LA VERITÀ GENERA ODIO: parola di sant’Antonio da Padova

«La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come la verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane. Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo».

Questo è uno dei pugni più forti di Antonio. E capisci perché lo chiamavano Martello degli eretici e perché i frati all’inizio non lo volevano far predicare: diceva cose che facevano male.

Il testo è dai Sermones, domenica dopo Pentecoste.

Cerchiamo di capire.

1. «Veritas odium parit» – La verità genera odio

Non lo dice Antonio, lo diceva già Terenzio, proverbio romano antichissimo. Ma Antonio lo fa suo e lo battezza.

Perché la verità genera odio? Non dovrebbe generare amore?

Antonio ti spiega: la verità è come luce in una stanza buia dove tutti dormono a terra in disordine. Se accendi la luce, non ti dicono grazie. Ti odiano, perché hai mostrato il disordine, hai accecato occhi abituati al buio, hai svegliato chi voleva dormire.

La verità non è un’opinione. È una persona, è Cristo. E Cristo è segno di contraddizione. Quando dici la verità – per esempio che il corpo non è tuo da usare come vuoi, che esiste il peccato, che c’è un giudizio, che la carne va crocifissa come in Gal 5 – tu non offendi un’idea. Smascheri un sistema. E il sistema, il kosmos (il mondo), reagisce con odio.

Gesù lo aveva detto: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia”.

Antonio l’aveva vissuto: predicava a Padova contro l’usura dei banchieri, contro i nobili che si vendevano le mogli, contro i preti concubinari. E lo volevano ammazzare. La verità gli costava.

2. «Velano la bocca con il manto del silenzio»

Questa immagine è meravigliosa. In latino: ore velato cum pallio silentii.

Il predicatore dovrebbe essere buccina, tromba. Antonio era famoso perché la sua voce si sentiva a chilometri. Ma molti, dice, prendono il mantello – pallium – e ci si coprono la bocca. Non tacciono per prudenza, ma per paura. Si imbavagliano da soli.

Perché? Perché hanno capito la prima frase: se dico la verità, mi odiano. E io voglio essere amato.

È quello che oggi chiamiamo rispetto uman_. È esattamente la terza concupiscenza di cui parla San Giovanni nella sua prima lettera: alazoneia tou biou, la superbia della vita, la voglia di apparire. Voglio che tutti dicano: che bravo prete, che persona aperta, che mente moderna.

Antonio dice: allora velano la bocca. Non dicono bugie, peggio: non dicono nulla. Fanno omelie sull’essere buoni, sull’accoglienza, sull’ambiente, su tutto ciò su cui il mondo è d’accordo. E tacciono sull’aborto, sull’adulterio, sull’aldilà, sulla necessità di conversione, sul demonio. Dicono mezze verità, che sono la forma più raffinata di menzogna.

E il popolo muore di fame, perché non gli è stato dato il pane della verità, ma briciole di psicologia.

3. «Se predicassero la verità come la verità stessa esige… incorrerebbero nell’odio delle persone mondane»

Qui Antonio fa teologia della predicazione. Dice: sicut ipsa veritas exigit – come la verità stessa esige.

La verità ha esigenze. Non puoi dirla a metà, addolcita, annacquata. Se tu dici a un malato che ha un raffreddore quando ha un cancro per non spaventarlo, non sei misericordioso, sei assassino.

La Scrittura, dice Antonio, aperte imponit – impone apertamente di parlare. Geremia: “Guai se non annuncio”. Ezechiele: “Se tu non avverti il malvagio, del suo sangue chiederò conto a te”. Paolo: “Guai a me se non predico il Vangelo”.

Ma predicare così, dice Antonio, genera odio delle personae mundanae – delle persone mondane. Nota: non dice odio del mondo in astratto. Odio delle persone. Persone concrete che ti tolgono il saluto, ti etichettano come rigido, tradizionalista, odiatore, medievale. Ti cancellano.

Ed è qui che si vede chi crede davvero. Perché il predicatore mondano ragiona così: meglio non scandalizzare. Meglio essere prudenti. Ma Antonio ribalta tutto.

4. «Temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo»

Questa è la bomba finale. Ed è totalmente contro la pastorale moderna.

Oggi ci hanno insegnato: non scandalizzare. Non dire cose forti, altrimenti la gente si allontana. Sii accogliente.

Antonio, che è Dottore della Chiesa, dice l’opposto: lo scandalo vero non è dire la verità. Lo scandalo vero è tacere la verità.

Scandalon in greco è pietra d’inciampo. Gesù stesso è stato scandalo. “Beato chi non si scandalizza di me”. Paolo: “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”.

Se la verità scandalizza, è perché il cuore di chi ascolta è scandalizzato, non perché la verità è scandalosa. Devi lasciare che la pietra faccia inciampare, perché solo chi inciampa si accorge che stava camminando nella direzione sbagliata e si ferma.

Antonio dice: non devi mai, nunquam, venir meno alla verità, etiamsi scandalum – anche a costo di scandalo.

Perché? Perché la carità vera non è dire alla gente quello che vuole sentire. È dirle quello che deve sentire per salvarsi, anche se per un po’ ti odierà.

È come un padre che dice al figlio drogato: “Se continui così muori”. Il figlio si arrabbia, lo odia, sbatte la porta. Ma il padre che per non scandalizzarlo gli dice “fai come ti senti, l’importante è che tu sia felice” non è un padre buono, è un complice.

È per questo che Antonio è morto a 36 anni, sfondato. Non è morto di vecchiaia. È morto perché ha consumato la voce a gridare la verità.

E guarda oggi: tutti vogliono essere amati da tutti. Antonio ti dice: se tutti ti amano, forse è perché hai velato la bocca.

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