Le polemiche circa la “rilettura” di Fatima da parte di Papa Francesco nei suoi discorsi tenuti in occasione del pellegrinaggio a Cova da Iria del maggio scorso, pur giuste e legittime, hanno però finito per far deviare l’attenzione dall’importante omelia del Cardinal Segretario di Stato Pietro Parolin (11 maggio, Messa della Vigilia) a cui va tutta la gratitudine per le parole chiare e, in certo senso, programmatiche circa il messaggo di Fatima attualizzato oggi. Si tratta di una lettura autentica ed attualizzante dell’evento e del messaggio di Fatima.

Per quanto riguarda l’evento, ricollegandosi alla prima lettura in cui la Liturgia presentava la figura e la missione dell’eroina Giuditta, una delle figure mariane più belle in relazione al mistero della Corredenzione della Vergine Maria, il card. Parolin ricordava che Maria incarna, in senso pieno, la personalità e la missione della pia e coraggiosa ebrea:

« Nella prima Lettura, abbiamo sentito il popolo esclamare: “Ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio” (Gdt 13,20). Sono parole di lode e gratitudine della città di Betùlia a Giuditta, sua eroina, che “il Signore Dio, che ha creato i cieli e la terra, […] ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici” (Gdt 13,18). Tuttavia queste parole acquistano il loro pieno significato nell’Immacolata Vergine Maria, che, grazie alla sua discendenza – Cristo Signore – ha potuto “schiacciare la testa” (cfr Gen 3, 15) del “serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, il quale […] si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù” (Ap 12, 9.17) » (1).

Maria è stata considerata dalla Tradizione della Chiesa l’antitipo (2) di Giuditta, per la sua missione di Corredentrice vittoriosa su satana: « Un popolo, ormai vicino alla resa disperata, contro l’aggressore violento e potente, viene salvato prodigiosamente dall’audace stratagemma di Giuditta che si fa ardita e virile nella lotta contro il nemico Oloferne, e finisce col trionfare su di lui troncandogli coraggiosamente la testa. Giuditta, perciò, è figura di Maria Santissima che schiaccia la testa al serpente infernale, salvando, con il Figlio il genere umano, quale Corredentrice accanto al Redentore, a richiamo diretto della celebre profezia contenuta nel libro della Genesi: “Ella ti schiaccerà la testa” (Gen 3,15) » (3).

Il cardinal Parolin, ricordando questa tipologia a Fatima in occasione della Messa della vigilia del Centenario, trasmetteva una verità dall’eccezionale rilievo profetico: A Fatima, davvero la Vergine SS. è venuta come nuova Giuditta con la missione di sconfiggere clamorosamente il nemico infernale, servendosi di quella “abilità pianificatrice” che la rende la più eccezionale Stratega delle schiere di Dio.

Se solo Le obbedissimo! Vedremmo la vittoria di Dio su tutte le forze avverse e nemiche!

Passando ora al messaggio, il Porporato sottolineava innanzitutto che, se quello di Fatima è un messaggio di consolazione e speranza, lo è principalmente in ragione di quella promessa: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”:

« Come mamma preoccupata per le tribolazioni dei figli, Ella è apparsa qui con un messaggio di consolazione e di speranza per l’umanità in guerra e per la Chiesa sofferente: “Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà” (Apparizione di luglio 1917). E in altre parole: “Abbiate fiducia! Alla fine, vinceranno l’amore e la pace, perché la misericordia di Dio è più forte della potenza del male. Ciò che sembra impossibile agli uomini, è possibile a Dio” ».

Ma questa certezza del compimento della promessa di restaurazione globale per mezzo del Cuore Immacolato non ci esime di certo dal nostro contributo di sforzi per risanare tante piaghe all’interno della Società civile ed ecclesiale:

« La Madonna ci invita ad arruolarci in questa lotta del suo Figlio divino, in particolare con la recita quotidiana del Rosario per la pace nel mondo. Poiché, anche se tutto dipende da Dio e dalla sua grazia, bisogna agire come se tutto dipendesse da noi, chiedendo alla Vergine Maria che il cuore delle persone, il focolare delle famiglie, il cammino dei popoli e l’anima fraterna dell’intera umanità siano a Lei consacrati e posti sotto la sua protezione e guida. Lei vuole gente che le si affidi! “Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace” (Apparizione del luglio 1917) ».

In modo davvero sorprendente, il cardinal Segretario di Stato “riabilita in toto” la prospettiva della militanza mariana tanto disprezzata e ridicolizzata dai circoli teologici maggioritari, come pure da tanti ambienti comunitari e parrocchiali pseudo-cattolici dei nostri giorniricordando la “cifra del combattimento spirituale”, sensibilizzando tutti circa il fatto che siamo in una “guerra” da cui non è possibile sottrarsi ma è necessario affrontare il nemico con le armi di Dio, le armi dello Spirito.

Quello che urge è un “arruolamento”, come ha spiegato mons. Parolin, in modo tale che la collaborazione umana si esplichi in pienezza.

