La Scala del Paradiso: Esame di coscienza APPROFONDITO sui Dieci Comandamenti

ESAME DI COSCIENZA SUL 1° COMANDAMENTO

“Io sono il Signore tuo Dio. Non avrai altro Dio all’infuori di me”

San Pio da Pietrelcina diceva: “Il primo comandamento si trasgredisce non solo adorando gli idoli, ma ogni volta che si preferisce una creatura al Creatore. Molti hanno Dio sulle labbra e un idolo nel cuore”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “Il primo comandamento è amarlo lasciandolo fare. Tu preoccupati di amarlo, Lui si preoccupa di tutto il resto. Gesù, pensaci tu”.

Il peccato contro il primo comandamento oggi non è quasi mai dire “non credo”. È vivere come se Dio fosse un soprammobile: c’è, ma non serve. Lo mettiamo dopo tutto.

Ecco le 5 aree dove lo rompiamo da adulti.


1. HO MESSO DIO DAVVERO AL PRIMO POSTO? – L’IDOLATRIA DEGLI ADULTI

È il peccato più comune e meno confessato. Non metti una statua pagana, metti altro sul trono di Dio.

Chiediti con verità:

  • Al mattino, la prima cosa che faccio è pregare o guardare il telefono, le notizie, il conto in banca, le mail di lavoro? Chi è il primo pensiero della mia giornata?
  • Ho fatto del lavoro, dei soldi, della carriera, della casa, il mio dio? Se perdessi il lavoro, la mia vita crollerebbe perché il lavoro era tutto per me? Passo più tempo a pensare a come guadagnare che a come salvarmi l’anima?
  • Ho fatto dei miei figli il mio dio? Vivo solo per loro, senza più pregare, senza più vivere il matrimonio, idolatrandoli e facendoli diventare piccoli tiranni senza Dio? Oppure ho fatto di mio marito / mia moglie il mio dio, aspettandomi da lui/lei ciò che solo Dio può dare?
  • Ho messo il mio corpo, la salute, la palestra, le diete, l’aspetto fisico, la paura di invecchiare come idolo? Passo più tempo a curare il corpo che l’anima?
  • Ho detto nel cuore “io non ho bisogno di Dio, faccio da solo, mi sono fatto da solo”? È la superbia, mettere me stesso al posto di Dio. È il peccato di Lucifero.

Padre Pio a un professionista che gli diceva “Padre, io credo, ma non ho tempo”: “Figlio mio, tu non hai tempo per Dio perché hai messo te stesso al posto di Dio. E sai cosa succede a chi si mette al posto di Dio? Rimane solo. Svuota il cuore dagli idoli e troverai il tempo che ora dici di non avere”.

2. HO TRASCURATO LA MIA FEDE DA ADULTO? – L’ACCIDIA DEI BATTEZZATI

In greco a-kedia vuol dire “non mi interessa”. Non rifiuti Dio. Semplicemente vivi come se non ci fosse. È l’ateismo pratico degli adulti che vanno a Messa.

Chiediti:

  • Quando ho pregato l’ultima volta con il cuore da adulto, non una filastrocca di 10 secondi, ma un dialogo vero con Dio? O prego solo quando ho bisogno, come un bancomat?
  • Partecipo alla Messa la domenica perché ci credo o solo per abitudine, per fare bella figura, per tradizione? Se non ci fosse l’obbligo, ci andrei lo stesso?
  • Ho studiato la mia fede dopo i 12 anni? So perché credo nella Trinità, nell’Eucaristia, nella Chiesa, o ho una fede da bambino di Prima Comunione mentre ho 40 anni e so tutto di calcio, di politica, di lavoro? Come puoi amare ciò che non conosci?
  • Mi vergogno di farmi il segno della croce al ristorante, di dire che prego il Rosario, di dire in ufficio che sono cristiano e vado a Messa?
  • Ho lasciato che dubbi sulla fede, su scandali della Chiesa, su sofferenze personali crescessero dentro senza mai chiedere a un sacerdote, senza mai cercare risposte serie, e ora dentro dico “tanto non è vero niente”?

Padre Pio: “La preghiera è l’ossigeno dell’anima. Se un adulto non prega, la sua anima è in apnea. Può avere tutto, ma muore dentro. E non se ne accorge perché è occupato”.

3. HO CERCATO DIO DOVE NON C’È? – SUPERSTIZIONE, MAGIA, OCCULTO DEGLI ADULTI

È l’area più grave e più diffusa tra gli adulti “colti”. Mettere al posto della Provvidenza di Dio altre potenze.

Chiediti con sincerità:

  • Leggo l’oroscopo e ci credo più che al Vangelo? Ho detto “sono del segno X, quindi sono fatto così, non posso cambiare” come se le stelle decidessero la mia vita al posto di Dio e della mia libertà? Ho pagato per oroscopi personalizzati?
  • Ho in casa amuleti, cornetti, ferro di cavallo, occhio di Allah, pietre energetiche, braccialetti rossi, Feng Shui, e penso che mi proteggano loro e non Dio e la Madonna?
  • Ho partecipato a sedute spiritiche, ouija, tarocchi, lettura delle carte, Reiki, pranoterapia, costellazioni familiari, per gioco, per curiosità, per disperazione dopo un lutto? Hai aperto la porta al demonio.
  • Ho cercato maghi, medium, santoni su internet, a pagamento, per sapere del futuro, per far tornare mio marito/moglie, per avere fortuna sul lavoro?
  • Ho bestemmiato? Ho usato il nome di Dio e di Gesù e Maria come intercalare per rabbia, in famiglia, al lavoro, bestemmiando davanti ai figli?

Padre Pio su questo era durissimo e piangeva: “L’oroscopo è la bugia del demonio per farvi credere che non siete liberi e che non avete bisogno di Dio. Voi siete figli di Dio, non schiavi delle stelle. Chi va dal mago tradisce il Padre”.

4. HO AVUTO FIDUCIA IN DIO O HO VISSUTO NELL’ANSIA? – DISPERAZIONE E PRESUNZIONE DEGLI ADULTI

Sono i due peccati contro la speranza, che è figlia del primo comandamento. E sono la malattia degli adulti di oggi.

Chiediti:

  • Nei momenti difficili – un licenziamento, una malattia, un figlio che sbaglia, un mutuo che non riesco a pagare, un tradimento – ho detto subito “Dio mi ha abbandonato, non mi ama, non esiste, mi ha punito”? Ho disperato e ho smesso di pregare proprio quando dovevo pregare di più?
  • O al contrario, ho detto “tanto Dio mi perdona sempre, posso vivere come voglio, tanto alla fine mi confesso”? Questa è presunzione, prendersi gioco della misericordia di Dio.
  • Vivo nell’ansia continua per il futuro, per i soldi, per i figli, per la salute, senza mai affidare nulla a Dio? Passo la notte a rimuginare, a fare calcoli, a controllare tutto, invece di dire “Gesù, pensaci tu”? La tua ansia è la misura della tua poca fiducia.

Qui entra Don Dolindo, il santo dell’abbandono, che ha passato 20 anni umiliato dal Sant’Uffizio, in povertà, malato, e non ha mai perso la pace.

“Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Chiudete gli occhi e abbandonatevi a me. Non agitatevi, non vogliate a tutti i costi giudicare le vostre difficoltà da voi soli. O Gesù, mi abbandono a Te, pensaci Tu”.

E ancora: “Quando mi vedrai agire, dirai come l’apostolo Giovanni: è il Signore!”

Il primo comandamento per un adulto si vive così: non con l’ansia di dover fare tutto tu, ma con la pace di chi dice ogni mattina: “Gesù, oggi pensaci tu al mio lavoro, al mio mutuo, ai miei figli, alla mia ansia. Io penso ad amarti”.

Padre Pio diceva la stessa cosa: “Prega, spera e non agitarti. L’agitazione non serve a nulla. Dio è misericordioso e ascolterà la tua preghiera. L’ansia è il segno che vuoi fare tu il Padreterno”.

5. HO AMATO DIO CON TUTTO ME STESSO O A META’?

Infine, l’esame positivo. Non solo cosa ho fatto di male, ma cosa non ho fatto di bene.

Chiediti:

  • Ho ringraziato Dio oggi per qualcosa di concreto o do tutto per scontato, come se tutto mi fosse dovuto – la salute, il pane, il lavoro, la famiglia?
  • Ho parlato di Dio a un collega, a un amico, a mio figlio con coraggio, o ho sempre taciuto per paura di fare brutta figura?
  • Ho offerto a Dio la mia giornata, il mio lavoro, la mia fatica, la mia malattia, una piccola rinuncia per amore suo, o ho vissuto la giornata solo per me?
  • Ho cercato di fare la volontà di Dio nelle scelte grandi – matrimonio, figli, lavoro, casa – o solo la mia volontà, e poi ho chiesto a Dio di benedirla?
  • Ho amato Dio con i soldi? Do qualcosa ai poveri, per la Chiesa, per chi ha bisogno, o tengo tutto per me e per le mie sicurezze?

