NESSUNO NE PARLA PIÙ! Come mantenere puro il letto matrimoniale

San Paolo in Ebrei 13,4 dice: “Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia”.

Per la dottrina cattolica quel letto è senza macchia non perché i coniugi si astengono ma perché vivono l’atto coniugale come Dio lo ha pensato. La Chiesa lo chiama atto coniugale, non lo chiama mai sesso perché anche le parole sono importanti.

Nel matrimonio cattolico, per mantenere il letto puro bisogna evitare tutto ciò che trasforma il dono in uso.

Il Catechismo lo spiega ai numeri 2360-2370 e Giovanni Paolo II con la Teologia del Corpo lo ha sviluppato in modo bellissimo.

  1. Le 4 le condizioni perché l’atto coniugale sia puro, pulito e santo:

1. Dentro un matrimonio valido e fedele

È il fondamento. L’atto dice con il corpo: “Io sono tutto tuo, per sempre”. Se non c’è un “per sempre” detto davanti a Dio, il corpo mente. Per questo l’adulterio, anche solo nel cuore, macchia il letto. La fedeltà è purezza.

2. Con amore reciproco, mai con uso

Puro vuol dire che l’altro non è un oggetto per soddisfare me. È una persona da amare.

Questo esclude per la dottrina cattolica:

– ogni costrizione, anche sottile. Deve esserci desiderio e consenso libero di entrambi;

– la pornografia o fantasie su altri. Il cuore deve essere sull’altro, non su immagini esterne;

– fare dell’altro un mezzo. Se amo, voglio il bene dell’altro, non solo il mio piacere.

San Giovanni Paolo II diceva: “La castità coniugale non è non fare, è amare in modo vero”. I coniugi casti sono quelli che si chiedono: “Questo che faccio fa crescere l’amore e il rispetto per mia moglie / mio marito?”.

3. Con i due significati uniti: unitivo e procreativo

Questa è la chiave di Humanae Vitae e di Gaudium et Spes 50.

Dio ha messo nell’atto coniugale due fini inseparabili:

– Unitivo: diventare una sola carne, dirsi amore, consolarsi, rinnovare l’alleanza. È il linguaggio del dono totale.

– Procreativo: rimanere aperti alla vita. Non vuol dire cercare un figlio ogni volta, ma non chiudere volontariamente la porta.

Per questo la Chiesa insegna che è puro quando è vissuto senza contraccezione artificiale, perché l’atto rimane intero, così come Dio lo ha creato. I metodi naturali, basati sul rispetto dei ritmi del corpo, sono leciti perché non spezzano l’atto, lo vivono con temperanza e responsabilità.

Se si separa volontariamente unione e apertura alla vita, per la dottrina cattolica l’atto perde la sua verità.

4. Con cuore casto, non vergognoso

Puro non vuol dire senza piacere. Il piacere voluto da Dio è buono, è parte del dono. Puro vuol dire con pudore e tenerezza, non volgare, non animalesco.

I Padri dicevano: come si prega prima di mangiare, i coniugi dovrebbero avere un cuore orante anche nell’unione. Non una preghiera formale, ma la consapevolezza: “Signore, ci hai creati così, ti ringraziamo”.

  • Le 5 cose da evitare nel rapporto coniugale:

1. Tutto ciò che toglie libertà e consenso

Se uno dei due non vuole, è stanco, è ferito, si è appena litigato in modo grave e non ci si è chiariti – costringere anche solo con insistenza o ricatto affettivo è già impurità. L’atto deve nascere da desiderio libero di entrambi, non da dovere o da paura di perdere l’altro. Per questo la Chiesa dice: prima parlate, poi unitevi.

2. Tutto ciò che mette un terzo nel letto

E qui non è solo l’adulterio fisico:

– pornografia guardata da soli o insieme;

– fantasie su altre persone mentre si è con il coniuge;

– paragoni, ricordi volontari di ex;

– chat, immagini, video che eccitano fuori dal coniuge.

Per Gesù già questo è adulterio nel cuore, in Mt 5,28. Perché il letto è di due, non di tre. Se ho bisogno di un’immagine esterna per desiderare mia moglie, non sto amando mia moglie, sto usando un’immagine.

3. Tutto ciò che chiude volontariamente alla vita

Questo è il punto centrale di Humanae Vitae.

La Chiesa insegna che i coniugi devono rimanere aperti alla vita, non che devono cercare un figlio ogni volta. Ma l’atto in sé deve rimanere integro.

Quindi da evitare:

– contraccezione artificiale: pillola, preservativo, spirale, coito interrotto;

– qualsiasi atto che volontariamente impedisca la fecondazione o distrugga la vita già concepita.

Sono ammessi i metodi naturali basati sui ritmi, perché non interrompono l’atto, lo vivono con temperanza e conoscenza del corpo. È una differenza di linguaggio: uno dice “ti accolgo tutta, anche la tua fertilità”, l’altro dice “ti voglio, ma non quella parte di te”.

4. Tutto ciò che separa il piacere dall’amore totale e dalla sua finalità

Per la dottrina cattolica l’atto coniugale, per essere puro, deve essere in sé compiuto in modo naturale, cioè con l’unione dei corpi che può generare la vita e che termina naturalmente al suo interno.

Quindi non è puro quando:

– si cerca solo il piacere personale usando il corpo dell’altro senza arrivare all’unione completa e naturale

– si compiono atti che per natura non possono essere aperti alla vita e che sostituiscono l’atto coniugale vero. Pertanto, il sesso orale e il sesso anale sono intrinsecamente cattivi e chi li pratica commette peccato grave.

La Chiesa permette la tenerezza, le carezze, la preparazione, come parte dell’unico atto d’amore, purché tutto sia orientato e culminante nell’unione vera, quella che esprime “io sono tutto tuo”.

Se un atto rimane chiuso su di sé e cerca solo l’eccitazione senza il dono totale e aperto alla vita, per la teologia cattolica diventa uso, non dono.

5. Tutto ciò che umilia la dignità

– Violenza, forza, parole offensive;

– pratiche che provocano dolore volontario, umiliazione, sottomissione forzata;

– richiedere all’altro cose che lo fanno sentire sporco, a disagio, vergognoso;

– atteggiamento di possesso: “sei mia, devi”.

Giovanni Paolo II lo diceva così: “Non puoi amare una persona e contemporaneamente trattarla come un oggetto”.

Don Dolindo dava un criterio molto semplice che i coniugi capiscono subito: dopo un atto puro, rimani in pace, ti senti più unito, più tenero, ringrazi Dio. Dopo un atto impuro, anche se consensuale, rimane un senso di vuoto, di distanza, di vergogna, di aver usato.

Per questo i confessori classici consigliano tre custodie pratiche:

1. Confessione regolare, per non accumulare rancore.

2. Mai addormentarsi litigati senza aver chiesto scusa.

3. Pregare insieme, anche solo un Padre Nostro prima di dormire, perché chi prega insieme non si usa.

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