Guareschi: Queste parole sono profetiche!

«Dobbiamo fare ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri».

Questo è Guareschi puro. E non è una frase da libro, è il suo testamento spirituale. Lo scrive Don Camillo, ma lo pensa Guareschi, nel Lager, nel 1945-46, quando vede l’Italia travolta dal fiume del dopoguerra.

Esaminiamolo pezzo per pezzo, perché ogni parola è pesata.

1. Il fiume che travolge gli argini

“Dobbiamo fare ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi”.

Il contadino della Bassa parmense conosce il Po. Quando il Po rompe, non puoi fermarlo. Non è il momento di fare l’eroe, di mettere un dito nella diga. Se resti nel campo a gridare contro l’acqua, affoghi e perdi tutto.

Il fiume è la storia che ti travolge. Per Guareschi era:

– nel ’45: il comunismo, l’ideologia, la fame, l’odio politico

– per noi oggi: è la secolarizzazione, l’algoritmo, la cultura che dice che la fede è superstizione, il relativismo, l’ansia, la pornografia spirituale

Guareschi dice: non sprecare le energie a discutere con il fiume. Il fiume non ascolta. Non stare a fare polemiche sui social mentre l’acqua ti arriva alla gola. Fai il contadino saggio: guarda cosa puoi salvare.

2. Bisogna salvare il seme

“Bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà”.

Ecco la genialità. Il contadino non salva il trattore, non salva il raccolto già alto. Quello è perso. Salva il seme. Perché il seme sta nel sacco, in alto, in casa. È piccolo, ma contiene tutto il futuro.

Il seme è la fede. Non la fede come idea, ma come dice Guareschi stesso: la fede come cosa concreta che possiedi ancora. È il chicco di grano di Lc 8, del seminatore. È la Parola custodita – phylassontes – Lc 11,28.

Guareschi ti dice una cosa controcorrente: non è il momento di convertire le masse. È il momento di non perdere quelli che hanno ancora fede.

È esattamente Isaia 1,9: “Se il Signore non ci avesse lasciato un resto – un seme – shear, saremmo come Sodoma”. Isaia dice che Dio salva sempre un resto, un piccolo seme. Guareschi dice: tu fai lo stesso, salva il resto.

Perdere il campo è doloroso, ma se perdi il seme, l’anno prossimo non mangia nessuno.

3. Il limo del fiume

“La terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà”.

Questa è la speranza cristiana più alta. Guareschi non è un catastrofista. Non dice che il fiume è solo distruzione.

Il Nilo, quando straripa, lascia il limo. Il limo è fango, ma è fertilissimo. L’Egitto vive di quello.

Vuol dire: questo tempo di fango, di crisi, quando finirà, avrà reso la terra più fertile. Le persone, dopo aver provato tutto – ideologie, sesso, soldi, successo – e aver visto che non saziano, avranno fame di pane vero.

Il deserto spirituale che oggi sembra maledizione, domani sarà terreno arato per chi ha salvato il seme.

È quello che diceva Gesù: “Se il chicco di grano non muore… ma se muore porta molto frutto”.

4. Il pane, la vita e la speranza

“Le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza”.

Tre parole in ordine:

Pane – prima cosa: bisogna vivere. La fede non è un’idea, è nutrimento. Come il Pane eucaristico.

Vita – poi: non solo sopravvivenza, ma vita piena.

Speranza – infine: la cosa che oggi manca di più. Senza speranza il pane non basta.

Se salvi il seme-fede oggi, domani potrai dare speranza a chi non ne ha più.

5. La seconda parte – La denuncia più dura

“Bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri”.

Qui Guareschi lascia Don Camillo e parla lui, il giornalista che vede l’Italia del 1950-60.

“Uomini di molte parole e nessuna fede” – è la definizione perfetta dei chiacchieroni di oggi. Teologi, influencer, politici, anche preti, che hanno molte parole – parlano di Chiesa, di sinodo, di accoglienza – ma non hanno fede. E così, distruggono la fede degli altri. Perché se tu non credi, ma parli come se credessi, confondi i semplici.

Il deserto spirituale non avanza da solo. È esteso da chi parla molto e crede zero. È Isaia 29,13: labbra vicine, cuore lontano.

Come viverlo oggi…

Guareschi ti dà una strategia pastorale chiarissima, che è l’opposto di quella mondana:

La strategia mondana dice: buttiamoci nel fiume, discutiamo con il fiume, facciamoci piacere dal fiume, diventiamo fiume.

La strategia di Guareschi – che è quella di Gesù e di Isaia – dice:

1.  Riconosci il fiume. Non negare che il fiume c’è. Non dire “tutto va bene”. Il fiume c’è.

2.  Non litigare con il fiume. Non perdere tempo a fare polemiche.

3.  Salva il seme. Torna all’essenziale: la tua fede personale, la preghiera, il Rosario, la Messa, la famiglia, quei giovani che hanno ancora fede. Custodiscili.

4.  Aspetta il sole. La storia è nelle mani di Dio. Il fiume rientrerà. Il sole asciugherà.

5.  Semina dopo. E quando tutti avranno fame, tu avrai il pane.

È quello che dice il Vangelo: beati coloro che ascoltano e osservano. Ascoltare è salvare il seme nell’orecchio. Osservare è custodirlo perché non marcisca.

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