ESAME DI COSCIENZA SUL 2° COMANDAMENTO

“Non nominare il nome di Dio invano”

San Pio da Pietrelcina diceva: “La bestemmia è il chiodo che trafigge più a fondo il Cuore di Gesù. Gli uomini bestemmiano contro Colui che li tiene in vita. È come sputare sulla mano che ti dà il pane”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “Il nome di Dio è come il nome della mamma per un bambino: va detto con amore, non con rabbia. Chi nomina Dio invano ha Dio sulle labbra ma non nel cuore. E quando il cuore è vuoto, la bocca si riempie di parole vuote, false, bestemmie. Gesù, pensaci tu, è l’unico nome di Dio detto bene, perché è detto con fiducia”.

Il 2° comandamento non è solo “non bestemmiare”. È: come usi il Nome più santo che esista? Lo usi per amare, per benedire, per giurare il vero, o per scaricare rabbia, per fare scena, per manipolare?

Oggi lo rompiamo in 5 modi, e 4 di questi non li confessiamo mai perché pensiamo siano normali.


1. HO BESTEMMIATO? – LA FERITA APERTA AL CUORE DI DIO

È il peccato più grave contro questo comandamento, e in Italia è diventato intercalare. Da adulti è più colpevole perché diamo scandalo.

Chiediti con terrore santo:

  • Ho bestemmiato Dio, Gesù, Cristo, la Madonna, i Santi, l’Eucaristia, con la bocca, con il cuore, per rabbia, per abitudine, per fare il simpatico, per sfogo dopo che qualcosa è andato storto al lavoro, nel traffico, in famiglia?
  • Bestemmio davanti ai miei figli? Hai idea di cosa insegni? Che Dio è un nemico da insultare, non un Padre da amare. Padre Pio diceva: “Il padre che bestemmia davanti al figlio gli insegna a pugnalare la Madonna”.
  • Ho proferito bestemmie mozzate, a metà, in dialetto? Davanti a Dio è bestemmia piena, anche se la dimezzi per non farti sentire.
  • Quando sento bestemmiare, mi correggo, correggo, riparo con un “Sia lodato Gesù Cristo” o rido, taccio, faccio finta di nulla per non fare brutta figura con i colleghi, con gli amici?

Padre Pio, quando sentiva una bestemmia, si metteva le mani nei capelli e piangeva. A un uomo che si giustificava “Padre, mi è scappata”: “Ti scappa? Se tua madre ti desse da mangiare e tu le sputassi in faccia, ti scapperebbe? Dio ti dà il respiro e tu gli sputi addosso il suo Nome. Inginocchiati e chiedi perdono, e fa’ penitenza per ogni bestemmia che hai detto in vita tua”.

Riparazione che insegnava Don Dolindo: Ogni bestemmia sentita, di’ subito in cuore: “Sia benedetto il Nome di Dio, di Gesù, di Maria. Gesù, pensaci Tu”. Ripari e chiudi la ferita.

2. HO NOMINATO DIO INVANO? – IL NOME DI DIO USATO COME RIEMPITIVO

È il peccato quotidiano degli adulti credenti. Non bestemmi, ma usi Dio come parola vuota.

Chiediti:

  • Dico continuamente “Oddio, oddio, mio Dio, Dio mio” per stupore, per noia, per abitudine, senza pensare a Chi sto nominando? È prendere il Nome dell’Onnipotente e usarlo come “ehm”.
  • Dico “Sai, Dio mi ha detto che…”, “Giuro su Dio che…” per dare peso a una mia opinione, per manipolare mia moglie, mio marito, i miei figli, i miei dipendenti? Usare Dio per far credere alle tue bugie è gravissimo.
  • Dico “Se Dio vuole…” con rassegnazione cinica, senza fede, come scusa per non impegnarmi? O dico “Dio non mi ascolta” per giustificare che non prego più?
  • Uso il nome di Gesù, di Maria, dei Santi in barzellette sporche, in battute blasfeme, in meme irriverenti che condivido su WhatsApp per fare ridere?

Don Dolindo: “Il nome di Dio è come l’acqua benedetta: se lo usi con fede, purifica. Se lo usi per gioco, ti scotti. Non nominare Dio invano vuol dire: quando dici Dio, fermati un secondo e pensa a Chi stai nominando. Altrimenti è meglio tacere”.

3. HO FATTO VOTI, PROMESSE, GIURAMENTI FALSI A DIO? – IL NOME DI DIO USATO PER MENTIRE

Questo è il cuore del comandamento per un adulto.

Chiediti:

  • Ho fatto un voto, una promessa solenne a Dio – “Se mi fai questa grazia, vado a piedi a Pompei, a Loreto, lascio quel vizio, faccio dire Messe” – e poi, ottenuta la grazia, non l’ho mantenuta? Hai preso in giro Dio.
  • Ho giurato il falso mettendo Dio di mezzo? “Te lo giuro su Dio, sui miei figli, sulla testa di mia madre che è vero” sapendo che era falso? In tribunale, sul lavoro, in famiglia, per coprire un tradimento, un furto, un inganno?
  • Ho fatto promesse in Chiesa che non mantengo? Il giorno del matrimonio ho giurato davanti a Dio “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, ti amerò e ti onorerò tutti i giorni della mia vita” e poi tradisco, umilio, abbandono? Hai usato il Nome di Dio per firmare un patto eterno e poi lo strappi.
  • Come padrino / madrina, ho promesso davanti a Dio di educare quel bambino alla fede e poi non l’ho mai visto, mai pregato per lui, mai dato esempio?
  • Ho giurato vendetta, odio eterno dicendo “Te lo giuro su Dio che me la pagherà, non lo perdonerò mai”? Stai usando Dio come garante del tuo rancore.

Padre Pio era severissimo sui voti: “Non fare voti se non li vuoi mantenere. Ma se li fai, Dio te li chiederà. Meglio non promettere che promettere e non mantenere. Dio non ha bisogno delle tue promesse, ma tu hai bisogno della tua fedeltà”.

4. HO RISPETTATO IL GIURAMENTO E LA PAROLA DATA? – L’UOMO CHE NON VALE PIÙ DELLA SUA PAROLA

Un adulto vale quanto vale la sua parola. Se la parola è falsa, l’uomo è falso.

Chiediti:

  • Sul lavoro, do la mia parola e poi non la mantengo? “Domani te lo porto, domani ti pago, domani lo faccio” e non lo faccio mai? Hai perso credibilità davanti agli uomini e davanti a Dio.
  • Con mia moglie / marito, con i miei figli, prometto e non mantengo? “Domenica andiamo, ti compro quello, poi parliamo” e poi dimentico sempre? Stai insegnando che la parola di papà non vale nulla, quindi la Parola di Dio Padre varrà nulla per loro.
  • Bestemmio o nomino Dio invano quando faccio un giuramento falso in famiglia per coprire qualcosa? “Su Dio non ho fatto nulla” – e hai fatto tutto?
  • Ho usato il nome di Dio, della Chiesa, del Vangelo per giustificare scelte di potere, soldi, carriera? “Dio vuole che io faccia così” quando vuoi solo tu?

Don Dolindo, che fu accusato falsamente e fece voto di silenzio per obbedienza: “L’uomo che mantiene la parola data anche quando ci rimette è più prezioso dell’oro. Perché in quel momento è simile a Gesù, che ha mantenuto la parola data sulla Croce fino alla morte. L’uomo che non mantiene la parola è come una moneta falsa: luccica ma non vale”.

5. HO LODATO O HO PROFANATO IL NOME DI DIO CON LA MIA VITA? – L’ESAME POSITIVO

Alla fine, il contrario di nominare Dio invano non è solo non nominarlo. È benedirlo.

Chiediti:

  • Quando è stata l’ultima volta che ho detto “Sia lodato Gesù Cristo”, “Grazie a Dio”, “Se Dio vuole” con fede vera, non per abitudine?
  • Benedico o maledico? Quando qualcosa va storto, dico “Benedetto sia Dio lo stesso” come Giobbe, o bestemmio? Quando vedo una cosa bella, dico “Grazie a Dio” o tiro dritto?
  • Ho insegnato ai miei figli a rispettare il nome di Dio, a non bestemmiare, correggendoli con dolcezza ma con fermezza, o dico “sono ragazzi, è normale”?
  • La mia vita fa bestemmiare o fa benedire Dio? Se uno guarda come vivo – come tratto mia moglie, come lavoro, come parlo – dice “Che bel cristiano, sia lodato Dio” o dice “Se questi sono i cristiani, meglio stare lontani da Dio”? La peggior bestemmia a volte è la vita di un cristiano incoerente.

Padre Pio chiudeva così: “Sii tu la benedizione del Nome di Dio. Quando uno bestemmia, tu benedici. Quando uno nomina Dio invano, tu lodalo. Così ripari. Il mondo è pieno di bestemmie. Dio cerca anime che benedicono. Vuoi essere tu una di quelle?”.

