L’ organico e nutrito programma spirituale offerto dal messaggio di Fatima si propone di offrire una solida e coerente struttura di vita cristiana che possa offrirsi come rimedio alla superficialità dilagante nel mondo cattolico in cui i fedeli non percorrono più da tempo la via della santità e neppure, nella maggior parte dei casi, sanno che cosa essa sia…

 

Il messaggio di Fatima non è una accozzaglia disomogenea di appelli, ma le richieste della Madonna si organizzano secondo una forma programmatica, una struttura fondamentale con una missione santificatrice.

Esso, infatti, si presenta come una “via di santità”, un “itinerario di perfezione per la Chiesa nel suo insieme, un programma generale adattabile a tutte le categorie di fedeli, nessuna esclusa.

Il messaggio di Fatima spinge ad uscire dalla via dei peccatori per imboccare la via della salvezza: penitenza come conversione, preghiera come intimità con Dio e meditazione dei misteri di Cristo con Maria, dedizione di sé nelle mani di Maria per identificarci con il suo Cuore Immacolato, Comunione eucaristica in un contesto di solidarietà riparatrice, aspersione con il sangue di Cristo e dei martiri come lasciarsi salvare dalla morte redentrice di Cristo stesso.

Il messaggio di Fatima, se da un lato propone un ripasso integrale della Fede Cattolica nelle sue verità salienti, d’altra parte concerne anche l’applicazione vitale dei principi della Fede cristiana nella concreta vita pratica dei cristiani. Si tratta di realtà e atteggiamenti fondamentali, costitutivi della santità cristiana. Solo qualche rapido accenno.

È da notare, innanzitutto, che il messaggio invita alla fede, alla speranza e alla carità, le virtù cosiddette teologali che sono le più importanti e preziose per la vita cristiana. Si pensi alle parole della prima preghiera insegnata dall’Angelo ai tre fanciulli:

« Mio Dio! Io credo, adoro, spero e Vi amo! Vi do­­mando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano, e non Vi amano » (1).

In questa prima preghiera l’Angelo fa pure riferimento all’adorazione da esibire al Dio tre volte Santo. Suor Lucia, a proposito, insegna che « questo appello richiama la nostra attenzione sul Primo Comandamento di Dio: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me”. L’adorazione si fonde con l’amore, la riconoscenza, la gratitudine che dobbiamo a Dio » (2).

Su questo quadruplice pilastro, si inseriscono i successivi ri­­chiami alla preghiera (3) e alla penitenza. Spiccano le richieste alla recita quotidiana del Rosario e alla generosa e amorosa riparazione, da intendersi e praticarsi come “atto di giustizia vicaria” da offrire alla Santità e alla Maestà di Dio offese e oltraggiate dai peccatori.

Per quanto riguarda la recita del Rosario, ricordiamo che a Fatima Maria si è presentata quale “Regina del Santo Rosario”.

La prima apparizione, avvenuta il 13 maggio 1917, si concludeva con l’invito: « Recitate il rosario tutti i giorni ».

Il 13 luglio chiedeva di nuovo: « Continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra ».

Durante l’ultima apparizione, infine, la Madre di Dio esortava tutti: « Sono la Madonna del Rosario […] continuino sempre a dire il rosario tutti i giorni ». Un appello la cui reiterazione ne dimostra l’importanza e l’urgenza.

Secondo le parole di Maria Vergine, Francesco sarebbe andato in Paradiso ma prima doveva « recitare molti rosari »: il piccolo veggente, per l’appunto, stava sempre con la corona in mano e questa benedetta corona lo portò in Cielo. Così è: il Rosario pregato bene porta in Paradiso… (4).

Anche l’appello al sacrificio espiatorio è chiaro nel messaggio. Già l’Angelo della Pace, nella seconda apparizione, rivolse ai pastorelli queste parole:

« Di tutto quello che potete, offrite un sacrificio a Dio, in atto di riparazione per i peccati da cui Egli è offeso, e come supplica per la conversione dei peccatori. Attirate così sulla vostra Patria la pace. […]. Soprattutto, accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi manderà » (5).

La Madonna prosegue sulla stessa linea:

« Sulle mortificazioni da fare, la Madonna a Fatima volle istruire a puntino i tre pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta, spiegando maternamente a loro di mortificarsi:

  • anzitutto, compiendo sempre bene tutti i loro doveri quotidiani;
  • poi, accettando ogni loro disturbo o malessere che Dio permette;
  • infine, ricercando piccoli rinnegamenti e sacrifici volontari da offrire soprattutto per i peccatori » (6).

