Le apparizioni di Rue du Bac, nell’odierno contesto dalle fosche tinte della coalizione di tutte le forze anticristiche per distruggere la Chiesa cattolica e perdere le anime, in questo scenario oscuro costruito dalle forze nemiche del Bene, è da leggersi come l’evento soprannaturale che inaugura gli ultimi tempi (leggi qui), intesi in senso stretto, quelli cioè caratterizzati dalla concretizzazione e dall’incarnazione storica dei capitoli 12 e 13 dell’Apocalisse di san Giovanni che parlano dello scontro apocalittico tra le Donna ed il drago e della “trilogia satanica” (drago-bestia nera-falso profeta) che si imporrà sulla terra per minare la sopravvivenza della Vera Credenza, della Fede cattolica e le strutture visibili da essa permeate (come avvenne, almeno in grande parte, nel Medioevo cristiano).

 

Questo quadro sembra confermato in maniera straordinariamente valida dalla correlazione di eventi storici che trovano proprio in quel 1830 (data delle apparizioni della Vergine a santa Caterina Labourè, la Madonna della Medaglia miracolosa) la loro data di origine o quanto meno hanno in esso un riferimento esplicito.

In questo modo questi eventi sono manifestativi di tale progetto infernale e giustificano, altresì, la scelta proprio di quella data da parte della Vergine Immacolata come punto d’inizio della battaglia escatologica da Lei inaugurata e che vede oggi, nel Terzo millennio inoltrato, il suo apice evolutivo e la sua drammatica fase conclusiva.

Così le apparizioni di Rue du Bac, se a primo acchito sembrerebbero rinchiuse tutte nell’ambito del devozionale posseggono, invece, ad una lettura storica attenta e alla luce della Fede rivelata, risvolti profetici sorprendenti. L’evento parigino può essere considerato, in questo senso, l’epifania mariana profetica per antonomasia, modello e fondamento di quelle successive.

Propongo, a questo punto, quei riferimenti storici che giustificherebbero la nostra interpretazione a partire da quelli che riguardano i piani della « Setta maledetta » (1) per repubblicanizzare (= massonizzare) l’Europa, e in generale, la Società civile mondiale.

Vorrei ricordare, in prima battuta, che il 1830 è, per molti storici, una data-simbolo dell’l’inizio dell’età moderna perché, in quell’anno, in Inghilterra (Liverpool) fu inventata da George Stephenson la prima locomotiva a vapore, scoperta che avrebbe influito fortemente nel modificare la struttura stessa della Società europea in senso moderno. Vittorio Messori, riproponendo una considerazione del padre Stefano de Fiores, fa notare che, tra le possibili letture della Medaglia miracolosa, vi è quella di una figura di protezione divina: la Medaglia può essere vista, nella sua forma ovale, come una riduzione a proporzioni minime dello scudo di difesa usato dai soldati. E quindi conclude: « Sarà questo forse il motivo profondo e nascosto della coincidenza cronologica fra il treno e la Medaglia? Forse nel momento stesso in cui nasceva la modernità – con quelle opportunità ma anche con quei rischi per la fede che poi si videro e si continuano a vedere – il Cielo ha voluto munire i credenti di una sorta di antidoto di protezione? » (2).

In questo senso Parigi 1830 (Apparizioni e Medaglia) sarebbe da considerarsi come lo “scudo di protezione”, “l’antidoto”, la controffensiva del Cielo alle forze moderne che andavano organizzandosi e coalizzandosi per sferrare, tutt’insieme, l’attacco che avrebbe dovuto – nel loro progetto – seppellire per sempre la Chiesa, il Cristianesimo, Dio stesso in nome della « religione umanitaria »: l’uomo che adora sé stesso (R. H. Benson).