ESAME DI COSCIENZA SUL 3° COMANDAMENTO

“Ricordati di santificare le feste”

San Pio da Pietrelcina diceva: “La domenica senza Messa è una settimana senza anima. L’anima muore di fame, e tu non te ne accorgi perché il corpo è sazio”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “La domenica è il giorno in cui Dio ti guarda e ti dice: fermati, sei mio, non sei schiavo. Se tu non ti fermi per Lui, diventerai schiavo di tutto il resto. Gesù, pensaci tu per sei giorni, ma il settimo pensami tu”.

Dio non ha bisogno della tua domenica. Sei tu che hai bisogno di ricordarti chi sei. I primi tre comandamenti parlano di Dio. Questo è il ponte: come ami Dio si vede da come vivi la domenica.

Oggi non si rompe più questo comandamento solo “non andando a Messa”. Si rompe vivendo la domenica come se Dio non esistesse.

Ecco le 5 aree.


1. LA MESSA DELLA DOMENICA: L’HO VERAMENTE VISSUTA O L’HO SUBITA?

È il cuore del comandamento. La Chiesa dice che mancare volontariamente alla Messa domenicale è peccato mortale. Non per punizione, ma perché se salti l’ossigeno per una settimana, muori.

Chiediti con sincerità:

  • Quante domeniche negli ultimi mesi ho saltato la Messa per pigrizia, perché “non ne avevo voglia”, perché avevo ospiti, perché dovevo andare al mare, in montagna, a fare la spesa, perché ero stanco? Ho messo tutto prima di Dio?
  • Quando vado a Messa, come ci vado? Arrivo in ritardo per abitudine, esco prima della benedizione, sto fuori a chiacchierare? Sto col telefono in mano, rispondo ai messaggi durante l’omelia?
  • Durante la Messa, dove sono con la testa? Penso alla lista della spesa, al pranzo, al lavoro di domani, al calcio? Ho partecipato o ho solo scaldato la panca?
  • Mi sono confessato che salto la Messa o l’ho giustificato dicendo “tanto io prego a casa, Dio è ovunque, non ho bisogno della Messa”? Questa è la bugia più grande del demonio moderno.
  • Ho insegnato ai miei figli che la Messa è negoziabile? “Oggi non andiamo perché c’è il compleanno, la partita, siamo stanchi”. Che Dio gli sto trasmettendo? Un Dio che viene dopo tutto?

Padre Pio piangeva quando vedeva chiese vuote la domenica. Diceva a un uomo che lavorava tutta la settimana: “Figlio mio, sei come un contadino che lavora il campo per sei giorni e la domenica, invece di portare il raccolto al padrone, lo brucia. La Messa domenicale è il raccolto della settimana. Se non lo offri a Dio, a chi lo offri?”.

Don Dolindo, che celebrava la Messa come se vedesse il Paradiso: “Un’ora di Messa la domenica vale più di tutta la tua settimana di affanni. Perché in quell’ora non sei tu che dai a Dio, è Dio che si dà a te. Se salti la Messa, non è Dio che resta povero. Sei tu”.

2. HO SANTIFICATO LA FESTA O L’HO PROFANATA? – LA DOMENICA DA SCHIAVI

Il comandamento non dice “non lavorare”. Dice “santifica”. Cioè rendi santa, diversa, di Dio. La domenica non è solo il weekend. È il giorno del Signore.

Chiediti:

  • Com’è la mia domenica? È uguale al sabato? Corse, centri commerciali, pulizie a oltranza, lavoro portato a casa, mail di lavoro, lavatrici dalla mattina alla sera? Dov’è il tempo per Dio, per la famiglia, per l’anima?
  • Ho trasformato la domenica nel giorno del recupero nevrotico? Devo fare tutto quello che non ho fatto in settimana, e arrivo a lunedì più stanco di venerdì?
  • Faccio lavorare gli altri la domenica senza necessità? Vado al centro commerciale per sfizio sapendo che costringo commesse e commessi a lavorare per il mio capriccio? Chiedo al muratore, all’idraulico, alla colf di venire la domenica perché “tanto è l’unico giorno libero”?
  • Ho perso il senso del riposo cristiano? Riposo non è non fare niente davanti alla TV. Riposo è stare con Dio, con i tuoi, con te stesso. Quando è stata l’ultima domenica in cui hai davvero riposato l’anima?

Don Dolindo diceva alle famiglie di Napoli: “Il Signore ha creato il mondo in sei giorni e il settimo ha riposato, non perché era stanco, ma per insegnarti a fermarti. Se tu non ti fermi la domenica, il mondo ti porterà via. La domenica è il giorno in cui dici al denaro: tu non sei il mio dio. Al lavoro: tu non sei il mio padrone. E a Dio: Tu sei il mio tutto. Gesù, oggi pensaci tu, io sto con Te”.

3. HO DATO TEMPO A DIO OLTRE ALLA MESSA? – LA DOMENICA SENZA PREGHIERA È UNA DOMENICA VUOTA

Santificare la festa non è solo un’ora di Messa. È dare a Dio la giornata.

Chiediti:

  • La domenica prego di più o di meno degli altri giorni? Dico un Rosario in famiglia, leggo il Vangelo della domenica a tavola, benedico il pranzo o mangio come se fosse un giorno qualunque?
  • Ho tempo per visitare Gesù in chiesa 10 minuti la domenica pomeriggio? Oppure la chiesa è aperta solo la mattina per la Messa e poi è chiusa anche nel mio cuore?
  • Dedico la domenica a un’opera di carità, a visitare un malato, un anziano solo, i miei genitori anziani non per dovere ma per amore?
  • Passo la domenica intera sui social, su Netflix, a scrollare per ore, e poi dico “non ho tempo per pregare”?

Padre Pio la domenica non si fermava mai. Dopo le Messe, stava in confessionale fino a sfinirsi. Diceva: “La domenica il demonio lavora di più perché gli uomini gli lasciano più porte aperte. L’ozio della domenica senza Dio è la sua bottega. Riempi la domenica di Dio e il demonio non avrà dove entrare”.

4. HO FATTO DELLA DOMENICA IL GIORNO DELLA FAMIGLIA O DEL LITIGIO?

Dio ha dato la domenica per ricucire quello che la settimana strappa.

Chiediti:

  • La mia domenica in famiglia è un giorno di pace o di litigi continui? È il giorno in cui recuperiamo il dialogo o in cui ci rinfacciamo tutto?
  • Pranzo della domenica: è un momento santo dove stiamo insieme senza telefoni, parliamo, ridiamo, o è ognuno col suo cellulare, con la TV a palla, con fretta di finire?
  • Come marito / moglie: ho dedicato tempo a mia moglie / mio marito la domenica o l’ho lasciata/o sola/o con i figli mentre io facevo i miei hobby?
  • Come figlio: la domenica vado a trovare i miei genitori anziani o li chiamo solo se ho bisogno? La domenica è diventata egoismo sacro: “finalmente tempo per ME”, dimenticando che la santità è tempo per NOI?

Don Dolindo, che non aveva famiglia sua, diceva agli sposi: “La domenica è il giorno in cui dovete farvi perdonare le assenze della settimana. Un marito che non sa santificare la domenica con la moglie e i figli, non santificherà mai nulla. La Messa insieme, il pranzo insieme, una passeggiata insieme: questa è teologia. Il resto sono chiacchiere. La famiglia che prega insieme la domenica, resta insieme tutta la settimana. Gesù, pensaci tu alla mia famiglia”.

5. HO RISPETTATO IL SENSO CRISTIANO DELLE ALTRE FESTE? – NATALE, PASQUA, FESTE DEI SANTI

Il terzo comandamento comprende tutte le feste comandate: Natale, Epifania, Assunzione, Ognissanti, Immacolata…

Chiediti:

  • Come vivo il Natale e la Pasqua? Come feste cristiane o come feste pagane di regali, cibo, vacanze? Vado a Messa a Natale e Pasqua o mi interessa solo il cenone?
  • Bestemmio di più proprio nei giorni di festa? Purtroppo succede: più festa, più alcol, più bestemmia. Ho trasformato la festa di Dio in offesa a Dio?
  • Ho rispetto per le feste? Mi lamento se tutto è chiuso “per colpa di una festa religiosa”? Ho perso il senso che le feste sono un dono per ricordarci che non siamo macchine?
  • La mia domenica prepara il mio lunedì o il mio lunedì cancella la mia domenica? Dopo la Messa della domenica, lunedì vivo diversamente o vivo come se nulla fosse?

Padre Pio concludeva così: “Se santifichi la domenica, la domenica santificherà te. Vedrai che la settimana andrà meglio, non perché avrai meno croci, ma perché avrai più forza per portarle. Chi ruba a Dio la domenica, ruba a se stesso la pace”.

ESAME DI COSCIENZA SUL 4° COMANDAMENTO

“Onora tuo padre e tua madre”

San Pio da Pietrelcina diceva: “Chi non onora i genitori in terra, come potrà onorare il Padre in Cielo? Il primo altare dopo quello di Dio è la famiglia”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “Il quarto comandamento è l’unico con la promessa. Dio ti dice: se onori chi ti ha dato la vita, Io ti allungo la vita. Se disonori la radice, il ramo secca. Gesù, pensaci tu, ma inizia a pensarci onorando tuo padre e tua madre”.