Si tratta dei tre ambiti fondamentali dell’esercizio della penitenza-sacrificio (far bene i propri doveri di stato, la serena accettazione di tutto quanto di penoso possa mandare o permettere il buon Dio, la volontaria offerta di qualche piccola mortificazione) che corrispondono, in modo prospettico preciso, alle tre volontà di Dio fondamentali per l’uomo:

  • la volontà “significata”: quella scritta, manifesta nei Co­­mandamenti, nei Precetti della Chiesa, nei doveri di stato;
  • la volontà di “beneplacito”: quella legata agli avvenimenti, infausti o penosi che si è costretti a sopportare. È la capacità di portare la propria croce senza lamentarsi, imparando a benedire Dio anche nella sventura, come il saggio Giobbe (cf Gb 1,21);
  • la volontà “ispirata: quella che scaturisce dall’“ispirazione” che Dio suscita nelle anime generose di offrire qualche piccolo sacrificio e mortificazione per la propria santificazione e la salvezza delle anime, come ricordò la Madonna ai tre pastorelli: « Pregate, pregate molto, e fate sacrifici per i peccatori; molte anime vanno all’inferno, perché non c’è chi si sacrifichi e preghi per loro ».

Fare queste tre volontà, soprattutto la prima e la seconda, significa farsi santi senza possibilità di fallire l’obiettivo, proprio per la corrispondenza con la massima penitenza, con il massimo sacrificio che comporta la loro osservanza.

I tre piccoli veggenti, a Fatima, sono stati testimoni eroici di come spendersi nel sacrificio (anche “vicario”) con una generosità che stupisce: stupisce quella loro prontezza nel dire di “sì” alla Madonna che chiedeva collaborazione tramite il loro sacrificio personale; stupisce quella “maturità nella Fede” che li vede impegnati, nel loro piccolo, in una mediazione universale attraverso le loro preghiere, sacrifici e sofferenze a servizio della Mediatrice di tutte le grazie.

In questo contesto, non è difficile cogliere il ruolo determinante della preghiera e del sacrificio. Queste possono, a detta del Messaggio, attirare la pace, ottenere la riparazione dei peccati (e questo significa anche allontanare e scongiurare i castighi), salvare molte anime dalla perdizione eterna (7).

Questo organico e nutrito programma spirituale, incentrato e costruito sul pilastro della devozione-consacrazione al Cuore Immacolato, si propone di offrire una solida e coerente struttura di vita cristiana che possa offrirsi come rimedio alla superficialità dilagante nel mondo cattolico in cui i fedeli non percorrono più da tempo la via della santità e neppure, nella maggior parte dei casi, sanno che cosa essa sia…

Note

1) Memorie di Suor Lucia, Secretariado dos Pastorinhos, Fatima 20058, p. 77.

2) Suor Lucia, Gli appelli del messaggio di Fatima, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001, p. 57.

3) Molto belli i commenti di suor Lucia su questo appello del messaggio di Nostra Signora. Eccone un estratto: « Durante il compimento dei nostri doveri dobbiamo cercare di renderci conto della presenza di Dio: pensare che Dio e il nostro Angelo Custode sono accanto a noi e vedono ciò che facciamo e le intenzioni con le quali agiamo. Dobbiamo perciò santificare il nostro lavoro, il nostro riposo, il nostro nutrimento, le nostre divagazioni oneste, come se fossero un’orazione permanente. Sapendo che Dio è presente, ci basta ricordarlo e ogni tanto rivolgergli qualche parola sia d’amore – Ti amo Signore! –, sia di ringraziamento – Grazie Signore, per tutti i tuoi benefici! –, sia di supplica – Signore, aiutami ad esserti fedele! Perdona i miei peccati, le mie ingratitudini, le mie freddezze, le mie incomprensioni, le mie scivolate –, sia di lode – Ti benedico Signore, per la tua grandezza, per la tua bontà, per la tua sapienza, per il tuo potere, per la tua misericordia, per la tua giustizia, per il tuo amore »: ivi, p. 83.