Quello di Fatima è un messaggio cattolico, impone l’accoglienza della salvezza mediante le opere e per questo è l’antitesi sia del fatalismo di matrice gnostica che della deresponsabilizzazione di stampo luterano che predica una fede morta, non vivificata dalla necessaria corrispondenza della volontà creata.

Si tratta, dunque, di leggere il messaggio di Fatima nell’ottica di una “massiccia mobilitazione delle energie spirituali” verso il Bene, come ricordava il card. Ratzinger nel Commento teologico al Terzo Segreto, quando spiegava che in quella grande visione simbolica « viene sottolineata l’importanza della libertà dell’uomo: il futuro non è affatto determinato in modo immutabile e l’immagine che i bambini videro non è affatto un film anticipato del futuro, del quale nulla potrebbe più essere cambiato. Tutta quanta la visione avviene in realtà solo per richiamare sullo scenario la libertà e per volgerla in una direzione positiva. Il senso della visione non è, quindi, quello di mostrare un film sul futuro irrimediabilmente fissato. Il suo senso è esattamente il contrario, quello di mobilitare le forze del cambiamento in bene » (4).

Il card. Parolin enucleava, così, un grande principio della Teologia spirituale cattolica: “fare come se tutto dipendesse da noi”. Anche se, infatti, assolutamente parlando tutto potrebbe dipendere dalla grazia di Dio, Egli non ha voluto che fosse così. Associando gli uomini all’opera della salvezza Dio fa sempre tutta la sua parte ma vuole che noi facciamo tutta la nostra, per cui dipenderà dalla grazia solo ciò che Dio ha stabilito che da essa dipenda, né più né meno. Ecco perché il male nel mondo, ecco perché nonostante Dio “voglia che tutti siano salvi” (cf 1 Tm 2, 4), “molte anime vanno all’Inferno” (Apparizione del 19 agosto), come Maria disse a Fatima facendo eco alla rivelazione di Gesù, secondo cui “molti passano per la porta larga che mena alla perdizione” (cf Mt 7, 13).

Per cui quel messaggio di “consolazione e di speranza” di cui parla il cardinal Parolin, diventa facilmente un messaggio di “scandalo e di tragedia” proprio perché autenticamente cattolico, integralmente vero. Parafrasando Gesù possiamo definire Fatima “pietra d’inciampo” ovvero quella “pietra che scartata dai costruttori (la quasi totalità degli uomini) è diventata testata d’angolo” (perché è al centro del progetto salvifico di Dio) – cf. Sal 117 (118), 22. Non si può eludere lo “scoglio”-Fatima: essa è come la pietra scartata dai costruttori sui quali si sfracellerà chiunque non crede e la osteggia: « Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e a chi cadrà addosso, lo stritolerà » (Mt 20, 18).

Il Porporato, poi, ribadiva nuovamente “la grande speranza” collocandola all’interno del suo genuino quadro ermeneutico, quello appunto della “mobilitazione spirituale” in direzione di Dio: « Alla fine – diceva – quello che dovrà vincere la guerra è un cuore: il cuore della madre otterrà la vittoria, alla testa di milioni di suoi figli e figlie ».

Per Parolin il messaggio di Fatima chiama ad uno “schieramento”. I figli e le figlie di Maria dovranno “perseverare nella consacrazione al Cuore Immacolato”, una consacrazione “vissuta” (e non solo formulata…) con il Rosario in mano pregato ogni giorno:

« In mezzo a tutta questa preoccupazione e incertezza riguardo al futuro, che cosa ci chiede Fatima? La perseveranza nella consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, vissuta ogni giorno con la recita del Rosario ».

È un appello a tutta la Chiesa a diventare mariano-militante perché – come da promessa divina – tutto ciò che è autenticamente mariano dovrà resistere a questa tempesta anticristica. E si canterà a squarciagola nel giorno della vittoria: « Grida di giubilo e di vittoria, nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto meraviglie, la destra del Signore si è innalzata, la destra del Signore ha fatto meraviglie » [(Sal 117 (118)]. Ecco allora l’essenziale degli appelli di Maria a Fatima: “la perseveranza nella Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, vissuta ogni giorno con la recita del Rosario”, concetto importantissimo che completa quanto disse papa Benedetto nel 2010 circa “l’essenziale” del messaggio di Fatima. Anzi, qui il cardinal Parolin coglie “l’aspetto mariano” della militanza cattolica, la dimensione mariana della cooperazione alla grazia di Dio: la Consacrazione e il Rosario!

L’Omelia di mons. Parolin è un’autentica “iniezione” di Fede soprannaturale.Questo è apparso evidente allorché ha parlato della preghiera sottolineando il suo”irrefrangibile potere”, la sua “inalienabile efficacia” che opera per risolvere anche le situazioni più umanamente disperate e insolubili: « E se, nonostante la preghiera, persisteranno le guerre? Anche se non si vedranno risultati immediati, perseveriamo nella preghiera; questa non è mai inutile. Prima o poi darà i suoi frutti. La preghiera è un capitale che si trova nelle mani di Dio e che Egli fa fruttare secondo i suoi tempi e i suoi disegni, molto diversi dai nostri ».