Questo comandamento non parla solo di ubbidire quando sei piccolo. Parla di tutta la vita. E non riguarda solo i genitori di sangue: riguarda la famiglia, il matrimonio, i figli, gli anziani, e ogni autorità legittima che Dio ha messo sopra di te per farti crescere.

Oggi lo rompiamo in due modi opposti: o disprezzando i genitori, o idolatrando i figli.

Ecco le 5 aree.


1. COME FIGLIO: HO ONORATO VERAMENTE MIO PADRE E MIA MADRE?

Onorare non è solo non insultare. È amare, rispettare, obbedire quando sei sotto il loro tetto, prenderti cura quando loro avranno bisogno di te.

Chiediti, da figlio, anche se sei adulto e sposato:

  • Come parlo a mio padre e mia madre? Con rispetto o con sufficienza, con fretta, con disprezzo? Li ho insultati, ho alzato le mani, ho risposto male, li ho fatti piangere?
  • Mi vergogno di loro? Mi vergogno della loro semplicità, della loro povertà, della loro fede, davanti ai miei amici o al mio partner?
  • Quando ero sotto il loro tetto, ho obbedito o ho fatto sempre di testa mia, dicendo “sono affari miei, la vita è mia”? Hai trasformato la casa in un albergo dove pretendi tutto e non dai nulla?
  • Ora che sono grande: li chiamo o li chiamo solo quando ho bisogno di soldi, di baby-sitting, di un favore? Quando è stata l’ultima volta che li ho chiamati solo per dire “grazie, come stai?”?
  • Ho perdonato le loro mancanze? Sì, forse tuo padre è stato duro, tua madre ansiosa, hanno sbagliato. Ma tu hai perdonato o porti rancore da 20 anni e li punisci col silenzio? Onorare è anche perdonare.

Padre Pio era severissimo su questo. A un giovane che si lamentava dei genitori: “Figlio mio, tua madre ha pianto lacrime di sangue per te. Tuo padre si è spezzato la schiena per te. E tu li giudichi? Inginocchiati e chiedi perdono a Dio per ogni lacrima che gli hai fatto versare. Chi fa piangere la madre, farà piangere la Madonna”.

Don Dolindo, che ha amato sua madre fino alla fine: “La madre è la prima immagine di Maria che Dio ti dà. Se non sai amare colei che ti ha tenuto in braccio, come amerai Colei che ti tiene in Cielo? Il padre è la prima immagine del Padre eterno. Onorali, anche quando non li capisci. Gesù, pensaci tu, ha obbedito per trent’anni a Nazareth prima di predicare”.

2. HO ONORATO LA MIA FAMIGLIA O L’HO DISTRUTTA? – PER GLI SPOSI

Il quarto comandamento per chi si sposa si allarga: onorare significa costruire, non distruggere.

Chiediti, come marito / moglie:

  • Onoro mio marito / mia moglie? Lo rispetto davanti ai figli o lo sminuisco, lo umilio, parlo male di lui/lei con altri, con mia madre, con gli amici?
  • Ho messo i miei genitori al primo posto invece di mio marito / mia moglie? “Mia madre ha detto che…” e distruggo il mio matrimonio per un attaccamento disordinato? Chi si sposa lascia il padre e la madre per diventare una carne sola.
  • Ho tradito, ho mentito, ho usato il telefono per cercare altro, ho messo in pericolo la mia famiglia per un capriccio?
  • Litigo davanti ai figli bestemmiando, urlando, spaccando tutto, e poi pretendo che loro onorino me? Che onore possono imparare?

Don Dolindo diceva agli sposi: “Il matrimonio è il quarto comandamento vissuto da due. Se non vi onorate tra voi, come insegnerete ai figli a onorare voi? L’onore inizia dal letto coniugale, dalla fedeltà, dal rispetto della parola data. Tutto il resto è teatro”.

3. COME GENITORE: HO ONORATO LA MISSIONE DI PADRE E MADRE?

Qui il comandamento si rovescia. Se Dio ti ha fatto padre e madre, tu devi farti onorare non con la paura, ma con l’esempio.

Chiediti, come padre / madre:

  • Ho educato i miei figli o li ho solo mantenuti? Ho dato loro pane e vestiti, ma non la fede, non la preghiera, non il segno della Croce, non una parola su Dio? Li ho lasciati crescere davanti a un tablet perché era più comodo?
  • Sono stato un padre assente? Sempre al lavoro, sempre fuori, mai a casa, mai a giocare, mai a pregare con loro? Sono stata una madre ansiosa e controllante o assente e disinteressata?
  • Ho dato scandalo ai miei figli? Ho bestemmiato davanti a loro, mi sono ubriacato, ho guardato pornografia in casa, ho tradito il loro padre / madre sotto i loro occhi? Lo scandalo dei genitori è una ferita che dura una vita.
  • Ho corretto i miei figli con amore o solo con rabbia? Ho detto sempre di sì per non avere fastidi, facendoli diventare tiranni viziati? Onorare i figli a volte vuol dire dire di no.
  • Ho pregato per i miei figli? Ho offerto rosari, sacrifici per loro o penso che basti pagarli la scuola privata?

Padre Pio ai genitori: “I figli sono come l’argilla: se non li modelli da piccoli con la preghiera e l’esempio, da grandi si induriscono e non li modelli più. Non lamentarti se tuo figlio non prega, se tu non hai mai pregato con lui. Il primo catechismo è il tuo ginocchio piegato davanti a Gesù”.

4. HO ONORATO GLI ANZIANI, I NONNI, I MALATI?

Il quarto comandamento diventa più vero quando i genitori invecchiano.

Chiediti:

  • Come tratto i miei genitori anziani, i miei nonni? Li visito o li ho parcheggiati in casa di riposo e non vado mai, li chiamo solo a Natale? Mi vergogno di loro perché ripetono le cose, perché non capiscono?
  • Ho rispetto per la loro saggezza o li tratto come inutili? Li ascolto o dico “non capisci niente, sei vecchio”?
  • Quando erano malati, mi sono preso cura di loro o ho detto “non ho tempo, ho da fare”? Hai presente che un giorno sarai tu al loro posto e raccoglierai quello che hai seminato?
  • E in generale: ho rispetto per gli anziani, per i malati, per chi è fragile o li scarto come fa il mondo, che chiama “dignità” l’abbandono?

Don Dolindo, che morì povero e malato, accudito dai suoi figli spirituali: “Un popolo che non onora i suoi vecchi è un albero che taglia le sue radici per avere più fronde. Muore. Vai da tua madre anziana, baciale la mano, anche se non ti riconosce. Quel bacio arriva in Cielo prima della tua preghiera”.

5. HO ONORATO OGNI AUTORITÀ LEGITTIMA? – IL COMANDAMENTO DIMENTICATO

Questo comandamento comprende anche il rispetto per chi Dio ha messo sopra di te per il tuo bene.

Chiediti:

  • A scuola / al lavoro: ho rispettato insegnanti, datori di lavoro, o ho sempre contestato, disobbedito, parlato male alle spalle, fatto il furbo?
  • Nella Chiesa: ho rispetto per il Papa, per il mio parroco, per il vescovo, anche quando non li capisco, o passo il tempo a criticare, a fare il maestro, a dividere?
  • Nello Stato: pago le tasse con onestà? Rispetto le leggi giuste o cerco sempre di fregare? Ho rispetto per chi serve il bene comune?
  • Ho confuso l’onore con la servilità? Onorare non è dire sempre di sì se mi chiedono di fare il male. Se un genitore, un capo, un amico ti chiede di peccare, di rubare, di mentire, di fare cose impure, devi dire di no. Il vero onore è obbedire a Dio prima che agli uomini.

Padre Pio concludeva: “L’obbedienza data per amore a chi ti è superiore è la scala più corta per andare in Paradiso. Ma se ti chiedono di offendere Dio, allora di’ no, anche a costo della vita. Perché il primo Padre da onorare è quello del Cielo”.

ESAME DI COSCIENZA SUL 5° COMANDAMENTO

“Non uccidere”

San Pio da Pietrelcina diceva: “Uccidere non è solo con il coltello. Si uccide con la lingua, con il rancore tenuto per anni, con l’aborto chiamato diritto, con l’eutanasia chiamata pietà. Il sangue più innocente grida più forte di Abele”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “Non uccidere vuol dire non spegnere la vita che Dio ha acceso. E la vita si spegne in tanti modi: quando togli la speranza, quando togli il pane, quando togli Dio dal cuore di un uomo. Gesù, pensaci tu, è il grido di chi vuole vivere, non di chi vuole morire”.

Dio dice “non uccidere” perché Lui è il Padrone della vita. Tu non sei padrone neanche della tua. Ogni vita, dal concepimento alla morte naturale, è sacra perché è Sua.

