«È un dato di fatto che dove c’è Maria tutto fiorisce e che dove Ella è assente, tutto è striminzito. Quando la nostra vita interiore si è talmente rilassata da darci quasi l’impressione della paralisi spirituale, ricorriamo a Maria: Ella è il nostro ultimo rifugio» (Don Dolindo Ruotolo, dal commento al libro di Rut).
È una delle frasi più potenti di Don Dolindo, e l’ha scritta non in un’omelia devozionale, ma nel commento al Libro di Rut, che è un libro arido, di carestia, di vedovanza, di terra che non dà più frutto. Ed è lì che capisci perché dice così.
1. “È un dato di fatto” – Non è poesia, è esperienza
Don Dolindo non dice “io penso”, “mi sembra”. Dice “è un dato di fatto”. Factum est.
Lui che è vissuto a Napoli tra le case più povere, tra donne abbandonate, tra sacerdoti stanchi, tra malattie, aveva visto con gli occhi:
Dove una famiglia, anche poverissima, recitava il Rosario, teneva una madonnina sul mobile, diceva “Gesù pensaci Tu e Maria”, lì fioriva qualcosa anche sul cemento. Pace, provvidenza, figli che non si perdevano.
Dove invece Maria veniva tolta – per rispetto umano, per modernismo, perché “basta Cristo” – lì tutto diventava striminzito. Striminzito in napoletano è più che piccolo: è tirchio, rachitico, senza sugo, senza abbondanza.
Perché? Don Dolindo lo lega a Rut.
Rut è una moabita, straniera, vedova, senza figli, senza terra, senza futuro. Arriva a Betlemme nel tempo della mietitura. Betlemme vuol dire “Casa del Pane”. Ma c’è carestia. Non fiorisce nulla.
Rut trova grazia perché si affida a Noemi e va a spigolare nei campi di Booz. Booz è figura di Cristo, lo sposo-redentore.
Don Dolindo dice: Maria è la vera Noemi. È Colei che ti porta nel campo di Booz. Senza di Lei, resti a spigolare nella tua miseria. Con Lei, entri nel campo dove c’è tutto.
2. “Dove c’è Maria tutto fiorisce” – Perché?
Non per magia. Per 3 ragioni teologiche che Don Dolindo ripeteva sempre:
a) Perché Maria è la terra feconda. Lei è la humilis, l’umile. Dove c’è umiltà, Dio può fare tutto. Dove c’è superbia – anche spirituale – Dio non può entrare. Maria è l’anti-deserto. Il deserto è superbo, arido, non accoglie. Maria è la valle che accoglie l’acqua.
b) Perché Maria porta Gesù e non trattiene nulla per sé. Dove c’è Maria non c’è mai solo Maria. Lei fa come a Cana: vede che manca il vino e dice a Gesù “non hanno più vino”. E poi dice a te “fate quello che vi dirà”. Lei è trasparenza. Quindi dove Lei è presente, subito arriva Cristo. E dove arriva Cristo, fiorisce.
c) Perché Maria è Madre e la madre fa fiorire i figli. Un padre può educare, ma è la madre che fa crescere. Don Dolindo diceva: “Una casa senza madre è un museo. Una casa con la madre è un giardino”. Così l’anima. Senza Maria è un museo di regole. Con Maria è un giardino.
Lui lo vedeva nelle anime: persone con tanti peccati ma con devozione vera a Maria, dopo un po’ fiorivano in virtù. Persone perfettine, senza Maria, restavano dure, giudicanti, striminzite.
3. “Dove Ella è assente, tutto è striminzito”
Qui è durissimo. Non dice “manca qualcosa”. Dice “tutto diventa striminzito”.
Don Dolindo aveva una categoria: la paralisi spirituale.
Tu preghi, ma non senti più niente. Ti confessi, ma sempre le stesse cose. Vai a Messa, ma per abitudine. Non sei in peccato mortale, ma sei fermo. Come paralizzato. Non cresci, non decresci. Galleggi.
I santi chiamano questo acedia, tiepidezza.
Cosa succede quando un malato è paralizzato? Non gli fai fare ginnastica da solo. Lo affidi a qualcuno che lo muove.
Maria è l’ultima fisioterapista dell’anima.
Quando tu non riesci più a muoverti verso Dio, non riesci a fare atti di fede, di speranza, di carità, Lei ti muove Lei.
Don Dolindo dice: “Ella è il nostro ultimo rifugio”.
Ultimo non nel senso di peggiore. Ultimo nel senso di estremo. Quando hai provato tutto – preghiere, sforzi, propositi, libri – e sei ancora a terra, ti resta Lei.
Perché Lei non ti chiede di essere bravo per venire da te. Ti chiede solo di dire: “Mamma”.
E una mamma non aspetta che il figlio paralizzato cammini per andarlo a prendere. Ci va lei.
4. Come viverlo oggi? Don Dolindo dava 3 pratiche semplicissime per quando ti senti paralizzato
1. Un “Maria” detto con abbandono.
Non un Rosario perfetto. Quando sei paralizzato, di’ solo: “Maria, pensaci tu”. Come dici a Gesù. Don Dolindo univa sempre i due: Gesù e Maria. “Gesù, pensaci Tu, per le mani di Maria”.
2. Rimettila al centro di casa, non ai margini.
Una immagine, un lumino, un fiore. Don Dolindo diceva alle famiglie: “Se togliete Maria dal muro per mettere la televisione al centro, non lamentatevi se in casa tutto diventa striminzito. Rimettetela al centro”.
3. Chiedile di farti fiorire dove sei secco.
Ognuno ha il suo pezzo di deserto: un matrimonio stanco, un figlio che non torna, un lavoro che ti umilia, una preghiera che non senti più. Non chiederle subito di cambiare la situazione. Chiedile: “Fammi fiorire QUI. Fa’ fiorire la mia fedeltà nel deserto”.
Don Dolindo chiudeva il commento a Rut così, e questa frase dovresti scriverla:
“Rut era straniera e sterile, e per mezzo della fede è diventata madre di re. Così l’anima che si sente straniera a Dio e sterile di bene, se si getta tra le braccia di Maria, diventa madre di santità. Dove c’è Maria, anche la sterilità diventa fecondità. Perché Maria è la Madre che non lascia mai il campo incolto”.