Gli Israeliti ottenevano la vittoria per mezzo dell’arca. Così Mosè vinceva i nemici (cf. Nm 10, 35), così fu vinta Gerico, così furono vinti i Filistei: Infatti davanti agli Israeliti c’era l’arca di Dio (1 Sam 14, 18). È noto che l’arca è figura di Maria. L’arca che custodisce la manna, cioè Cristo, è la beata Vergine (…) e per mezzo di essa si ottiene la vittoria contro i nemici della terra e dell’inferno (Sant’Alfonso M. de’ Liguori).
Questa pagina delle Glorie di Maria è puro Sant’Alfonso: prende la teologia dei Padri, la mette insieme con la Scrittura e te la fa capire con un’immagine che non dimentichi più.
Prendiamo la frase pezzo per pezzo.
1. “Gli Israeliti ottenevano la vittoria per mezzo dell’arca”
Sant’Alfonso parte da un fatto storico che tutti i suoi lettori conoscevano a memoria.
Cos’era l’Arca dell’Alleanza?
Non era un simbolo decorativo. Era una cassa di legno d’acacia ricoperta d’oro, dove dentro c’erano tre cose (Eb 9,4):
– le tavole della Legge – la Parola di Dio
– un vaso di manna – il Pane venuto dal cielo
– il bastone di Aronne fiorito – il segno del sacerdozio eletto da Dio
Sopra, due cherubini d’oro facevano ombra al coperchio, il propiziatorio, dove Dio parlava.
Dove c’era l’Arca, c’era Dio presente in mezzo al suo popolo. Per questo in guerra non combattevano per l’Arca, combattevano con l’Arca davanti.
I tre esempi che cita:
– Nm 10,35 – Mosè: Ogni volta che l’Arca si alzava per partire nel deserto, Mosè gridava: “Sorgi, Signore, siano dispersi i tuoi nemici!”. E l’esercito vinceva. Non perché l’Arca era magica, ma perché Dio aveva legato la sua presenza a quel segno.
– Gerico – Gs 6: Giosuè non vince con le armi. Fa girare 7 volte le mura con l’Arca davanti, suonando le trombe. Le mura crollano. La vittoria è liturgica, non militare.
– 1 Sam 14,18 – Contro i Filistei: Saul dice “Fate avvicinare l’Arca di Dio” prima della battaglia. Davanti agli Israeliti c’era l’Arca.
L’Arca era l’arma, perché era la presenza.
2. “È noto che l’arca è figura di Maria”
Qui fa il salto tipologico. È una cosa che non inventa lui. Lo dicono già i Padri – Atanasio, Ambrogio, Bernardo.
In teologia si chiama tipologia: l’Antico Testamento è figura, il Nuovo è realtà.
Guarda il parallelo perfetto che Alfonso vede:
L’Arca antica → Maria, l’Arca nuova
Legno incorruttibile rivestito d’oro puro – fuori e dentro immacolata → Vergine immacolata – concepita senza corruzione del peccato
Conteneva le Tavole della Legge – la Parola scritta → Ha contenuto nel suo grembo la Parola stessa – il Verbo fatto carne (Gv 1,14)
Conteneva la manna – il pane che periva → Ha contenuto Cristo, vera Manna, Pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51)
Conteneva il bastone di Aronne fiorito – segno del sommo sacerdote → Ha dato alla luce Cristo, vero Sommo Sacerdote eterno
Portava la presenza di Dio in mezzo al popolo → Ha portato Dio stesso in mezzo a noi
Luca lo fa capire nel Vangelo: quando Maria visita Elisabetta, usa le stesse parole usate per l’Arca che sale a Gerusalemme in 2 Sam 6. Elisabetta grida “Come mai l’Arca del mio Signore viene a me?” proprio come Davide: “Come verrà da me l’Arca del Signore?” (Lc 1,43 – 2 Sam 6,9). Per un ebreo era chiarissimo: Maria È la nuova Arca.
3. “Per mezzo di essa si ottiene la vittoria contro i nemici della terra e dell’inferno”
Ed eccolo il punto di Sant’Alfonso, il moralista più pratico della Chiesa.
Se gli Israeliti vincevano mettendo l’Arca davanti all’esercito, il cristiano vince mettendo Maria davanti alla sua battaglia.
Alfonso non dice che Maria è più potente di Cristo. Dice l’opposto: proprio perché l’Arca custodisce la manna, cioè Cristo, chi ha l’Arca ha la Manna. Chi ha Maria, ha Gesù.
E allora:
– Nemici della terra: tentazioni, ansie, tristezze, battaglie quotidiane, quel senso di non farcela che provi quando dici “non ne ho voglia” come il primo figlio del Vangelo di oggi.
– Nemici dell’inferno: il peccato, il maligno, l’accusa che ti dice “sei sempre stato così, non cambierai mai”.
Come si vince? Non da solo. Come Israele, mettendo l’Arca davanti.
Per Alfonso, questo significa una cosa concretissima: invocarla.
Lui, che era napoletano e avvocato prima di farsi prete, chiude quasi ogni capitolo delle Glorie con: “Provatelo”.
Non è devozionismo sentimentale. È strategia di battaglia spirituale. Come Mosè gridava “Sorgi, Signore!” quando l’Arca partiva, il cristiano grida “Monstra te esse Matrem – Mostrati Madre” e Dio sorge.
È lo stesso movimento della kenosi di cui parlava Paolo oggi: Dio ha voluto aver bisogno di una creatura umana per venire nel mondo. Ha voluto che la vittoria ci venisse attraverso un’Arca di carne.
Quindi non è Maria al posto di Cristo. È Maria che ti porta Cristo, come l’Arca portava la manna.