Oggi uccidiamo in modo pulito, educato, legale. E non ci accorgiamo di avere le mani sporche di sangue.

Ecco le 5 aree dove si rompe, e quasi nessuno le confessa.


1. HO UCCISO O COLLABORATO ALLA MORTE FISICA? – IL SANGUE INNOCENTE

È l’area più grave, e Dio te la chiederà.

Chiediti con terrore santo e sincerità:

  • Ho abortito? Ho spinto una donna ad abortire dicendo “è tuo diritto, sbrigati, risolvi”? Ho pagato per un aborto, ho accompagnato, ho dato i soldi, ho consigliato la pillola abortiva, la pillola del giorno dopo sapendo che poteva uccidere? Ho detto “non è ancora una vita”? Davanti a Dio, lo è dal primo istante.
  • Ho approvato l’aborto, l’eutanasia, il suicidio assistito dicendo “è pietà, è civiltà”? Ho votato, ho firmato, ho difeso leggi che uccidono i più deboli chiamandole progresso?
  • Ho pensato o detto “mia madre / mio padre / mio nonno è un peso, meglio se muore, costa troppo, soffre troppo”? Ho desiderato la morte di qualcuno per eredità, per stanchezza, per rancore?
  • Ho messo in pericolo la mia vita o quella di altri guidando ubriaco, drogato, correndo come un pazzo in moto o in auto per fare il figo? Quante vite spezzate per 5 minuti di adrenalina?
  • Ho picchiato, ho fatto a botte, ho ferito qualcuno volontariamente?

Padre Pio sull’aborto era di una durezza che faceva tremare. A una donna che gli diceva “Padre, non potevo tenerlo”: “Figlia, tu hai ucciso tuo figlio e hai crocifisso di nuovo Cristo. Perché Cristo è in quel bambino. Ora piangi, prega e ripara tutta la vita, perché quel sangue innocente grida misericordia”. E poi la abbracciava e la faceva piangere di pentimento, non di condanna. Perché per Padre Pio l’aborto si piange, non si rivendica.

Don Dolindo: “L’aborto è il sacrificio umano del nostro tempo offerto al dio dell’egoismo. Una volta si sacrificavano i bambini a Moloch per avere ricchezza. Oggi si sacrificano per non perdere la libertà, la carriera, il divertimento. È lo stesso idolo, ha solo cambiato nome. E l’eutanasia è la stessa cosa alla fine della vita: scartiamo chi non serve più”.

2. HO UCCISO CON LA LINGUA E CON L’ODIO? – L’OMICIDIO DEL CUORE

Gesù nel Vangelo allarga il comandamento: “Chi odia suo fratello è omicida”. Non devi sparare per uccidere.

Chiediti:

  • Ho odiato qualcuno nel cuore per mesi, per anni, tenendo rancore, non perdonando, dicendo “non lo perdonerò mai, gli auguro il peggio”? Quell’odio è un omicidio che porti dentro ogni giorno.
  • Ho ucciso la reputazione di qualcuno con calunnie, pettegolezzi, maldicenze? Ho distrutto un matrimonio, un lavoro, un sacerdote, un amico parlando alle spalle? La lingua, dice San Giacomo, è un’arma che uccide più della spada.
  • Ho augurato il male, la malattia, la morte a qualcuno? “Spero che muoia, che crepi, che gli venga un tumore”? Davanti a Dio hai già ucciso.
  • Ho goduto quando a qualcuno è successo qualcosa di brutto? Ho detto “ben gli sta, se l’è meritato”?
  • Porto rancore verso mio padre, mia madre, mio fratello, mia sorella, mia moglie, mio marito, e non parlo più loro da anni? Quella famiglia è morta, e l’hai uccisa tu col tuo orgoglio.

Padre Pio: “Un pettegolezzo può uccidere tre persone in un colpo solo: chi lo dice pecca, chi lo ascolta pecca, e chi lo subisce viene ucciso nella fama. E la fama, per un uomo, a volte vale più della vita”.

3. HO UCCISO LA VITA NEL MIO CORPO? – AUTODISTRUZIONE

Non uccidere vale anche per te. La tua vita non è tua.

Chiediti:

  • Mi sto uccidendo lentamente con droga, alcol in eccesso, fumo esagerato, abbuffate, anoressia, bulimia, disprezzo del mio corpo? Il mio corpo è tempio dello Spirito Santo, non discarica dei miei vizi.
  • Ho pensato al suicidio, ho desiderato morire dicendo “meglio morire, non servo a nulla”? Hai mai chiesto aiuto o ti sei chiuso nel tuo inferno? Il suicidio non è libertà, è la tentazione finale del demonio che ti dice “Dio ti ha abbandonato”.
  • Ho messo in pericolo la mia salute morale guardando pornografia ogni giorno, distruggendo il cervello, il cuore, la capacità di amare? Quanti giovani si uccidono dentro così, diventando incapaci di amare una donna vera?
  • Mi trascuro, non dormo, non mangio, lavoro come una bestia per soldi, per carriera, e sto distruggendo la mia famiglia e la mia anima? Questo è suicidio lento.

Don Dolindo, che soffriva di malattie terribili e non si è mai lamentato: “Il tuo corpo non è tuo. È di Dio che te lo ha prestato per amare. Se lo distruggi per vizio, per disperazione, per noia, sei come un servo che brucia la casa del padrone. Offrilo invece. Offri il dolore, non cercarlo. Offri la stanchezza, non crearla con il peccato. E quando non ce la fai più, non dire ‘voglio morire’. Di’ ‘Gesù, pensaci tu, io non ce la faccio più, pensaci tu'”.

4. HO UCCISO LA SPERANZA E LA FEDE NEGLI ALTRI? – LO SCANDALO

C’è un omicidio più terribile di quello del corpo: uccidere l’anima.

Chiediti:

  • Ho dato scandalo ai piccoli? Ho detto a un giovane “Dio non esiste, la Chiesa fa schifo, la purezza è una cavolata, goditela, fatti di canne, tradisci pure”? Gesù dice: “Chi scandalizza uno di questi piccoli, meglio per lui mettersi una macina al collo e buttarsi a mare”. Parole terribili.
  • Come padre, madre, insegnante, catechista, ho ucciso la fede dei miei figli dicendo “non rompere con queste cose di chiesa” o vivendo come se Dio non esistesse?
  • Ho spinto qualcuno al peccato? Ho invitato qualcuno a drogarsi, a tradire, a rubare, a guardare pornografia insieme? Hai cooperato alla morte della sua anima.
  • Ho ucciso la speranza in qualcuno? A mio figlio che ha sbagliato ho detto “sei un fallito, non combinerai mai nulla, sei inutile”? A mia moglie “non vali niente”? Quante persone si sono uccise perché qualcuno in casa le uccideva ogni giorno con queste parole.

Padre Pio: “Lo scandalo è un omicidio spirituale. Uccidi l’anima di un ragazzo e ne risponderai davanti a Dio più che se gli avessi sparato. Perché il corpo muore una volta, l’anima può morire per l’eternità”.

5. HO DIFESO LA VITA O SONO STATO PASSIVO DAVANTI AL MALE? – SHEEN RITORNA

E qui si lega a quello che dicevamo di Sheen. Non uccidere non è solo non fare il male. È impedire il male quando puoi.

Chiediti:

  • Quando vedo che qualcuno parla di aborto con leggerezza, taccio per non litigare? Quando sento che si propone l’eutanasia come pietà, dico “sono fatti loro”? Quella è la falsa tolleranza che paralizza. Sei passivo di fronte all’omicidio.
  • Difendo la vita dal concepimento alla morte naturale o scelgo quale vita vale e quale no? “Sì alla vita ma abortiamo se è malato, se è povero, se disturba”? Questa non è pro-vita, è eugenetica con il sorriso.
  • Ho aiutato concretamente una madre in difficoltà a non abortire? Ho dato soldi, tempo, ascolto, o solo giudizi su Facebook?
  • Ho pregato per chi vuole morire, per chi vuole far morire, per i medici costretti ad uccidere contro coscienza?

Don Dolindo diceva: “Non dire mai ‘che ci posso fare?’. Puoi pregare. Puoi parlare con carità. Puoi offrire la tua sofferenza per chi sta per uccidere e per chi sta per essere ucciso. Un Rosario detto con amore può fermare un coltello, un aborto, una disperazione. Non sei inutile. Sei custode di tuo fratello”.

ESAME DI COSCIENZA SUL 6° E 9° COMANDAMENTO

“Non commettere adulterio – Non desiderare la donna/l’uomo d’altri”

San Pio da Pietrelcina diceva: “Il corpo è il tempio dello Spirito Santo. Ogni volta che lo usi come un oggetto, butti fuori Dio e fai entrare il demonio. La purezza è il profumo dell’anima. Senza purezza l’anima puzza, anche se si lava ogni giorno”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “La castità non è dire di no all’amore. È dire di sì a un Amore più grande. Chi è casto non è represso, è libero. Chi è impuro non è libero, è schiavo con la catena d’oro. Gesù, pensaci tu, è l’unica preghiera che spegne il fuoco impuro quando non ce la fai più”.