Poi Vittorio Messori, poco più avanti nello stesso articolo, fa notare pure che in quel 1830 (e non nel 1793 in cui Luigi XVI saliva al patibolo), « la Monarchia francese si congeda dalla storia », con la detronizzazione di Carlo X che aveva mantenuto il trono di Francia nell’arco un 15ennio di Restaurazione ma che venne, proprio in quel 1830, spazzato via da « una rivoluzione che, con Luigi Filippo di Orleans, instaura una monarchia “sui generis”. Non è più re per diritto divino, braccio secolare di Dio stesso, consacrato dai sacerdoti con i sacri oli. Luigi Filippo è il re borghese portato al potere appunto dalla borghesia mercantile e industriale. Un re che ha militato addirittura negli eserciti rivoluzionari, il cui padre era Gran maestro massonico, è stato tra i “regicidi”, cioè trai deputati che votarono la ghigliottina per Luigi XVI (…). Un re che vuole mostrare come la monarchia sacrale sia definitivamente terminata assumendo il titolo non di re di Francia ma dei “francesi” intesi come cittadini e non più come sudditi. Abolito il bianco vessillo borbonico con i gigli torna quel tricolore rivoluzionario che non sarà più abbandonato, a conferma che qualcosa di definitivo è avvenuto » (3).

Qualcosa di definitivo era successo, dunque, proprio in quel 1830. La borghesia che aveva gestito la Grande Rivoluzione del 1789, allora, avrebbe preso il poter per non cederlo più. Si era stabilita, insomma, una volta per tutte la Rivoluzione anche dal punto di vista civile e politico che, in tal modo, poteva lavorare per la diffusione del nuovi principi rivoluzionari e lo scardinamento di quelli sacrali e cattolici di cui l’Ancien Regime era erede e custode. E, dietro quella rivoluzione, vi era la Massoneria, come testimoniano i Documenti delle logge all’opera in Francia in quel periodo. Ecco una testimonianza: « La mano della Frammassoneria è palese nella Rivoluzione del 1830: “La setta – disse Dupin il maggiore, alto massone della loggia dei Trinosofi – non poteva tollerare più a lungo sul trono il ramo primogenito dei Borbone; d’altra parte erano troppo recenti gli orribili ricordi della prima Repubblica per osar d’affrontare il sentimento pubblico proclamando una nuova Repubblica. Perciò essa prese un mezzo termine e pose “come chiave di volta” dell’edificio che da quindici anni andava preparando, “il figlio del regicida” (…). “Guerra a morte all’autorità civile e religiosa; annullamento di tutti i privilegi (leggi private) specie di quelli che regolano il corpo ecclesiastico e di  quelli che fanno della Chiesa cattolica una società distinta, autonoma; diritti da concedere alla cieca moltitudine onde farcela docile strumento di guerra contro le due autorità e le due società; arrivare infine all’ “emancipazione assoluta della specie umana”, anche e soprattutto rispetto a Dio. Come mezzo ad ottener tutto questo: la più estesa propaganda d’idee rivoluzionarie (…). Tale fu lo scopo della Rivoluzione del 1830. Essa fu un punto di partenza e servì di punto d’appoggio a tutto il movimento antisociale ed anticattolico che da Parigi si estese a tutta l’Europa (4) » (5).

Il grande apostolo dell’Immacolata, San Massimiliano M. Kolbe († 1941), un autentico cultore della Teologia della storia, fu favorito di speciali intellezioni, per le quali ebbe sempre chiaro il ruolo che la Massoneria aveva nella conduzione della battaglia escatologica tesa alla sovversione dell’ordine naturale nella società e divino nella Chiesa. Essa è come « l’appendice di satana », attraverso cui il nemico si impegna a compiere, da sempre, il suo piano malefico. Per questo capire l’opera della Massoneria significa capire l’opera di satana stesso, che agisce strumentalmente mediante la sua Setta, anche qui scimmiottando Dio che per salvare gli uomini si serve della Chiesa Cattolica come « Strumento universale di salvezza » (6): « Nella Massoneria egli, con intuizione soprannaturale, non vide solamente un movimento politico dai mille tentacoli, ordinato a impossessarsi e monopolizzare il governo delle Nazioni; non si limitò incautamente a vedere in essa una semplice associazione che facilita ai suoi proseliti rapide ascensioni per i gradi delle gerarchie politiche, né un movimento occasionale suggerito da esigenze e crisi politiche di epoche storiche, ma la setta dal programma giurato contro Cristo e la sua Chiesa ».

« Nella Massoneria, setta oscura le cui origini si perdono nella preistoria (padre Kolbe, ndr.) riconobbe la perenne incarnazione delle forze infernali insidianti senza tregua alla vita della Chiesa. In questa invece salutò la discendenza dei figli della luce, in lotta costante con i figli delle tenebre, per la rivendicazione dei diritti di Dio e dell’umanità redenta; e in Maria, che in forza del privilegio dell’immacolato concepimento era stata vaticinata trionfatrice di Satana, salutò la celeste vessillifera che condurrà le candide schiere dei nuovi apostoli alla vittoria finale » (7).

