebbe essere la seguente:

  • «Cristo si – Chiesa no» (Umanesimo-Luteranesimo),
  • «Dio si – Cristo no» (Illuminismo-Rivoluzione francese),
  • «uomo si – Dio no» (Comunismo),
  • «uomo no» (Rivoluzione sessantottina),
  • «satana si» (il Terzo millennio, il nostro presente)!

In questo senso, la Rivoluzione si presenta come la categoria filosofico-teologica che proclama – prima in modo sotterraneo e poi palese – il rinnegamento orgoglioso da parte dell’uomo del progetto di Dio sull’umanità rimuovendo, gradualmente, i fondamenti su cui Dio aveva costruito l’economia della Salvezza e con cui ha rivelato Se stesso e la sua Misericordia all’uomo.

Il vantaggio che si ricava, così, dalla lettura dell’evento Fatima-Padre Pio come un unico magistrale intervento della Provvidenza che vive di due fasi è quello di scorgere, in filigrana, un medesimo “programma” che accomuna e collega gli eventi, il messaggio e le profezie di Cova da Iria con la figura e l’opera del Santo stimmatizzato del Gargano. Sia l’uno che l’altro, a livello cronologico, cominciano la loro “missione” nel momento in cui la Rivoluzione assume il volto empio, ateo e blasfemo del Comunismo: le apparizioni della Bianca Signora alla Cova da Iria, infatti, iniziarono nel maggio del 1917 ed ebbero termine nel successivo ottobre, quando il Comunismo era appena sorto in Russia; San Pio da Pietrelcina, invece, cominciava “ufficialmente” la sua missione di “corredentore” e di “vittima espiatrice” un anno esatto da quegli eventi ossia con l’impressione delle stimmate visibili, il 20 settembre 1918:

«Perché Padre Pio ricevette nel 1918 le stigmate visibili (che lui non voleva) cosa che fece di lui un segno pubblico e che scatenò quel grande movimento di conversione? (…) Perché quell’offerta propiziatoria della vittima fu il seme piantato nel momento iniziale del più colossale cataclisma spirituale della storia cristiana. C’entra (…) la Prima Guerra Mondiale, la grande catastrofe da cui tutto si scatenò (le ideologie del male, tutti i totalitarismi con i loro genocidi, la Seconda Guerra Mondiale, quelle persecuzioni contro la Chiesa mai viste prima nella storia) e c’entra la gravissima crisi della Chiesa, l’immane apostasia del nostro tempo, l’apocalittico crollo del sacerdozio. L’offerta di Padre Pio e la risposta celeste delle stigmate sono misteriosamente legate anche a Fatima, evento soprannaturale di enorme portata profetica. E infatti accade, anch’esso, nel cuore della grande guerra e preannuncia tutto ciò che abbiamo appena evocato»[4].

Prendendo le mosse da questo inquadramento peculiare, considerando soltanto Fatima e san Pio da Pietrelcina, sarebbe già possibile affermare che l’intervento “controrivoluzionario” di Dio nel XX sec. non solo non è mancato ma è altresì stato proporzionato alla violenza con cui Satana[5], manovrando gli agenti della Controrivoluzione, si preparava a sferrare il suo crudele attacco alla Chiesa e al mondo: poderosa azione del Falsario, ancora più poderosi i rimedi offerti da Dio Unitrino al mondo e alla Chiesa. Fermiamo, a questo punto, la nostra attenzione su questo “rimedio celeste congiunto” e poniamoci la seguente domanda: c’è qualcosa che metta profondamente in relazione Fatima e Padre Pio? Non vi è dubbio. Il Santo frate cappuccino, si sa, nutriva una profonda devozione per il mistero di Fatima. Una delle ragioni principali era di certo quel messaggio corredentivo proposto dalla Vergine SS. e incarnato dai tre Veggenti che trasmisero, con la loro vita ancor più che con le loro parole, l’urgente appello da Lei consegnato al mondo cento anni fa: «“La grazia di Fatima”, a suo dire (di padre Pio, ndr.), è certamente un dono singolarissimo: consisteva nel “diventare Fatima” e Fatima significa “sacrificarsi fino alla meta di vittima”. Il messaggio della Signora è legato a tre nomi: Lucia, vittima che si immola nella quotidianità del monastero carmelitano di Coimbra; Francesco e Giacinta, due angeliche vittime profumate immolate sull’ “Altare do mundo”, consumate nel breve arco di circa 2 anni, dopo la richiesta della Madonna: “tante anime vanno all’Inferno perché nessuno prega e si sacrifica per loro”. Fatima diventa grazia quando si accoglie il messaggio di sacrificio e di preghiera»[6].