Dio ha creato il sesso come cosa santissima, dentro il matrimonio, come linguaggio totale di dono e di vita. Il demonio lo ha preso e lo ha buttato fuori dal matrimonio, fuori dal dono, fuori dalla vita, riducendolo a consumo.

Non è che Dio è puritano. Dio è l’inventore del piacere. Ma ti dice: questo fuoco è per scaldare una casa, non per bruciarla.

Ecco le 5 aree dove cadiamo tutti, e quasi nessuno ha il coraggio di confessarsi fino in fondo.


1. HO USATO IL MIO CORPO COME OGGETTO? – SOLITUDINE E IMPUREZZA

È la ferita più comune e più nascosta, che rende schiavi.

Chiediti con verità, senza giustificarti:

  • Ho commesso atti impuri da solo? Masturbazione. Anche se lo fanno tutti? Anche se mi dicono che fa bene, che è normale? Davanti a Dio, è usare il dono più grande per te stesso, chiudendoti all’amore. È diventato un’abitudine quotidiana, settimanale, che non riesco a fermare?
  • Ho guardato pornografia, video impuri, su Instagram, TikTok, Telegram, OnlyFans, siti porno, anche solo per curiosità, per noia, per 5 minuti? Lo sai che ogni click finanzia la schiavitù di donne, di ragazzine, e avvelena il tuo cervello rendendoti incapace di amare davvero?
  • Ho letto, guardato, ascoltato cose impure – chat erotiche, sexting, racconti, canzoni che mi hanno acceso fantasie impure e ci sono rimasto dentro per ore?
  • Ho cercato piacere da solo dopo una delusione, dopo un litigio, per ansia, per non dormire, e poi mi sono sentito vuoto, sporco, più solo di prima?

Padre Pio su questo non faceva sconti, ma poi abbracciava. A un giovane che gli diceva “Padre, non ce la faccio, cado sempre”: “Figlio mio, ogni volta che cadi così, è come se prendessi Gesù Bambino e lo buttassi nel fango. Ma sai cosa fa Gesù Bambino? Piange, ma ti tende le mani per tirarti fuori dal fango. Non rimanere nel fango. Confessati subito. Non aspettare. Il demonio ti vuole nel fango per tenerti lì. La Madonna ti vuole pulito”.

Don Dolindo dava l’arma pratica: “Quando ti viene il pensiero impuro, non litigarci. Non dire ‘non devo pensarci’. Di’ subito, come un bambino che grida alla mamma: ‘Gesù, pensaci Tu, Maria, pensaci Tu, io non ce la faccio, pensateci voi’. E poi scappa. Spegni il telefono, alzati, corri, prega un’Ave Maria ad alta voce. La tentazione impura è come un cane: se ti fermi a discutere, ti morde. Se corri da Maria, scappa lui”.

2. HO USATO UN’ALTRA PERSONA COME OGGETTO? – IL CUORE CHE DESIDERA

Qui entra il 9° comandamento. Non è solo l’atto, è lo sguardo.

Chiediti:

  • Ho guardato una donna / un uomo con desiderio impuro, spogliandola/o con gli occhi, anche se sposata/o, anche se fidanzata/o con altri? Ho desiderato nel cuore “se fosse mia/o, se potessi…”?
  • Ho avuto una relazione fuori dal matrimonio? Ho tradito mia moglie / mio marito con il corpo o con il cuore, con messaggi, con un flirt continuo sul lavoro, su WhatsApp, mantenendo una doppia vita?
  • Vivo con il mio fidanzato / fidanzata come se fossimo già sposati, facendo tutto, dicendo “tanto ci sposiamo, tanto ci amiamo”? Sai che stai bruciando il futuro? L’amore vero sa aspettare. Chi ti ama davvero non ti chiede il corpo prima dell’anima. Se te lo chiede, non ti ama, ti usa.
  • Ho messo pressione al mio ragazzo / ragazza per avere rapporti dicendo “se mi ami devi farlo, altrimenti mi lasci”? Questo non è amore, è ricatto. È violenza vestita da amore.

Padre Pio a una fidanzata: “Figlia mia, se il tuo fidanzato ti ama, ti rispetterà come si rispetta l’Eucaristia prima della Messa. Se non ti rispetta ora, non ti rispetterà mai da sposato. La castità del fidanzamento è la garanzia della fedeltà del matrimonio”.

3. HO VESTITO E PARLATO IN MODO IMPURO? – LA MODESTIA DIMENTICATA

L’impurità non è solo ciò che fai, è ciò che provochi.

Chiediti:

  • Mi vesto in modo da provocare, da mostrare tutto, da attirare sguardi impuri su di me, e poi mi lamento se mi trattano come un oggetto? Il mio corpo è un dono, non una merce in vetrina.
  • Parlo in modo volgare, con doppi sensi continui, battute sporche, anche davanti ai più piccoli, vantandomi delle mie conquiste sessuali come se fosse un trofeo?
  • Ascolto musica, guardo serie, seguo influencer che riducono tutto a sesso, tradimento, “chi tromba di più è più figo”, e mi sto convincendo che l’amore vero non esiste?
  • Ho spinto altri all’impurità mandando foto osé, nudes, invitando a vedere porno insieme “per ridere”?

Don Dolindo alle ragazze di Napoli: “Figlia, il tuo corpo è una lettera di Dio sigillata. Non aprirla prima del tempo e non farla aprire a chi non ha il diritto di leggerla tutta la vita. Chi ti vuole davvero, aspetta la lettera intera il giorno del matrimonio. Chi vuole solo un rigo, strappa la lettera e poi la butta”.

4. HO VISSUTO L’AMORE COME DONO O COME CONSUMO? – PER GLI SPOSI E FIDANZATI

Questo esame vale per chi è sposato, perché anche nel matrimonio si può peccare contro la castità.

Chiediti:

  • Come sposo/a: vivo il rapporto coniugale come dono totale e aperto alla vita, o come uso egoistico dell’altro quando ne ho voglia, senza rispetto dei suoi ritmi, della sua stanchezza, della sua dignità?
  • Uso contraccettivi, pillola, spirale, coito interrotto, dicendo “la Chiesa non capisce, tanto Dio vuole che ci amiamo”? Hai chiesto a un sacerdote, hai studiato i metodi naturali, o hai deciso tu da solo? Chiudere volontariamente l’atto coniugale alla vita è dire a Dio “il tuo disegno non mi interessa, voglio il piacere senza il dono”.
  • Ho preteso dal mio coniuge atti umilianti, violenti, contro natura, guardando porno e volendo copiarlo in casa? Hai trasformato il letto nuziale, che è altare, in un set pornografico?
  • Come fidanzato: rispetto i limiti o penso che “l’amore è fare tutto”? Se fai tutto da fidanzato, cosa ti rimane da donare da sposato?

Padre Pio agli sposi: “Il letto coniugale deve essere come l’altare: puro, fedele, fecondo. Se togli la fedeltà, diventa adulterio. Se togli la fecondità con egoismo, diventa piacere sterile. Se togli la purezza, diventa stalla”.

5. HO CUSTODITO IL CUORE E GLI OCCHI? – L’ESAME POSITIVO

La castità non è solo non fare. È custodire.

Chiediti:

  • Custodisco gli occhi? Quando su Instagram appare una foto provocante, scrollo subito o mi fermo, guardo, salvo, ci torno? I tuoi occhi sono finestre: cosa fai entrare dalla finestra entra in casa.
  • Custodisco il cuore? Quando arriva una fantasia impura, cosa faccio? La nutro per minuti, ore, o la offro subito a Maria dicendo “Gesù, pensaci Tu”?
  • Prego per la purezza? Dico ogni giorno un’Ave Maria per la purezza, porto una medaglietta, chiedo aiuto a San Giuseppe, il più casto degli uomini, a Santa Maria Goretti, a San Luigi, a Carlo Acutis?
  • Ho lottato o mi sono arreso dicendo “sono fatto così, sono giovane, ho bisogno, è più forte di me”? Non sei un animale guidato dall’istinto. Sei figlio di Dio, con una volontà. Se cadi 100 volte, 100 volte rialzati e confessati. Ma non chiamare bene il male.

Don Dolindo concludeva così, con la sua dolcezza: “Non scoraggiarti mai se cadi nell’impurità. Il Signore non ti chiede di non cadere mai. Ti chiede di rialzarti subito e di non fare pace col peccato. Ogni volta che cadi e ti confessi, il tuo cuore diventa più umile e più puro di prima. La vergine non è chi non è mai caduta, ma chi dopo ogni caduta si lava nel Sangue di Gesù e dice: ‘O Gesù, mi abbandono a Te, pensaci Tu, io da solo non ce la faccio, fammi puro come vuoi Tu'”.