In una guerra spirituale che trascende le nostre forze perché combattuta contro potenze occulte che agiscono nella storia e muovono il mondo mediante ingranaggi segreti, il messaggio di mons. Pietro Parolin è di grande consolazione e speranza perché ci rassicura sul fatto che a noi è dato fermare l’avanzata del Male ma ciò non è possibile senza pagare personalmente un prezzo:

« Come Salmo responsoriale, abbiamo avuto il cantico del “Magnificat”, dove spicca il contrasto fra la “grande” storia delle nazioni e dei loro conflitti, la storia dei grandi e dei potenti con la sua stessa cronologia e geografia del potere, e la “piccola” storia dei poveri, degli umili e dei deboli. Questi sono chiamati a intervenire a favore della pace con un’altra forza, con altri mezzi apparentemente inutili o inefficaci quali la conversione, la preghiera riparatrice, l’affidamento. È un invito a fermare l’avanzata del male entrando nell’oceano dell’Amore divino come resistenza – e non resa – alla banalità e fatalità del male (…). Gli esseri umani ottengono questa vittoria quando sono capaci di un sacrificio che diventa riparazione ».

È il prezzo pagato dai Pastorelli, è lo stesso prezzo pagato da centinaia di migliaia di anime generose che hanno fermato la “spada di fuoco dell’Angelo castigatore” (Terzo Segreto di Fatima) lungo la storia confermando che se la mobilitazione per il Bene è costosa è, però, “vero movimento di liberazione” cioè dal peccato e dal capriccio, dalla cattiveria e dalla soggezione supina al regno delle tenebre.

In queste due ideali “storie a confronto”, nella piccola storia fatta dai poveri e dagli umili, dai veri amanti di Dio, sono essi, con le loro potenti armi spirituali, ad avere “le mani sul timone della storia”, sono i veri timonieri della storia! I tre Pastorelli sono stati timonieri della storia e lo sarebbero stati tutti gli uomini se avessero ascoltato gli appelli di Maria! Quale potere è nelle nostre mani!

Pare, infine, davvero opportuno l’appello di card. Parolin di “stringerci al Cuore Immacolato di Maria”: « Così ci formi la Vergine Madre, stringendoci al suo Cuore Immacolato, come ha fatto con Lucia e i Beati Francesco e Giacinta Marto. In questo centenario delle Apparizioni, riconoscenti per il dono che l’evento, il messaggio e il santuario di Fatima sono stati nel corso di questo secolo, uniamo la nostra voce a quella della Vergine Santa: « L’anima mia magnifica il Signore, […] perché ha guardato l’umiltà della sua serva […]; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono » (Lc 1,46-50) ».

E’ l’invito finale che il Porporato lancia a ciascuno di noi e che potrebbe essere modulato richiamando le medesime parole che la Vergine stessa pronunciò a Fatima: “Non ti scoraggiare, Io non ti abbandonerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio” (la Madonna a Lucia, 13 Giugno). Un Cuore a cui spetta la vittoria finale, come ricordava a anche il card. Ratzinger nel 2000.
Lasciamoci dunque “formare” da quel Cuore a cui sono state consegnate, da Dio, le sorti dell’intero genere umano: “Dal Cuore Immacolato la Salvezza”! L’augurio è quello di poter seguire tutti la via mariana di santità, quella del Cuore Immacolato di Maria, quella alla cui scuola si sono messi i Pastorelli e che, come ricordava il papa Giovanni Paolo II nell’Omelia del 13 maggio 2000, è quella che ognuno è chiamato a precorrere!

Note:

1) Card. Pietro Parolin, Omelia per la santa Messa della Vigilia, 12 maggio 2017: www.vatican.va/…/rc_seg-st_20170…

2) La tipologia, o senso allegorico, è uno dei sensi della Bibbia, quello per cui le realtà e gli avvenimenti di cui parla la Scrittura, in virtù dell’unità del disegno divino, possono essere dei segni di altre realtà. Questo vale soprattutto per la relazione tra Vecchio e Nuovo Testamento. Così tante realtà, figure, eventi dell’AT si compiono nel Nuovo e stanno ad esso come l’immagine o l’ombra sta alla sua realtà. Persone, cose, avvenimenti dell’AT sono soprattutto “tipi” di Cristo, di Maria e della Chiesa di cui costituiscono gli “antitipi: « Fin dai tempi apostolici e poi nella Tradizione viva, la Chiesa ha messo in luce l’unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia, che non ha carattere arbitrario ma è intrinseca agli eventi narrati dal testo sacro e pertanto riguarda tutta la Scrittura. La tipologia “nelle opere di Dio dell’Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato”. I cristiani, quindi, leggono l’Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto ». Papa Benedetto XVI, Esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini, 30 settembre 2010, n. 41: w2.vatican.va/…/hf_ben-xvi_exh_…

3) Padre S. M. Manelli, Mariologia Biblica, CME, Frigento 2005, pp. 71-72.

4) Card. J. Ratzinger, Commento teologico al Terzo Segreto di Fatima: www.vatican.va/…/rc_con_cfaith_d…

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