Mirabile, davvero, come i due piccoli fratellini santi siano stati in grado di incarnare il messaggio corredentivo di Fatima dando a tutti un esempio di prima qualità: «San Francesco e santa Giacinta (…) sono andati davvero all’essenziale, facendosi vittime con Gesù Vittima, agnellini immolati con “l’Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Li muoveva una carità gigante e mai sazia di offrire e soffrire per amore di Gesù e Maria per la salvezza dei peccatori, per riparare i peccati (…). Questa carità sacrificale è carità che non inganna e non illude gli altri né si prende gioco di Dio, perché è la stessa carità di Cristo sofferente e morente per noi: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). In questo senso, questa carità sacrificale è il più fruttuoso “amore per i poveri” del mondo perché non ubriaca nell’illusione di salvarli dai mali sociali e dai disagi economici (ricordava il Signore: “I poveri li avrete sempre con voi”: Gv 12,8) ma, per mistero soprannaturale, realizza una “vicaria spirituale” tramite la preghiera e la sofferenza per cui i veri amanti di Dio e delle anime liberano tanti loro fratelli dal peccato e dalle fiamme dell’inferno»[7].

E’ quanto esprimeva papa Benedetto XVI nel 2010 a Fatima con pregnanti parole: «Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?” (Memorie di Suor Lucia, I, 162)»[8].

Continua…

Note:

[1] Don A. Negrisolo-Don N. Castello-Padre S. M. Manelli, Padre Pio nella sua interiorità, San Paolo, Cinisello Balsamo 1997, pp. 65-67.

[2] A. Socci, Il segreto di Padre Pio, Rizzoli, Milano 2007, p. 58.

[3]  Venerabile Pio XII, Discorso agli uomini di azione cattolica nel XXX° della loro unione, 12 ottobre 1952, in w2.vatican.va.

[4] A. Socci, Il segreto di Padre Pio, pp. 57-58.

[5] Il prof. Plinio Correa de Oliveira,  nel suo saggio Rivoluzione e Controrivoluzione, chiarisce come la Rivoluzione non sia « frutto della semplice malizia umana. Quest’ultima apre le porte al demonio, dal quale si lascia eccitare, esacerbare e dirigere […]. La parte del demonio nell’esplosione e nei progressi della Rivoluzione è stata enorme. Come è logico pensare, un’esplosione di passioni disordinate tanto profonda e tanto generale come quella che ha dato origine alla Rivoluzione non sarebbe avvenuta senza un’azione preternaturale. Inoltre, sarebbe stato difficile che l’uomo giungesse agli estremi di crudeltà, di empietà e di cinismo ai quali la Rivoluzione è arrivata diverse volte nel corso della sua storia, senza il concorso dello spirito del male»: P. Correa de Oliveira, La devozione mariana e l’apostolato contro-rivoluzionario, prefazione a Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, in Cristianità II (8/1974) 3-6 (prima edizione argentina: Revolución y Contra-Revolución, Tradición Familia y Propiedad, Buenos Aires 1970, pp. 9-34).

[6] Don N. Castello-Padre S. Manelli, La Dolce Signora di Padre Pio. Il mistero di Maria nella vita del beato di Pietrelcina, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, p. 56.

[7] Fra P. M. Pedalino, Fatima 1917-2017: un grandioso evento profetico che interpella la Chiesa, Casa Mariana Editrice, Frigento 2017, pp. 43; 46.

[8] Papa Benedetto XVI, Omelia sulla spianata del Santuario di Fatima, 13 maggio 2010, in w2.vatican.va.

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