ESAME DI COSCIENZA SUL 7° E 10° COMANDAMENTO PER TUTTI

“Non rubare – Non desiderare la roba d’altri”

San Pio da Pietrelcina diceva: “Il furto non è solo entrare in una casa con la pistola. È rubare la paga all’operaio, è non pagare i debiti, è tenere per sé ciò che è dei poveri. E il denaro rubato non benedice mai: entra dalla porta ed esce dal tetto con tutta la casa”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “Il decimo comandamento è la radice del settimo. Prima invidi nel cuore, poi rubi con le mani. Il mondo di oggi ha messo l’invidia in televisione e la chiama pubblicità: ‘Guarda cosa non hai, desidera ciò che ha l’altro’. Così il cuore diventa ladro prima ancora che le mani si muovano. Gesù, pensaci tu, è l’antidoto all’invidia: chi si affida a Lui non ha bisogno di invidiare nulla”.

Dio non è contro la ricchezza, è contro la ricchezza rubata, trattenuta con ingiustizia, e contro il cuore che non è mai contento. Il 7° dice “non prendere”. Il 10° dice “non desiderare con invidia ossessiva ciò che non è tuo”.

Ecco le 5 aree dove rubiamo senza accorgercene.


1. HO RUBATO CON LE MANI O CON L’INGANNO? – IL FURTO CLASSICO

È quello che tutti capiscono, ma che giustifichiamo.

Chiediti:

  • Ho rubato soldi, oggetti, al supermercato, a scuola, al lavoro, in famiglia? Anche piccole cose, “tanto è poco, tanto nessuno se ne accorge”? Davanti a Dio non esiste furto piccolo.
  • Ho rubato tempo al lavoro? Mi pagano per 8 ore e ne lavoro 4, sto su Facebook, faccio i fatti miei, arrivo tardi, esco prima, e pretendo lo stipendio pieno? Questo è furto.
  • Ho copiato a scuola, all’università, al concorso, spacciando per mio ciò che non è mio? Ho fatto fatture false, scontrini falsi, ho scaricato illegalmente musica, film, programmi, abbonamenti craccati dicendo “tanto sono ricchi”?
  • Ho tenuto per me oggetti prestati, soldi prestati, e non li ho più restituiti facendo finta di dimenticare? Ho detto “tanto non ne ha bisogno”?
  • Ho rubato in casa: soldi dal portafoglio di mia madre, di mio padre, di mia moglie?

Padre Pio era terribile su questo, perché sapeva che il denaro rubato porta maledizione. A un commerciante che si confessava: “Figlio mio, hai rubato sul peso, hai imbrogliato i poveri. Quel denaro non ti darà mai pace. Restituisci fino all’ultimo centesimo, altrimenti la tua confessione è nulla. Dio non perdona il furto se non restituisci”. E il Catechismo lo dice: non c’è perdono senza restituzione, se puoi restituire.

2. HO RUBATO CON L’INGIUSTIZIA SOCIALE? – IL FURTO DEI POTENTI E DEI FURBI

Questo è il furto che gridava Don Dolindo a Napoli, dove i poveri erano sfruttati.

Chiediti, se sei imprenditore, datore di lavoro, professionista, dipendente:

  • Come datore di lavoro: pago giusto i miei dipendenti? Li pago in nero, li sottopago, non verso i contributi, li faccio lavorare 12 ore dicendo “se non ti sta bene c’è un altro”? Stai rubando la loro vita, la loro pensione, il pane dei loro figli.
  • Come dipendente: ho finto malattie per non andare a lavorare? Ho usato la malattia per fare altri lavori? Ho rubato materiale dall’azienda, dalla scuola, dall’ospedale?
  • Come commerciante / artigiano: ho fatto pagare più del dovuto, ho imbrogliato sul materiale, ho fatto lavori fatti male sapendo che avrebbero ceduto, ho evaso le tasse in modo ingiusto dicendo “tanto lo Stato ruba”? Attento: una cosa è la tassa ingiusta, un’altra è l’evasione sistematica per avidità.
  • Ho prestato soldi a usura, con interessi altissimi, approfittando del bisogno di qualcuno? Ho speculato sul bisogno dei poveri?
  • Ho chiesto la raccomandazione ingiusta, il posto rubato a chi era più meritevole, il concorso truccato?

Don Dolindo diceva: “Il povero che ruba una mela per fame ruba per fame. Il ricco che ruba la paga al povero per avidità ruba l’anima. E grida vendetta al cospetto di Dio. Non ti presentare a Messa la domenica se il sabato hai rubato la paga all’operaio. La tua offerta puzza di ingiustizia”.

3. HO RUBATO TEMPO, FAMA, DIGNITÀ AGLI ALTRI? – I FURTI INVISIBILI

Non si rubano solo soldi.

Chiediti:

  • Ho rubato tempo agli altri? Faccio perdere tempo a tutti con i miei ritardi cronici, con riunioni inutili, con chiacchiere infinite, senza rispettare l’orario altrui? Il tempo è vita, rubare tempo è rubare vita.
  • Ho rubato la fama a qualcuno con calunnie sul lavoro, facendo la spia, parlando male del collega per prendere il suo posto? Hai ucciso la sua carriera per avanzare tu.
  • Ho rubato la pace a qualcuno con il gioco d’azzardo? Gratta e vinci, slot, scommesse online, trading compulsivo, e ho bruciato i risparmi di famiglia, lo stipendio, lasciando moglie e figli senza nulla dicendo “recupero”? Questo è furto in casa.
  • Ho sciupato i beni comuni? Ho vandalizzato, rotto panchine, imbrattato muri, lasciato sporco dove passo, non ho cura della casa, della scuola, della parrocchia? Chi sciupa ciò che è di tutti ruba a tutti.

Padre Pio: “Chi sciupa il pane, sciupa la Provvidenza. Ho visto famiglie rovinate non per mancanza di denaro, ma per lo spreco. Il superfluo che butti è il necessario che togli al povero. E Dio te lo chiederà”.

4. HO DESIDERATO CON INVIDIA LA ROBA D’ALTRI? – IL 10° COMANDAMENTO, IL CUORE LADRO

Qui è il cuore. Prima di rubare con le mani, rubi con gli occhi e con il cuore.

Chiediti:

  • Passo ore su Instagram, TikTok, a guardare la vita degli altri – case, macchine, vacanze, vestiti, corpi – e torno a casa triste, invidioso, arrabbiato con Dio e con i miei genitori perché “io non ho”? Questa invidia ti sta avvelenando e ti rende ladro dentro.
  • Sono geloso del successo di mio fratello, di mia sorella, del mio collega, del mio amico, e invece di gioire, lo critico, lo sminuisco, dico “chissà come ha fatto, avrà rubato”? L’invidia è tristezza per il bene altrui.
  • Desidero ossessivamente soldi, successo, like, fama, e non sono mai contento di ciò che ho? Ho detto “quando avrò quella cosa sarò felice” e una volta avuta, ne volevo subito un’altra? Questo è il consumismo che Don Dolindo chiamava “la febbre del possedere”.
  • Ho invidiato la famiglia d’altri, la moglie d’altri, il marito d’altri, i figli d’altri, e ho covato nel cuore “se fosse mio”? L’invidia è la porta dell’adulterio e del furto.

Don Dolindo: “L’invidioso è come uno che beve veleno sperando che muoia l’altro. Non muore l’altro, muori tu. Ogni giorno che passi a desiderare ciò che ha il tuo vicino, non vivi la tua vita, vivi la sua ombra. E Dio non ti ha creato per essere ombra di nessuno. Di’ invece: ‘Gesù, pensaci tu, Tu sai ciò di cui ho bisogno, dammi ciò che mi serve per amarti oggi'”.

5. HO CONDIVISO O HO ACCUMULATO? – L’ESAME POSITIVO

Il contrario del furto non è solo non rubare. È donare.

Chiediti:

  • Ho dato ai poveri? Non le briciole, ma qualcosa che mi costa? Ho fatto l’elemosina, ho aiutato una famiglia in difficoltà, o dico sempre “non ho, ci penserà lo Stato”?
  • Sono attaccato alle mie cose in modo morboso? Non presto mai nulla, non condivido, ho paura che tutto mi venga rubato, vivo blindato? Chi vive così è già povero, anche se ha i soldi in banca.
  • Ringrazio Dio per ciò che ho o mi lamento sempre per ciò che non ho? Un cuore grato è un cuore ricco. Un cuore invidioso è un cuore sempre mendicante.
  • Ho insegnato ai miei figli a lavorare, a guadagnarsi le cose, a condividere, o li ho viziati dando tutto subito, facendoli diventare ladri capricciosi che pretendono tutto senza fatica?

Padre Pio concludeva: “Dà, dà, dà. La Provvidenza si misura con quanto dai, non con quanto tieni. Ho visto poveri dare l’ultimo pezzo di pane e diventare ricchi di pace. E ho visto ricchi tenere tutto e morire di fame dentro. Ricorda: alla fine non porterai via nulla, se non ciò che hai dato”.

