La nuova alleanza che si compirà con lo spargimento del sangue del corpo di Cristo e di quello del cuore di Maria ebbe i suoi albori, il suo cominciamento e le sue prime manifestazioni nel FIAT dell’Annunciazione dell’alma Vergine di Nazareth.

Che cosa fu mai quel Fiat? Fu l’inizio della corredenzione e, di conseguenza, l’alba della Redenzione. È, potremmo dire, il “portale gotico” attraverso cui il Divin Redentore è entrato nella storia degli uomini.

La prima preparazione alla corredenzione, però, è da cercarsi ancora prima del fiat di Nazareth. Maria è stata preparata, innanzitutto, in maniera singolare, a livello del suo essere prima ancora che del suo operare: è stata, infatti, pre-redenta con il singolarissimo privilegio dell’immacolato concepimento.

Maria SS. è stata “allenata” durante tutta la vita ad essere Corredentrice. Dio La mise alla prova in vista di questa “austera missione” lungo tutto l’acro della sua vita terrena.

Ma è soprattutto sotto Croce che La troviamo nelle vesti della Nuova Eva, riparatrice col Riparatore del peccato dell’umanità caduta: è lì non in modo passivo ma in modo attivo, partecipando con tutto il suo essere all’olocausto di amore da cui il mondo sarebbe stato rigenerato.

Cristo, dice san Paolo, è l’ESCHATOS, l’Omega che riassume a sé ogni cosa e in vista di cui tutto è stato fatto. E Maria, possiamo dire a ragione, è l’ESCHATA accanto all’Eschatos, in vista di cui tutto fu fatto: Nuova Eva Immacolata accanto al Nuovo Adamo immacolato.

L’apertura al dolore di Maria fu straordinaria. Come ha patito? Solo in termini spirituali? Sarebbe riduttivo presentare la sua sofferenza in termini unicamente spirituali. Ad Amsterdam la Madonna pronunciò quella frase davvero misteriosa: « la Signora ha partecipato al dolore spiritualmente ma soprattutto fisicamente ». Vi è in Maria una partecipazione soprannaturalmente misteriosa alla passione del Figlio, sia con l’anima che con il corpo.

Sulle sue mani, nell’Immagine di Amsterdam, ci sono i solchi dei chiodi dai quali fiottano raggi di luce. La statua di Akita è solcata da segni e soprattutto bagnata da un sangue che è più eloquente di ogni altra possibile spiegazione teologica.

Parallelismo tra Divina Misericordia, Amsterdam ed Akita

Il parallelismo con Gesù risorto nel quadro della divina Misericordia dalle cui piaghe fuoriescono i raggi di luce della “grazia redemptionis” è doveroso. Nel quadro della Divina Misericordia è iconograficamente espressa e significata la redenzione; nell’Immagine di Amsterdam quella della Corredenzione.

Quadro ed Immagine sono complementari, due facce della stessa medaglia: potremmo definirli insieme « il Medaglione della Redenzione ». Da una parte il Redentore, dall’altra la Corredentrice colti, attraverso una magnifica ricchezza simbolica, nei contenuti caratteristici delle loro persone e della loro opera congiunta a servizio della salvezza del genere umano.

Parallelismo tra Rue du Bac, Amsterdam ed Akita

Un altro accostamento significativo si dovrebbe fare tra Amsterdam, Akita e Rue du Bac.

Come i tempi di Maria sono iniziati a Parigi, a Rue du Bac di fronte alla prima grande provocazione del pensiero umano, l’Illuminismo (che ritiene la religione un ostacolo all’emancipazione), ad Amsterdam e ad Akita è avviato l’accordo sinfonico del finale dell’opera.

Come a Rue du Bac le mani della Madonna sono aperte a significare che Lei è l’Immacolata, così lo stesso ad Amsterdam. Lì le mani sono aperte ad indicare che Lei è Immacolata Concezione da cui partono i raggi per ottenere le grazie; qui invece le mani sono aperte a modo di “carattere pentecostale”: la preghiera della Vergine SS. è preghiera pentecostale: è per Lei che arriva a tutti i popoli della terra il dono dello Spirito Santo.

Non sorprendiamoci che la Madonna oggi sia così presente in mezzo a noi. Lei lo ha detto, come in tante altre apparizioni, anche qui ad Amsterdam: « Questa è la nostra ora », laddove “la nostra ora” non è da intendersi come un plurale solenne: è l’ora nostra ovvero l’ora di Maria e l’ora dello Spirito Santo.

Certo. I tempi di Maria sono anche i tempi dello Spirito Santo e viceversa. Questa sinergia tra le due Immacolate Concezioni, “creata” ed “Increata” (Maria e Spirito Santo, secondo a dottrina marina proposta da san Massimiliano Kolbe), troverà la sua congiunzione gloriosa al momento dell’intronizzazione della Signora di tutti i Popoli quale Corredentrice e ciò avverrà per mezzo della proclamazione dogmatica.

Lo Spirito Santo  è dono pasquale, dono ottenutoci dalla passione e morte di Cristo e dalla compassione di Maria. È, così, teologicamente precisa la promessa della Madonna ad Amsterdam: io manderò una nuova effusione di Spirito Santo quanto sarà proclamato il dogma. Perchè? È evidente: se Lei ci ha ottenuto il dono della “Prima Pentecoste” a motivo della sua associazione alla morte redentrice del Figlio, la seconda Pentecoste avverrà quando questa realtà, questa verità della nostra fede sarà riconosciuta solennemente da tutta la Chiesa. È esattamente allora che scenderà con un nuova pienezza lo Spirito Santo.

Ma dire che verrà una nuova Pentecoste altro non vuol dire che specificare la natura della promessa di Maria a Fatima: Il mio Cuore Immacolato trionferà.  perchè sarà effuso il Paraclito con una potenza tale da rinnovare i prodigi della prima Pentecoste e forse anche di più. E sarà rinnovata la faccia della terra e, come fu rivelato a suor Lucia, « nel tempo una sola fede, una sola Chiesa ». Ecco la promessa di Maria che dipende da quel Dogma di cui, mi permetto di dire, è arrivato il momento opportuno per la proclamazione solenne.

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