4) Queste parole di suor Lucia illuminano ulteriormente il valore inaudito della preghiera del Rosario: « Padre – diceva al padre Fuentes –, è urgente che ci rendiamo conto della terribile realtà. Non vogliamo riempire le anime di paura, ma solo è urgente un richiamo alla realtà. Da quando la Santa Vergine ha dato una così grande efficacia al Rosario, non esiste alcun problema materiale, spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con il Santo Rosario e con i nostri sacrifici »: citato da C. Siccardi, Fatima e la Passione della Chiesa, Sugarco, Milano 2013, p. 211. In quella stessa intervista, suor Lucia diceva anche, tra le tante altre cose degne di nota, che la Santa Vergine ha donato al mondo gli ultimi due rimedi dopo i quali non ve ne saranno più. Queste le testuali parole della veggente: « La Madonna ci ha detto (ai miei cugini e a me) che Dio aveva deciso di dare al mondo gli ultimi due rimedi contro il male, che sono il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Questi sono gli ultimi due rimedi possibili, il che significa che non ce ne saranno altri ».

5) Memorie di Suor Lucia, p. 78.

6) Padre S. M. Manelli, FI, Il Cuore Immacolato di Maria. Meditazioni per ogni giorno del mese di febbraio, Casa Mariana Editrice, Frigento 2017, pp. 138-139.

7) Per quanto riguarda le numerosissime testimonianze tratte dall’agiografia cristiana circa l’esistenza e l’’opera delle “anime vittime”, vorrei ricordarne qui soltanto una, quella offerta da san Pio da Pietrelcina, il cappuccino stimmatizzato del Gargano che ha vissuto il mistero di questa sofferenza vicaria anche con una visibilità straordinaria, dal momento che ha portato impressi nel suo corpo per 50 anni i segni sanguinanti della Passione del Cristo! Spinto dall’amore bruciante per Dio e per le anime, chiese e gli fu concesso da Dio di prolungare il suo sacrificio vicario attraverso i suoi figli spirituali fino alla fine de mondo! Ecco a seguire una straordinaria testimonianza:

« Padre Pio non si è limitato a lasciarci il suo sconvolgente esempio, la sua missione non è finita il giorno della sua nascita al cielo, il 23 Settembre 1968. Monsignor Pietro Galeone, che abbiamo già citato molte volte per l’importanza della sua testimonianza al processo di beatificazione del padre, ha rivelato un segreto che lascia senza parole: “Padre Pio mi rivelò di aver chiesto a Gesù e di aver ottenuto non solo di essere vittima perfetta, ma anche vittima perenne, cioè di continuare a rimanere vittima nei suoi figli, allo scopo di prolungare la sua missione di corredentore con Cristo sino alla fine del mondo. Egli mi ha detto e confermato di aver avuto dal Signore la missione di essere vittima e padre di vittime sino all’ultimo giorno (…)” »: A. Socci, Il segreto di Padre Pio, Rizzoli, Milano 2007, pp. 219-220.

D’altra parte, anche se tutto questo meraviglia, non dovrebbe davvero stupirci. Sappiamo che il mistero di Dio ci sovrasta e quando si diventa docili alla sua Volontà anche la vita umana, immersa in Dio e nel suo mistero, si carica in maniera impressionante delle realtà soprannaturali fino a sfiorare l’Infinito, come lo testimonia in modo splendido e meraviglioso la vita di tanti uomini e donne di Dio lungo il corso della storia. Padre Pio nutriva una profonda devozione per il mistero di Fatima. Una delle ragioni principali era proprio quel messaggio corredentivo indicato dalla Vergine e incarnato dai tre Veggenti che trasmisero, con la vita ancor più che con la parola, questo appello urgente che Ella consegnò al mondo cento anni fa:

« “La grazia di Fatima”, a suo dire (di padre Pio, ndr.), è certamente un dono singolarissimo: consisteva nel “diventare Fatima” e Fatima significa “sacrificarsi fino alla meta di vittima”. Il messaggio della Signora è legato a tre nomi: Lucia, vittima che si immola nella quotidianità del monastero carmelitano di Coimbra; Francesco e Giacinta, due angeliche vittime profumate immolate sull’ “Altare do mundo”, consumate nel breve arco di circa 2 anni, dopo la richiesta della Madonna: “tante anime vanno all’Inferno perché nessuno prega e si sacrifica per loro”. Fatima diventa grazia quando si accoglie il messaggio di sacrificio e di preghiera »: Don N. Castello-Padre S. Manelli, La Dolce Signora di Padre Pio. Il mistero di Maria nella vita del beato di Pietrelcina, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, p. 56.

 

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