ESAME DI COSCIENZA SULL’8° COMANDAMENTO PER TUTTI

“Non dire falsa testimonianza – Non dire il falso contro il tuo prossimo”

San Pio da Pietrelcina diceva: “La lingua è il coltello più affilato che Dio ha messo in bocca all’uomo. Con la lingua puoi dare la Comunione e puoi uccidere un’anima. La bugia, la calunnia, il pettegolezzo sono le tre sorelle del demonio che entrano in casa dalla finestra della lingua”.
Don Dolindo Ruotolo diceva: “La verità è l’unica carità che non inganna. Chi mente per farsi amare, non ama, usa. Chi calunnia per farsi grande, non cresce, si gonfia. E come ogni cosa gonfiata, scoppia. Gesù è Verità. Chi vive di bugie non può dire ‘Gesù, pensaci Tu’, perché sta dicendo ‘Bugia, pensaci tu'”.

Dio è Verità. Il demonio è il padre della menzogna, lo dice Gesù. Ogni volta che menti, calunni, sparli, giudichi falsamente, non stai facendo un peccatuccio veniale. Stai scegliendo di che parte stare.

Oggi questo comandamento si rompe 100 volte al giorno, e non ce ne accorgiamo più. Sui social, a tavola, in parrocchia, in famiglia.

Ecco le 5 aree dove mentiamo tutti.


1. HO DETTO BUGIE? – IL PECCATO PIÙ QUOTIDIANO

Chiediti:

  • Dico bugie piccole, continue, per farmi bello, per scusarmi, per non fare brutta figura? “Sono in ritardo per il traffico” – e stavi dormendo. “Non ho visto il tuo messaggio” – e lo hai visto e ignorato. “Sto male” – e stavi bene. Queste bugie bianche anneriscono l’anima.
  • Dico bugie gravi che danneggiano altri? Falsifico, imbroglio su documenti, invento malattie, invento storie per avere soldi, per avere compassione, per ottenere posti?
  • Mento a mio marito / moglie, al mio fidanzato/a, ai miei genitori, tenendo doppie chat, doppi profili, cancellando messaggi, dicendo “è solo un amico/a” mentre nel cuore c’è già altro?
  • Ho mentito in Confessione, omettendo volontariamente peccati gravi per vergogna? Hai fatto una confessione sacrilega? Se ometti volontariamente un mortale, non sei perdonato, hai aggiunto un sacrilegio.
  • Giuro il falso? “Te lo giuro su mia madre, sui miei figli, su Dio che è vero” sapendo che è falso? Hai messo Dio come garante di una bugia.

Padre Pio vedeva le bugie in Confessione. A uno che gli diceva mezze verità: “Figlio mio, a chi vuoi imbrogliare? A me? Io ti vedo. Ma a Dio non lo imbroglierai. Di’ tutta la verità e Dio ti abbraccerà. Di’ mezza verità e il demonio ti terrà per metà”.

2. HO CALUNNIATO E SPARLATO? – L’OMICIDIO DELLA FAMA

È il peccato più diffuso nelle parrocchie, nelle famiglie, nei gruppi WhatsApp. E lo chiamiamo “sfogo”.

Chiediti:

  • Ho parlato male di qualcuno alle spalle, raccontando fatti veri ma con l’intenzione di screditarlo, di farlo odiare, senza necessità? Questo si chiama maldicenza. E hai ucciso la sua fama.
  • Ho raccontato fatti falsi su qualcuno, ingigantendo, inventando, dicendo “mi hanno detto che…” senza verificare? Questo è calunnia. E per il Catechismo è peccato gravissimo che richiede riparazione.
  • Passo ore nei gruppi WhatsApp di famiglia, di classe, di condominio, di parrocchia, a sparlare di preti, di suore, di insegnanti, di parenti, di vicini? E poi mi lamento che non c’è pace?
  • Ascolto con gusto i pettegolezzi? Chi ascolta con piacere è complice di chi parla. Hai mai detto “basta, non parliamo degli assenti”? O ti nutri di veleno?
  • Ho rovinato un matrimonio, un’amicizia, una vocazione, un lavoro con una mia lingua lunga? Quante famiglie distrutte non da un tradimento, ma da una suocera, da una cognata, da un amico che ha messo zizzania?

Don Dolindo diceva: “La lingua che sparla è come un incendio in un pagliaio d’estate: basta una scintilla per bruciare un intero paese. E tu dici ‘era solo una parola’. Ma quella parola ha bruciato una vita. Vai a raccogliere tutta la paglia bruciata, se ci riesci. Non ci riesci. Così è la calunnia: non si ripara più”.

Padre Pio non faceva entrare in confessionale chi sparlava dei sacerdoti. Diceva: “Vai a confessarti dal parroco di cui hai sparlato. Chiedi perdono a lui prima che a me. Perché hai sputato sulla tonaca che rappresenta Cristo”.

3. HO GIUDICATO E CONDANNATO NEL CUORE? – IL TRIBUNALE INTERIORE

Prima di parlare male fuori, giudichi male dentro.

Chiediti:

  • Giudico tutti nel cuore con temerarietà? Vedo una ragazza e penso subito “è una poco di buono”. Vedo un prete e penso “è lì per i soldi”. Vedo una coppia e penso “chissà cosa ha fatto”. Ho fatto del giudizio il mio sport quotidiano?
  • Penso male sempre, vedo il male ovunque, sono sospettoso, invidioso, convinto che tutti mi vogliano fregare? Questo è il cuore avvelenato.
  • Condivido notizie false sui social senza verificare, titoli clickbait che diffamano persone, politici, papi, vescovi, dicendo “l’ho letto su internet”? E così divento diffusore di menzogna mondiale con un click.
  • Faccio finta di non vedere il bene negli altri e vedo solo il male? Quando qualcuno fa qualcosa di buono dico subito “lo fa per interesse, per farsi vedere”?

Don Dolindo: “Il giudizio temerario è la superbia che si fa giudice. Tu non conosci il cuore dell’altro, non conosci la sua storia, la sua ferita, la sua notte. Solo Dio conosce. Tu vedi la facciata, Dio vede le fondamenta. Smetti di fare il Dio degli altri. Di’ invece: ‘Gesù, pensaci Tu, Tu sai chi è costui, io non lo so'”.

4. HO TACUTO LA VERITÀ QUANDO DOVEVO PARLARE? – IL PECCATO DI OMISSIONE

Non dire falsa testimonianza vuol dire anche non tacere la verità quando è necessario difenderla.

Chiediti:

  • Quando vedo un innocente calunniato, difeso? O taccio per paura, per non espormi, per non perdere amicizie, like, consenso? “Non mi voglio schierare”. Ma non schierarsi davanti al male è già schierarsi con il male.
  • Sul lavoro, a scuola, in famiglia, quando tutti sparlano di uno assente, ho il coraggio di dire “ragazzi, basta, parliamone con lui” o rido con loro per non fare la figura del moralista? Qui si vede la falsa tolleranza di Sheen: tolleri il male per non essere intollerante.
  • Ho paura di dire la verità sulla fede per vergogna umana? Mi vergogno di dire “io credo che questo sia peccato” quando tutti dicono il contrario? Taccio la verità del Vangelo per non essere cancellato sui social?
  • Ho firmato, ho detto sì a menzogne, a ideologie false, a documenti falsi per quieto vivere?

Padre Pio: “La verità senza carità è crudeltà. Ma la carità senza verità è menzogna. Devi dire la verità, ma con la carità di una madre che corregge il figlio, non con la cattiveria di un giudice che condanna”.

5. HO VISSUTO NELLA VERITÀ O NELLA MASCHERA? – IPOCRISIA E DOPPIA VITA

L’ultimo livello è il più profondo: non solo dire il falso, ma essere falso.

Chiediti:

  • Vivo di maschere? Su Instagram sembro santo, felice, perfetto, e in casa sono intrattabile, doppio, falso? Faccio il devoto in chiesa e il disonesto al lavoro?
  • Sono adulatore? Dico a tutti “sei bravissimo, ti stimo” davanti, e dietro li pugnalo? L’adulazione è bugia condita con zucchero.
  • Sono ipocrita? Pretendo dagli altri ciò che io non faccio? Dico ai figli “non mentire” e io mento a mia moglie? Dico “non sparlare” e io sono il primo a sparlare?
  • Cerco la verità o cerco solo conferme alle mie bugie? Leggo, ascolto solo chi mi dice ciò che voglio sentire, e chiamo “falso” tutto ciò che mi scomoda?

Don Dolindo concludeva così, e questa frase dovresti scriverla a caratteri cubitali:

“Un giorno tutto sarà svelato. Le bugie che hai detto per farti amare, le calunnie che hai detto per farti grande, le maschere che hai messo per nasconderti. Quel giorno capirai che una sola verità detta con amore vale più di mille bugie dette per piacere. Sii vero. Sii piccolo e vero. Dio ama i piccoli veri, non i grandi falsi. E quando non sai se dire o tacere, di’: ‘Gesù, pensaci Tu, metti Tu le parole giuste nella mia bocca, o metti il sigillo sulla mia bocca’”.

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