Ebbene: è proprio in quel 1830 che la Vergine SS., Auxilium Christianorum, « fece la sua prima manifestazione, venne a darci la Medaglia miracolosa, cioè nel momento stesso in cui la Frammassoneria, essendosi riorganizzata, tramava le sue più nere cospirazioni » (8). Questa scelta non è casuale.

Ritengo che la Vergine Immacolata volle manifestarsi in quella data e in quel luogo (Parigi…) perché fosse chiaro il fine ultimo che la muoveva in favore della Chiesa e degli uomini: ingaggiare la battaglia contro il nemico di Dio e vincerlo – come profetizzato nella divina Rivelazione – e salvare tante anime dai suoi artigli. A questo scopo nel corso dei decenni, attraverso le sue apparizioni, è arrivata a raccogliere, in un esercito spirituale, i figli e le figlie che devono aiutarla in quest’opera straordinaria che, al presente , è quasi giunta al suo epilogo.

Continua …

Note

1) E’ l’espressione usata Madonna del Buon Successo alla venerabile madre Mariana de Jesus Torres, mistica spagnola, in rivelazioni e apparizioni avvenute a Quito, in Ecuador, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII sec.

2) V. Messori, Ipotesi su Maria (I Tempi del Cielo), Ares, Milano 20156, p. 147. Dal momento che, nell’idea dell’autore, il suo libro presenta articoli tra loro differenti piuttosto che capitoli collegati ad un unico tema, ogni volta che citerò il testo inserirò, tra parentesi, anche il titolo dell’articolo per una maggiore precisione.

3) Ivi, p. 148.

4) È poi da ricordare che la “miccia” rivoluzionaria che si accese in Francia portava la sua influenza nella vicina Italia dove i tentativi di “massonizzare” la Penisola attraverso il progetto dell’unificazione geopolitica sarebbero, purtroppo, riusciti alla perfezione qualche decennio dopo. Ebbene, in quel periodo (1830-31), in Italia, andava emergendo la figura di Giuseppe Mazzini, uno dei padri della Rivoluzione italiana, il primo organizzatore e stratega dell’operazione rivoluzionaria italiana. Nel 1831, quasi in perfetta coincidenza temporale con l’apparizione della Medaglia miracolosa a Rue du Bac, aveva fondato la Giovane Italia (si tratta di una distanza temporale di appena qualche mese) la quale si proponeva, apertamente di costruire una repubblica “una e indivisibile” in tutta Europa, a partire proprio dall’Italia. Il vessillo da lui scelto fu il tricolore, nato ai tempi delle repubbliche napoleoniche in Italia. Mazzini si presentava come l’apostolo di un’era nuova, quella della Rivoluzione. Quello che proponeva era un apostolato armato, una guerra per bande, un vero e proprio terrorismo fatto di moti insurrezionali con cui si sarebbe scardinato l’assetto tradizionale a vantaggio di una riformulazione anche territoriale nella Penisola. La Madonna, a Parigi, aveva previsto questo empio progetto e, qualche mese prima, aveva messo in guardia dalle profonde trasformazioni che si stavano per realizzare non solo in Francia ma in tutt’Europa, in modo particolare in Italia, la Sede del Papato, il nemico “numero uno” di tutte le forze occulte e settarie mosse dalla regia della Massoneria europea.

5) H. Delassus, Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civiltà, parte prima: Guerra alla civiltà cristiana, Effedieffe, Viterbo 20143 (1907), pp. 189-191.

6) « Solo per mezzo della cattolica Chiesa di Cristo, che è lo strumento generale della salvezza, si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza. In realtà al solo collegio apostolico con a capo Pietro crediamo che il Signore ha affidato tutti i beni della Nuova Alleanza, per costituire l’unico Corpo di Cristo sulla terra, al quale bisogna che siano pienamente incorporati tutti quelli che già in qualche modo appartengono al popolo di Dio »: Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 94.

7) A. Ricciardi, Beato Massimiliano Kolbe, Postulazione generale dei frati minori Conventuali, Roma 1971, p. 52-53.

8) Idem, Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civiltà, parte seconda: La rinnovazione e le sue condizioni, Effedieffe, Viterbo 20143 (1907), p. 123.

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